Sergio vacante

L’ha detto per la quarta volta. Non ha intenzione di rimanere al Quirinale nemmeno un giorno in più. Quindi se i politici saliranno al colle in processione, per convincerlo a rimanere, troveranno il portone chiuso. Nelle sue stanze a quel punto Sergio Matttarella avrà già preparato gli scatoloni per trasferirsi nella nuova casa romana che ha, da poco, preso in affitto. Dunque il caso Napolitano non si ripeterà.

Anche i politici più ottusi a questo punto dovrebbero averlo capito. Ma la soluzione del problema sembra ancora lontana. Draghi, in teoria il più quotato, non ne parla. A quanto pare il ruolo di primo ministro non gli dispiace, ma anche finire la sua carriera salendo al colle più alto deve essere una prospettiva allettante. Nel dubbio, preferisce non esprimersi. Forse per non bruciare la sua candidatura oppure perché spera di unificare le due cariche. Chissà! Anche i suoi esegeti non sanno che dire.

Intanto spuntano tutti i giorni nomi di nuovi candidati. Ad esempio Giuliano Amato. Ma è colui che in una notte di luglio del “92” mise le mani nei nostri conti correnti prendendosi il 6×1000 da ciascuno. Questo gli italiani, nonostante le loro memoria corta, se lo ricordano ancora benissimo.

Poi gira anche il nome di Casini, l’eterno Pierferdi, un uomo per tutte le stagioni. Un democristiano doc, che senza una comoda poltrona su cui sedersi morirebbe. A suo favore ci sono le tante conoscenze che ha in parlamento, visto che ha fatto il giro di quello che, una volta, si chiamava arco costituzionale. Dal centro, dove è nato, si è spostato prima a destra e, dopo quasi vent’anni, è approdato a sinistra, o meglio, nel PD. Alle ultime elezioni si è candidato nientemeno che a Bologna, storica roccaforte della sinistra, come se fosse la cosa più naturale del mondo, ed è stato pure eletto. Da non sottovalutare.

Altre voci incontrollate annunciano la possibile candidatura di Marta Cartabia, attuale guardasigilli e passacarte del governo. Il suo unico punto a favore è che sarebbe la prima donna presidente, ma con i tempi  e le destre che corrono la sua elezione non sembra molto probabile.

Altro improbabile candidato, secondo alcuni giornali, è Massimo Cacciari. Anche se, rissoso e polemico com’è, non sembra molto adatto ad assumere una carica super partes come quella di presidente della repubblica. E poi è troppo intellettuale, troppo di sinistra. Troppo di tutto.

Infine c’è l’outsider, quello che non  ti saresti mai aspettato. Nientemeno che l’ex cavaliere. Certo è un po’ svampito, oltre che pregiudicato, ma i suoi media adesso ne parlano come se fosse un padre della patria e Ruby la nipote di Mubarak. Piero Sansonetti direttore del Riformista, uno dei giornali di famiglia, è arrivato a dire che eleggerlo presidente sarebbe il giusto risarcimento per le tante persecuzioni giudiziarie di cui è stato vittima. Infatti, se fosse eletto, diventerebbe anche capo del CSM, ma, come dicono i maligni, sarebbe come se Dracula diventasse presidente dell’Avis.

Solidarietà

“C’é una parola che in questo inizio di terzo millennio si usa poco e sembra aver perso il suo significato originale: solidarietà.

Decenni fa si usava per sostenere chi lottava per acquisire diritti, per difendere un posto di lavoro o denunciare ingiustizie. Anche nei confronti di popoli lontani.

Adesso la si sente pronunciare raramente e, spesso solo per formalità come si fanno gli auguri per le feste. Se qualcuno perde il lavoro ci comportiamo come se avesse contratto una malattia. Gli auguriamo pronta guarigione, ma facciamo gli scongiuri e speriamo che non capiti anche a noi.

