Primo Maggio 1963

Quell’anno Giovanni per andare nella piazza principale della città non dovette scendere dalla collina. Gli bastò percorrere tre o quattro chilometri sulla sua vecchia Bianchi verde per arrivare in piazza, in città.

Era la prima volta che vedeva tanta gente, tante bandiere, soprattutto rosse, la banda che suonava e i discorsi del sindaco e di alcuni sindacalisti. Al suo paese tutto si risolveva con il discorso del segretario della sezione del partito. Poi tutti a mangiare la torta fritta e il salume, come in una sagra. Un piccolo evento nella vita di un piccolo paese di campagna.

In mezzo a tutta quella folla di cittadini, invece, sentiva di far parte di qualcosa di più grande e importante. Si era iscritto da poco alla CGIL perché voleva essere al passo con i tempi che stavano cambiando rapidamente. Tuttavia per lui le cose non andavano molto bene. Era arrivato in città da meno di un anno era sposato e aveva un figlio in arrivo.

Aveva trovato lavoro in una ditta che produceva prodotti da forno. Lo avevano messo nel reparto di imbustaggio dei grissini, una mansione semplice e poco impegnativa, ma le sue mani da contadino faticavano a maneggiare quei sacchetti lisci e sottili. Lo stipendio poi bastava appena per l’affitto e le spese indispensabili. Quindi si era messo alla ricerca di un altro lavoro. Aveva bussato a tante porte ma nessuna si era aperta. Tuttavia quel giorno voleva godersi la festa e non pensare ai problemi di tutti i giorni.  

Girando per la piazza alla ricerca di qualche volto noto si imbatté nel sindacalista che aveva conosciuto, qualche settimana prima quando aveva preso la tessera. Anche lui era solo e si misero a parlare. Giovanni gli confidò le sue difficoltà lavorative e il sogno di un lavoro sicuro. Quello ci pensò su per qualche istante poi gli disse e che, forse, poteva aiutarlo. Gli spiegò che una certa ditta che si occupava della manutenzione dei parchi cittadini cercava un paio di addetti. In più quella ditta, nel giro di un anno sarebbe diventata comunale.

Giovanni si affrettò a spiegargli che veniva dalla campagna e quindi per lui occuparsi del verde sarebbe stata una cosa del tutto naturale. Lo disse con un tale entusiasmo che il sindacalista apprezzò e gli scrisse su un foglietto l’indirizzo e il nome della ditta e aggiunse che avrebbe dovuto presentarsi a suo nome.

Un mese dopo Giovanni, mio padre, fu assunto da quella ditta che, l’anno successivo, fu acquisita dal comune e lui ha lavorato in quella azienda fino alla pensione.

Da allora non è mai mancato ad una manifestazione del Primo Maggio, ma fra tutte solo una non scorderà mai: quella del  Primo Maggio1963.

Lavorare stanca

U“Anche questa è una bufala? Ma come? Di solito le bufale arrivano da destra e tendono a screditare la sinistra. Mentre adesso mi stai dicendo che un provvedimento di sinistra come quello di limitare a quattro giorni la settimana lavorativa mantenendo lo stesso stipendio non è vero? Stavo già pensando si emigrare in Finlandia e tu stronchi così i miei progetti?”
Un amico insoddisfatto del suo attuale lavoro ha preso male la notizia che gli ho dato.
Sanna Marin, primo ministro finlandese, qualche mese fa, aveva parlato della possibilità di ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni oppure di lasciarla a cinque giorni ma di sole sei ore di lavoro al giorno.
Ma un sito di news belga aveva scritto qualche giorno fa, che questa proposta faceva parte del programma del nuovo governo di sinistra di cui Marin è primo ministro.
La notizia è stata poi smentita dalla stessa Marin.
Comunque il fatto stesso che ne abbia parlato è una novità non irrilevante che infatti ha subito suscitato reazioni, a volte anche violente, da parte degli epigoni del neoliberismo tuttora imperante.
Mentre per gli altri potrebbe diventare un obiettivo concreto per il futuro. Un sogno che un giorno potrebbe non svanire all’alba.
Sarà questa la nuova utopia?