Ritorno ad un grigio passato

Un paio di settimane fa leggendo certi titoli dei giornali sembrava che le BR fossero tornate. Con una differenza non trascurabile. Questa volta, infatti, i presunti brigatisti non usano il mitra o la pistola, ma uno strumento assai meno pericoloso: la chitarra.

E’ successo in un circolo Arci di Reggio Emilia dove, il primo maggio. a salire sul palco è stata la band rap-trap dal nome inequivocabile :P38, che richiama direttamente l’arma simbolo degli anni di piombo. Pare che sul palco sventolasse anche la bandiera con la stella a cinque punte e che i testi delle canzoni abbiano numerosi riferimenti alle BR. Quindi c’erano tutti gli elementi far esplodere la polemica. Sebbene tardiva perché la band nei mesi scorsi \si era esibita a Roma, Firenze, Bergamo, Padova e Bologna senza troppo clamore. Mentre a Reggio Emilia, la città dove le Br vennero fondate nel 1970, adesso potrebbero volare le querele.

Un movimento di destra della città emiliana ha chiesto “la chiusura del locale che ha permesso un tale scempio”. Pare che anche Maria Fida Moro, la figlia dello statista ucciso dalle BR, abbia intenzione di querelare i componenti della P38. Mentre Il presidente del circolo Arci, difende la band. “È solo un’esibizione artistica. Il trap per vocazione tratta tematiche estreme e provocatorie. Il mondo della musica è pieno di esempi di natura dissacrante, come la canzone ‘Jurii spara’ dei Cccp.”

In seguito la notizia è sparita dalle pagine dell’Ansa che l’aveva lanciata. Poi, un paio di giorni fa, alcuni giornali hanno annunciato l’avvenuta identificazione dei componenti del gruppo che, di solito, suonano con il viso coperto da un passamontagna.

Chissà se la cosa avrà dei risvolti giudiziari oppure se, per dirla con Bennato, i brani della band saranno considerati solo canzonette, e i loro autori ragazzi disposti a tutto pur di farsi notare.

Comunque vada a finire, di sicuro il panorama politico dagli anni settanta ad oggi è molto cambiato. Non si può più parlare di opposti estremismi. Infatti a destra c’é parecchio movimento,  mentre a sinistra c’è poca vita anche al sabato sera. 

Per di più se le BR tornassero davvero non sarebbe necessario un nuovo compromesso storico visto che al governo c’è il partito unico ma, soprattutto, non ci sono più politici come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer.

Strisce carrabili

Mia moglie, ogni volta che va a Reggio Emilia, si lamenta per la  segnaletica che, secondo lei, ha una logica tutta particolare.

Di solito la prendo in giro e le ricordo che non sa usare il navigatore, anzi non vuole usarlo perché va sempre a finire che litiga, inutilmente, con la voce guida.

Ma, dopo aver visto questo cartello, che si trova sulla via Emilia, nei pressi del centro di Reggio Emilia, ho pensato che, forse, qualcosa che non va nella segnaletica di quelle parti c’è davvero.

Il primo asilo

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A Scandiano un paese di circa 25000 abitanti in provincia di Reggio Emilia si è festeggiato un compleanno, ma non di una persona, bensì di un asilo nido.

Potrebbe sembrare strano o non degno di nota, ma l’asilo nido Leoni oltre che i cinquant’anni di attività vanta anche un altra particolarità. Infatti è stato il primo asilo comunale d’Italia.

Era il 1969. A Scandiano e dintorni stava rapidamente crescendo quello che sarebbe diventato un importante distretto della ceramica che richiedeva in gran parte mano d’opera femminile.
Da qui l’esigenza di un asilo che si prendesse cura dei bambini delle mamme lavoratrici.

Il comune e l’allora sindaco ed ex-partigiano Amleto Paderni, cominciarono un lungo braccio di ferro con il prefetto. Il quale in assenza di una legge sugli asili nido, che entrò in vigore due anni dopo, avrebbe voluto affidare i bimbi alle cure dell’Omni (Opera nazionale maternità e infanzia) ereditata dal fascismo e ormai obsoleta. poiché si occupava soprattuto degli aspetti igienico-sanitari dell’infanzia.

Dopo le ripetute proteste delle donne e l’insistenza del sindaco, il prefetto dovette cedere e così aprì i battenti l’asilo Leoni finanziato direttamente dalle imprese del posto.

Quel giorno iniziò la storia degli asili reggiani, che grazie ai metodi di insegnamento ed educazione innovativi ideati dal pedagogista Loris Malaguzzi , sono tuttora considerati tra i migliori al mondo.

Ma oggi però nessuno se lo ricorda.

Al centro dell’attenzione mediatica c’è un altro paese poco distante e il suo partito di maggioranza.

Ma questa è un’altra storia, una brutta storia che rischia di far dimenticare quello che di eccellente c’è stato e c’è ancora in questa parte della pianura padana.