Siamo diventati egoisti. Quarant’anni di neoliberismo hanno lasciato il segno. Tanto più che questa struttura economica si è consolidata fino a diventare inattaccabile, inamovibile, inossidabile. Come pensa anche gran parte della sinistra.

I più coraggiosi cercano solo di limitarne i danni. Niente di più. Questo ha generato sfiducia nei confronti della politica e delle sue istituzioni. Ogni tanto speriamo che sia arrivato qualcuno in grado di cambiare le cose, ma poi rimaniamo sempre delusi.

Poi è arrivata la pandemia che ci ha reso ancora più cattivi, ansiosi e diffidenti. Così ci chiudiamo a riccio e cerchiamo di andare avanti come possiamo senza curarci troppo dei problemi degli altri presi come siamo dai nostri.

Al punto che non suscitano più indignazione e solidarietà nemmeno le tante morti sul lavoro che hanno già superato quelle dello scorso anno. Tuttavia, ogni tanto, riscopriamo il senso della comunità, ma quando arrivano dei profughi dai quali ci sentiamo minacciati.

Oppure riprendiamo a coltivare le relazioni di vicinato solo quando cerchiamo di difenderci dai ladri. 

Ormai reagiamo solo se siamo coinvolti in prima persona, quando i problemi bussano alla nostra porta. Infatti protestiamo contro il Green Pass perché ci riguarda tutti e con una determinazione degna di miglior causa.

Intanto la sinistra o quello che ne è rimasto, solidarizza. Ma con il cdx e il super neoliberista Draghi. “

lo sfogo di un conoscente, sindacalista di longo corso, mi lascia con l’amaro in bocca. Mi sforzo di essere più ottimista, ma è terribilmente difficile.

Non solo grinpa

Il dibattito sul green pass è sfibrante, noioso ed inutile. Assomiglia a certe discussioni della sinistra che non arrivavano mai ad una conclusione. Semina confusione e raccoglie incertezza.

A cominciare dalla sua collocazione politica. A prima vista sembrerebbe una cosa di sinistra. Infatti quelli più a sinistra lo sostengono senza esitazione. La destra è contraria, ma non tutta. Salvini si è vaccinato e ha il grinpa in tasca, ma non vuole farlo sapere troppo in giro. Inoltre è una misura varata da un governo di destra.

Infatti. quello di Draghi, che è un uomo di destra, è appoggiato da due terzi del centro destra, dai 5stelle che hanno un piede a destra e uno a sinistra. e dal PD che è ormai diventato un partito di destra, seppure moderata.

Mentre i no vax sono di estrema destra. Minoranza rumorosa come da tradizione ormai centenaria. Poche idee ma chiare. Il Covid non esiste, ma se ne incontriamo uno lo facciamo secco con un colpo di pistola.

Comunque sia il dibattito sul grinpa sta diventando ogni giorno più inutile. Oltre l’80% degli italiani si è vaccinato e altri ne seguiranno. Inoltre il Covid, che in questa ultima ondata è rimasto su livelli decisamente più bassi che in quelle precedenti, pare stia lasciando, seppure lentamente, il campo. 

Dopo di che potremo tornare a parlare non di dittatura sanitaria, ma del neofascismo latente che domina questa epoca disgraziata.

Quello che mette il profitto al primo posto. Quello che trascura la sicurezza sul lavoro e ogni giorno provoca morti bianche.

Quello che vorrebbe ammanettare i dipendenti al posto di lavoro. Quello che costringe gli operai a lavorare per dieci giorni di seguito, prima a di poter avere un giorno di riposo.

Quello che concede otto o dieci minuti di pausa a chi lavora per otto o dieci ore di seguito.

Quello che vorrebbe abolire il RDC, diventato per molti vitale con l’arrivo del Covid, e dare i soldi risparmiati agli industriali.

Di questo bisognerebbe discutere, perché il Covid passerà, ma le ingiustizie rimarranno.

