Non solo grinpa

Il dibattito sul green pass è sfibrante, noioso ed inutile. Assomiglia a certe discussioni della sinistra che non arrivavano mai ad una conclusione. Semina confusione e raccoglie incertezza.

A cominciare dalla sua collocazione politica. A prima vista sembrerebbe una cosa di sinistra. Infatti quelli più a sinistra lo sostengono senza esitazione. La destra è contraria, ma non tutta. Salvini si è vaccinato e ha il grinpa in tasca, ma non vuole farlo sapere troppo in giro. Inoltre è una misura varata da un governo di destra.

Infatti. quello di Draghi, che è un uomo di destra, è appoggiato da due terzi del centro destra, dai 5stelle che hanno un piede a destra e uno a sinistra. e dal PD che è ormai diventato un partito di destra, seppure moderata.

Mentre i no vax sono di estrema destra. Minoranza rumorosa come da tradizione ormai centenaria. Poche idee ma chiare. Il Covid non esiste, ma se ne incontriamo uno lo facciamo secco con un colpo di pistola.

Comunque sia il dibattito sul grinpa sta diventando ogni giorno più inutile. Oltre l’80% degli italiani si è vaccinato e altri ne seguiranno. Inoltre il Covid, che in questa ultima ondata è rimasto su livelli decisamente più bassi che in quelle precedenti, pare stia lasciando, seppure lentamente, il campo. 

Dopo di che potremo tornare a parlare non di dittatura sanitaria, ma del neofascismo latente che domina questa epoca disgraziata.

Quello che mette il profitto al primo posto. Quello che trascura la sicurezza sul lavoro e ogni giorno provoca morti bianche.

Quello che vorrebbe ammanettare i dipendenti al posto di lavoro. Quello che costringe gli operai a lavorare per dieci giorni di seguito, prima a di poter avere un giorno di riposo.

Quello che concede otto o dieci minuti di pausa a chi lavora per otto o dieci ore di seguito.

Quello che vorrebbe abolire il RDC, diventato per molti vitale con l’arrivo del Covid, e dare i soldi risparmiati agli industriali.

Di questo bisognerebbe discutere, perché il Covid passerà, ma le ingiustizie rimarranno.

Distrazioni

I complottisti da qualche giorno hanno di che rallegrasi. Prima Anthony Fauci ha detto che non si può l’escludere l’origine artificiale del corona virus e poi il presidente Joe Biden ha ordinato un’indagine federale sull’argomento.

Da qui un fiorire di noi l’avevamo detto. Alla faccia degli scettici. Poi sono subito usciti lunghi articoli di giornale, servizi televisivi, video e podcast su internet nel tentativo di fare luce su quello che è successo e, magari, anche di attirare folle di complottisti.

Quelli duri e puri sostengono che il virus sia stato messo a punto nel laboratorio di Wuhan e deliberatamente messo in circolazione. Mentre quelli più moderati pensano che sia uscito dal laboratorio accidentalmente. Magari a causa di insufficienti misure di sicurezza. Il dibattito è più che mai aperto.

Tuttavia, la possibilità che si arrivi ad una conclusione definitiva sembra più improbabile di una vincita milionaria al superenalotto. Infatti le ipotesi sull’origine del virus sono destinate ad infrangersi contro l’invalicabile muraglia cinese. Perché loro, i cinesi, la verità dovrebbero saperla, ma non la diranno mai, neppure sotto tortura. Se venisse convalidata anche solo la tesi dell’incidente, per loro sarebbe una catastrofe economica e politica . Quindi un evento assolutamente da evitare.

Un argomento come questo, insieme al ritorno degli ufo, si presterebbe molto bene a discussioni tra amici e conoscenti e ne parleremmo volentieri per giorni e giorni se non ci fossero più la pandemia, la crisi economica, le proposte di lavoro indecenti, le morti sul lavoro, i sostegni che non sostengono chi ne ha davvero bisogno e tanti altri problemi irrisolti. Quindi a qualcuno potrebbe venire il dubbio che questi argomenti siano solo l’ennesimo esempio di arma di distrazione di massa.

Ma vorranno distrarci da tutti i nostri problemi  economico-sanitari oppure da qualcos’altro? Secondo alcuni vogliono nascondere le malefatte del governo Draghi, secondo altri, invece, vorrebbero stendere un velo sule oscure trame di BiIll Gates e soci.

