Affari di corna

Il secondo lunedì nero per il cdx, ancora più nero del primo, ha cambiato il clima politico. In tv non si parla d’altro. Si fanno acute e sofferte analisi sulla sconfitta con evidente preoccupazione. Quando si trattava di analizzare una delle tante sconfitte del cx il clima era disteso, si susseguivano sorrisi, risatine e battute, come quando, tra amici, si parla delle corna di un conoscente.

Ma qui il cornuto è il cdx tradito dagli elettori che, in parte, hanno votato per gli altri, oppure hanno preferito rimanere a casa piuttosto che dare il proprio appoggio ai suoi improbabili candidati. I commentatori sono preoccupati perché i loro editori sono quasi tutti vicini al cdx e temono che non sia più in grado di vincere. La situazione sembra più grave del previsto.

A Roma scommettevano che Raggi e Calenda avrebbero tolto voti al cx. Prevedevano un testa a testa tra Gualtieri e Michetti, invece è finita 60 a 40. A Torino stesso risultato. Non solo. Hanno perso con un risultato non molto diverso anche a Cosenza  dove i giochi sembravano fatti. Brutto segno.

Allora tutti a dire che c’è bisogno di una rifondazione, di una ripartenza e il pensiero va subito a colui il cdx se l’era inventato, Berlusconi ex cavaliere Silvio.

Qualcuno spera ancora che possa rimetterlo insieme. Peccato che ormai, quando appare in pubblico, sembri appena uscito dal museo delle cere. Gli anni passano, la verve non è più la stessa e le sue leggendarie barzellette non fanno più ridere. Lui che garantiva per tutti i suoi improbabili alleati non sembra in grado di fermare la corsa sfrenata di Salvini e Meloni verso l’estrema destra.

Ma alternative non ce ne sono. Un altro con i suoi soldi e le sue tv in Italia non c’è. Inoltre in un’Italia in fondo ancora democristiana, a molti era sembrato l’erede della DC, come anche a qualcuno del PD.

I suoi fedelissimi lo vorrebbe addirittura al posto di Mattarella. Certo, sarebbe uno spasso. Ve l’immaginate lui che organizza cene eleganti al Quirinale? Oppure che fa le corna in una foto con un altro capo di stato come ai tempi d’oro? Sarebbe un gran finale per uno che si è sempre fatto prima di tutto gli affari suoi.

I nostri affari, invece, non se li è ancora fatti nessuno.

Non solo grinpa

Il dibattito sul green pass è sfibrante, noioso ed inutile. Assomiglia a certe discussioni della sinistra che non arrivavano mai ad una conclusione. Semina confusione e raccoglie incertezza.

A cominciare dalla sua collocazione politica. A prima vista sembrerebbe una cosa di sinistra. Infatti quelli più a sinistra lo sostengono senza esitazione. La destra è contraria, ma non tutta. Salvini si è vaccinato e ha il grinpa in tasca, ma non vuole farlo sapere troppo in giro. Inoltre è una misura varata da un governo di destra.

Infatti. quello di Draghi, che è un uomo di destra, è appoggiato da due terzi del centro destra, dai 5stelle che hanno un piede a destra e uno a sinistra. e dal PD che è ormai diventato un partito di destra, seppure moderata.

Mentre i no vax sono di estrema destra. Minoranza rumorosa come da tradizione ormai centenaria. Poche idee ma chiare. Il Covid non esiste, ma se ne incontriamo uno lo facciamo secco con un colpo di pistola.

Comunque sia il dibattito sul grinpa sta diventando ogni giorno più inutile. Oltre l’80% degli italiani si è vaccinato e altri ne seguiranno. Inoltre il Covid, che in questa ultima ondata è rimasto su livelli decisamente più bassi che in quelle precedenti, pare stia lasciando, seppure lentamente, il campo. 

Dopo di che potremo tornare a parlare non di dittatura sanitaria, ma del neofascismo latente che domina questa epoca disgraziata.

Quello che mette il profitto al primo posto. Quello che trascura la sicurezza sul lavoro e ogni giorno provoca morti bianche.

Quello che vorrebbe ammanettare i dipendenti al posto di lavoro. Quello che costringe gli operai a lavorare per dieci giorni di seguito, prima a di poter avere un giorno di riposo.

Quello che concede otto o dieci minuti di pausa a chi lavora per otto o dieci ore di seguito.

Quello che vorrebbe abolire il RDC, diventato per molti vitale con l’arrivo del Covid, e dare i soldi risparmiati agli industriali.

Di questo bisognerebbe discutere, perché il Covid passerà, ma le ingiustizie rimarranno.