Distrazioni

I complottisti da qualche giorno hanno di che rallegrasi. Prima Anthony Fauci ha detto che non si può l’escludere l’origine artificiale del corona virus e poi il presidente Joe Biden ha ordinato un’indagine federale sull’argomento.

Da qui un fiorire di noi l’avevamo detto. Alla faccia degli scettici. Poi sono subito usciti lunghi articoli di giornale, servizi televisivi, video e podcast su internet nel tentativo di fare luce su quello che è successo e, magari, anche di attirare folle di complottisti.

Quelli duri e puri sostengono che il virus sia stato messo a punto nel laboratorio di Wuhan e deliberatamente messo in circolazione. Mentre quelli più moderati pensano che sia uscito dal laboratorio accidentalmente. Magari a causa di insufficienti misure di sicurezza. Il dibattito è più che mai aperto.

Tuttavia, la possibilità che si arrivi ad una conclusione definitiva sembra più improbabile di una vincita milionaria al superenalotto. Infatti le ipotesi sull’origine del virus sono destinate ad infrangersi contro l’invalicabile muraglia cinese. Perché loro, i cinesi, la verità dovrebbero saperla, ma non la diranno mai, neppure sotto tortura. Se venisse convalidata anche solo la tesi dell’incidente, per loro sarebbe una catastrofe economica e politica . Quindi un evento assolutamente da evitare.

Un argomento come questo, insieme al ritorno degli ufo, si presterebbe molto bene a discussioni tra amici e conoscenti e ne parleremmo volentieri per giorni e giorni se non ci fossero più la pandemia, la crisi economica, le proposte di lavoro indecenti, le morti sul lavoro, i sostegni che non sostengono chi ne ha davvero bisogno e tanti altri problemi irrisolti. Quindi a qualcuno potrebbe venire il dubbio che questi argomenti siano solo l’ennesimo esempio di arma di distrazione di massa.

Ma vorranno distrarci da tutti i nostri problemi  economico-sanitari oppure da qualcos’altro? Secondo alcuni vogliono nascondere le malefatte del governo Draghi, secondo altri, invece, vorrebbero stendere un velo sule oscure trame di BiIll Gates e soci.

Se così fosse saremmo arrivati alla distrazione dalla distrazione e, in un colpo solo, al metalinguaggio che, però, in questo caso, non ha niente a che fare con la metafisica, ma appartiene solo all’immaginario complottista.

Sintomi

Da più di un anno sentiamo continuamente parlare di asintomatici  e sintomatici. 

Quelli che, al contatto con il virus, non accusano nessun sintomo e quelli che, invece, li manifestano, gravi o lievi che siano. 

Il covid ha contagiato, ovviamente, anche la politica provocando sintomi  evidenti e certo non lievi che, negli ultimi tempi, si sono aggravati.

Anzitutto con l’assunzione al ruolo di primo ministro di un ex vice direttore della Goldman Sachs che ha riesumato personaggi autorevoli come Brunetta, Gelmini, Carfagna e Salvini. 

Poi è arrivato l’ingaggio di un generale per sconfiggere il covid, che tratta gli italiani come coscritti. 

In seguito si sono riaccese le polemiche e le difficoltà ad approvare finalmente il ddl Zan con un corollario di opinioni databili approssimativamente al 1100 A C.. Il silenzio della sinistra ha spinto un cantante ad improvvisarsi oppositore. 

Mentre Letta, a braccetto con Salvini, si schierava dalla parte di Israele. 

Intanto si manifestava un altro inquietante sintomo: il ripristino del vitalizio ai condannati in via definitiva. Quindi Formigoni e soci riavranno i loro settemila euro al mese che pagheremo noi.

Infine la nomina ad ambasciatore italiano a Singapore di un neo fascista.

Notizia che fa il paio con la richiesta di estradizione, inoltrata alla Francia  qualche settimana fa, di alcuni ex terroristi rossi. 

