Braccialetti e dispetti

Ieri all’ora dell’aperitivo ho incontrato un amico che non vedevo Ida qualche settimana. Per lui è stato un periodo denso di impegni perché, oltre al suo lavoro, si occupa di politica essendo un attivista del PD. Ultimamente aveva un aspetto dimesso, la faccia smunta e l’espressione un po’ triste. Il minimo che possa capitare ad un iscritto al PD.

Ieri, invece, era euforico. Sorrideva e la sua faccia aveva ripreso colore. Ho subito pensato che fosse sollevato per la fine della campagna elettorale più brutta ed inutile di sempre, ma lui ha precisato che il motivo della sua contentezza era tutt’altro. Quindi scandendo le parole e soppesando le frasi ha iniziato il suo racconto.

“A metà Aprile insieme a mia moglie Paola sono andato a Roma. Il giorno della partenza dovevo passare a prenderla dal parrucchiere. In ritardo come al solito, sono passato da casa di corsa a prendere la mia valigia e soprattuto quella di Paola grande e piena come se dovessimo stare a Roma un mese invece di quattro giorni. Ricordo che sono entrato in casa, ho preso le valigie e, mentre stavo chiudendo le finestre della camera, ho visto sul comò un numero imprecisato di bracciali, non d’oro, ma quelli tipo Pandora ai quali Paola tiene molto. Allora ho pensato che non potevo lasciarli nella camera da letto perché quello è il primo posto dove i ladri entrano in cerca di un bottino. Così li ho infilati in una borsa di plastica con l’intenzione di metterli in cucina insieme al pane e alla pasta. Ma non c’era posto e allora ho cambiato nascondiglio. Almeno così mi sembrava di ricordare.

Qualche giorno dopo il ritorno a casa, Paola mi ha chiesto dove fossero i braccialetti ed io distrattamente ho risposto che erano nella dispensa.  Invece non c’erano. Anche dopo affannose ricerche dei braccialetti nessuna traccia. Allora mi è venuto un dubbio atroce. Mi sembrava di ricordare di aver messo la borsina dei gioielli nel sacchetto del pane. Ma quando siamo tornati il pane era di sicuro ormai secco e magari l’avevo buttato senza accorgermi che dentro c’erano i gioielli.

Paola l’aveva presa male. Le  avevo detto più volte che ero pronto a ricomprarglieli, ma lei diceva che quei modelli non si trovavano più essendo usciti di produzione. Insomma una perdita irrimediabile.

Per farla breve questo è stato un motivo di litigi e musi lunghi per mesi. Una volta mi ha anche accusato di non volerle bene. Secondo lei avevo buttato nella spazzatura i suoi braccialetti senza rendermene conto, ma, inconsciamente, volevo farle un dispetto. In seguito le ho regalato qualche nuovo gioiello e sembrava che la faccenda fosse chiusa, invece era come il fuoco sotto la cenere, pronto a divampare di nuovo.”

A questo punto ho pensato che l’euforia del mio amico dipendesse dal fatto di aver ottenuto il divorzio, ma non ho avuto il coraggio di chiederlo. Intanto lui ha proseguito il suo racconto.

“Oggi pomeriggio, un paio d’ore fa, quando sono tornato a casa, Paola mi ha chiesto di andare a prendere dei cuscini che aveva comprato  tempo fa, per vedere se stavano bene sul nuovo divano. Sono andato in taverna ho aperto l’armadio e ho preso la grossa borsa con dentro i cuscini. Ne ho tirato fuori un paio e ho visto che sotto c’era una piccola borsa di plastica blu con dentro cinque piccole scatole bianche. Le ho subito aperte affannosamente e mi sono apparsi uno dopo l’altro tutti i  famigerati gioielli scomparsi. Avrei voluto lanciare un urlo come quello di Tarzan, ma mi è rimasto in gola.

Poi ho preso il  malloppo e sono salito velocemente in casa. Ho detto a Paola: ”Oltre ai cuscini ho trovato qualcos’altro.” Poi le ho mostrato la busta con i braccialetti e sono uscito dalla stanza. Un  attimo dopo ho sentito un urlo di gioia. Poi Paola mi ha  raggiunto, mi ha abbracciato e mi ha chiesto scusa per tutte le cattiverie che mi aveva detto. 

E’ per questo che stasera sono contento. Almeno per qualche giorno potrò vantare un credito con Paola. Quando mai mi ricapiterà una soddisfazione, seppure piccola, come questa? Probabilmente mai. Nemmeno se il PD vincesse le elezioni.”

