Fausto e Carlo

I tempi cambiano, ma certi schemi informativi no. Anni fa uno dei modi per screditare la sinistra era quello di metterne in mostra l’indissolubile legame con il passato comunista, mostrando  qualcuno che in quel passato ancora viveva. Come, per esempio, Fausto Bertinotti. Era diventato ospite fisso di tutti i talk show dove con le sue idee datate e, a volte, provocatorie, veniva esibito come prova vivente del fatto che la sinistra era rimasta ai tempi dell’URSS.

Lui si divertiva un mondo, mentre la sinistra lanciata ormai verso il centro e anche più in la, giurava e spergiurava che avrebbe voluto togliere il rosso anche dai semafori e vietare la svolta a sinistra. Ma senza risultati apprezzabili.

Oggi Bertinotti è uscito di scena, ma c’è qualcuno che ha preso il suo posto sotto i riflettori. Certo, di lui si può dire tutto, ma non che sia comunista. Tuttavia ha fatto parte di un governo di centro sinistra, quello Gentiloni, e, quanto a sparate, non è secondo a nessuno. Inoltre le sue critiche sono dirette spesso al governo in carica e al PD, quindi viene esibito come colui che potrebbe scompigliare le carte del centro sinistra, sebbene finora le sue iniziative non abbiano avuto il benché minimo successo.

Ma lui Carlo Calenda, va avanti imperterrito. Infatti sta pensando di candidarsi a sindaco di Roma. La notizia è stata subito colta al volo da giornalisti e commentatori che hanno messo in evidenza la possibilità che il suo arrivo sulla scena metta in crisi il Pd che sta faticosamente cercando di mettere insieme una coalizione in grado di riconquistare il Campidoglio, ma senza ancora aver individuato un candidato.

E’ chiaro che nessuno vuole fare fine di Giachetti mandato alla guerra armato di arco e frecce e inevitabilmente travolto dalla Raggi. Quindi Calenda potrebbe ritrovarsi candidato unico del centro-sinistra. Intanto ha già ricevuto l’appoggio di Renzi. Una strana coppia che, ogni tanto, si forma, animata da grandi speranze, e poi scoppia. 

Anche Repubblica a quanto pare lo supporta. Un paio di giorni fa ha pubblicato un sondaggio sottoponendo ai lettori una serie di possibili candidati sindaci. Calenda ha sbaragliato la concorrenza: Peccato che tutti gli altri fossero del tutto sconosciuti ai più. Correndo da solo anche lui potrebbe vincere.

Ma solo non sarà. Il centro destra, intanto, sta preparando la contromossa, schierando un candidato a cui la notorietà è l’unica cosa che non manca. Gira voce, infatti, che lo sfidante potrebbe essere nientemeno che Massimo Giletti. Se in gioco non ci fosse il destino di una grande e complessa città come Roma la sfida fra i due contendenti sarebbe tutta da ridere.

Il silenzio è d’oro

La notizia della vittoria di Gualtieri con il 62,2% alle elezioni suppletive di Roma per un seggio alla camera si trova nella parte bassa delle homepage, ancora tutte occupate dal virus.

Certo si tratta di una notizia piccola piccola, ma solo dieci giorni fa avrebbe campeggiato nelle prime pagine e animato le solite, inutili discussioni da talk show. Dopo tutto si trattava di un’elezione, uno dei primi appuntamenti di una primavera tutta elettorale. Con relativa martellante e sfibrante campagna. Come è successo finora. Ma adesso?

Come farà l’ex capitano ad andare in giro per l’ìitalia a spararsi selfie a raffica, visto che è diventata una pratica ad alto rischio? E le sardine come riusciranno a riempire le piazze? Come farà Di Maio a trovare un palco su cui dare spettacolo con le sue conoscenze scientifiche, culturali e lessicali?

Per quelli del PD, invece, non cambierà molto. Si faranno vedere poco come hanno fatto negli ultimi tempi.

Forse sono convinti che sia necessario andare oltre i toni bassi del passato e rimanere in silenzio. A quanto pare Il silenzio paga, Come è successo a Napoli con la vittoria di Riotolo e a Roma con quella di Gualtieri.

La percentuale bassa dei votanti indica che si sono recati ai seggi solo i più convinti che, a quanto pare, sono gli elettori di sinistra. Non tutto il virus viene per nuocere.

Fischiava il vento

Qui in provincia da sempre arrivano solo gli echi degli avvenimenti politici. Di solito, se a Roma tira un vento forte qui arriva una leggera brezza. Tuttavia durante il cosiddetto governo giallo-verde il vento tirava forte anche qui. Le discussioni sull’operato del governo suscitavano accese discussioni, a volte anche violente. A dividere era soprattutto l’operato dell’ex ministro dell’interno. C’era chi lo avrebbe voluto santo subito per aver varato quota cento e chi, invece, lo avrebbe visto bene dietro le sbarre.

Da quando sì è insediato il nuovo governo, invece, le discussioni sono più pacate e le risse hanno lasciato il posto alla curiosità. Soprattutto quella di sapere cosa il governo farà in concreto per i cittadini elettori. Nell’attesa, anche gli avvenimenti considerati più importanti dai media non suscitano grande interesse. Ad esempio i due eventi clou dello scorso fine settimana ci hanno lasciati quasi indifferenti.

Sulla Leopolda, tra quei pochi che ne hanno parlato, c’era chi sosteneva che Renzi avrebbe potuto iscriversi direttamente a Forza Italia e chi, invece, pensava che se riuscisse a sottrarre voti al centro destra sarebbe un fatto positivo.Tutto qui.

Per quanto riguarda, invece, la manifestazione di Roma la sintesi migliore l’ho sentita fare da un sindacalista CGIL di lungo corso. “Guardando le immagini, ascoltando i servizi dei vari tg e leggendo i giornali, ho notato che quasi tutti,, oltre al resoconto dei discorsi dei politici, hanno messo in risalto l’affollamento della piazza e la bandiera della lega tempestata di cristalli swaroski. Mi sono subito ricordato le tante volte, negli ultimi venti anni,  in cui noi di sinistra siamo andati in quella piazza.

Molto spesso le cronache di giornali e tv dicevano che la manifestazione era affollata, pacifica e colorata. Vale a dire del tutto innocua, quindi inutile. Questa volta non mi sembra sia andata diversamente.”