Come in aereo

Ormai quando sento parlare di vaccini o di complotti entro automaticamente in modalità aereo, come uno smartphone. Non ascolto e penso agli affari  miei. 

Per quanto riguarda i vaccini ho già dato in parole ed opere. Nel senso che ne ho scritto più volte e mi sono vaccinato un paio di mesi fa. Anche sui complottisti ho già scritto, ma l’argomento mi attira di più e, entro certo limiti, lo trovavo divertente. Almeno  fino a  ieri sera, quando sono andato a cena con un gruppo di amici che non vedevo da tempo.

Subito dopo cena uno è stato richiamato all’ordine dalla moglie ed ha abbandonato prematuramente la compagnia, lasciandoci il suo passeggero che, invece, intendeva rimanere ancora. Quando siamo usciti ho scoperto che il tizio abita poco distante da casa mia e gli offerto un passaggio. 

Di lui sapevo solo che lavora nell’ufficio marketing di un’azienda alimentare, non è sposato ed è piuttosto petulante. Delle sue opinioni politiche e virali non sapevo niente e non intendevo affatto colmare questa mia lacuna.

Mentre lui non vedeva l’ora di farmi sapere le sue idee, ovvero il riassunto completo delle più diffuse tesi complottiste. Anche se ero in  modalità aereo le ho sentite ugualmente. Oltretutto la voce era stridula e il tono insistente. Ho pensato che se fossimo stati in autostrada avrei potuto abbandonarlo in un autogrill o in una piazzola di sosta.

Ma eravamo in città e non era possibile. Il tragitto, per fortuna, era breve, più o meno un quarto d’ora, e la  modalità aereo ha resistito. Infatti non ho aperto bocca, tanto parlava sempre lui.

Quando finalmente è sceso aveva un’aria insoddisfatta, forse perché non avevo replicato, oppure gli era venuto il sospetto che le sue opinioni mi interessassero meno di quelle di Pippo Franco. Chissà!