Ma in questa storia la politica non  c’entra niente e neanche lo stress da PD del mio amico. Credo che sia uno dei tanti indizi che la pandemia ha lasciato un segno, una traccia profonda nelle nostre vite. Ci ha reso più vulnerabili, irascibili e insicuri. Tornare come prima non sarà affatto facile.

P.S.

Questa è la versione riveduta e corretta di un post che avevo pubblicato stamattina, intitolato: “I gioielli scomparsi .” Qualcosa era andato storto. Infatti Il testo aveva i caratteri molto piccoli e la forma di un albero di Natale. Non sono riuscito a modificarlo e allora l’ho ripubblicato con un altro titolo che mi è venuto in mente nel frattempo. Scusate il disagio. Grazie a tutti.

Scomparsi

In questa noiosa campagna elettorale oltre alle solite classiche promesse come la diminuzione delle tasse e il ponte sullo stretto non c’è molto. A parte la nostalgia suicida di Letta per il governo Draghi spiccano le assenze. Infatti ci sono argomenti ,pure importanti, di cui nessuno parla più. 

Ad esempio la guerra in Ucraina che solo poche settimane fa era sulle prime pagine di tutti i giornali e sulla  bocca di tutti politici, è improvvisamente scomparsa con l’inizio della campagna elettorale. 

Adesso parlano solo del problema dell’approvvigionamento del gas. In questi giorni stavano pensando di mettere un tetto al suo prezzo, ma Putin ha chiuso i rubinetti del gasdotto rendendo quindi del tutto inutile la discussione.

Mentre nessuno parla dello scandaloso prezzo del gasolio che costa più della benzina pur essendo un prodotto di scarto della raffinazione, nonché il punto di partenza per l’aumento dei prezzi anche dei beni di prima necessità. 

Altro argomento scomparso è quello doloroso e scandaloso della sicurezza sul lavoro. Sui giornali si legge ogni tanto qualche frettolosa cronaca dell’ennesima tragedia, ma dai politici nemmeno una parola. 

Forse perché in una campagna elettorale basata su una totale mancanza di idee e proposte, stonerebbe come un filo logico  in un discorso di Calenda. 

Non si sente più parlare nemmeno dei lavoratori precari come, ad esempio, i riders che avevano fatto tanto discutere tempo fa.

E’ scomparso anche un tema che appassionava molto fino a qualche anno fa: la legge elettorale. Tutti volevano cambiarla mentre adesso sono molto impegnati, non si sa con quali risultati, a cercare di capire quella in vigore che sembra piuttosto astrusa.

Oltre agli argomenti anche alcune persone sono scomparse dalla scena. Ad esempio Mattia Santori il fondatore del movimento delle Sardine.

Appena sono apparse sulla scena sembravano poter dare vita ad un movimento di giovani e, per di più, di sinistra. Una ventata d’aria fresca nelle polverose stanze del PD e dintorni. Non sembrava vero. Infatti non lo era.

Nate dall’opposizione a Salvini e alla sua sciagurata politica si sono rivelate utili soprattutto alla rielezione a presidente dell’Emilia Romagna di Stefano  Bonaccini che, per sdebitarsi, ha offerto a Santori una poltrona da assessore nella giunta comunale di Bologna. Nel tempo libero coltiva la cannabis in casa. Tutto qui.

Infine, oltre ai temi e alle persone scomparse, c’è da segnalare anche un ritorno. A Roma sono  tornati i cinghiali. Chissà per chi voteranno. 

Mentre noi  elettori, forse, tenteremo l’ennesimo azzardo. Speriamo non votando la Meloni.

Da soli o in compagnia

Nel 2007 quando nacque il PD dopo un parto lungo e travagliato, Veltroni decise di correre da solo. Chiamando a raccolta gli elettori di sinistra e chiedendo loro di non disperdere i voti, ma di dare un voto utile, rivelatosi poi inutile, arrivò al 34%. Oggi con il cosiddetto campo largo e lo stesso appello al voto utile, Letta e soci, secondo i sondaggi, potrebbero ottenere più o meno lo stesso risultato. Quindi, allora come oggi, vale la chiosa di Altan, che disegnò un Veltroni in tuta da jogging che esclamava:”Io corro da solo!” È un altro gli rispondeva:”Cerca di non arrivare secondo!”

