Fuoco lento

L’anno scorso in questi giorni stava ancora andando in onda il seguito di: “Una vacanza al Papeete”.

Tutto era cominciato ai primi del mese a Milano Marittima. Dove l’uomo che non doveva chiedere mai, aveva fatto l’errore di chiedere le elezioni molto anticipate, I suoi avversari avevano colto al volo l’occasione per liberarsi di lui.

Primo fra tutti Conte che dopo avergli appoggiato una mano sulla spalla gli aveva detto tutto quello che, di negativo, pensava di lui.

Poi era cominciata la telenovela della nascita del nuovo governo con incertezze, indecisioni e colpi scena. Insomma era stato un ferragosto caldo, caldissimo, quasi di fuoco.

Mentre adesso la notizia politicamente più eccitante è quella che i grillini hanno deciso, un’altra volta, di allearsi con il PD alle elezioni amministrative.

Noi, intanto, stiamo pigramente preparando qualche grigliata sotto il solleone, ma senza fretta. A fuoco lento.

Buon ferragosto a tutti!

 

Uno sguardo da sotto il ponte

Unknown

 

Durante il lockdown era cambiata la nostra percezione del tempo. Anche qui in provincia dove la vita non è frenetica come in una metropoli. Per molti ritrovarsi improvvisamente l’agenda giornaliera quasi vuota con l’unico impegno di andare a far spesa o portare i giro il cane, è stato traumatico.

Le giornate di solito corte. con le ore che passavano veloci sono diventate lunghe, a volte interminabili. Era come se tutto il mondo, o meglio, il nostro piccolo mondo, si muovesse al rallentatore. Durante il fine settimana, molto spesso soleggiato, era anche peggio. Niente gita fuori porta né passeggiata al parco o in centro. Negozi chiusi e strade deserte.

Solo la tv aveva mantenuto il solito ritmo frenetico da spot pubblicitario interrotto ogni tanto da qualche programma. Per lo più film o talk show. Anche i tg hanno cercato di mantenere un certo ritmo, ma solo i tanti esperti da bar lo hanno retto con entusiasmo. Mentre i loro protagonisti principali, i politici erano un pò rallentati, a tratti confusi, a volte contagiati. Si passava dalle scenette tragicomiche del duo Fontana-Gallera, alla malattia di Zingaretti, alle sparate di De Luca. Tutti in diretta via internet. Rallentati e improbabili.

L’unico che ha continuato a muoversi a velocità normale era lui, l’ex Giuseppi. Non solo. Ha pure aumentato il ritmo. Mentre l’opposizione giocava ad apri e chiudi lui, dapprima ci ha chiuso in casa e poi ha cominciato a rimbalzare da un canale tv all’altro a spiegarci perché l’aveva fatto.

Ma non si è limitato a questo. Ha allontanato dalla scena il suo ex padroncino di Maio e si è assicurato l’appoggio del Quirinale, diventando In breve tempo il protagonista principale della scena politica .Non appena se ne è reso conto, come già altri arrivati prima di lui all’apice del successo, ha rilanciato l’idea del ponte sullo stretto.

Ma poi, forse ricordandosi che i suoi predecessori dopo aver rispolverato quel vecchio progetto erano caduti in disgrazia, ha cambiato idea: meglio un tunnel sottomarino.

Un’idea probabilmente inattuabile, ma almeno inedita.

Nella speranza che non porti sfortuna.

Salto a tre

Conte è’ l’uomo del momento non c’è dubbio. Al ritorno da Bruxelles è stato addirittura accolto in parlamento da una standing ovation. Forse non era mai successo. Hanno applaudito tutti, tranne uno: il più prepotente  dei suoi due ex padroni.

Anche l’altro ex padroncino non si è spellato le mani. Ma tutti gli altri, persino Renzi, hanno salutato non tanto i miliardi che ha portato a casa, ma il fatto che così ha consolidato la sua posizione di presidente del consiglio e attualmente non ha rivali.

