Matteo più Matteo

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“Si sveglia al mattino e pensa.”Perché non sono più a palazzo Chigi? Quello era il posto perfetto per me e invece adesso sono solo un senatore tra tanti. Devo trovare un modo per tornarci.”
“La scorsa estate Renzi approfittando della sbronza balneare di Salvini ha favorito la nascita del nuovo governo nel quale pensava di avere un ruolo decisivo, ma così non è stato.

Allora si è inventato un partito sperando che quelli di Forza Italia, viste le cattive acque nelle quali si trovavano, salissero sulla sua barca. Ma non è successo.

Così ha pensato di fare opposizione al governo. Opposizione dura e senza sconti. La faccenda della prescrizione è solo un pretesto. infatti quando era al governo è stato un sostenitore della sua abolizione.

Forse fino a qualche giorno fa aveva intenzione di far cadere il governo per poi appoggiare un governo di centro destra, in cambio di una incarico prestigioso, magari quello di presidente del consiglio che Salvini avrebbe potuto  offrirgli se gli avesse dato una mano ad uscire dai suoi guai. Presto dovrà affrontare almeno due processi e se tornasse al governo potrebbe difendersi meglio.

Sembrava un piano perfetto, ma Mattarella si è messo di traverso dichiarando che se cade il governo non ci sono altre maggioranze possibili e quindi si andrebbe al voto in primavera.

Ma Renzi insiste a comportarsi da oppositore.  Potrebbe anche aver deciso di rischiare il tutto per tutto. Male che vada una manciata di deputati e senatori potrebbe ottenerli. Quindi potrebbe formare un gruppo unico con i sopravvissuti di Forza Italia ed entrare nel nuovo eventuale governo a guida leghista. Sempre, naturalmente, in cambio di una carica importante.
Forse i due Mattei si sono già messi d’accordo. In fondo hanno tante cose in comune. Chissà!”

Queste considerazioni le ho sentite fare da un attivista del PD qualche sera fa. Probabilmente si tratta di fantapolitica oppure di considerazioni azzardate venute alla luce con i fumi dell’alcool, ma nella situazione in cui siamo e visto quello che è successo prima, tutto è possibile.

Ad esempio, chi avrebbe mai detto che Conte sarebbe diventato un punto di riferimento per la sinistra?

Il porto delle nebbie

“Forse stiamo uscendo dalla nebbia. Eravamo a poche miglia dalla costa, ma non vedevamo il faro.  Poi abbiamo sentito suonare il nautofono e  adesso sappiamo da che parte è il porto.
Ci sentivamo soli in mezzo al mare sulle nostre barchette, mentre adesso abbiamo visto altre barche che navigavano vicino a noi. E sono tante. Speriamo che siano abbastanza.”

Un amico aspirante scrittore ha descritto così la manifestazione delle sardine di Rimini, dopo averne letto la cronaca.

Esprime un sentimento finora piuttosto diffuso di isolamento e incredulità di fronte all’onda sovranista che si è abbattuta sul nostro paese. Poi il rassicurante sollievo di condividere idee e sentimenti con altri. Soprattutto per chi si sente periferico e trascurato dalla politica.

La nebbia della sua metafora mi ha fatto venire in mente la asfissiante propaganda che quotidianamente i media ci rovesciano addosso. Non solo quella diretta e spesso bieca di giornali e tv orientate a destra, ma anche quella, non si sa bene se involontaria o meno, che fanno anche certi esponenti della sinistra. Che non perdono occasione per affermare candidamente che Salvini è bravo, bello e intelligente. Ricco non si può dire per via dei 49 milioni misteriosamente spariti.

Non solo. Noti editorialisti, sempre più o meno di sinistra, ci fanno sapere, con allarmante frequenza, che potrebbe far cadere il governo in qualsiasi momento, perché ci sarebbero una quindicina di parlamentari a cinque stelle pronti a seguirlo.

Tutti i giorni o quasi, spunta un sondaggio che certifica il suo inarrestabile successo. Ormai dato per inevitabile come una perturbazione che si avvicina inesorabile.
In poche parole dopo averci spiegato per settimane e mesi che il suo ritorno al potere sarebbe una iattura ci dicono che è praticamente inevitabile.

Il movimento delle sardine sta riuscendo forse a diradare la nebbia di questa propaganda a scuoterci dalla conseguente rassegnazione e a farci ricordare che nessuno è invincibile né, tantomeno, eterno. Soprattutto in politica.

Giochi di ruolo

Se la vita è una commedia, la politica non fa eccezione.

Ma nelle commedie vere, teatrali o cinematografiche, i ruoli vengono assegnati secondo le capacità, le attitudini e anche l’aspetto fisico degli attori.

In politica, invece, i personaggi e i loro interpreti sono decisi secondo logiche di corrente, di alleanze, di interessi imperscrutabili ai più.

Il risultato è che, molto spesso, il politico non è preparato a ricoprire il ruolo gli è stato assegnato. Tuttavia, una volta che l’ha ottenuto, non si comporta come un attore che studia e cerca di entrare il più possibile nei panni del suo personaggio ma, si limita ad identificarsi completamente con lui senza nessuna preparazione, convinto che l’abito faccia il monaco.

Del resto quando sei seduto su una comoda e prestigiosa poltrona e tutti ti chiamano presidente o ministro finisci per crederci davvero. Anche se non hai la competenza e l’esperienza necessarie. Con risultati discutibili.

Ad esempio, nel precedente governo Conte pensava di essere il primo ministro invece era una specie di Arlecchino servitore di due padroni. Salvini si sentiva ministro dell’interno, primo ministro e presidente della repubblica, ma sembrava il direttore del Minculcop. Mentre Toninelli pensava di essere il ministro dei trasporti. Invece sembrava un bambino che gioca con una automobilina a pedali sognando di guidarne una vera auto.

Nel nuovo governo, invece, Conte, dopo aver allontanato il padrone più prepotente. è ancora più convinto di essere il primo ministro e non più un avvocato di provincia. Di Maio è diventato ministro degli esteri anche se non ha ancora chiaro cosa siano gli esteri. Mentre Gualtieri che pensava di essere un professore di storia si è ritrovato ministro dell’economia.

E Zingaretti? Lui pensa solo di essere segretario di un partito.

Di quale ancora non si sa