Bonaccia d’agosto

Tra due settimane o poco più sarà Ferragosto. 

L’anno scorso, sembra un secolo fa, siamo andati al mare felici pensando che, dopo una primavera trascorsa in casa, il covid fosse scomparso. Invece era solo andato in ferie. 

Infatti in settembre era rientrato in città insieme a noi, dopo aver passato parecchie notti in discoteca.

Mentre, un anno prima, in discoteca c’era andato Salvini che, in preda ad euforia alcolica, si era giocato la poltrona di ministro dell’interno e il governo giallo-verde.

In seguito era nato, faticosamente, il nuovo governo giallo-rosso, Mazinga per gli amici. 

Quest’anno, invece, andremo in ferie con un governo multicolore, ma dai toni piuttosto scuri. Quasi neri.

Il virus è ancora ta noi e la prospettiva immediata ,politica o virale che sia, non sembra affatto rosea. 

A meno che la bonaccia d’agosto non ci faccia una sorpresa. Speriamo gradita.

Paure e sospetti

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Il sospetto ce l’avevano  da tempo, ma in questi giorni nebbiosi si è riprodotto e ha dato vita a tanti piccoli sospetti. Sospettano di amici, parenti, conoscenti e vicini di casa. Di tutti quelli che non hanno espresso giudizi negativi sul governo precedente ed, in particolare, sull’ex inquilino del Viminale.

Dopo la disfatta umbra, annunciata, ma non per questo meno bruciante, in Emilia Romagna temono che anche dalle loro parti la bandiera verde possa sostituire quella rossa. Questa prospettiva li rende diffidenti. Anche nei confronti di chi si è sempre schierato a sinistra. Almeno a parole.

Come nel caso  dei cosiddetti radical chic che, ad ogni occasione, criticano il PD.  Raramente la destra. Trovano che sia un esercizio banale che lasciano fare volentieri ad altri.

Diffidati sono anche quelli che non parlano mai di politica, ma si lamentano delle tasse, delle bollette, dei prezzi alti e di tutto quello che si paga.

Poi ci sono i sorvegliati speciali. Quelli che, da anni ripetono quello che fu il tormentone del Bagaglino: “I politici sono tutti uguali. Tutti ladri. È tutto un magna magna.” Dal qualunquismo teatrale al leghismo il passo potrebbe essere breve.

Insomma, da quelle parti hanno paura di non avere molte possibilità di evitare un’invasione di camicie verdi. Sanno che molto dipenderà dal governo Mazinga che però con la faccia di Conte, il braccio sinistro di Zingaretti, quello destro di Di Maio e le gambe di Franceschini, non sembra molto forte.

Non è certo dotato di missili perforanti o del micidiale raggio termico in grado di incenerire i nemici in una frazione di secondo.

Ha solo tante buone intenzioni più che, per ora, hanno prodotto solo una valanga di cifre e indiscrezioni più o meno fondate. Quindi, se le cose non cambieranno in fretta, gli abitanti di questa parte della pianura padana pensano che non rimarrà loro altro da fare che sperare in un miracolo.

Per ottenerlo qualcuno ha suggerito di non affidarsi ad un semplice santo, ma di rivolgersi più in alto.

Magari riprendendo la famosa affermazione che Don Camillo usava per fare appello alla coscienza degli elettori.

Ovvero: ”Nella cabina elettorale Dio ti vede. Salvini, no!”