Con tutti i problemi che avevamo, e ancora abbiamo, qualcuno ha pensato bene di rispolverare storie tragiche, di quaranta anni fa, per ricordarci che l’armadio della sinistra è pieno di scheletri.

Alla luce di tutti questi sintomi la diagnosi è facile. Abbiamo un governo di destra senza se e senza ma. Ma tutto questo Letta non lo sa.

Il non morto

Nel 2008 quando scoppiò la bolla immobiliare americana, davanti a microfoni, telecamere e taccuini c’era una lunga fila di economisti, giornalisti, politici  ed esperti vari, ansiosi di dichiarare che si trattava di una crisi di sistema, che il neoliberismo nato negli anni ottanta era morto, defunto, kaputt.

La sfilata andò avanti per qualche settimana, ma poi finì e nessuno ne fece più parola. Con il passare dei mesi le borse ricominciarono a macinare utili e il neoliberismo da defunto che era, diventò un non morto, come Nosferatu. Con la differenza che non va in giro di notte a cercare qualcuno a cui succhiare il sangue, ma lo fa alla luce del sole e, visto che finora non ha incontrato nessuno armato di un paletto di frassino, ha continuato tranquillamente la sua non vita fino ad oggi.

Qualcuno pensava che il Covid lo avrebbe fatto fuori definitivamente, ma i vampiri non si ammalano. Anzi, con la pandemia ha trovato nuova linfa. I soldi stanziati dalle banche centrali, la Fed e la BCE su tutte, infatti, saranno distribuiti secondo le sue leggi.

La fetta più grossa spetterà alle banche e alle aziende più grandi, mentre a tutti gli altri arriveranno le briciole o poco più. Continueranno le privatizzazioni anche dei servizi essenziali con relativo peggioramento delle prestazioni ed aumento dei costi. Noi, nel nostro piccolo, non potevamo certo fare eccezione.

Infatti il rag. Draghi,  devoto seguace della dottrina neoliberista, al di là delle sua retorica risorgimentale, si prepara a distribuire soldi ai soliti noti. Tra le tante dichiarazioni di intenti c’é anche la riforma del fisco che, probabilmente, continuerà ad aumentare le tasse a dipendenti e pensionati e lascerà stare gli intoccabili evasori.

E pensare che la Banca d’Italia e perfino l’FMI, enti non certo sospettabili di simpatie di sinistra, hanno suggerito poco tempo fa, di tassare, seppure in modo non certo pesante, i redditi dei più ricchi. Ma nessuno ha risposto all’appello. Una non risposta che vale un vade retro. Che, invece, bisognerebbe rivolgere al Nosferatu neoliberista.

Necrologio

E’ mancato all’affetto dei suoi cari Vaxzevria, meglio conosciuto come vaccino anticovid dell’AstraZeneca.

Ne danno il triste annuncio l’EMA, la ditta produttrice e i vaccinandi tutti, o quasi.

Partecipazioni al lutto.

Boris Johnson lo ricorda quando, quando con grande senso del dovere e sprezzo del pericolo si lanciò da solo contro il virus.

Speranza,  invece, non riesce a credere che sia morto. “Vaxzevria, è vivo e lotta insieme a noi,” ha dichiarato alle agenzie di stampa.

Anche Mario Draghi non riesce a farsene una ragione. “ Era giovane, pieno di vita e di qualità. Una soprattutto, costava così poco. 

Bersani ha dichiarato che la storia di quel farmaco è piuttosto strana. Molto simile alla sua famosa metafora del tacchino sul tetto che nessuno ha mai capito. Forse nemmeno lui.

I radical chic, invece, sono addolorati per la scomparsa del vaccino proletario, ennesima vittima dell’imperialismo americano

La Meloni si è detta dispiaciuta per la prematura dipartita ma non troppo. In fondo quel vaccino era figlio della perfida Albione. 

