Cattive notizie

Qualcuno, tempo fa, deve aver messo in giro l’idea che per farsi notare bisogna spararla grossa e cattiva, la notizia. Che sia vera o falsa non ha nessuna importanza. Quello che conta è che esploda nel cielo mediatico e che si faccia notare come un fuoco d’artificio. Ad esempio anche le previsioni del tempo da anni annunciano uragani e tifoni anche in zone dove non sono mai arrivati e mai arriveranno.

Ma a questo ci siamo abituati e abbiamo imparato a non tenerne conto. Qualcuno se ne è accorto e l’abitudine di annunciare tsunami ad ogni nuvola in arrivo si è attenuata.

Invece la tendenza al nazional catastrofismo socio-sanitario è più viva che mai. Anche su un argomento tragico come il corona virus. I cosiddetti esperti si sono lanciati in previsioni il cui fondamento scientifico è pari, se non inferiore, a quello dell’oroscopo.

Ma davanti ad un microfono qualcosa bisogna pur dire e quindi meglio spararla grossa. Nei giorni più nefasti, quando cercavamo una buona notizia alla quale aggrapparci, abbiamo sentito dire che l’immunità di gregge non arriverà mai e comunque non proteggerebbe tutti; che i guariti non possono considerarsi immuni; che nemmeno un vaccino può garantire l’immunità e che i tamponi non sono del tutto affidabili.

Poi, naturalmente, c’è sempre la possibilità che arrivi una seconda ondata.

Come se non bastasse oggi sono uscite le ultime due sparate. Secondo un tizio delll’OMS, probabilmente molto vicino a qualche multinazionale farmaceutica, il corona virus potrebbe non scomparire mai, come è successo con l’Aids. Malattia che si riesce a tenere sotto controllo con un costoso cocktail di farmaci. Forse le case farmaceutiche sperano nel bis.

Altra notizia fuori controllo è che il ben il 30 per cento dei guariti potrebbe riportare danni permanenti.

Intanto a riportare danni è la credibilità dell’informazione che continua a cavalcare compatta l’onda nazional catastrofista nonostante la situazione stia migliorando ogni giorno di più.

Mentre noi, per difenderci, possiamo solo ignorare articoli, programmi tv e pagine on line con titoli nefasti.

Poi, per dare un minimo sollievo ai nostri nervi già duramente provati da due mesi di isolamento casalingo, cerchiamo le rare buone notizie.

Ad esempio quella pubblicata dal Corriere della Sera qualche giorno fa. Riguardava una previsione fatta dagli attuari, coloro che studiano l’evoluzione e i rischi di un qualsiasi fenomeno, soprattutto per conto delle assicurazioni. Secondo i loro calcoli il carogna virus, salvo imprevisti, se ne andrà al più tardi verso la metà di Luglio.

Se la previsione si rivelasse esatta non parlerei più male delle assicurazioni. Almeno per un pò.

Esperti

E proprio vero che le disgrazie non arrivano mai da sole. Infatti insieme al corona virus sono arrivati gli esperti. Quasi tutti virologi,  gente che ai virus da del tu.

Eppure gli unici consigli che sono capaci di dare sono quelli di lavarsi spesso le mani, starnutire con la mano o il braccio davanti alla bocca e soffiarsi il naso spesso. Consigli che ricordano molto quelli stagionali elargiti da altri esperti che raccomandano di non andare in giro in camicia quando nevica e non mettere il cappotto quando ci sono quaranta gradi all’ombra.

Se si limitassero a questo sarebbero persino divertenti, ma quando si tratta di fare valutazioni o previsioni sull’evoluzione dell’epidemia da corona virus le cose cambiano. C

’è chi, come il virologo ìFabrizio Pregliasco, tanto per sdrammatizzare, ha evocato la pandemia del 1918, la cosiddetta spagnola che colpi il 35% della popolazione mietendo molte vittime.

Poi c’è quello, il virologo Roberto Burioni, che ha la soluzione del problema, mettere in quarantena tutta Italia, isole comprese. Perché il nemico è infido, ostico e letale.

La platea dei tuttologi da studio televisivo applaude. Sono convinti che il corona virus sia pericoloso a prescindere, perché si tratta di un virus comunista!

L’unica voce che ha cercato di tranquillizzarci è stat quella di Maria Rita Gismondo direttore del dipartimento di microbiologia virologia e diagnostica dell’ospedale Sacco di Milano, che ha scritto su Facebook:”Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale, Non è così. Guardate i numeri. Questa follia farà molto male soprattutto da punto di vista economico. Vi prego abbassate i toni.”

Spero che non le sia arrivata una montagna di insulti a stretto giuro di post.

Sarebbe già un passo avanti.