Pierino e il vaccino

“Quindi secondo il governo dei cosiddetti migliori, noi che abbiamo passato i sessanta siamo cittadini di serie B, figli di nessuno, una discarica umana dove gettare i farmaci scaduti, inefficaci o, peggio, nocivi. Tu lavori per una vita, paghi le tasse, dai il tuo contributo alla comunità e come vieni ripagato? Con dei vaccini scadenti che non vuole nessuno! “

Un collega ha preso male la notizia che anche il vaccino Johnson & Johnson, come è già successo con l’AstraZeneca, sarà riservato agli ultra sessantenni.

Poi si è lanciato in una serie di pesanti critiche contro alcuni membri del governo, quasi tutte irriferibili, tranne una.

Ha detto che, secondo lui, il Gen. Figliuolo con la giacca piena di mostrine e i suoi continui e roboanti annunci sull’imminente arrivo di milioni di dosi di vaccino, sembra uscito da un film di Pierino.

Quasi tutti gli hanno dato ragione.

In fondo quella dei vaccini sembra l’ennesima commedia all’italiana. Certo non delle migliori, infatti non fa ridere.

Necrologio

E’ mancato all’affetto dei suoi cari Vaxzevria, meglio conosciuto come vaccino anticovid dell’AstraZeneca.

Ne danno il triste annuncio l’EMA, la ditta produttrice e i vaccinandi tutti, o quasi.

Partecipazioni al lutto.

Boris Johnson lo ricorda quando, quando con grande senso del dovere e sprezzo del pericolo si lanciò da solo contro il virus.

Speranza,  invece, non riesce a credere che sia morto. “Vaxzevria, è vivo e lotta insieme a noi,” ha dichiarato alle agenzie di stampa.

Anche Mario Draghi non riesce a farsene una ragione. “ Era giovane, pieno di vita e di qualità. Una soprattutto, costava così poco. 

Bersani ha dichiarato che la storia di quel farmaco è piuttosto strana. Molto simile alla sua famosa metafora del tacchino sul tetto che nessuno ha mai capito. Forse nemmeno lui.

I radical chic, invece, sono addolorati per la scomparsa del vaccino proletario, ennesima vittima dell’imperialismo americano

La Meloni si è detta dispiaciuta per la prematura dipartita ma non troppo. In fondo quel vaccino era figlio della perfida Albione. 

Salvini la pensa allo stesso modo, ma, per differenziarsi, ha detto che, in fondo, niente e nessuno è insostituibile. Il posto del defunto vaccino potrebbe essere preso da quello del suo amico Putin.

Il necrologio più addolorato è quello dei cosiddetti esperti e degli opinionisti. Il loro cruccio è che sia scomparso un medicinale efficace, efficacissimo, e sicuro, sicurissimo. Almeno fino a quando lo dirà Draghi.

Infine i più preoccupati sono gli esodati del vaccino. Quelli che hanno ricevuto la prima dose di Vaxzevria. Temono sia di ricevere la seconda dose che l’asl ha messo da perte per loro, sia di vedersi iniettare uno dei due vaccini di lusso. Idea che per molti è sedicente, ma il cocktail sarà indigesto?

Presunto innocente

Noi italiani siamo soliti dividerci su tanti temi. Più o meno come la sinistra o quello che ne è rimasto. Ultimamente ci siamo divisi tra catastrofisti e ottimisti, aperturisti e rigoristi e, classico dei classici, tra colpevolisti e innocentisti.

Ma sul banco degli imputati  questa volta non ‘c’è una persona, ma il vaccino dell’Astra Zeneca. I colpevolisti, di solito, sono di destra: Spinti dal loro atlantismo novecentesco fanno il tifo per i vaccini made in USA.

Mentre a sinistra sono quasi tutti innocentisti. Quelli che appoggiano il governo Draghi sostengono che gli italiani devono approvare il controverso vaccino,  altrimenti potrebbe saltare il perfetto piano vaccinale del governo. Mentre la corrente radical chic della sinistra è convinta che ci sia un complotto per screditare il vaccino europeo a favore di quelli d’oltre oceano. 

