Sistemati per le feste

Solo qualche giorno fa se qualcuno voleva godere di qualche minuto di celebrità non doveva fare altro che scrivere sul suo profilo social che riteneva indispensabile un nuovo lockdown totale, convinto che fosse l’unico modo per fermare il contagio e l’inquinamento. Oltre che un sistema sicuro per risparmiare  e mettere alla prova amori ed amicizie.

Quindi lanciava un accorato appello ai politici perché esaudissero al più presto la sua richiesta. Come minimo poteva essere citato in un articolo su un giornale locale.  Ma se, in qualche modo, aveva a che fare con la sanità o con la pubblica amministrazione poteva arrivare anche alla prima pagina di qualche giornale. nazionale.

Dove poteva essere presentato come esempio di volontà e buon senso popolare contrapposto alla politica incerta e lassista del governo. Visto che i giornali critici con il governo sono circa il 95% come gli asintomatici, aveva tante possibilità di salire agli onori della cronaca.

Ma le cose cambiano in fretta e adesso la parola d’ordine è ottimismo.

Infatti  anche I catastrofisti di professione e i pessimisti cosmici di qualche mese fa, hanno cambiato atteggiamento. Quelli che questa estate, quando i contagi erano stati quasi azzerati, cercavano il pelo nel virus, adesso, anche se i dati non sono del tutto confortanti, non perdono occasione per ribadire che la curva si sta piegando che la crescita dei contagi rallenta e che la situazione sta migliorando.

Tutti noi, naturalmente, speriamo che abbiano ragione, tuttavia, almeno da queste parti, questo cambio di atteggiamento non convince del tutto.

Pensiamo che questo ottimismo, oltre che dai dati del contagio, dipenda anche da quelli dei consumi che in Ottobre sono scesi sotto il livello di guardia.  Quindi produttori e commercianti non vedono l’ora di venderci il necessario e il superfluo per santificare  le feste.

Poi, dopo il 6 Gennaio, in attesa dei saldi di fine stagione, un lockdown, magari breve, ci potrebbe scappare. Quindi  dobbiamo comportarci bene.

Altrimenti la Befana riempirà di carbone le nostre calze.

Il nero e il blu

Quello che segue è il riassunto di una conversazione che ho avuto con un amico che vive a New York da nove anni.

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Poco più di una settimana fa New York era una città fantasma. I negozi e gli uffici erano chiusi e i marciapiedi, solitamente percorsi da migliaia di persone, quasi deserti. Regnava un silenzio irreale.

Ma alle otto di sera tutti i giorni dalle finestre e dai balconi si levava un applauso scrosciante, lungo e senza fischi. Era rivolto al personale sanitario che lottava, e lotta ancora, contro il corona virus. Ma, purtroppo, nonostante il loro impegno, a volte eroico, l’88 per cento dei malati gravi non ce l’ha fatta. Si trattava di pazienti affetti da altre patologie come ipertensione, diabete o obesità che non si erano curati perché non potevano permettersi un’adeguata e costosa assicurazione sanitaria.

La pandemia ha peggiorato la condizione di gran parte di coloro che appartengono a minoranze etniche che già non se la passavano molto bene da quando è in auge quella ideologia retrograda chiamata America First,.Ultimo atto di un neoliberismo che fissa un prezzo per tutto. Anche per la vita.

La tensione sociale che covava sotto il lockdown era palpabile ed è esplosa con la morte di Floyd. La disoccupazione e le disuguaglianze crescenti hanno alimentato le proteste contro il razzismo che è ancora piuttosto diffuso.

Quando Obama era presidente c’erano stati sono stati parecchi episodi di violenza nei confronti degli afroamericani.

Obama negli ambienti più¹ conservatori era visto come un usurpatore. Lo stesso Trump sosteneva che non fosse nato in America e quindi non avrebbe potuto diventare presidente. Inoltre, visto che di secondo nome fa Hussein, come Saddam, doveva essere per forza musulmano.

Come Trump tanti altri americani non avevano digerito un presidente di colore. Questo aveva risvegliato il loro razzismo latente. Alcuni poliziotti lo sfogavano sui black-people che capitavano loro a tiro di pistola.

Poi con l’arrivo Trump alla casa bianca, gli episodi di violenza razziale erano quasi cessati. Evidentemente molti si sentivano rappresentati da un presidente bianco con tendenze razziste.

Ma ora il virus ha cambiato le carte in tavola. Anche nella polizia. Il fatto che alcuni poliziotti abbiano solidarizzato con chi manifestava per l’omicidio di Floyd, invece di difendere i loro colleghi, è un evento storico che non ha precedenti.

Sembra lontanissimo quel dicembre del 2014 quando al funerale di un agente ucciso da un afroamericano che intendeva così vendicare un ragazzo di colore ucciso dalla polizia nonostante fosse disarmato, le divise blu di questa città avevano voltato simbolicamente le spalle al sindaco De Blasio che aveva criticato le loro violenze.

L’epidemia e la conseguente crisi economica hanno colpito i più poveri e i poliziotti non sono certo ricchi.
Forse hanno pensato che il blu delle loro divise non è molto diverso dal colore della pelle degli afroamericani.