Furto certificato

A volte un pezzo di carta può toglierti dai guai. A dispetto di quelli che dicono che non serve a niente. Qualche giorno fa una signora è entrata in alcuni negozi di un outlet e ha fatto incetta di capi firmatI per un valore di circa mille euro.   Fin qui niente di strano.  Se non che la signora è uscita con la sua spesa senza pagare. Pensando ad  un banale tentativo di taccheggio gli addetti alla sicurezza hanno fermato la signora trattenendola fino all’arrivo dei carabinieri. Lei, però non si è scomposta e ha mostrato loro un certificato medico che attestava una malattia da cui è affetta. Cosa c’entra una malattia con un furto? Parecchio, se la malattia in questione è la cleptomania. Tuttavia, nonostante la malattia la signora, probabilmente, aveva scelto con cura i capi di abbigliamento perché alla fine li ha comprati sborsando mille Euro senza battere ciglio.

Vintage

La moda da parecchi decenni non propone più niente di veramente nuovo, ma si limita a riproporre scampoli di mode del novecento. Tentativi di revival che lasciano il tempo che trovano. Quella più ricca di spunti e proposte è ovviamente quella femminile.

Mentre noi uomini possiamo solo scegliere il colore e il tessuto di giacche e pantaloni, che da anni  vanno di moda più stretti di almeno una taglia. 

La cronica crisi economica ci aveva spinto verso i marchi a basso costo o verso gli outlet. Ma non solo.  Da frequentatore abituale di mercatini dell’usato avevo  notato da tempo che i reparti di vestiti vintage erano piuttosto frequentati.

Con la pandemia la tendenza si è trasferita on line. Infatti i  siti di compravendita di abbigliamento usato stanno facendo affari d’oro. Pare siano soprattutto i più giovani i clienti più affezionati. Preferiscono i capi vintage perché costano meno ed è facile trovare tra di essi dei  modelli originali che difficilmente si possono vedere indossati da qualcun altro, a differenza di quelli prodotti in grande serie.

In più la qualità è spesso migliore perché qualche decennio fa non imperava ancora il made in china o in altri paesi con mano d’opera a basso costo. Anche la disponibilità è buona visto che molti hanno approfittato dei vari lockdown per svuotare gli armadi.

Qualcuno sì è anche liberato di qualche capo di alta moda, magari acquistato per un’occasione importante, ma ormai inevitabilmente datato. A qualcun altro però può interessare un prodotto dell’epoca d’oro degli stilisti italiani.

Tutto bene quindi? Dal punto di vista economico e del riciclo delle risorse ,certamente si, ma non altrettanto si può dire da quello delle idee.

Nel campo della moda, come altrove, continuiamo a guardare al passato alla ricerca di modelli validi anche per questo martoriato presente. Utopie retrograde, nostalgie di un passato che non passa e che adesso a qualcuno sembra migliore di quello che era.

Oppure si ripropongono punti di vita novecenteschi e ricette economiche e politiche ormai scadute, che non possono certo curare i mali del nostro tempo.

All’inizio degli anni novanta aspettavamo con ansia che il nuovo avanzasse, ma lo stiamo ancora aspettando.