Pensieri fuori dal comune

Queste elezioni comunali com annesso referendum non hanno suscitato molto interesse. Anche i vari commentatori a gettone hanno dimostrato scarso entusiasmo. Si sono quasi tutti limitati a sottolineare la tenuta del CDX dove si è presentato unito e le difficoltà dove era diviso. Come se il CDX fosse ancora quello degli anni novanta.

Ma hanno dovuto comunque registrare almeno un cambiamento, il sorpasso di FDI sulla Lega. Da qui parole di elogio, ma non troppe, per la Meloni, e imbarazzo quando parlano di Salvini, che dal Papeete in poi, non ne ha azzeccata una nemmeno per sbaglio. Il fallimento clamoroso di un referendum ormai scaduto da tempo è solo l’ultimo infortunio di una lunga serie. Tutti sanno che ormai è sulla rampa di lancio, pronto per essere lanciato fuori dalla segreteria della Lega. Vorrebbero che uscisse presto di scena, ma nessuno ha il coraggio di dirlo.

Temono che la continua perdita di consensi della Lega, alle prossime elezioni politiche, potrebbe non essere compensata dai crescenti consensi per FDI. Infatti parecchi elettori di FI, ormai orfani di Berlusconi. potrebbero non gradire l’estremismo della Meloni e rimanere a casa diminuendo così i voti del CDX anche se si presentasse unito. Ma si tratta di cose che si pensano, ma non si dicono.

Mentre quello che politici e derivati non riescono nemmeno a pensare, è la costante, disperata ricerca di facce nuove degli elettori stanchi di partiti  senza idee e dei soliti inamovibili noti.

Un atteggiamento forse più evidente a  sinistra. Ma, ogni volta che succede, tutti manifestano stupore e incredulità. Come nel caso  del risultato a sorpresa di Damiano Tommasi, un ex calciatore che a Verona ha surclassato i due del CDX e minaccia di vincere il ballottaggio.

A destra temono di perdere, mentre a sinistra,  temono di vincere con un candidato che non è un politico e per di più ha avuto l’accortezza di non farsi vedere insieme ad esponenti del PD. 

Comunque vada per il PD e per gli altri partiti non sarà un successo. Ma loro faranno finta di niente. 

Mediocrità

Non so voi, ma io vorrei parlare d’altro. Dopo due anni di pandemia trasmessa a reti unificate 24 ore su 24, sarebbe bello ricominciare a parlare delle nostre vite, delle nostre aspettative, e della mediocrità dei nostri governanti. Ad esempio in Giugno ci saranno le elezioni comunali in diverse città e i partiti cercano faticosamente candidati. Il metodo è diverso da sinistra a destra. Dalle parti del PD usano ancora il metodo inaugurato con la nomina di Veltroni a segretario: vai avanti tu che ci scappa da ridere. A destra, invece, fedeli alla linea ecologica. spesso riciclano personaggi già noti al pubblico e alle cronache giudiziarie.

Prima la pandemia e adesso la guerra hanno relegato queste notizie sui giornali locali. Sembra che sia passato un secolo da quando i partiti erano in campagna elettorale permanente e in tutti i talk show si parlava di tutto tranne che dei problemi, nazionali o locali. Si preferiva rilanciare e commentare le sparate quotidiane della Lega sui migranti per stimolare il nostro razzismo latente.

Si enfatizzava un problema per nascondere la mancanza di idee. Da queste parti si segue ancora questo schema. Fino a tre settimane fa i giornali locali erano pieni di resoconti sulle malefatte delle cosiddette baby gang. Bande di adolescenti che si azzuffavano tra di loro, rompevano vetrine, si rincorrevano per le vie del centro, spacciavano droga, minacciavano i passanti e via delinquendo. I giornali locali avevano pubblicato varie lettere di associazioni e cittadini terrorizzati. 

Qualcuno aveva paragonato addirittura la città al Bronx e invocava la linea dura, da parte delle forze dell’ordine. Ovvero la galera per i giovani teppisti italiani e un bel foglio di via per i ragazzi stranieri che, a quanto pare, farebbero parte in gran  numero delle bande. Qualcuno, ogni tanto, provava a dire che, prima di tutto, bisognerebbe capire i motivi del fenomeno, ma, di solito, veniva immediatamente zittito se non insultato.

Insomma la tendenza era quella di soffiare sul fuoco ed ingigantire il fenomeno. In tempi normali, forse, non sarebbe andata così, ma le elezioni comunali si avvicinavano e quindi la tendenza sembrava destinata a durare. Con la destra che proponeva il pugno di ferro e la sinistra che stava a guardare. Ogni tanto le baby gang tornano nelle cronache, ma più di rado. La guerra le ha fatte passare in secondo piano.