Quello che è certo è che, al di là della sua reale efficacia e sicurezza il vaccino Astra Zeneca è sicuramente nato male, come il PD.

La casa farmaceutica, infatti, dopo avere previsto la somministrazione in due dosi, aveva annunciato che, forse, una dose era meglio di due. Con percentuali di efficacia che andavano dal 60 all’80% .Già questo aveva suscitato ironie e perplessità. Tanto più che i due vaccini americani dichiaravano percentuali prossime al 100%.

Con il risultato che anche parecchi addetti ai lavori, avevano sentenziato che i vaccini della Pfizer e di Moderna erano sicuramente migliori perché tecnicamente più moderni ed affidabili.

Poi è arrivato l’annuncio che il vaccino di Oxford era più adatto a persone tra i 18 e i 55 anni. Qualche giorno dopo il limite è stato alzato a 65 anni. Anche questo balletto certo non ne ha aumentato il gradimento. Ma, in seguito, sembrava potesse riprendere quota grazie alle notizie che arrivano da oltre manica dove, grazie alla vaccinazione di massa con il fatidico vaccino, i casi di contagio stavano scendendo velocemente.

Poi, però, a raffreddare gli entusiasmi ci ha pensato la notizia che, forse, non era efficace contro le varianti, in particolare contro quella sudafricana. Questo ha fatto scendere di un altro gradino la fiducia degli italiani e non solo.

Quindi è arrivata la mazzata finale: il lotto assassino. I media ci si sono avventati sopra come cani affamati su un osso. Qualcuno ha persino riesumato la tv del dolore, con collegamenti in diretta dalla casa delle presunte vittime del vaccino.

 A questo punto la fiducia nel farmaco di Astra Zeneca è precipitata sotto il livello di guardia. Nonostante  l’impegno dei soliti esperti nostrani e dii quelli  dell’EMA che snocciolano rosari infiniti di numeri e percentuali di reazioni avverse che cominciano tutte con uno zero virgola, far tornare la fiducia sembra difficile come far rientrare il dentifricio nel tubetto.

Tanto più che una grande fiducia verso questo farmaco non c’è mai stata.

Tamponati e (quasi) felici

L’amore ai tempi del Covid è una faccenda piuttosto complicata. Coppie che sembravano ormai collaudate entrano inaspettatamente in crisi, mentre altre, già male assortite scoppiano, talvolta in modo tragico.

Ma anche per quelle che vorrebbero formarsi la vita non è semplice. 

Ad esempio, in tempi normali se ti piace una ragazza e ti sembra che ricambi il tuo interesse tenti un approccio. Un invito ad uscire insieme e poi almeno un bacio, tanto per cominciare. Ma adesso pensi che potrebbe avere il Covid. Certo sembra che stia bene, ma potrebbe essere asintomatica e quindi contagiosa. Mentre lei potrebbe pensare lo stesso di te.

Naturalmente potresti proporle di andare a fare un tampone insieme, ma sarebbe ben poco romantico. Inoltre lei potrebbe dire che non ti fidi e la storia non avrebbe nemmeno inizio. Oppure potresti lasciarti prendere dalla passione e buttarti, sperando che vada tutto bene. Ma, dopo un anno di convivenza col virus, il tarlo del dubbio potrebbe rivelarsi piuttosto difficile da scacciare per entrambi e rovinare tutto in un attimo. 

Lo sa bene un amico che, qualche mese fa, si è innamorato di una ragazza che lavora in un negozio di abbigliamento. Era andato a comprare una camicia e già in quell’occasione avrebbe voluto chiederle il numero di telefono, ma il pensiero fisso del Covid lo ha fermato. In seguito ha continuato a frequentare il negozio e, visita dopo visita, si stava rifacendo il guardaroba. Ma non riusciva a decidersi a fare la prima mossa.

