Un’estate al mare (a lavorare)

Sui giornali ha avuto molto risalto la dichiarazione del titolare di uno stabilimento balneare di Forte dei Marmi che ha proposto di assumere profughi ucraini per la prossima stagione balneare.

Questa notizia mi ha subito fatto tornare in mente le polemiche dello scorso anno, quando molti gestori di stabilimenti balneari e albergatori lamentavano una certa difficoltà a trovare mano d’opera per l’estate. 

Le loro lamentele  avevano avuto vasta eco e qualche giornale aveva approfondito la questione. Ne era uscito un quadro sconfortante. Giornate di lavoro interminabili, faticose e mal pagate e molte assunzioni in nero. 

Ma questa volta il signore in questione ha precisato che le assunzioni  avverranno  con contratti regolari, regolarissimi. 

Qui si tratta di profughi di persone che hanno davvero bisogno di un lavoro e che certo non sono schizzinosi e scansafatiche come gli italiani.

In questo modo si potranno fare buone azioni e, nello stesso tempo, risolvere il problema della scarsità di personale estivo.

Tutto bene dunque?

In teoria si, ma in pratica è molto facile aggirare leggi e regolamenti in questo settore. Poi si può giocare sul fatto che in Ucraina il reddito medio è di circa 10 euro al giorno, ovvero 300 euro al mese. Quindi  i potenziali camerieri e bagnini dell’Est avranno certo meno pretese degli italiani.

A questo punto una domanda sorge spontanea: finirà che anche stavolta ci faremo riconoscere?