Ma non appena finirà, probabilmente, torneranno protagoniste, almeno fino alle elezioni. Dopo di che, le loro allarmanti imprese faranno la fine dei cinghiali che, qualche mese fa, avevano invaso Roma e che il giorno dopo le elezioni erano improvvisamente spariti.

Tuttavia il disagio giovanile resterà e i ragazzi continueranno ad essere considerati un problema e non una risorsa. 

Quindi dopo la guerra e la pandemia torneremo a fare i conti con la mediocrità dei politici che non ha proprio niente di aureo.

Affari di corna

Il secondo lunedì nero per il cdx, ancora più nero del primo, ha cambiato il clima politico. In tv non si parla d’altro. Si fanno acute e sofferte analisi sulla sconfitta con evidente preoccupazione. Quando si trattava di analizzare una delle tante sconfitte del cx il clima era disteso, si susseguivano sorrisi, risatine e battute, come quando, tra amici, si parla delle corna di un conoscente.

Ma qui il cornuto è il cdx tradito dagli elettori che, in parte, hanno votato per gli altri, oppure hanno preferito rimanere a casa piuttosto che dare il proprio appoggio ai suoi improbabili candidati. I commentatori sono preoccupati perché i loro editori sono quasi tutti vicini al cdx e temono che non sia più in grado di vincere. La situazione sembra più grave del previsto.

A Roma scommettevano che Raggi e Calenda avrebbero tolto voti al cx. Prevedevano un testa a testa tra Gualtieri e Michetti, invece è finita 60 a 40. A Torino stesso risultato. Non solo. Hanno perso con un risultato non molto diverso anche a Cosenza  dove i giochi sembravano fatti. Brutto segno.

Allora tutti a dire che c’è bisogno di una rifondazione, di una ripartenza e il pensiero va subito a colui il cdx se l’era inventato, Berlusconi ex cavaliere Silvio.

Qualcuno spera ancora che possa rimetterlo insieme. Peccato che ormai, quando appare in pubblico, sembri appena uscito dal museo delle cere. Gli anni passano, la verve non è più la stessa e le sue leggendarie barzellette non fanno più ridere. Lui che garantiva per tutti i suoi improbabili alleati non sembra in grado di fermare la corsa sfrenata di Salvini e Meloni verso l’estrema destra.

Ma alternative non ce ne sono. Un altro con i suoi soldi e le sue tv in Italia non c’è. Inoltre in un’Italia in fondo ancora democristiana, a molti era sembrato l’erede della DC, come anche a qualcuno del PD.

I suoi fedelissimi lo vorrebbe addirittura al posto di Mattarella. Certo, sarebbe uno spasso. Ve l’immaginate lui che organizza cene eleganti al Quirinale? Oppure che fa le corna in una foto con un altro capo di stato come ai tempi d’oro? Sarebbe un gran finale per uno che si è sempre fatto prima di tutto gli affari suoi.

I nostri affari, invece, non se li è ancora fatti nessuno.

Criticonti

Da tempo criticare il PD è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, è un esercizio fin troppo facile. Ma dopo l’esito delle elezioni locali le critiche si sono affievolite. Almeno per il momento. 

Intanto, però, hanno preso di mira un altro bersaglio: l’ex avvocato degli italiani. Conte, infatti, negli ultimi tempi, ha ricevuto più frecciate di un bersaglio per il gioco delle freccette. 

Incastrato come è tra Grillo e il PD si ritrova in una posizione tutt’altro che invidiabile. Sui giornali compaiono decine di analisi sul suo sforzo titanico di trasformare un movimento dove uno valeva uno in un partito dove dovrebbe contare l’unità di intenti e che invece si ostina a rimanere un gruppo di persone che stanno insieme solo per criticarsi gli uni con gli altri. 

Dunque, un’impresa ritenuta impossibile almeno come insegnare l’italiano e la geografia a Di Maio. 

Inoltre sembra che Conte, dopo aver avuto l’opportunità di diventare due volte consecutive presidente del consiglio, sia stato abbandonato dalla fortuna e dai suoi santi protettori. 

Le sue difficoltà a prendere saldamente in mano la guida del nuovo partito a cinque stelle sono evidenti.  Ad esempio ieri ha dichiarato che al ballottaggio voterà per Gualtieri, ma ha aggiunto che non è detto che il partito e gli elettori lo seguano. 