Salvini la pensa allo stesso modo, ma, per differenziarsi, ha detto che, in fondo, niente e nessuno è insostituibile. Il posto del defunto vaccino potrebbe essere preso da quello del suo amico Putin.

Il necrologio più addolorato è quello dei cosiddetti esperti e degli opinionisti. Il loro cruccio è che sia scomparso un medicinale efficace, efficacissimo, e sicuro, sicurissimo. Almeno fino a quando lo dirà Draghi.

Infine i più preoccupati sono gli esodati del vaccino. Quelli che hanno ricevuto la prima dose di Vaxzevria. Temono sia di ricevere la seconda dose che l’asl ha messo da perte per loro, sia di vedersi iniettare uno dei due vaccini di lusso. Idea che per molti è sedicente, ma il cocktail sarà indigesto?

Fiducia?

Secondo alcuni sondaggi Draghi avrebbe la fiducia della stragrande maggioranza degli italiani, più del 70%. Un consenso paragonabile a quello ottenuto da Putin alle ultime elezioni. Ma sarà vera fiducia?

Oppure dopo un anno vissuto pericolosamente gli italiani sperano solo che qualcuno li faccia finalmente tornare alla loro solita vita? 

Prima del Covid avevano ottenuto molti consensi i volti nuovi ed in particolare quelli che non venivano dalla classe politica, la famigerata casta. Quindi Draghi è solo l’ultimo di una serie che dura da anni.

Ma la fiducia che gli italiani hanno adesso in lui non sembra incondizionata. Assomiglia di più ad una speranza. Limitata, fragile e nata con la paura di essere delusa. Come è successo con i tecnici che lo hanno preceduto che, di certo, non sono stati molto graditi.

Ma cosa penserà lui di tutto questo credito che gli italiani li concedono? Nonostante l’impegno di tanti giornalisti, che si sono improvvisati indovini, non si sa.

Di certo è più a suo agio con i crediti bancari e la fiducia degli italiani, a quanto pare, non lo esalta, anzi forse lo mette in imbarazzo. Probabilmente di tutto il tifo che fanno i giornali per lui ne farebbe volentieri a meno. 

Viene in mente quello che diceva Lacan dell’amore. Sosteneva che amare significa dare qualcosa che non si ha, a qualcuno che non lo vuole.

Il bancomat

Quanto durerà? Il governo Draghi non è ancora nato e già ci stiamo chiedendo quanto durerà. Secondo i giornali durerà fino al prossimo Gennaio, quando Mattarella se ne andrà e lascerà il posto a Draghi.  Ma noi cittadini di periferia siamo scettici. Quando mai in Italia è stato possibile fare previsioni così precise? Nemmeno ai tempi in cui la Dc era il partito dominante. Succedeva sempre qualcosa che mandava all’aria ogni previsione.

Cosa che potrebbe succedere anche adesso. Basta guardare la foto di gruppo dei ministri per capire che l’olio e l’acqua si possono anche mettere nello stesso contenitore ma rimangono separati. Come, ad esempio, Leu e la Lega, Oppure i grillini in compagnia di Brunetta, Gelmini e Carfagna. personaggi che non pensavamo di rivedere seduti su delle poltrone ministeriali. Anzi, speravamo di non vederceli più. Magari questa scelta è una provocazione, un modo non tanto sottile per dividere i 5stelle. Chissà!

Poi, come non parlare del ritorno in gioco di Salvini, che sta già alzando la voce e si prepara a risvegliare la bestia, il suo rottweiler digitale che presto ricomincerà ad abbaiare contro gli extracomunitari.

Draghi sembra convinto che basti dare a tutti i partiti del suo governo una buona paghetta (seggiole e poltrone), come a dei figli scioperati, per tenerli buoni. Ma abbiamo l’impressione che questi aspettino solo un suo momento di distrazione per sfilargli il portafoglio. Poi in pubblico si accuseranno a vicenda di aver compiuto il furto, mentre in privato se ne compiaceranno.