Necrologio

E’ mancato all’affetto dei suoi cari Vaxzevria, meglio conosciuto come vaccino anticovid dell’AstraZeneca.

Ne danno il triste annuncio l’EMA, la ditta produttrice e i vaccinandi tutti, o quasi.

Partecipazioni al lutto.

Boris Johnson lo ricorda quando, quando con grande senso del dovere e sprezzo del pericolo si lanciò da solo contro il virus.

Speranza,  invece, non riesce a credere che sia morto. “Vaxzevria, è vivo e lotta insieme a noi,” ha dichiarato alle agenzie di stampa.

Anche Mario Draghi non riesce a farsene una ragione. “ Era giovane, pieno di vita e di qualità. Una soprattutto, costava così poco. 

Bersani ha dichiarato che la storia di quel farmaco è piuttosto strana. Molto simile alla sua famosa metafora del tacchino sul tetto che nessuno ha mai capito. Forse nemmeno lui.

I radical chic, invece, sono addolorati per la scomparsa del vaccino proletario, ennesima vittima dell’imperialismo americano

La Meloni si è detta dispiaciuta per la prematura dipartita ma non troppo. In fondo quel vaccino era figlio della perfida Albione. 

Salvini la pensa allo stesso modo, ma, per differenziarsi, ha detto che, in fondo, niente e nessuno è insostituibile. Il posto del defunto vaccino potrebbe essere preso da quello del suo amico Putin.

Il necrologio più addolorato è quello dei cosiddetti esperti e degli opinionisti. Il loro cruccio è che sia scomparso un medicinale efficace, efficacissimo, e sicuro, sicurissimo. Almeno fino a quando lo dirà Draghi.

Infine i più preoccupati sono gli esodati del vaccino. Quelli che hanno ricevuto la prima dose di Vaxzevria. Temono sia di ricevere la seconda dose che l’asl ha messo da perte per loro, sia di vedersi iniettare uno dei due vaccini di lusso. Idea che per molti è sedicente, ma il cocktail sarà indigesto?

Astinenze

Da più di nove mesi siamo un po’ tutti in crisi di astinenza. Soffriamo la mancanza di baci, abbracci, strette di mano e, soprattutto, della libertà di vivere normalmente la nostra vita.

I nostri politici, invece, sembrano soffrire di altre mancanze. Molto diffusa è la crisi di astinenza da protagonismo. Il Renzi di questi giorni ne è l’esempio più evidente. Minaccia sfracelli e si dimena come un gatto preso per la coda. Ma il gatto graffia mentre lui promette solo di farlo. Giornalisti e politologi si chiedono ansiosi quale sia il suo scopo. Crisi di governo? Rimpasto? Chissà! Ma intanto un risultato lo ha già ottenuto, quello di tornare sotto le luci della ribalta. Almeno per qualche giorno. 

L’altro Matteo, invece, sembra in crisi di astinenza da sovranismo. Già il covid aveva messo in crisi gli egoismi nazionali e fatto scivolare in secondo piano la questione immigrati, lasciandolo senza argomenti. Non gli rimaneva che quello del complotto globale giudaico massonico, ma su questo argomento non ha mai preso una posizione chiara. Adesso che anche Trump è caduto non gli rimangono che i quattro patrioti del portafoglio di Visegrad.

Mentre la Meloni è in perenne crisi di astinenza da gaffe. Forse servono a riempire, almeno in parte, il vuoto ideologico nel quale si è venuta a trovare la destra. Ma. in fondo , lei dei massimi sistemi non si mai interessata. E’ un tipo con i piedi per terra. Preferisce parlare di cose concrete. Come qualche giorno fa, quando ha detto che le auto ibride sono contro natura, perché sarebbero trangender. Le auto degli italiani, quindi, dovrebbero essere solo a benzina o diesel. Senza pericolose vie di mezzo. 

Speranza, invece, è in crisi di astinenza da lockdown. Avrebbe voluto chiuderci ermeticamente in casa a Natale e Capodanno dichiarando tutta Italia zona rossa. Forse non ha capito che dopo quest’anno infausto il rosso, da colore di sinistra, è diventato sinistro, perché ci ricorda tante disgrazie. Forse a Capodanno non metteremmo nemmeno le mutande rosse.

L’unico che non soffre di alcuna crisi di astinenza è lui, Conte. Impegnato com’è a fare l’avvocato degli italiani, il presidente del consiglio, il declamatore di dpcm e il segretario dei cinque stelle, non ha tempo di chiedersi se gli manca qualcosa.