Riso amaro

Anche nei momenti tragici noi italiani troviamo sempre qualcosa su cui ironizzare o farci una risata. 

Basti pensare alle battute e alle imitazioni seguite all’arrivo sulla scena dei cosiddetti esperti. Tranquilli signori di una certa età travolti dalla notorietà, ipnotizzati dalla televisione e spinti a dare il peggio di se. 

A mettersi in mostra all’inizio dell’epidemia ci avevano provato anche alcuni sindaci  che si erano improvvisati cabarettisti esibendosi in cazziatoni ai loro concittadini, colpevoli di non aver capito la gravità della situazione. Qualche loro video era diventato virale. Ma la loro è stata una stagione breve, seppure intensa. Ben più duratura è stata la coppia tragicomica Fontana-Gallera che si esibiva tutti i giorni a reti unificate. 

Ma d’ora in poi Fontana, orfano di Gallera, farà fatica a farsi notare visto che la sua nuova compagna Letizia Maria Brichetto Arnaboldi vedova Moratti, con il suo scoppiettante esordio sembra decisa a rubargli la scena. Oltre al suo nome chilometrico come quello della contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare di fantozziana memoria, la sua idea di legare la fornitura di vaccini al PIL ha scatenato l’ironia dei social che le hanno suggerito, tra l’altro, di assegnare ai cittadini più ricchi una esclusiva tessera sanitaria premium. Se il buon giorno si vede dal mattino ne vedremo delle belle.

Anche i politici hanno provato a divertirci mettendo in scena la crisi di governo con il ritorno di personaggi come Mastella, Tabacci e altri trasformisti d’epoca. Ma non hanno avuto il successo che avrebbero riscosso in tempi normali. Lo spettacolo è durato poco e la trama non era originale e nemmeno avvincente. Era solo un’altra puntata della telenovela che va in onda da più di un anno su quasi tutti i media dal titolo: Oggi il governo non cadrà, ma domani si.

Tele-panettone

Anche quest’anno è andato in  in onda il tele-panettone. La pandemia ha impedito che diventasse ogni giorno la notizia di apertura di giornali e tg. Ma, pur collocato più in basso, il tele-panettone ha riproposto uno schema narrativo collaudato che doveva sciogliere un angoscioso dilemma: “Sarebbe riuscito il governo Conte a mangiare il panettone. ovvero ad arrivare a Natale?”

I cronisti parlamentari erano a caccia di indiscrezioni e retroscena che potessero in qualche modo anticipare il finale, ma, senza risultati apprezzabili. Mentre i commentatori si sono lanciati in analisi spesso contraddittorie. Ne ho letta una che elencava i motivi che avrebbero potuto far cadere il governo e quelli che avrebbero potuto salvarlo. Ma gli argomenti a favore e quelli contro erano gli stessi. Segno di scarsa fantasia o scarse possibilità che succedesse un terremoto politico prima delle feste.

Tutti i riflettori erano puntati sui cosiddetti grillini ribelli che non  volevano votare il Mes. per mantenere fede allo spirito originario del movimento che vedeva come fumo negli occhi le banche, la finanza e anche l’Europa. La coerenza è una qualità rara in politica e i ribelli avrebbero voluto esercitarla, a differenza dei loro colleghi, che, secondo loro, sarebbero pronti a votare qualsiasi cosa pur di mantenere seggiole e poltrone.

Ma se il loro bel gesto avesse davvero posto fine al governo Conte, di conseguenza, sarebbe finita anche la loro carriera politica. Perché in caso di crisi di governo, le elezioni sarebbero state dietro l’angolo e loro, visto il calo di consensi e di posti disponibili, probabilmente, non sarebbero stati neppure candidati. Così, alla fine, tredici sono usciti dall’aula al momento del voto e quattro sono usciti dal partito. Comunque se, nonostante tutto, avessero votato tutti no, qualcuno, secondo i bene informati, sarebbe stato pronto a prendere il loro posto.

Infatti, alla Camera alcuni esponenti di Forza Italia, tanto per tastare il terreno, sono usciti dall’aula. I due fuorusciti più in vista sono stati Brunetta e Polverini. Personaggi imbarazzanti certo, ma in politica i voti, come i soldi, non puzzano e Conte non sembra un tipo con la puzza sotto il naso. 

Mentre Renzi, per guadagnare qualche titolo di giornale ha lanciato il solito anatema contro il governo di cui fa parte, affermando con fermezza il suo voto contrario, ma alla prossima occasione.

Così il tele-panettone ha avuto il suo lieto fine, come il suo corrispondente cinematografico, il cine-panettone. Dopo tutto in entrambi i casi di commedie si tratta e non di drammi come vorrebbero farci credere certi media.