Se così fosse saremmo arrivati alla distrazione dalla distrazione e, in un colpo solo, al metalinguaggio che, però, in questo caso, non ha niente a che fare con la metafisica, ma appartiene solo all’immaginario complottista.

Sintomi

Da più di un anno sentiamo continuamente parlare di asintomatici  e sintomatici. 

Quelli che, al contatto con il virus, non accusano nessun sintomo e quelli che, invece, li manifestano, gravi o lievi che siano. 

Il covid ha contagiato, ovviamente, anche la politica provocando sintomi  evidenti e certo non lievi che, negli ultimi tempi, si sono aggravati.

Anzitutto con l’assunzione al ruolo di primo ministro di un ex vice direttore della Goldman Sachs che ha riesumato personaggi autorevoli come Brunetta, Gelmini, Carfagna e Salvini. 

Poi è arrivato l’ingaggio di un generale per sconfiggere il covid, che tratta gli italiani come coscritti. 

In seguito si sono riaccese le polemiche e le difficoltà ad approvare finalmente il ddl Zan con un corollario di opinioni databili approssimativamente al 1100 A C.. Il silenzio della sinistra ha spinto un cantante ad improvvisarsi oppositore. 

Mentre Letta, a braccetto con Salvini, si schierava dalla parte di Israele. 

Intanto si manifestava un altro inquietante sintomo: il ripristino del vitalizio ai condannati in via definitiva. Quindi Formigoni e soci riavranno i loro settemila euro al mese che pagheremo noi.

Infine la nomina ad ambasciatore italiano a Singapore di un neo fascista.

Notizia che fa il paio con la richiesta di estradizione, inoltrata alla Francia  qualche settimana fa, di alcuni ex terroristi rossi. 

Con tutti i problemi che avevamo, e ancora abbiamo, qualcuno ha pensato bene di rispolverare storie tragiche, di quaranta anni fa, per ricordarci che l’armadio della sinistra è pieno di scheletri.

Alla luce di tutti questi sintomi la diagnosi è facile. Abbiamo un governo di destra senza se e senza ma. Ma tutto questo Letta non lo sa.

Il non morto

Nel 2008 quando scoppiò la bolla immobiliare americana, davanti a microfoni, telecamere e taccuini c’era una lunga fila di economisti, giornalisti, politici  ed esperti vari, ansiosi di dichiarare che si trattava di una crisi di sistema, che il neoliberismo nato negli anni ottanta era morto, defunto, kaputt.

La sfilata andò avanti per qualche settimana, ma poi finì e nessuno ne fece più parola. Con il passare dei mesi le borse ricominciarono a macinare utili e il neoliberismo da defunto che era, diventò un non morto, come Nosferatu. Con la differenza che non va in giro di notte a cercare qualcuno a cui succhiare il sangue, ma lo fa alla luce del sole e, visto che finora non ha incontrato nessuno armato di un paletto di frassino, ha continuato tranquillamente la sua non vita fino ad oggi.

Qualcuno pensava che il Covid lo avrebbe fatto fuori definitivamente, ma i vampiri non si ammalano. Anzi, con la pandemia ha trovato nuova linfa. I soldi stanziati dalle banche centrali, la Fed e la BCE su tutte, infatti, saranno distribuiti secondo le sue leggi.

La fetta più grossa spetterà alle banche e alle aziende più grandi, mentre a tutti gli altri arriveranno le briciole o poco più. Continueranno le privatizzazioni anche dei servizi essenziali con relativo peggioramento delle prestazioni ed aumento dei costi. Noi, nel nostro piccolo, non potevamo certo fare eccezione.

Infatti il rag. Draghi,  devoto seguace della dottrina neoliberista, al di là delle sua retorica risorgimentale, si prepara a distribuire soldi ai soliti noti. Tra le tante dichiarazioni di intenti c’é anche la riforma del fisco che, probabilmente, continuerà ad aumentare le tasse a dipendenti e pensionati e lascerà stare gli intoccabili evasori.

