Campane di vetro

Dopo il picco di notorietà del 6 Gennaio a poco a poco sono scomparsi dai radar mediatici. Si sono ritirati sui social dove continuano a raccontare la loro visione del mondo fatta di oscuri e inafferrabili personaggi che tramano alle nostre spalle sfruttando la pandemia per testare nuovi sistemi di controllo sociale. Ovvero lo schema base del pensiero complottista che anche parecchi italiani hanno fatto proprio.

Ma non sono aggressivi come quelli americani. Non sognano rivoluzioni e non progettano azioni clamorose. Preferiscono rimanere sotto la loro campana di vetro che li protegge dai raggi UV, dall’inquinamento e dai complotti dei poteri forti. Si accontentano di conoscere delle verità ignorate dai più e di condividerle con chi ha lo spirito giusto. Perché il complottismo è prima di tutto uno stato d’animo. Non tutti possono essere illuminati.

Quindi si ritengono dei privilegiati per aver capito e smascherato il complotto globale che ci minaccia. Questa conoscenza per loro è una specie di coperta di Linus che li rassicura, li protegge e li distingue dal resto del mondo. 

Un atteggiamento questo molto simile a quello di certi ambienti di sinistra dove le idee sono poche e distanti dalla realtà, ma sufficienti per criticare i partiti di sinistra, anzi, uno in particolare. Un partito che, se anche facesse tesoro dei loro consigli e li seguisse, ai loro occhi sbaglierebbe comunque. Altrimenti di cosa mai potrebbero discutere tra di loro?