Però a preoccupare i commentatori sono proprio gli elettori che, dopo aver votato per tante facce nuove o quasi, potrebbero scegliere lui alle prossime politiche. 

Quindi meglio mettere le mani avanti per evitare che accada. 

Intanto lui capirà cosa succede a chi si allea con il PD.

Raggio di sole

Nei vari salotti televisivi serpeggia ancora una certa preoccupazione. Facce scure  e pensierose, sorrisi tirati.  Come lunedì pomeriggio mentre stavano arrivando gli exit poll e poi le prime proiezioni. Il cdx era stato sconfitto al primo turno a Milano, Napoli e Bologna ed era piuttosto malmesso anche in altre città.

Quando all’improvviso dal cielo cupo è arrivato un raggio di sole. Ovvero la Raggi era data alla pari con Gualtieri. Una parità perfetta che vedeva entrambi al 25,1%. A questa notizia qualche faccia ha ripreso colore ed è spuntato qualche sorriso. Il motivo è semplice. Come qualcuno ha subito spiegato con malcelato piacere, la sindaca uscente sarebbe stata  il miglior avversario possibile per Michetti che, al ballottaggio, ne avrebbe fatto un sol boccone.

Ma l’ipotesi è durata poco. Infatti la percentuale di Gualtieri ha cominciato a salire arrivando la 27% e lasciando la Raggi al 19%. Quindi si profilava il rischio che l’unica vittoria di rilievo del cdx potesse rimanere quella calabrese, già ottenuta al primo turno.

Così mentre Salvini faceva autocritica, cosa rara, tutti si chiedevano, e continuano a chiedersi, come sia potuto accadere. Eppure l’italia elettoralmente è un paese orientato a destra. Per un candidato di destra basta promettere soldi a chi ne ha già tanti e ricchi premi a coltillons ai poveri per aggiudicarsi la vittoria.

Ma stavolta i candidati erano talmente scarsi che hanno portato a casa solo un magro bottino di voti. Questa è la tesi più diffusa. Poi c’è anche chi spiega la mala parata con l’assenza dalla contesa del fu cavaliere Silvio e dei suoi potenti mezzi, che stavolta non è sceso in campo. 

Comunque sia qualcuno, come Molinari, direttore di Repubblica, comincia a temere che sia cambiate l’aria e che alle prossime politiche PD e M5S insieme potrebbero anche vincere. Quindi  ha già messo le mani avanti cominciando a tessere le lodi di Letta e dei suoi compagni del PD, pur sottolineando che hanno avuto vita facile. Forse troppo. Infatti era un’impresa veramente difficile riuscire a perdere queste elezioni.

Magari andrà meglio o peggio la prossima volta.

Intanto sullo stesso giornale altri aspettano fiduciosi l’implosione del cx. Il ragionamento è che, da anni, il cx cerca di imitare il cdx e quindi perché non dovrebbe farlo anche questa volta trasformando questa vittoria elettorale in una schiarita effimera come il raggio di sole romano di lunedì? 

Alle correnti l’ardua sentenza.

Non solo grinpa

Il dibattito sul green pass è sfibrante, noioso ed inutile. Assomiglia a certe discussioni della sinistra che non arrivavano mai ad una conclusione. Semina confusione e raccoglie incertezza.

A cominciare dalla sua collocazione politica. A prima vista sembrerebbe una cosa di sinistra. Infatti quelli più a sinistra lo sostengono senza esitazione. La destra è contraria, ma non tutta. Salvini si è vaccinato e ha il grinpa in tasca, ma non vuole farlo sapere troppo in giro. Inoltre è una misura varata da un governo di destra.

Infatti. quello di Draghi, che è un uomo di destra, è appoggiato da due terzi del centro destra, dai 5stelle che hanno un piede a destra e uno a sinistra. e dal PD che è ormai diventato un partito di destra, seppure moderata.

Mentre i no vax sono di estrema destra. Minoranza rumorosa come da tradizione ormai centenaria. Poche idee ma chiare. Il Covid non esiste, ma se ne incontriamo uno lo facciamo secco con un colpo di pistola.

Comunque sia il dibattito sul grinpa sta diventando ogni giorno più inutile. Oltre l’80% degli italiani si è vaccinato e altri ne seguiranno. Inoltre il Covid, che in questa ultima ondata è rimasto su livelli decisamente più bassi che in quelle precedenti, pare stia lasciando, seppure lentamente, il campo. 