L’opinione prevalente, da queste parti è che Draghi, evocato da settimane dai giornali, sia stato messo in mezzo. Soprattutto da banche ed imprese che ritenevano il governo Conte non abbastanza attento alle loro richieste di risarcimenti, ristori e finanziamenti vari. Quindi adesso che sta per arrivare una quantità industriale di denaro, per giunta di ottima qualità, vale a dire fresco e gratuito, non potevano certo stare a guardare.

Quindi, con i loro media, hanno spinto Draghi perché è abituato da tempo a distribuire fondi ed è anche l’unico autorizzato a formare un governo di larghe intese con dentro anche i partiti di destra. I tradizionali referenti dei vertici del mondo economico che hanno il preciso compito di accaparrarsi una fetta più grande possibile del Recovery Found. Sperano di trasformare Draghi in un bancomat.

Mentre quelli che facevano parte del Conte 2, che i fondi europei li hanno portati a casa, non hanno digerito la mossa di Renzi e l’iniziativa di Mattarella di chiamare Draghi per salvare la patria in pericolo.

Infatti stanno formando un gruppo unico al senato, ovviamente senza Renzi e compagnia. L’obiettivo minimo sembra quello di non perdersi di vista e condizionare le scelte di Draghi.

L’altro potrebbe essere quello di tenersi pronti nel caso vada a finire male. Visto che Mattarella esclude le elezioni, se il nuovo governo cadesse, bisognerebbe metterne insieme per forza un altro.

Intanto Conte plaude all’iniziativa, che, probabilmente, ha ispirato, aspetta e prega Padre Pio.

Cucina, dolce cucina

Negli anni sessanta e settanta, l’ambiente più frequentato della casa al cinema e  in teatro, era la camera da letto. La rivoluzione sessuale, oltre che in piazza, si faceva sui letti.

Poi è arrivato il periodo punk. Allora sono diventati di moda i bagni, ritenuti i luoghi più adatti per fare sesso, drogarsi, o, come nel caso di cantanti e attori, farsi fotografare. I bagni degli autogrill erano quelli più frequentati dai cantanti. In seguito dagli anni novanta in poi, a poco a poco, ci siamo trasferiti in cucina.

Sembrava un trasferimento temporaneo, invece, ci siamo rimasti fino ad oggi e probabilmente, ci resteremo ancora a lungo. Per tutti quelli, e da queste parti sono tanti, che sono nati in campagna è stato una specie di ritorno a casa.

In campagna, infatti, la cucina era il cuore della casa e ne diventava il sinonimo. Quando si invitava qualcuno ad entrare in casa, lo si faceva accomodare in cucina. Certo c’era anche il salotto, ma lo si usava solo per le occasioni importanti che capitavano raramente. Ricordo il salotto della nonna con le sedie e le poltrone ancora avvolte nel cellophane.

Adesso, invece, questo non succede più perché negli appartamenti moderni, data la carenza di spazio, spesso c’é il soggiorno con angolo cottura. Dove si può cucinare seguendo le ricette proposte dalle tante trasmissioni dove imperversano chef e cuochi di tutte le provenienze regionali ed etniche.

Dapprima si guardavano i virtuosi della padella per sfuggire a talk show e tg infestati da esperti che sparlavano dell’epidemia. I  questi giorni, invece, si cerca di sfuggire al racconto, in onda 24 ore su 24 della vita delle opere e dei futuri miracoli di Mario Draghi.

Ma, secondo un amico aspirante sociologo, ci sarebbe anche un altro motivo. Sostiene che il cibo ci serve a riempire il vuoto di prospettive e speranze che abbiano dentro.

In parte era così anche prima, ma in quest’ultimo anno che abbiamo vissuto intrappolati in un presente sgradevole, che sembra non passare mai, è ancora più evidente. Per consolarci cerchiamo di mangiare qualcosa di buono. Almeno ci proviamo.