Non habemus papam

Sembrava fatta. Erano tutti pronti ad annunciare l’habemus papam, anzi la papessa. Il coniglio uscito dal cilindro di Salvini, la Casellati. Già dai primi voti scrutinati si facevano proiezioni fantasiose sul totale che avrebbe raggiunto. Qualcuno scommetteva che avrebbe superato di slancio i 400 voti e si sarebbe avvicinata ai 450. Il cdx unito avrebbe mostrato la sua forza e gli altri non avrebbero potuto fare a meno di salire sul carro della vincitrice alla votazione successiva.

Intanto le schede uscite dalle urne passavano veloci nelle mani Fico e della eligenda. La maggior parte avevano il suo nome, tranne qualcuna che indicava Mattarella, Di Matteo, Casini, Cartabia, Berlusconi e perfino Galliani. Ma, alla fine, l’irresistibile corsa della predestinata si è interrotta a quota 382.

Allora le facce sorridenti sono diventate scure e hanno cominciato a guardarsi intorno alla ricerca di un indizio o di un suggerimento come capita a scuola a chi non ha studiato. Poi qualcuno ha nominato Draghi ed è partito il riassunto delle puntate precedenti su chi lo voterebbe e chi no. Con il sospetto che alla fine potrebbe non essere lui il prossimo inquilino del Quirinale.

Perché a palazzo Chigi  lo hanno voluto i vari poteri economici e finanziari e vorrebbero che ci rimanesse. Mentre al Quirinale, per adesso non si capisce bene chi lo voglia davvero. A quanto pare lo voterebbe il csx in ordine sparso e la parte di cinque stelle che fa capo a Di Maio. Gli altri continuano vederlo come il fumo negli occhi. Anche Salvini e Meloni non lo vorrebbero sul colle più alto perché lui è sicuramente di destra, ma non è un loro uomo.

Quindi per risolvere il dilemma, in teoria, basterebbe trovare un altro nome, magari di provenienza DC. Ma, per adesso, l’unico disponibile   sembra l’eterno Pierferdi, che con i suoi valzer tra centro, destra e sinistra crea qualche imbarazzo.  Ma quello che preoccupa di più i partiti sono i possibili effetti collaterali che potrebbe provocare questa sofferta elezione.

Perché se l’eletto sarà l’ex BCE, trovare qualcuno che lo sostituisca a palazzo Chigi potrebbe rivelarsi una missione impossibile e portare alle elezioni in primavera.

Ma anche la sua mancata elezione, sostengono quelli che vorrebbero rimanere sulla loro comoda poltrona fino al 2023 e anche oltre, potrebbe creare non pochi problemi.

Infatti, questi sospettano che il super candidato sia molto pieno di se e anche piuttosto permaloso. Quindi se non riuscisse ad arrivare al Quirinale potrebbe anche salutare la compagnia e tornare a godersi la sua pensione dorata provocando così la fine anticipata della legislatura. Per tanti politici sarebbe una disgrazia, ma noi cittadini, pur consapevoli della grave perdita, ce ne faremmo una ragione.

Affari di corna

Il secondo lunedì nero per il cdx, ancora più nero del primo, ha cambiato il clima politico. In tv non si parla d’altro. Si fanno acute e sofferte analisi sulla sconfitta con evidente preoccupazione. Quando si trattava di analizzare una delle tante sconfitte del cx il clima era disteso, si susseguivano sorrisi, risatine e battute, come quando, tra amici, si parla delle corna di un conoscente.

Ma qui il cornuto è il cdx tradito dagli elettori che, in parte, hanno votato per gli altri, oppure hanno preferito rimanere a casa piuttosto che dare il proprio appoggio ai suoi improbabili candidati. I commentatori sono preoccupati perché i loro editori sono quasi tutti vicini al cdx e temono che non sia più in grado di vincere. La situazione sembra più grave del previsto.

A Roma scommettevano che Raggi e Calenda avrebbero tolto voti al cx. Prevedevano un testa a testa tra Gualtieri e Michetti, invece è finita 60 a 40. A Torino stesso risultato. Non solo. Hanno perso con un risultato non molto diverso anche a Cosenza  dove i giochi sembravano fatti. Brutto segno.

Allora tutti a dire che c’è bisogno di una rifondazione, di una ripartenza e il pensiero va subito a colui il cdx se l’era inventato, Berlusconi ex cavaliere Silvio.

Qualcuno spera ancora che possa rimetterlo insieme. Peccato che ormai, quando appare in pubblico, sembri appena uscito dal museo delle cere. Gli anni passano, la verve non è più la stessa e le sue leggendarie barzellette non fanno più ridere. Lui che garantiva per tutti i suoi improbabili alleati non sembra in grado di fermare la corsa sfrenata di Salvini e Meloni verso l’estrema destra.

Ma alternative non ce ne sono. Un altro con i suoi soldi e le sue tv in Italia non c’è. Inoltre in un’Italia in fondo ancora democristiana, a molti era sembrato l’erede della DC, come anche a qualcuno del PD.

I suoi fedelissimi lo vorrebbe addirittura al posto di Mattarella. Certo, sarebbe uno spasso. Ve l’immaginate lui che organizza cene eleganti al Quirinale? Oppure che fa le corna in una foto con un altro capo di stato come ai tempi d’oro? Sarebbe un gran finale per uno che si è sempre fatto prima di tutto gli affari suoi.

I nostri affari, invece, non se li è ancora fatti nessuno.