Un’oasi di quiete

Qualche giorno fa sono andato in collina a trovare un amico che sta restaurando un antico casale. Ogni volta che ci vado apprezzo la quiete, il silenzio di quella collina rotto solo dallo stormire delle fronde, dal cinguettio degli uccelli e dai versi dei coloratissimi pavoni che girano liberi tra gli alberi del bosco.

Il posto ideale per lasciarsi alle spalle, seppur momentaneamente, le preoccupazioni quotidiane, la pandemia e la guerra. Dicono che qualche secolo fa, da quelle parti, abitasse un eremita.

Al ritorno lungo la strada sterrata e polverosa che porta ad una strada provinciale ho visto da lontano un ragazzo appena sceso dalla sua auto che aveva in mano uno strano arnese.

Quando gli sono passato vicino ho visto che impugnava un mitra, un mitra vero, forse il tristemente famoso Kalasnikof.

Non appena arrivato alla strada provinciale ho pensato di avvisare i carabinieri, ma poco dopo li ho incontrati mentre si dirigevano sul posto. Non so come sia andata a finire la faccenda.

Il mio amico mi ha detto che girava voce che il ragazzo armato fosse un ucraino che stava prendendo confidenza con il mitra con l’intenzione di tornare in patria a combattere. Ma è stato fermato e accusato di possesso illegale di arma da guerra. Chissà se è vero. Mi è sembrato tutto così surreale.

Comunque sia, mi sembra che non si possa più stare tranquilli da nessuna parte.

Figure e figuracce

La guerra fa tante vittime, militari e soprattutto civili, purtroppo. Ma anche qualche politico finisce per risentire del fragore della battaglia anche se non vi partecipa attivamente. Non rischia certo la vita, ma molto spesso, con le sue iniziative rischia di peggiorare l’immagine che aveva dato di se. A cominciare da chi era già scivolato in basso e ha colto l’occasione per cadere ancora più giù. Primo tra tutti l’ex capitano che, da persecutore di migranti, si è trasformato in ambasciatore di pace e protettore dei profughi. Ma un sindaco con buona memoria gli ha rinfacciato i suoi trascorsi putiniani. Ultimo autogol di una ormai lunga serie. 

Intanto quasi tutti gli altri politici sono scesi sul piede di guerra indossando prontamente un elmetto, naturalmente a stelle e strisce. Siamo più filo americani di settant’anni fa. Perfino Enrico Letta con i suoi modi da curia vescovile ha approvato senza indugio l’invio di armi al fronte e l’aumento delle spese militari sorprendendo e lasciando perplessi molti dei suoi già pochi estimatori.

Al senatore a cinque stelle Vito Petrocelli è andata molto peggio. Il suo rifiuto di votare i cosiddetto decreto Ucraina e le sue dichiarazioni troppo filo russe gli sono costai l’espulsione dai cinque stelle e la possibilità di perdere la presidenza della commissione esteri del senato.

Anche fuori dai palazzi c’è chi non se la passa molto bene. Ad esempio il prof. Alessandro Orsini, che viene continuamente accusato di intelligenza col nemico.

Ma è in buona compagnia. Anche papa Francesco è stato accusato da Ernesto Galli della Loggia, prima di essere filo russo e poi di non aver assunto una posizione chiara. Tutto per aver auspicato la pace e non la guerra.

Dopo di lui la vittima più illustre di questo conflitto è senz’altro il gran ragioniere Draghi. Tutti dicevano che era il nostro garante in Europa, ma, evidentemente, a Bruxelles nessuno lo sapeva. Infatti lo hanno ignorato. Allora lui, per dare un segno della sua presenza, ha pensato bene di chiamare Putin per chiarire la faccenda del pagamento in rubli del gas che viene dalla Russia.

Ma poi, nella successiva conferenza stampa, ha ammesso di non aver capito bene come stanno le cose. Brutta figura per uno che, da sempre, fa il banchiere e al denaro dovrebbe dare del tu. Questa dichiarazione, insieme ad altre non proprio felici, come quella che quest’estate dovremo scegliere tra la pace e il condizionatore acceso, a qualcuno potrebbe far venire un sospetto.

Ci siamo giocati un altro Supermario?

Un’estate al mare (a lavorare)

Sui giornali ha avuto molto risalto la dichiarazione del titolare di uno stabilimento balneare di Forte dei Marmi che ha proposto di assumere profughi ucraini per la prossima stagione balneare.

Questa notizia mi ha subito fatto tornare in mente le polemiche dello scorso anno, quando molti gestori di stabilimenti balneari e albergatori lamentavano una certa difficoltà a trovare mano d’opera per l’estate. 

Le loro lamentele  avevano avuto vasta eco e qualche giornale aveva approfondito la questione. Ne era uscito un quadro sconfortante. Giornate di lavoro interminabili, faticose e mal pagate e molte assunzioni in nero. 

Ma questa volta il signore in questione ha precisato che le assunzioni  avverranno  con contratti regolari, regolarissimi. 

Qui si tratta di profughi di persone che hanno davvero bisogno di un lavoro e che certo non sono schizzinosi e scansafatiche come gli italiani.

In questo modo si potranno fare buone azioni e, nello stesso tempo, risolvere il problema della scarsità di personale estivo.

Tutto bene dunque?

In teoria si, ma in pratica è molto facile aggirare leggi e regolamenti in questo settore. Poi si può giocare sul fatto che in Ucraina il reddito medio è di circa 10 euro al giorno, ovvero 300 euro al mese. Quindi  i potenziali camerieri e bagnini dell’Est avranno certo meno pretese degli italiani.

A questo punto una domanda sorge spontanea: finirà che anche stavolta ci faremo riconoscere?