La guerra dei giallo roses

Vi ricordate la Guerra dei Roses? La storia di una coppIa che finisce per odiarsi  al punto da cercare di uccidersi uno con l’altra? Mi è venuto in mente qualche giorno fa quando Zinga e Maio sembravano sul punto di mettersi le dita negli occhi.

Pur consapevole del fatto che la loro unione è un’altra cosa perché è  basata solo sull’interesse e non certo sui sentimenti. Quindi per andare d”accordo ai due basterebbe rispettare Il contratto matrimoniale stilato con la supervisione nientemeno che dell’avvocato degli italiani, e firmato davanti al notaio Mattarella, sia pure contro voglia.

Zinga, infatti, avrebbe preferito dedicarsi alla ricostruzione del partito, mentre  Maio  pensa ancora al suo ex alleato. Certo lo trattava male, a volte diventava violento, ma era un vero capitano.

Comunque l’indole dei due protagonisti, uno mite e l’altro remissivo, sembra in grado di assicurare un lungo periodo di tranquillità.

I principali esponenti dei due partiti, che fino a qualche ora prima si guardavano in cagnesco, invece, non danno altrettante garanzie di stabilità.

A lungo andare potrebbero riemergere differenze e contrasti fino alla voglia di lanciare vaffa a tutto spiano. Certo nessuno arriverà al punto di desiderare la morte di qualcun altro ma la sua uscita di scena, quella si.

Difficile dimenticare che per lungo tempo i due schieramenti si sono reciprocamente accusati di essere il nemico pubblico numero uno.

Certo il potere unisce, appiana le differenze e attenua le tensioni, però il fuoco rimane sotto la cenere pronto a divampare.

Magari il matrimonio tra PD e M5S non finirà come la Guerra dei Roses con gli sposi appollaiati su un lampadario a sette o otto metri da terra, che litigano per l’ultima volta e poi  fanno pace un attimo prima di schiantarsi al suolo. Al massimo cadrà il governo dei giallo roses e a farsi male saranno gli italiani.

Rosso-giallo di sera

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Metti una una cena in una delle ultime feste dell’Unità nella bassa padana. Metti anche di imbatterti in uno spazio dibattiti insolitamente affollato. All’ordine del giorno c’era un problema di viabilità, che però è stato ben presto travolto dal vento dell’attualità.
Le notizie si susseguono veloci. La crisi di governo, sebbene ancora virtuale, sembra che si tradurrà in un divorzio tra Salvini e Di Maio. Ci sono già voci di incontri tra esponenti del PD e quelli del M5S. Forse faranno un governo insieme.

La base del PD è in agitazione.

C’è chi vede subito il lato positivo di un governo del genere, come un ragazzo tatuato che dice con sicurezza:” Forse ci liberiamo del ministro della paura prima del previsto.”

“Sempre che, alla fine non torni più forte di prima. Magari sarebbe meglio votare, visto che adesso è in difficoltà e senza l’aiuto di FI potrebbe non avere la maggioranza in parlamento.”- ribatte un signore di mezza età.

“Ma cosa abbiamo noi in comune con i grillini?”- è la domanda che lanciano alcuni militanti senza trovare una risposta.

“ Quello non conta molto. Se c’è la volontà politica di fare un pezzo di strada insieme, con qualche concessione da entrambe le parti l’accordo si può trovare”- risponde un esponente del PD locale, che era venuto per parlare di viabilità.

“ E se fosse tutto una sceneggiata, come al solito? Finora sembra la storia di una coppia unita da grandi interessi economici che vorrebbe divorziare, ma non può perché entrambi ci rimetterebbero”-commenta una voce tra la folla, suscitando un brusio di voci discordanti.

Il lato economico della vicenda prova a spiegarlo un signore di una certa età con occhiali sul naso, biro e taccuino per appunti in mano. Spiega come sarebbe difficile per per il PD al governo con il M5S, far digerire agli italiani una finanziaria che si annuncia parecchio indigesta. Mentre Salvini avrebbe buon gioco a denunciare il ritorno dell’austerità e la subalternità all’Europa.

Un discorso semplice e logico come se ne sono letti tanti sui giornali. Ma qui non ha suscitato molto interesse.
Agli astanti interessa solo se il governo rosso-giallo vedrà la luce o no. Manca poco che si accettino scommesse.

Alla fine la maggioranza degli intervenuti, è sembrata favorevole all’accorso PD-M5S, sia pure con qualche dubbio.

Non ultimo quello che esprime al alta voce una signora passando vicino allo stand dei dibattiti:”Speriamo che non torni quello di prima. Perché potrebbe abolire subito quel poco di buono che ha fatto questo governo.!“

Prima di lei nessuno lo aveva nominato. Eppure cinque anni fa, a qualche chilometro di distanza da qui, sotto un tendone solo un po’ più grande di questo, si erano radunate circa seimila persone ad ascoltare un giovane che sembrava in grado di cambiare il PD e trasformarlo in un partito vincente. Era un certo Matteo Renzi.