Sintomi

Da più di un anno sentiamo continuamente parlare di asintomatici  e sintomatici. 

Quelli che, al contatto con il virus, non accusano nessun sintomo e quelli che, invece, li manifestano, gravi o lievi che siano. 

Il covid ha contagiato, ovviamente, anche la politica provocando sintomi  evidenti e certo non lievi che, negli ultimi tempi, si sono aggravati.

Anzitutto con l’assunzione al ruolo di primo ministro di un ex vice direttore della Goldman Sachs che ha riesumato personaggi autorevoli come Brunetta, Gelmini, Carfagna e Salvini. 

Poi è arrivato l’ingaggio di un generale per sconfiggere il covid, che tratta gli italiani come coscritti. 

In seguito si sono riaccese le polemiche e le difficoltà ad approvare finalmente il ddl Zan con un corollario di opinioni databili approssimativamente al 1100 A C.. Il silenzio della sinistra ha spinto un cantante ad improvvisarsi oppositore. 

Mentre Letta, a braccetto con Salvini, si schierava dalla parte di Israele. 

Intanto si manifestava un altro inquietante sintomo: il ripristino del vitalizio ai condannati in via definitiva. Quindi Formigoni e soci riavranno i loro settemila euro al mese che pagheremo noi.

Infine la nomina ad ambasciatore italiano a Singapore di un neo fascista.

Notizia che fa il paio con la richiesta di estradizione, inoltrata alla Francia  qualche settimana fa, di alcuni ex terroristi rossi. 

Con tutti i problemi che avevamo, e ancora abbiamo, qualcuno ha pensato bene di rispolverare storie tragiche, di quaranta anni fa, per ricordarci che l’armadio della sinistra è pieno di scheletri.

Alla luce di tutti questi sintomi la diagnosi è facile. Abbiamo un governo di destra senza se e senza ma. Ma tutto questo Letta non lo sa.

Circolo vizioso

Se ne parla quasi più sui social che su giornali e tv. Forse perché l’argomento è scomodo e non fa audience, quindi meglio limitarsi e brevi resoconti, senza approfondire troppo. Allora, nel tentativo di saperne di più, ho chiesto aiuto ad un collega che da anni si occupa di medio-oriente. Questa è la sintesi della sua analisi.

Dopo la scomparsa di Arafat il fondamentalismo islamico di Hamas ha preso l posto dell’OLP assumendo il ruolo di difensore della causa palestinese e facendo proseliti grazie anche a forme di welfare, a volte macabre, come quella di aiutare le famiglie dei martiri, oppure caricatevoli offrendo assistenza medica e aiuti economici ai più bisognosi.

Ma intanto predica la lotta senza quartiere ai nemici israeliani. Una lotta impari senza nessuna probabilità di successo e anzi sempre controproducente. Infatti i lanci di razzi alla cieca su Israele non fanno che provocare vittime tra i civili e risposte violente che causano lutti e rovine. Inoltre, in questo momento, consentono a Netanyhau di risollevarsi dai guai giudiziari e dal calo di consensi, presentandosi, ancora una volta, come difensore della patria minacciata dai terroristi.

Non solo. I bombardamenti e la caccia all’uomo per le strade di Gaza fanno aumentare l’odio verso Israele e rafforzano il consenso dei palestinesi verso Hamas che sembrava in calo.

Purtroppo Hamas è il nemico ideale per la destra israeliana e viceversa.

E’ un circolo vizioso e sanguinoso dal quale non sembra esserci una via ‘d’uscita. Tranne forse una che potrebbe venire  dalla possibile sconfitta di Hamas alle prossime elezioni. Erano in programma per Luglio ma, a causa della pandemia, e, dicono, anche dal timore di Hamas di perderle, sono state rimandate a data da destinarsi.

Quando si andrà votare le cose, forse, cambieranno. Ma è solo un’ipotesi. Altrimenti, secondo alcuni studiosi, non rimarrebbe che sperare nella demografia. Sostengono che i cittadini arabi di Israele, di religione islamica e anche cattolica che, attualmente, sono circa il 20% della popolazione, essendo più prolifici degli ebrei potrebbero diventare un giorno la maggioranza della popolazione. Ma chissà quando.

Nel frattempo fa male vedere i palestinesi già vittime del covid subire anche le rappresaglie dell’esercito israeliano. Mentre l’occidente, una volta soldale con loro, adesso si schiera compatto dalla parte di Israele.

Fa specie anche sapere che Letta, segretario di un partito che dovrebbe essere di sinistra, solidarizza con Salvini che invoca il diritto alla legittima difesa di Israele che, per difendersi fa strage di civili, compresi donne, vecchi e bambini

E pensare che una volta quasi tutto l’occidente era solidale con il popolo palestinese. Anche un uomo non certo di sinistra come Andreotti era dalla parte di Arafat e dell’OLP.

I tempi sono cambiati e non in meglio. Per nessuno.

Il logorio del potere

Il potere logora chi non ce l’ha, diceva Andreotti. Quando a detenere il potere erano sempre gli stessi e gli altri rosicavano. Nel nuovo millennio, invece, le stanze del potere non sono più di proprietà di qualcuno, ma solo residenze temporanee che vengono affittate a chi arriva al governo. Infatti a logorarsi non è più l’opposizione, ma chi sta al governo. Specialmente da dieci anni a questa parte.

Il primo a logorarsi è stato Monti. Insieme alla Fornero ha formato una delle coppie più temibili degli ultimi vent’anni. 

Poi è arrivato Letta, che confidava nella sua capacità, tutta democristiana di mettere d’accordo tutti. Ma sulla sua strada ha incontrato Renzi che va d’accordo solo con se stesso e non sempre.

Infatti, in seguito, si è logorato da solo. Così come il suo omonimo che è durato appena un anno. 

Dopo di lui Conte sembrava  potesse resistere al logorio del potere, ma, alla fine, anche lui è stato logorato da Renzi, dalla stampa e non solo.

Adesso è il turno di Draghi. Sembrava inossidabile, resistente alla ruggine e al logorio del potere. Invece, pur avendo tanti sostenitori e pochi detrattori, giorno dopo giorno, si sta logorando anche lui. In parte da solo deludendo le mirabolanti aspettative che si erano create su lui e, in parte, con la collaborazione del secondo Matteo. Certo attacca Speranza, ma un certo logorio lo può provocare anche a Draghi e al suo governo.

Ma non sono solo i primi ministri ad essere soggetti a logorio. Anche i segretari dei partiti corrono questo rischio. Il grido di dolore di Zingaretti rimarrà nelle cronache di questi anni venti. E’ uscito velocemente di scena quando ha capito che qualcosa non andava.

Il logorio incipiente deve essere come il mal di testa. Capisci che sta arrivando anche se ancora non senti alcun male. 

Insomma adesso Il potere, logora chi ce l’ha.