Analfabetismi

Ieri mattina sono andato a fare la terza dose. Prima di entrare bisogna compilare un modulo con i dati personali: nome, cognome, data di nascita, codice fiscale ecc. Mentre lo compilavo un signore di circa settant’anni mi ha chiesto se lo potevo aiutare.

Pensavo che avesse dimenticato gli occhiali e invece ho scoperto che aveva difficoltà a leggere e scrivere. Mentre gli compilavo il modulo mi ha detto che era l’ultimo di cinque fratelli, aveva fatto solo la quarta elementare e poi era stato costretto ad andare a lavorare.

Poi, mentre aspettavamo il nostro turno, mi ha raccontato il resto della sua storia. A sedici anni era venuto al nord dalla Sicilia negli anni sessanta e aveva fatto il muratore per più di quarant’anni. Adesso è in pensione e vive qui con la moglie. Con lei ha avuto tre figli, tutti diplomati, ha precisato con orgoglio. 

Ascoltando la sua storia vi è tornato in mente un saggio di Tullio De Mauro. Dove si spiegava che un terzo degli italiani è praticamente analfabeta. Mentre un altro terzo, pur sapendo leggere e scrivere, non è in grado di capire il contenuto dell’editoriale di un giornale. Il saggio risale ai primi anni del terzo millennio, ma credo che la situazione non sia molto cambiata.

Anche oggi chi è al potere ha tutto l’interesse a mantenerci ignoranti. La varie controriforme della scuola ne sono la prova più evidente.

Così possono farci credere, per esempio, che la pandemia è finita, che l’unico cattivo è Putin mentre tutti gli altri sono buoni. Oppure che Draghi è un’eccellenza italiana, che Di Maio è il ministro degli esteri, che Letta è il segretario del PD, che Papa Francesco è comunista e che gli asini volano.

Scelta fatale

Con la guerra si è tornati a parlare dei cosiddetti oligarchi russi. Quelli che, dopo la fine dell’URSS, si impossessarono delle sue risorse naturali.

A quanto pare di questa guerra avrebbero fatto volentieri a meno. Infatti alcuni si sono subito ritrovati con dei conti esteri bloccati dalle sanzioni europee. Mentre quelli che sono soci della Gazprom e i titolari di compagnie petrolifere potrebbero veder diminuire il loro giro di affari. Ma questo si vedrà in seguito. Intanto, la guerra gli ha quantomeno rovinato le vacanze. Infatti  molti hanno chiuso le loro faraoniche ville in  Sardegna e licenziato la servitù. Qualcuno ha anche suggerito di sequestrare i loro giganteschi yacht Insomma, questa guerra  si sta rivelando una sciagura. Al punto che qualcuno di loro starebbe cominciando a pensare a come liberarsi di Putin.

Per ora è solo un’idea da fantapolitica, ma se mai andasse in porto, prima o poi, dovrebbero scegliere qualcuno disposto a curare i loro interessi nella nuova fase politica. Una scelta delicata che dovrebbero fare con molta cura e attenzione.I precedenti, infatti, non sono confortanti.

Alla fine degli anni novanta il loro rappresentante stava per finire il suo mandato, ma non riuscivano ad individuare un valido successore. Dopo giorni e giorni di discussioni e riunioni uno di loro, Boris Berezovskij, annunciò di avere trovato l’uomo giiusto. Un ex funzionario dei sevizi segreti della Germania dell’Est, molto ubbidiente e ligio al dovere. Aggiunse anche che non era molto intelligente ed era meglio così perché avrebbe solo dovuto eseguire i loro ordini senza discutere.

Berezovskij, andò da lui per fargli la proposta e quello all’inizio si schernì dicendo che temeva di non esser all’altezza del ruolo che gli veniva offerto. Ma Berezovskij, lo rassicurò dicendogli che loro lo avrebbero aiutato e seguito passo dopo passo. Così lo convinse ad accettare.  La candidatura fu approvata dagli altri oligarchi e il nuovo arrivato cominciò il suo lavoro con il solito zelo. Cosa che gli oligarchi apprezzarono.

Così nel 2000 Berezovskij, insieme ad Abramovich, finanziarono con 50 milioni di dollari la prima campagna elettorale del prescelto. Il quale però, una volta eletto presidente, cominciò a diventare ostile.

Infatti tre anni dopo Berezovskij, e un altro oligarca furono costretti all’esilio, mentre un terzo che aveva cercato di opporsi, dopo un veloce e iniquo processo, fu spedito in Siberia. Gli altri, vista l’aria che tirava, si adeguarono senza protestare.

Berezovskij, che si era trasferito in Inghilterra, dopo aver subito alcuni attentati, in uno dei quali morì il suo autista, è morto a Londra nel 2013 in circostanze non del tutto chiarite.

Il grigio e poco intelligente ex funzionario del partito si chiamava Vladimir Putin.