E pensare che la Banca d’Italia e perfino l’FMI, enti non certo sospettabili di simpatie di sinistra, hanno suggerito poco tempo fa, di tassare, seppure in modo non certo pesante, i redditi dei più ricchi. Ma nessuno ha risposto all’appello. Una non risposta che vale un vade retro. Che, invece, bisognerebbe rivolgere al Nosferatu neoliberista.

Necrologio

E’ mancato all’affetto dei suoi cari Vaxzevria, meglio conosciuto come vaccino anticovid dell’AstraZeneca.

Ne danno il triste annuncio l’EMA, la ditta produttrice e i vaccinandi tutti, o quasi.

Partecipazioni al lutto.

Boris Johnson lo ricorda quando, quando con grande senso del dovere e sprezzo del pericolo si lanciò da solo contro il virus.

Speranza,  invece, non riesce a credere che sia morto. “Vaxzevria, è vivo e lotta insieme a noi,” ha dichiarato alle agenzie di stampa.

Anche Mario Draghi non riesce a farsene una ragione. “ Era giovane, pieno di vita e di qualità. Una soprattutto, costava così poco. 

Bersani ha dichiarato che la storia di quel farmaco è piuttosto strana. Molto simile alla sua famosa metafora del tacchino sul tetto che nessuno ha mai capito. Forse nemmeno lui.

I radical chic, invece, sono addolorati per la scomparsa del vaccino proletario, ennesima vittima dell’imperialismo americano

La Meloni si è detta dispiaciuta per la prematura dipartita ma non troppo. In fondo quel vaccino era figlio della perfida Albione. 

Salvini la pensa allo stesso modo, ma, per differenziarsi, ha detto che, in fondo, niente e nessuno è insostituibile. Il posto del defunto vaccino potrebbe essere preso da quello del suo amico Putin.

Il necrologio più addolorato è quello dei cosiddetti esperti e degli opinionisti. Il loro cruccio è che sia scomparso un medicinale efficace, efficacissimo, e sicuro, sicurissimo. Almeno fino a quando lo dirà Draghi.

Infine i più preoccupati sono gli esodati del vaccino. Quelli che hanno ricevuto la prima dose di Vaxzevria. Temono sia di ricevere la seconda dose che l’asl ha messo da perte per loro, sia di vedersi iniettare uno dei due vaccini di lusso. Idea che per molti è sedicente, ma il cocktail sarà indigesto?

Fiducia?

Secondo alcuni sondaggi Draghi avrebbe la fiducia della stragrande maggioranza degli italiani, più del 70%. Un consenso paragonabile a quello ottenuto da Putin alle ultime elezioni. Ma sarà vera fiducia?

Oppure dopo un anno vissuto pericolosamente gli italiani sperano solo che qualcuno li faccia finalmente tornare alla loro solita vita? 

Prima del Covid avevano ottenuto molti consensi i volti nuovi ed in particolare quelli che non venivano dalla classe politica, la famigerata casta. Quindi Draghi è solo l’ultimo di una serie che dura da anni.

Ma la fiducia che gli italiani hanno adesso in lui non sembra incondizionata. Assomiglia di più ad una speranza. Limitata, fragile e nata con la paura di essere delusa. Come è successo con i tecnici che lo hanno preceduto che, di certo, non sono stati molto graditi.

Ma cosa penserà lui di tutto questo credito che gli italiani li concedono? Nonostante l’impegno di tanti giornalisti, che si sono improvvisati indovini, non si sa.

Di certo è più a suo agio con i crediti bancari e la fiducia degli italiani, a quanto pare, non lo esalta, anzi forse lo mette in imbarazzo. Probabilmente di tutto il tifo che fanno i giornali per lui ne farebbe volentieri a meno. 

Viene in mente quello che diceva Lacan dell’amore. Sosteneva che amare significa dare qualcosa che non si ha, a qualcuno che non lo vuole.

Il bancomat

Quanto durerà? Il governo Draghi non è ancora nato e già ci stiamo chiedendo quanto durerà. Secondo i giornali durerà fino al prossimo Gennaio, quando Mattarella se ne andrà e lascerà il posto a Draghi.  Ma noi cittadini di periferia siamo scettici. Quando mai in Italia è stato possibile fare previsioni così precise? Nemmeno ai tempi in cui la Dc era il partito dominante. Succedeva sempre qualcosa che mandava all’aria ogni previsione.

