Le mani sulla pizza

Pizza

Ieri sera sono andato a mangiare una pizza con un paio di amici in un locale dove andiamo spesso. Il locale, solitamente pieno, era semi deserto.

Il titolare, che conosciamo da tempo, ci ha detto che da quando è arrivato il virus la clientela è molto diminuita. Loro si sono adeguati alle disposizioni del governo diminuendo i tavoli ed aumentando la distanza tra di essi. Non solo. Hanno anche abbassato i prezzi.

“Ma nonostante il nostro impegno e quello di Di Maio, ha detto il pizzaiolo, la clientela è sempre scarsa. Ce ne vorrebbero tanti come lui che invitassero qualcuno a mangiare un buona pizza, meglio se con le mani, in un locale pieno di gente “

Il silenzio è d’oro

La notizia della vittoria di Gualtieri con il 62,2% alle elezioni suppletive di Roma per un seggio alla camera si trova nella parte bassa delle homepage, ancora tutte occupate dal virus.

Certo si tratta di una notizia piccola piccola, ma solo dieci giorni fa avrebbe campeggiato nelle prime pagine e animato le solite, inutili discussioni da talk show. Dopo tutto si trattava di un’elezione, uno dei primi appuntamenti di una primavera tutta elettorale. Con relativa martellante e sfibrante campagna. Come è successo finora. Ma adesso?

Come farà l’ex capitano ad andare in giro per l’ìitalia a spararsi selfie a raffica, visto che è diventata una pratica ad alto rischio? E le sardine come riusciranno a riempire le piazze? Come farà Di Maio a trovare un palco su cui dare spettacolo con le sue conoscenze scientifiche, culturali e lessicali?

Per quelli del PD, invece, non cambierà molto. Si faranno vedere poco come hanno fatto negli ultimi tempi.

Forse sono convinti che sia necessario andare oltre i toni bassi del passato e rimanere in silenzio. A quanto pare Il silenzio paga, Come è successo a Napoli con la vittoria di Riotolo e a Roma con quella di Gualtieri.

La percentuale bassa dei votanti indica che si sono recati ai seggi solo i più convinti che, a quanto pare, sono gli elettori di sinistra. Non tutto il virus viene per nuocere.

Piove

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Piove.

I fiumi si ingrossano e Venezia va sott’acqua.

La legge finanziaria del governo rischia di affondare sotto una pioggia di emendamenti.

Intanto Conte cerca di ripararsi anche se non sa esattamente come.

Di Maio è sotto una pioggia di critiche da parte dei suoi e non sa che fare.

Salvini voleva fare il solito bagno di folla e ha trovato una piazza piena di sardine.

E Zingaretti? E’ in vacanza in America e si fa i selfie con Clinton.

Forse aspetta che rispunti il sole per tornare e vederci più chiaro nella situazione politica. Forse…

Paure e sospetti

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Il sospetto ce l’avevano  da tempo, ma in questi giorni nebbiosi si è riprodotto e ha dato vita a tanti piccoli sospetti. Sospettano di amici, parenti, conoscenti e vicini di casa. Di tutti quelli che non hanno espresso giudizi negativi sul governo precedente ed, in particolare, sull’ex inquilino del Viminale.

Dopo la disfatta umbra, annunciata, ma non per questo meno bruciante, in Emilia Romagna temono che anche dalle loro parti la bandiera verde possa sostituire quella rossa. Questa prospettiva li rende diffidenti. Anche nei confronti di chi si è sempre schierato a sinistra. Almeno a parole.

Come nel caso  dei cosiddetti radical chic che, ad ogni occasione, criticano il PD.  Raramente la destra. Trovano che sia un esercizio banale che lasciano fare volentieri ad altri.

Diffidati sono anche quelli che non parlano mai di politica, ma si lamentano delle tasse, delle bollette, dei prezzi alti e di tutto quello che si paga.

Poi ci sono i sorvegliati speciali. Quelli che, da anni ripetono quello che fu il tormentone del Bagaglino: “I politici sono tutti uguali. Tutti ladri. È tutto un magna magna.” Dal qualunquismo teatrale al leghismo il passo potrebbe essere breve.

Insomma, da quelle parti hanno paura di non avere molte possibilità di evitare un’invasione di camicie verdi. Sanno che molto dipenderà dal governo Mazinga che però con la faccia di Conte, il braccio sinistro di Zingaretti, quello destro di Di Maio e le gambe di Franceschini, non sembra molto forte.

Non è certo dotato di missili perforanti o del micidiale raggio termico in grado di incenerire i nemici in una frazione di secondo.

Ha solo tante buone intenzioni più che, per ora, hanno prodotto solo una valanga di cifre e indiscrezioni più o meno fondate. Quindi, se le cose non cambieranno in fretta, gli abitanti di questa parte della pianura padana pensano che non rimarrà loro altro da fare che sperare in un miracolo.