Dopo di che potremo tornare a parlare non di dittatura sanitaria, ma del neofascismo latente che domina questa epoca disgraziata.

Quello che mette il profitto al primo posto. Quello che trascura la sicurezza sul lavoro e ogni giorno provoca morti bianche.

Quello che vorrebbe ammanettare i dipendenti al posto di lavoro. Quello che costringe gli operai a lavorare per dieci giorni di seguito, prima a di poter avere un giorno di riposo.

Quello che concede otto o dieci minuti di pausa a chi lavora per otto o dieci ore di seguito.

Quello che vorrebbe abolire il RDC, diventato per molti vitale con l’arrivo del Covid, e dare i soldi risparmiati agli industriali.

Di questo bisognerebbe discutere, perché il Covid passerà, ma le ingiustizie rimarranno.

Travagliare

Questo post lo ha scritto un mio giovane amico che, nonostante i miei tentativi di dissuaderlo. insiste nell’insano proposito di voler fare, da grande, il giornalista. Attualmente scrive per qualche giornale on line locale occupandosi di cronaca, ma sogna di arrivare ad un giornale nazionale, Credo che il suo preferito sia il “Fatto Quotidiano” a cui ogni tanto spedisce qualche articolo che però gli rimbalza sempre indietro perché la casella della posta del direttore è sempre piena. Così mi ha chiesto di pubblicarlo qui. Certo, la possibilità che Travaglio o chi per lui, leggano questo post sono piuttosto basse. Il mio blog. nonostante il recente e costante arrivo di nuovi followers non ha certo la visibilità di un giornale. Ma non si mai.

Intanto grazie a tutti voi che mi seguite e buon Agosto.

“I guardiani della controriforma non sono ancora andati in ferie. Sensibili come un sismografo alle scosse anche minime che arrivano dalle parti di palazzo Chigi sono sempre pronti a reagire. Non appena Marco Travaglio ha fatto le sue esternazioni sulle qualità di Draghi è partita una violenta offensiva mediatica.  Nessuno è entrato davvero nel merito, ma tutti lo hanno accusato di lesa maestà. Certo il direttore del Fatto ha parlato dell’ex BCE come se fosse un suo conoscente, una persona qualsiasi e lo ha fatto in modo brusco e sgarbato, ma ha espresso comunque un’opinione, condivisibile o meno, ma legittima. 

Poco dopo il sismografo presidenziale ha registrato un’altra piccola scossa. Due noti e stimati filosofi come Giorgio Agamben e Massimo Cacciari hanno criticato l’introduzione del Green Pass. Entrambi lo hanno definito una misura degna di un regime autoritario come l’ex Urss. 

Quindi i pasdaran di destra e di sinistra si sono subito lanciati in anatemi vari e poi hanno commentato dicendo che affermazioni del genere dimostrerebbero tutta la decadenza e l’obsolescenza di certa sinistra che vive ancora nel novecento.

Forse i due filosofi hanno esagerato per di più usando argomenti che, di solito, usa la destra, ma a nessuno è venuto il dubbio che potrebbero averlo fatto apposta per svegliare le menti annebbiate dal conformismo imperante e dal Covid. 

A quasi tutti gli osservatori, infatti, sembra essere sfuggito un problema di fondo. Vale a dire che per la prima volta dopo 75 anni i cosiddetti poteri forti, le imprese, comprese le multinazionali che sono in italia, le banche e la finanza sono andate direttamente al governo senza la mediazione della politica. I soldi del recovery fuond sono tanti e volevano essere sicuri di ricevere una bella fetta della succulenta torta.

Quindi non potevano fidarsi di uno come Conte, appena arrivato in politica. Così hanno chiamato Mario Draghi, un loro uomo di fiducia che  maneggia miliardi da quarant’anni e non ha mai dato neppure un centesimo ai poveri che, come noto, non hanno neppure il bancomat. Infatti ha già cominciato a prendere provvedimenti popolari come aumentare benzina e bollette, ridare il vitalizio a Formigoni e soci e prossimamente abolire quota 100. 

Qualcuno in teoria, ad esempio la vecchia maggioranza giallo.rossa potrebbe opporsi a tutto questo, ma è troppo impegnata in discussioni e beghe interne nelle quali si dibattono  in particolare il PD ed il M5S.  

Insomma, quello che vediamo accadere oggi era già successo cento anni fa e non è stata una bella esperienza.”