Cosa che potrebbe succedere anche adesso. Basta guardare la foto di gruppo dei ministri per capire che l’olio e l’acqua si possono anche mettere nello stesso contenitore ma rimangono separati. Come, ad esempio, Leu e la Lega, Oppure i grillini in compagnia di Brunetta, Gelmini e Carfagna. personaggi che non pensavamo di rivedere seduti su delle poltrone ministeriali. Anzi, speravamo di non vederceli più. Magari questa scelta è una provocazione, un modo non tanto sottile per dividere i 5stelle. Chissà!

Poi, come non parlare del ritorno in gioco di Salvini, che sta già alzando la voce e si prepara a risvegliare la bestia, il suo rottweiler digitale che presto ricomincerà ad abbaiare contro gli extracomunitari.

Draghi sembra convinto che basti dare a tutti i partiti del suo governo una buona paghetta (seggiole e poltrone), come a dei figli scioperati, per tenerli buoni. Ma abbiamo l’impressione che questi aspettino solo un suo momento di distrazione per sfilargli il portafoglio. Poi in pubblico si accuseranno a vicenda di aver compiuto il furto, mentre in privato se ne compiaceranno.

L’opinione prevalente, da queste parti è che Draghi, evocato da settimane dai giornali, sia stato messo in mezzo. Soprattutto da banche ed imprese che ritenevano il governo Conte non abbastanza attento alle loro richieste di risarcimenti, ristori e finanziamenti vari. Quindi adesso che sta per arrivare una quantità industriale di denaro, per giunta di ottima qualità, vale a dire fresco e gratuito, non potevano certo stare a guardare.

Quindi, con i loro media, hanno spinto Draghi perché è abituato da tempo a distribuire fondi ed è anche l’unico autorizzato a formare un governo di larghe intese con dentro anche i partiti di destra. I tradizionali referenti dei vertici del mondo economico che hanno il preciso compito di accaparrarsi una fetta più grande possibile del Recovery Found. Sperano di trasformare Draghi in un bancomat.

Mentre quelli che facevano parte del Conte 2, che i fondi europei li hanno portati a casa, non hanno digerito la mossa di Renzi e l’iniziativa di Mattarella di chiamare Draghi per salvare la patria in pericolo.

Infatti stanno formando un gruppo unico al senato, ovviamente senza Renzi e compagnia. L’obiettivo minimo sembra quello di non perdersi di vista e condizionare le scelte di Draghi.

L’altro potrebbe essere quello di tenersi pronti nel caso vada a finire male. Visto che Mattarella esclude le elezioni, se il nuovo governo cadesse, bisognerebbe metterne insieme per forza un altro.

Intanto Conte plaude all’iniziativa, che, probabilmente, ha ispirato, aspetta e prega Padre Pio.

Cucina, dolce cucina

Negli anni sessanta e settanta, l’ambiente più frequentato della casa al cinema e  in teatro, era la camera da letto. La rivoluzione sessuale, oltre che in piazza, si faceva sui letti.

Poi è arrivato il periodo punk. Allora sono diventati di moda i bagni, ritenuti i luoghi più adatti per fare sesso, drogarsi, o, come nel caso di cantanti e attori, farsi fotografare. I bagni degli autogrill erano quelli più frequentati dai cantanti. In seguito dagli anni novanta in poi, a poco a poco, ci siamo trasferiti in cucina.

Sembrava un trasferimento temporaneo, invece, ci siamo rimasti fino ad oggi e probabilmente, ci resteremo ancora a lungo. Per tutti quelli, e da queste parti sono tanti, che sono nati in campagna è stato una specie di ritorno a casa.

In campagna, infatti, la cucina era il cuore della casa e ne diventava il sinonimo. Quando si invitava qualcuno ad entrare in casa, lo si faceva accomodare in cucina. Certo c’era anche il salotto, ma lo si usava solo per le occasioni importanti che capitavano raramente. Ricordo il salotto della nonna con le sedie e le poltrone ancora avvolte nel cellophane.

Adesso, invece, questo non succede più perché negli appartamenti moderni, data la carenza di spazio, spesso c’é il soggiorno con angolo cottura. Dove si può cucinare seguendo le ricette proposte dalle tante trasmissioni dove imperversano chef e cuochi di tutte le provenienze regionali ed etniche.