Lei si è accorta del suo interesse e, probabilmente, lo ricambiava. Però non capiva la ragione del suo tentennamento. Poi ha avuto un’idea. Quando lui è tornato per provarsi l’ennesima giacca, gli ha confidato che il giorno dopo sarebbe andata a fare il tampone mensile come tutti quelli che lavorano nel negozio.

Lui ha visto subito in quella notizia uno spiraglio inatteso e si è precipitato a fare a sua volta un tampone, risultato negativo. Una volta saputo che anche quello della ragazza era negativo avrebbe voluto invitarla a cena, ma i ristoranti alla sera erano chiusi e allora si è limitato ad offrirle un caffè.

Ma da quel momento è cominciata la loro relazione che dura da qualche mese.

Certo non ha il classico colore rosa delle copertine dei romanzi Harmony, ma quello giallo o arancione che assume, di volta in volta, la loro regione in attesa del provvidenziale vaccino.

Ai tempi del Covid bisogna accontentarsi. 

Vax gay

Nel bugiardino della Pfizer non c’è n’è traccia. Ma nel lungo elenco di possibili effetti collaterali, a quanto pare, ne manca uno, piuttosto singolare.

Infatti non si tratta di una reazione allergica e neppure di effetti collaterali come febbre, eruzioni cutanee o dolore nel sito dell’iniezione. Tutt’altro.

Alcuni vaccinati, infatti, avrebbero provato una improvvisa, irresistibile e inedita attrazione per persone del loro stesso sesso. Lo sostiene un rabbino israeliano ultra ortodosso, Daniel Asor che afferma anche di avere le prove, che, però, non fornisce, di questo curioso effetto collaterale.

Dopo le tante fake news sulla pericolosità del vaccino derivante dai suoi componenti, cellule di feti abortiti e di pipistrelli, questa è un’ulteriore conferma del fatto che l’organo più colpito dal Covid, dopo il polmoni, è il cervello.

Come va?

Ieri al supermercato ho incontrato una vicina di casa, che  è un medico e lavora all’ospedale. Non la vedevo da qualche settimana e l’ho salutata come sempre, ma lei ha risposto freddamente al mio saluto.

Ho pensato ad un momento di malumore, perché di solito è cordiale e gentile e parla volentieri con tutti. Ma, visto il periodo non molto felice, poteva essersi svegliata male, come può succedere a tutti.

Poi l’ho incontrata qualche minuto dopo alla cassa. Era in fila davanti a me. Allora le ho lanciato un semplice:” Come va?” Lei mi ha guardato dritto negli occhi e ha sbottato:”Vuoi sapere anche tu come sto? Sto bene, sto bene. Nessun problema. Una settimana fa ho ricevuto la prima dose dl vaccino, quello della Pfizer, e non ho avuto nessun disturbo.

Posso lamentare un solo effetto collaterale. Dopo che si è sparsa la voce della  mia vaccinazione, tutti mi chiedono come sto. Anche quelli che prima non mi salutavano nemmeno. “

La sua reazione inaspettata mi ha lasciato senza parole. Perché anch’io, volevo chiederle notizie del vaccino. Mi ha salvato la cassiera che ha invitato la signora a mettere la sua spesa sul nastro. Poi ci siamo salutati come sempre. 

Speranza e verità

La nostra vita da tempo è diventata più frenetica. Tutto deve esser fatto in fretta, nel minor tempo possibile. Con il risultato di rendere le nostre giornate una continua corsa contro il tempo. 

Anche i più piccoli hanno giornate piene di impegni che vanno dalla scuola, agli allenamenti di calcio, di nuoto, di ballo, di judo e chissà cos’altro. Ma la qualità della loro vita ne risente perché non hanno più tempo per giocare.

Mentre a casa le loro mamme, che lavorano tutto il giorno, preparano cene veloci con il microonde. Cibi già pronti, che dopo qualche minuto escono dal forno fumanti come se fossero stati appena cucinati. L’offerta è ricca e spesso irresistibile, ma la qualità, a volte, è un po’ scarsa.

