L’aereo di Fritz

Era un pomeriggio d’estate. Faceva caldo. Erminio stava lavorando nei campi. Due bambine, le sue figlie, gli avevano portato da bere. Improvvisamente si sentì il rombo di un aereo. Aveva le croci uncinate sulle ali e si stava abbassando .

 Erminio prese la bambine per mano e si diresse di corsa verso il bosco che distava solo qualche decina di metri, ma l’aereo si stava avvicinando velocemente  Allora trascinò le due piccole dentro un fosso e si sdraiò sopra di loro. Intanto l’aereo che era sceso fino a sfiorare le chiome degli alberi, fece  partire una raffica di mitragliatrice che si spense nel bosco. Erminio e le bambine rimasero immobili per un lungo interminabile istante. Poi, dopo aver fatto un ampio giro intorno, l’aereo se ne andò. 

Qualche mese dopo un gruppo di partigiani chiese ospitalità al Erminio. Tra di loro ce n’era uno che parlava con un marcato accento tedesco. Raccontò a Erminio che, dopo tutte le barbarie e gli eccidi a cui aveva assistito, aveva deciso di combattere la guerra dalla parte degli italiani. “Era da tempo che volevo farlo e tu mi hai convinto definitivamente”, spiegò l’uomo. 

Erminio rimase piuttosto sorpreso perché quell’uomo non lo aveva mai visto in vita sua. “Ma io ho visto te”, disse lui come se gli avesse letto nel pensiero. “Ti ho visto mentre cercavi di proteggere le tue bambine con il tuo corpo. Avevo l’ordine di sparare a chiunque, ma non potevo proprio sparare ad un uomo coraggioso come te.”

Firitz, così si chiamava il soldato, era il pilota che aveva sorvolato con il suo aereo la fattoria di Erminio qualche mese prima. 

Lui ed Erminio diventarono amici, e dopo la guerra, Fritz venne più volte in Italia a fare visita ad Erminio, il mio prozio.

Maledetta acqua

Da alcuni mesi le notizie sui migranti erano scivolate nella parte bassa delle homepage e nella pagine interne dei giornali di carta.

Solo la morte di un bambino di sei mesi le ha riportate, per un paio di giorni, sulle prime pagine. Con i commenti beceri e razzisti della stampa di destra e le condoglianze di circostanza della sinistra.

Sembra che la pandemia non ci abbia insegnato niente. Avrebbe dovuto farci capire che la vita è troppo breve e preziosa per sprecarla disprezzando o addirittura odiando popoli più sfortunati di noi che adesso, oltre che con la fame e la guerra, devono convivere anche con il virus.

Ma, evidentemente, l’uomo nero fa ancora paura. E’ sempre un comodo capro espiatorio su cui sfogare la rabbia e la frustrazione accumulate in anni di crisi economica e nove mesi di epidemia. Un bersaglio facile perché tanto non può reagire e, una volta sparito il virus, probabilmente, ricominceremo a colpirlo con violenza. 

Il fuoco del razzismo è ancora vivo, anche se nascosto sotto la cenere dell’emergenza sanitaria. Conosco qualcuno che scherzando, ma non troppo, mi ha confidato che darebbe volentieri il suo 5×1000 al KKK! 

Certo, è un caso limite, ma sono in tanti a non capire che prendersela con i migranti che approdano sulle nostre coste è come prendersela con l’acqua quando c’è un’alluvione.

Forse perché cercare di capire le cause che l’hanno provocata è complicato.

E’ molto più semplice maledire l’acqua.