Dapprima si guardavano i virtuosi della padella per sfuggire a talk show e tg infestati da esperti che sparlavano dell’epidemia. I  questi giorni, invece, si cerca di sfuggire al racconto, in onda 24 ore su 24 della vita delle opere e dei futuri miracoli di Mario Draghi.

Ma, secondo un amico aspirante sociologo, ci sarebbe anche un altro motivo. Sostiene che il cibo ci serve a riempire il vuoto di prospettive e speranze che abbiano dentro.

In parte era così anche prima, ma in quest’ultimo anno che abbiamo vissuto intrappolati in un presente sgradevole, che sembra non passare mai, è ancora più evidente. Per consolarci cerchiamo di mangiare qualcosa di buono. Almeno ci proviamo.

Un amore cieco

“Sta succedendo di nuovo. Da non crederci. Eppure è vero. Quando arriva un nuovo protagonista sulla scena politica tutti i media si lanciano in lodi sperticate, specialmente se è un cosiddetto tecnico e arriva da destra. Sta succedendo con Draghi ed era già successo con Monti dieci anni fa. Era il salvatore della patria, un bocconiano preparatissimo, un uomo dal curriculum prestigioso.

Giornali e tv raccoglievano ogni giorno i suoi preziosi umori e ne esaltavano la competenza e lo stile compassato. Poi, giorno dopo giorno, si capì che lo sguardo del prof. Monti e dei suoi tecnici sulla realtà era molto simile a quello di una mucca che guarda un treno. Il taglio brutale delle pensioni e la conseguente nascita della categoria degli esodati ne fu la prova più eclatante. Certo, adesso i tempi sono cambiati, ma i toni entusiastici sono gli stessi.

Dicono che Supermario risolleverà il prestigio del paese in Europa, farà tornare i conti e, magari, sconfiggerà anche la pestilenza, come San Michele. Nessuno l’ha ancora detto, ma dategli tempo, siamo ancora all’inizio della storia. Dunque un grande innamoramento mediatico, un amore cieco, che sta crescendo anche se l’oggetto della passione, per ora, è sfuggente. Finora non ha detto una parola in più di quelle che è stato costretto a dire dal protocollo quirinalizio.

Qualcuno sospetta che sia poco simpatico e poco telegenico. Ma sono voci isolate che nessuno ascolta. Anzi qualcuno ha già cominciato a lodare il suo eloquio misurato e concreto. Per tutti i media è l’uomo della, provvidenza, il comandante che porterà la nave Italia fuori dalla tempesta e lontano dagli scogli. In effetti sembrerebbe l’uomo giusto per distribuire i 209 miliardi portati a casa da Conte. Chi potrebbe farlo meglio di lui, abituato a sparare miliardi con il suo famoso bazooka montato ai piani alti della BCE?

Tutti a dire che così ha salvato l’euro, ma nessuno ricorda a che prezzo. Nel 2011 ha firmato la famosa lettera all’Italia in cui si ordinava la politica lacrime e sangue che poi Monti avrebbe messo in atto e, come membro della Troika, nel 2015 ha sottoscritto lo strangolamento finanziario della Grecia. Nessuno menziona il fatto che da direttore del Ministero del Tesoro, carica che ha ricoperto per parecchi anni, ha portato a termine la privatizzazione di enti pubblici come Telecom, Eni ,Enel, Comit e altri ancora.

In questo momento di euforia isterica nessuno sembra nemmeno ricordarsi che i suoi lanci di denaro avevano sempre come bersagli banche ed imprese. Forse anche lui confidava nel fantomatico effetto cascata in base al quale dando i soldi ai ricchi, anche i poveri prima o poi ne traggono beneficio. Una sciagurata teoria sconfessata da quarant’anni di neoliberismo che hanno fatto aumentare le diseguaglianze e provocato crisi economiche ricorrenti.

Se distribuirà così anche i soldi del Recovery Found, alla fine a noi comuni mortali di tutto quel denaro non arriverà in tasca neppure un centesimo. Anzi, le nostre tasche rischiano di diventare ancora più vuote. Confindustria, il suo principale sponsor, ha già indicato quali dovrebbero essere i primi provvedimenti del suo governo, ovvero eliminare al più presto quota cento e il reddito di cittadinanza. Un inizio niente male.” 