Anche la comunicazione è diventata più veloce. Nel secolo scorso si spediva una lettera e, se tutto andava bene, la risposta arrivava dopo quindici giorni. 

Mentre adesso si spedisce una email che arriva a destinazione in una frazione di secondo e la risposta qualche minuto dopo. Un progresso notevole anche se la velocità, spesso, non ci da il tempo di pensare bene a quello che stiamo scrivendo. I social ne sono un esempio eclatante.

Persino scrivere libri è diventata una faccenda ad alta velocità. Infatti da alcuni anni, a seguito di avvenimenti di rilievo o ritenuti tali, si scrivono instant book.  Se ne occupa una squadra di tre o quattro persone che in pochi giorni scrivono decine e decine di pagine. Poi a firmare il libro sarà un personaggio, di solito televisivo, più o meno famoso

Ma la velocità, anche in questo caso, non va a braccetto con la qualità. Infatti un istant book, una volta archiviato l’evento che lo ha ispirato, viene subito dimenticato. 

Tutto questo accadeva prima che il maledetto virus ci mettesse il bastone tra le ruote rallentando il nostro ritmo di vita.

Adesso non ci lamentiamo più delle rincorse quotidiane ai nostri tanti impegni.  Anzi, a volte, ne abbiamo nostalgia. Intanto speriamo  che una cosa soprattutto sia il più veloce possibile: l’arrivo dell’agognato vaccino ammazza-virus.

Ma c’è sempre qualcuno che ci rovina l’attesa.

Ad esempio Crisanti il Tamponatore , che ha rilanciato la vecchia equazione velocità uguale scarsa qualità. Sostiene, infatti, che un vaccino sicuro ed efficace ha bisogno di anni di studi e sperimentazioni. Mentre adesso, dopo soli nove mesi di ricerche, i vaccini stanno spuntando come funghi nel sottobosco. Ne sono già comparsi tre e altri seguiranno. 

Noi spettatori passivi della tragicommedia mediatica, speriamo, naturalmente, che siano efficaci e ci liberino al più presto da questa orrenda pestilenza. 

Speriamo anche che i ricercatori spinti da enormi interessi economici non saltino qualche passaggio. Gli annunci sull’efficacia teorica dei primi vaccini non sono del tutto rassicuranti.

Ma ci sforziamo comunque di essere ottimisti sperando di non confondere la speranza con la verità, come fanno i preti.

Oxford dixit

Buona notizia? Forse. Cattiva notizia? Può darsi.
Di certo non è facile classificarla come buona o come cattiva.

A lanciarla è il prof. Adrian Hill della prestigiosa università di Oxford, che dirige una squadra impegnata nella messa a punto del vaccino anti-Covid.
Hill sostiene che la strada che porta al vaccino potrebbe essere tutta in salita e non arrivare mai al traguardo.

La causa sarebbe il rallentamento della corsa del Covid che sta provocando una netta diminuzione dei contagi. Se questa tendenza fosse confermata nelle prossime settimane, infatti, per i ricercatori sarebbe più difficile, se non impossible, verificare l’efficacia del vaccino.

Attualmente, ha spiegato Hill, circa lo 0,25 per cento degli inglesi è vittima del virus e se diminuiranno ancora, non sarà facile trovare tra di loro un numero sufficiente di volontari idonei a sperimentare l’efficacia del vaccino.

Quindi c’è il rischio che il Covid19 svanisca prima che il vaccino sia pronto. Come accadde con la Sars, che scomparve nel Luglio del 2003 rendendo inutile la ricerca del vaccino.

Se succedesse anche adesso, tutto il modo tirerebbe uno dei più lunghi sospiri di sollievo della storia.

Mentre le case farmaceutiche vedrebbero svanire migliaia di miliardi in un attimo.

Insomma, per tutti noi e persino per i no vax, sarebbe un sogno.

Ma un incubo per altri.