La guerra del PIL

Dunque la guerra tanto annunciata è scoppiata. Con il solito corollario di avvenimenti tragici: bombardamenti, morti, feriti e profughi. Poi ci sono le notizie. A volte false, spesso incerte,  quasi sempre imprecise. 

Lo scenario che descrivono sembra provenire dal passato, da circa quarant’anni fa. Quando Reagan definì l’Urss l’impero del male. Forse Biden pensa la stessa cosa della Russia di oggi. Mentre Putin pensa lo stesso della Nato. L’uno ha nostalgia della guerra fredda e l‘altro dell’Urss. 

Ma siamo nel 2022 e il mondo è molto cambiato, seppure non in meglio come molti speravano.

Ma i due contendenti sembrano ignorarlo. L’unica cosa certa è che questo conflitto, come tutte le guerre moderne, colpisce per lo più i civili.

Anche il dopo guerra, che speriamo arrivi al più presto, non sarà indolore per i cittadini ucraini, russi e anche per gli europei. Le tanto annunciate sanzioni per quanto leggere, colpiranno l’economia russa e di conseguenza il popolo russo.

Anche la nostra economia potrebbe risentirne, visti i  numerosi rapporti commerciali che abbiamo con la Russia. Di conseguenza potremmo perdere posti di lavoro e la tanto decantata crescita post pandemica potrebbe subire una brusca frenata. 

Gi stati, le banche e le imprese europee rischiano di perdere una montagna di soldi. Saranno disposti a perderli pur di fermare Putin e le sue mire espansionistiche? Non è affatto certo che lo siano.

Mentre chi si ritrova nel bel mezzo di una guerra può perdere tutto: la casa i famigliari, gli amici e anche la vita. Ma questo nel terzo millennio non sembra avere molto valore. 

Intrigo internazionale

Gli ingredienti di una spie story ci sono tutti. I servizi segreti, i russi, gli americani, le spie e un misterioso testimone scomparso. Un autentico intrigo internazionale.

A quanto pare il nostro Conte di Volturara, nonché presidente del consiglio, avrebbe organizzato un paio di incontri tra i nostri servizi segreti, il ministro della difesa e un procuratore dell’amministrazione Trump. Che avevano il compito di raccogliere informazioni su un presunto complotto ordito dai democratici americani con l‘aiuto dei servizi segreti italiani ai tempi dei governi Renzi e Gentiloni. Governi amici di Obama che avrebbero dato via libera alle nostre spie per cercare o, magari, inventare informazioni utili a screditare Trump e ad impedirne la vittoria.

Gli uomini di Trump sospettano anche che i servizi italiani sappiano dove è nascosto il misterioso professor Misfud, la gola profonda di questa complicata vicenda che dovrebbe saperla lunga anche sul Russiagate. L’intricata storia per cui Trump ha rischiato l’impeachment.

Come siano andati questi incontri non si sa. Anche perché il Conte, che ha la licenza temporanea di capo degli 007 nostrani, ha fatto tutto di nascosto. Forse ha pensato che, essendoci di mezzo i servizi segreti, tutto dovesse rimanere nell’ombra.

Ed è proprio la presenza del Conte, personaggio da commedia all’italiana, nel ruolo del protagonista, che ci da un indizio come andrà a finire la vicenda per noi italiani. Probabilmente in una serie di sospetti, richieste di chiarimenti e interrogazioni parlamentari che non avranno nessuna conseguenza pratica. Salvo strapparci qualche risata.

Ma, alla fine, quello che ha tratto il maggior vantaggio da questa tragicomica storia è proprio lui, il Conte.

Qualcuno ha insinuato che abbia fatto questo favore a Trump in cambio dell’appoggio alla sua conferma come primo ministro dopo il cambio di governo.

Infatti Trump, poco dopo, in uno dei suoi famosi tweet notturni lo ha definito molto talentuoso e ha espresso l’auspicio che rimanesse alla guida del governo anche dopo il cambio di colore.

Che sia vero o no, poco importa. Quel che è certo è che il nostro, in poco tempo, è passato dal ruolo di servitore di due vice presidenti di non eccelsa statura politica, a protagonista di una vicenda in cui si destreggia, con disinvoltura, tra i due uomini più potenti del mondo.

Quindi i casi sono due. O Padre Pio è un santo veramente potente, oppure il nostro ha delle doti insospettabili.
Una sopratutto: l’italica arte di arrangiarsi.

P.S.

Particolare curioso: il prof. Misfud insegnava a Roma alla Link University che ha la sede nel palazzo San Pio V. Il papa che, nel 1571,mise insieme la flotta cristiana che sconfisse quella turca nelle acque di Lepanto. Da allora è diventato il patrono dei sovranisti. Insomma un altro santo di nome Pio sulla strada del Conte.Tutto torna.