Presunto innocente

Noi italiani siamo soliti dividerci su tanti temi. Più o meno come la sinistra o quello che ne è rimasto. Ultimamente ci siamo divisi tra catastrofisti e ottimisti, aperturisti e rigoristi e, classico dei classici, tra colpevolisti e innocentisti.

Ma sul banco degli imputati  questa volta non ‘c’è una persona, ma il vaccino dell’Astra Zeneca. I colpevolisti, di solito, sono di destra: Spinti dal loro atlantismo novecentesco fanno il tifo per i vaccini made in USA.

Mentre a sinistra sono quasi tutti innocentisti. Quelli che appoggiano il governo Draghi sostengono che gli italiani devono approvare il controverso vaccino,  altrimenti potrebbe saltare il perfetto piano vaccinale del governo. Mentre la corrente radical chic della sinistra è convinta che ci sia un complotto per screditare il vaccino europeo a favore di quelli d’oltre oceano. 

Quello che è certo è che, al di là della sua reale efficacia e sicurezza il vaccino Astra Zeneca è sicuramente nato male, come il PD.

La casa farmaceutica, infatti, dopo avere previsto la somministrazione in due dosi, aveva annunciato che, forse, una dose era meglio di due. Con percentuali di efficacia che andavano dal 60 all’80% .Già questo aveva suscitato ironie e perplessità. Tanto più che i due vaccini americani dichiaravano percentuali prossime al 100%.

Con il risultato che anche parecchi addetti ai lavori, avevano sentenziato che i vaccini della Pfizer e di Moderna erano sicuramente migliori perché tecnicamente più moderni ed affidabili.

Poi è arrivato l’annuncio che il vaccino di Oxford era più adatto a persone tra i 18 e i 55 anni. Qualche giorno dopo il limite è stato alzato a 65 anni. Anche questo balletto certo non ne ha aumentato il gradimento. Ma, in seguito, sembrava potesse riprendere quota grazie alle notizie che arrivano da oltre manica dove, grazie alla vaccinazione di massa con il fatidico vaccino, i casi di contagio stavano scendendo velocemente.

Poi, però, a raffreddare gli entusiasmi ci ha pensato la notizia che, forse, non era efficace contro le varianti, in particolare contro quella sudafricana. Questo ha fatto scendere di un altro gradino la fiducia degli italiani e non solo.

Quindi è arrivata la mazzata finale: il lotto assassino. I media ci si sono avventati sopra come cani affamati su un osso. Qualcuno ha persino riesumato la tv del dolore, con collegamenti in diretta dalla casa delle presunte vittime del vaccino.

 A questo punto la fiducia nel farmaco di Astra Zeneca è precipitata sotto il livello di guardia. Nonostante  l’impegno dei soliti esperti nostrani e dii quelli  dell’EMA che snocciolano rosari infiniti di numeri e percentuali di reazioni avverse che cominciano tutte con uno zero virgola, far tornare la fiducia sembra difficile come far rientrare il dentifricio nel tubetto.

Tanto più che una grande fiducia verso questo farmaco non c’è mai stata.

Echi di sinistra

Anni fa era molto di moda stilare elenchi di cose e comportamenti di destra o di sinistra. Ad esempio la trasgressione era di sinistra e il conformismo di destra. Le riforme erano di sinistra, lo status quo di destra. La pornografia era di destra, mentre l’erotismo era considerato di sinistra. E via di questo passo.

Adesso, invece il mondo sembra diviso tra negazionisti e non. Se qualcuno ne avesse parlato nel secolo scorso sarebbe stato preso per matto. Le conquiste della scienza, i fatti storici, i diritti conquistati in secoli di lotte, la democrazia stessa erano considerati come definitivamente acquisiti e patrimonio comune di tutti.

Invece oggi, dopo decenni di antifascismo c’è chi rivaluta il ventennio e chi sostiene che i campi di concentramento era in realtà delle spa. Oppure c’è chi teorizza nuovi assetti socio politici indicando la cosiddetta democrazia illiberale, che poi altro non è se non una dittatura, come rimedio ai problemi del terzo millennio. 

Molti liquidano questi fenomeni come frutto di ignoranza, superficialità, strapotere dei social, effetti collaterali della globalizzazione ecc. Tutti elementi che hanno avuto un ruolo importante nella involuzione a cui assistiamo da anni, ma ci deve essere qualcosa di più. Certo non basta un articolo come questo a esaminare tutti gli aspetti del problema. Non basterebbe nemmeno un corposo volume. 

Posso solo sottolineare che una delle cause principali sembra sia la mancanza di modelli di comportamento da seguire, oltre a quelli proposti dai vari influencer, naturalmente. Mancano del tutto idee e passioni in grado di proporre validi rimedi alle tante ingiustizie della società neoliberista. 

Qualcuno ha visto nell’ecologia, che da anni mette l’accento sui problemi ambientali ormai sempre più evidenti, una via maestra percorribile da tutti, con un orizzonte a cui tendere. La salvezza del nostro pianeta dovrebbe stare a cuore a tutti.

Ma la crisi economica ormai cronica ha messo in secondo piano i problemi ambientali. Ogni tanto tornano alla ribalta, ma senza riuscire a prendere il posto che una volta era dei massimi sistemi e delle utopie novecentesche che pur essendo meno concrete, avevano un certo fascino culturale.

Ricordo che un paio di anni fa un noto documentarista era tornato in città dopo parecchi anni per presentare la sua ultima fatica. Durante la presentazione disse.” Una volta in città si parlava di politica, di cinema, addirittura di filosofia, mentre adesso non sento parlare che della raccolta dei rifiuti. Ma come siete messi!” 

Era il periodo in cui qualcuno in comune aveva pensato di risolvere il problema dei rifiuti facendo sparire i cassonetti e promuovendo la raccolta porta a porta.  Un’iniziativa che aveva provocato parecchie polemiche. 

Da allora non è cambiato molto. Siamo ancora messi male e non solo da queste parti.

Corridori

Qualcuno li chiama corridori. Ma non sono maratoneti e neppure fanatici del jogging. Corrono e basta. Dovunque. Lungo strade principali, secondarie e di campagna. Hanno un’età apparente tra i trenta e i quaranta anni.

Uno di loro passa tutte le mattine davanti a casa mia. Va a comprare il giornale all’edicola dietro l’angolo e poi se ne torna subito a casa che è distante circa sette chilometri.

Un altro munito di occhiali da sole, zainetto, pantaloncini corti e scarpe da trekking corre quasi ogni giorno sul ciglio di una trafficatissima strada provinciale.

Un altro ancora va avanti e indietro da un quartiere di periferia al centro della città spingendo una bicicletta sulla quale non sale mai.

Una volta ho chiesto a uno di loro dove stesse andando e lui mi ha dato una riposta un po’ confusa ma, allo stesso tempo, chiarissima:“ Non lo so, ma devo andare.”

Uno psicologo direbbe che sono affetti da una sindrome ossessivo-compulsiva, un medico che soffrono di ipertiroidismo. A me, invece, piace pensare che stiano cercando una via du fuga da questa piccola Italia in bianco e nero per andare verso nuovi orizzonti più vasti e colorati.

Come molti elettori di sinistra.