Fermata d’autobus

Al capolinea dell’autobus numero 24 ormai faceva parte dell’arredo urbano come la panchina sulla quale si sedeva sempre. Lo chiamavano Jimmy., ma nessuno sapeva quale fosse il suo vero nome. Sul suo mestiere, invece, non c’erano dubbi. Vendeva roba buona. Talmente buona che mezza città andava a rifornirsi da lui. Gli abitanti della zona si erano lamentati, scrivendo anche qualche lettera al giornale locale e chiamando la polizia locale, perché qualche suo cliente aveva la cattiva abitudine di consumare la sua dose sul posto, lasciando siringhe in giro. Erano gli ultimi  irriducibili“te quiero ero” che, a poco a poco, erano spariti. Qualche tempo dopo scomparve anche Jimmy.

Al capolinea del 24 era tornata la tranquillità. Gente che andava e veniva, soprattutto ragazzi ed anziani. Finché nella primavera scorsa, il piccolo piazzale ha ricominciato ad animarsi soprattutto nei fine settimana. Una piccola folla di persone tra i trenta i cinquanta anni, ben vestiti ed educati, aspettavano pazientemente il loro turno per comprare l’ingrediente giusto per cambiare le sorti anche del più noioso dei fine settimana: una bustina di polvere bianca.

Gli abitanti del quartiere, insospettiti da quella insolita animazione, hanno scoperto che qualcuno aveva preso il posto di Jimmy. Individuarlo non è stato facile perché lui, un ragazzo dalla pelle scura, faceva di tutto per non farsi notare, muovendosi con molta cautela e discrezione. Ma i residenti hanno di nuovo scritto al giornale locale e al comune per denunciare la situazione di estremo degrado del quartiere certificata dalla presenza del successore di Jimmy. Avevano in programma anche un sit in di protesta, ma prima che fosse fissata la data il nuovo spacciatore si è dileguato.

Un paio di mesi dopo su una panchina del piazzale è comparso un uomo trasandato sporco, con la barba incolta, che osservava quelli che passavano come se volesse chiedere loro l’elemosina, ma senza dire niente. Qualcuno, incuriosito si è avvicinato all’uomo per saperne di più e ha ascoltato la sua storia.

Lui ha raccontato che , una volta, aveva un’attività redditizia, ma di aver perso il lavoro a causa della mafia. “Ma non la solita, quella dei neri”- ha precisato. Poi ha aggiunto di aver subito minacce e violenze che lo avevano costretto a smettere la sua attività.

Il suo interlocutore, dapprima ha sorriso ascoltando quell’improbabile racconto. Poi, ripensandoci, ha chiesto al tizio il suo nome e quello ha risposto di chiamarsi Giorgio o Guglielmo o qualcosa di simile. Ma al capolinea del 24 tutti lo chiamavano Jimmy.