Questo è lo sfogo di un amico a cui Draghi non è molto simpatico. L’ho pubblicato perché va contro corrente e, come in tutte le cose, un punto di vista diverso da quello prevalente può contribuire a capire meglio la situazione.

P.S.

L’immagine l’ho presa dal blog di Giorgio. Non ho saputo resistere. Troppo bella!

Supermario bis?

Un altro Supermario no! Un altro governo tecnico no! Un Monti bis no!| Non appena si è diffusa la notizia del’‘incarico a Draghi il telefono ha cominciato a squillare e ad annunciare l’arrivo di messaggi ed email. Amici e conoscenti hanno espresso quasi tutti lo stesso concetto.

“Dopo l’esperienza di Monti un governo tecnico sarebbe comunque indigesto e lo sarebbe ancora di più dopo un anno di covid”, sostiene uno. “Governo tecnico, significa governo di destra che pensa a far quadrare i conti dei più ricchi e non certo quelli degli altri”, aggiunge un altro. “Draghi sarà il perfetto esecutore degli ordini della troika, ovvero tagli, tagli e poi ancora tagli a scuola, pensioni e sanità. Alla faccia del covid”, argomenta un altro ancora. 

Qualcuno pensa anche ai complottisti che, nel governo Draghi, vedrebbero la realizzazione del famoso complotto plutocratico, giudaico, massonico. 

Insomma, anche se i messaggi che ho ricevuto non rappresentano certo un sondaggio, indicano comunque uno scarso gradimento del possibile governo Draghi. Almeno da queste parti.

Ma qualunque sia l’esito delle sue consultazioni un aspetto è molto chiaro: il definitivo scollamento tra politica, media vari, e realtà. A quanto pare, infatti, circa il 45% degli italiani avrebbe voluto un Conte ter con un considerevole gradimento per l’ormai ex presidente del consiglio. Ma da mesi giornali e tv insistono per un governo Draghi. Forse perché sono quasi tutti di destra e quindi vedono in lui l’uomo giusto per curare gli interessi delle imprese e della finanza. Chissà!

Mentre i politici di governo appaiono perplessi. Si sentono messi da parte, in castigo per non aver saputo tenere insieme una maggioranza improvvisata, che, però, sembrava aver trovato un suo equilibrio.

Ma qualcuno trovava tutto questo molto monotono e si è dato da fare per vivacizzare l’ambiente cercando maggiore visibilità e potere. Fino a far saltare tutto.  Adesso quasi tutti si chiedono cosa ci abbia guadagnato. Perché Draghi, probabilmente, non metterà lui o qualche suo seguace su qualche poltrona di governo. Non seguirà certo il vecchio manuale Cencelli e chiamerà intorno a se tecnici come lui. 

Come andrà a finire? Il più pessimista è un amico sindacalista. Secondo lui:” Draghi, seppure più accorto di Monti,  farà la sua stessa fine. Una volta passato l’entusiasmo iniziale dei mercati e dei media, i sondaggi certificheranno la scarsa fiducia degli italiani verso di lui e anche alle BCE fingeranno di non conoscerlo. 

Aumenterà il malcontento già abbastanza diffuso e tornerà l’onda lunga  dell’antipolitica. che la destra cavalcherà come sempre. A rimetterci sarà ancora una volta la sinistra ed in particolare il PD, che dovrà appoggiare un governo inviso ai suoi elettori. Anche i cinque stelle rischiano grosso. Dopo i tanti rospi che hanno ingoiato a fatica, quello del governo Draghi li soffocherebbe definitivamente. Mentre quello che rimane di Forza Italia e la Lega probabilmente sosterranno Draghi, ma in certe occasioni, ad esempio quando sarà abolita quota cento, faranno fuoco e fiamme riacquistando consensi.

Alla fine, quando ci saranno le elezioni, trionferà la destra e ci ritroveremo Salvini premier che, a quel punto, dovrebbe ringraziare il suo omonimo, nonché gemello diverso.”

I più ottimisti, si fa per dire, sperano che il tentativo di Draghi fallisca e che la politica trovi una soluzione alternativa. Adesso più che mai ci sarebbe bisogno di un “what ever it takes” politico e non freddamente tecnico.