Per ottenerlo qualcuno ha suggerito di non affidarsi ad un semplice santo, ma di rivolgersi più in alto.

Magari riprendendo la famosa affermazione che Don Camillo usava per fare appello alla coscienza degli elettori.

Ovvero: ”Nella cabina elettorale Dio ti vede. Salvini, no!”

Lo sbarco degli alleati

Esterno giorno.

Panoramica del porto per inquadrare la folla e le bandiere rosse , gialle e blu.

Totale della nave mentre viene calata la passerella.

Piano americano del Conte di Volturara il primo a scendere, che saluta la folla e improvvisa un discorso.

Primo piano del Conte mentre parla e promette un lavoro ai disoccupati, una casa ai senzatetto, pensioni e stipendi più alti, meno tasse per le imprese, asili nido e scuole gratuite per tutti. Assicura che darà più fondi alla sanità, combatterà le disuguaglianze e le ingiustizie di ogni genere e che gli italiani, grazie a lui, saranno più ricchi e felici.

Infine lancia alla folla una nuvola di biglietti. Tutti cercano di affferrarne qualcuno.

Zoom sulla folla e primo piano di un uomo che raccoglie un biglietto e guarda incuriosito di cosa si stratta. Zoom sul biglietto: è una schedina precompilata del superenalotto.

Piano americano di Di Maio che saluta la folla con un sorriso stentato. Forse sta già pensando alle tante lezioni di lingue che lo aspettano.

Primo piano di Zingaretti, che saluta la folla con la mano e con un mezzo sorriso sulle labbra. Ha l’aria di uno che è stato trascinato ad una crociera alla quale non avrebbe voluto partecipare.

Primo piano di Franceschini che, dietro il classico sorriso per la stampa, nasconde la soddisfazione di chi torna a casa e può nuovamente sedersi sulla sua poltrona preferita.

Piano americano e poi primo piano di Speranza che appare pallido e teso come uno che sta aspettando il proprio turno dal dentista. Forse avrebbe preferito affrontare qualche seduta dal dentista, invece di affrontare i problemi della sanità italiana.

Inquadratura fissa sulla passerella mentre tutti gli altri neo ministri scendono in fila indiana limitandosi a salutare la folla con un cenno della mano.

La Bellanova ha un passo un po’ incerto.
Zoom e primo piano su di lei. Spiega di aver sofferto un po’ di mal di mare. Non è abituata a navigare, viene dalla campagna.

Panoramica della folla , quindi primo piamo di un uomo alto, vestito di blu con gli occhiali da sole ed un sorriso sardonico che lascia intravedere gli incisivi sporgenti. Non appena finita la sfilata dei ministri si dilegua tra la folla. Continua…

La guerra dei giallo roses

Vi ricordate la Guerra dei Roses? La storia di una coppIa che finisce per odiarsi  al punto da cercare di uccidersi uno con l’altra? Mi è venuto in mente qualche giorno fa quando Zinga e Maio sembravano sul punto di mettersi le dita negli occhi.

Pur consapevole del fatto che la loro unione è un’altra cosa perché è  basata solo sull’interesse e non certo sui sentimenti. Quindi per andare d”accordo ai due basterebbe rispettare Il contratto matrimoniale stilato con la supervisione nientemeno che dell’avvocato degli italiani, e firmato davanti al notaio Mattarella, sia pure contro voglia.

Zinga, infatti, avrebbe preferito dedicarsi alla ricostruzione del partito, mentre  Maio  pensa ancora al suo ex alleato. Certo lo trattava male, a volte diventava violento, ma era un vero capitano.

Comunque l’indole dei due protagonisti, uno mite e l’altro remissivo, sembra in grado di assicurare un lungo periodo di tranquillità.

I principali esponenti dei due partiti, che fino a qualche ora prima si guardavano in cagnesco, invece, non danno altrettante garanzie di stabilità.

A lungo andare potrebbero riemergere differenze e contrasti fino alla voglia di lanciare vaffa a tutto spiano. Certo nessuno arriverà al punto di desiderare la morte di qualcun altro ma la sua uscita di scena, quella si.

Difficile dimenticare che per lungo tempo i due schieramenti si sono reciprocamente accusati di essere il nemico pubblico numero uno.

Certo il potere unisce, appiana le differenze e attenua le tensioni, però il fuoco rimane sotto la cenere pronto a divampare.

Magari il matrimonio tra PD e M5S non finirà come la Guerra dei Roses con gli sposi appollaiati su un lampadario a sette o otto metri da terra, che litigano per l’ultima volta e poi  fanno pace un attimo prima di schiantarsi al suolo. Al massimo cadrà il governo dei giallo roses e a farsi male saranno gli italiani.