L’ex Giuseppi è il vincitore del momento e tutti vogliono salire sul suo carro. Ma bisogna fare in fretta, i posti disponibili non sono tanti. Infatti con tempismo perfetto in tre, Quagliariello, Toti e Romani hanno lasciato l’ormai esaurito partito azienda e sono approdati nel gruppo misto.

La motivazione ufficiale è che sarebbero in disaccordo con Berlusconi che ha più volte manifestato l’intenzione di appoggiare il governo.

Ma i giornali di destra avanzano l’ipotesi che i tre siano, invece, in attesa del momento più favorevole per passare nei banchi del governo. Ma senza l’ingombrante presenza del loro ormai ex datore di lavoro sgradito ai grillini.

Se questo fosse vero sarebbe un bel cambiamento di rotta per uno come Toti. Solo qualche mese fa sembrava sul punto di trasferirsi sul carroccio con armi e bagagli mentre adesso se Conte facesse un suo partito o avesse bisogno di uomini per rafforzare il governo sarebbe pronto a fare il “salto del Quagliariello”.

Domani accadrà

La politica . giorno dopo giorno,sta riconquistando spazio nelle pagine dei giornali.

Renzi spara a salve contro il governo. Il PD fa finta di niente, mentre Conte prende nota.

Al momento opportuno farà sapere a Renzi cosa pensa di lui. E non saranno complimenti. Salvini ne sa qualcosa.

Quindi, alla prima occasione, probabilmente, farà entrare nel governo i transfughi di Forza Italia in cerca di asilo.

Poi, secondo voci insistenti, ma non confermate, in vista delle elezioni che, potrebbero svolgersi il prossimo anno in primavera, Conte starebbe pensando di fondare un suo partito alleato con Il PD. A quanto pare il nome più probabile per la nuova formazione politica sarebbe nientemeno che: Democrazia Italiana. Un nome che è tutto un programma.

Intanto a destra Salvini ha messo  le felpe nell’armadio e si è travestito da politico con giacca cravatta e occhiali. Ha persino tagliato la barba, ma la sua popolarità continua a calare. Mentre quella della Meloni è in continuo aumento. Soprattutto, dicono, tra i leghisti delusi da Salvini, che si starebbero dirigendo verso FI.

I sondaggi più virtuali e imprecisi che mai, in questo periodo virale, hanno cominciato a registrare e a incoraggiare questa tendenza nel tentativo di lanciare la politica romana verso la leadership del centro-destra.

Certo all’orizzonte qualcuno vede già la sagoma di Zaia, ma questa è una storia tutta da scrivere e non certo in tempi brevi.

Mentre alla destra un nuovo capo servirebbe al più presto. Altrimenti in caso di elezioni anticipate, i catto-comunisti-vaffanculisti, potrebbero avere la meglio. Chissà!

Di sicuro, al di là di tutte tutte queste ipotesi futuribili, c’è una sola cosa certa. Se Conte riuscisse a diventare presidente del consiglio per la terza volta consecutiva si vedrebbero comitive di politici andare in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo.

Il miracolo di Arlecchino

Conte

Lo avevano paragonato ad Arlecchino servitore di due padroni. Anche se non sembrava furbo e arguto come il personaggio messo in scena mille volte da Strehler.

Ma anche lui aveva due padroni ingombranti e prepotenti che lo usavano come prestanome con il compito di mediare tra posizioni spesso divergenti. Un lavoro che ha svolto con grande impegno.

Intanto, però, giorno dopo giorno, prendeva nota dei rospi che doveva ingoiare. Finché uno dei due padroni, quello più prepotente, ha fatto un passo falso. E lui si è sentito come quando, durante un processo, la difesa trova una falla nell’impianto accusatorio del PM e si è lanciato in una arringa feroce con cui ha fatto a pezzi il suo ex padrone.

Nel frattempo anche l’altro padroncino è caduto in disgrazia e adesso si è aggrappato all’unica poltrona che gli è rimasta come un naufrago ad un salvagente.

Così Conte, è entrato sempre più nella parte del presidente e, nello stesso tempo, senza farlo sapere in giro, si è trasferito sulla nave traballante, ma comunque ancora a galla, del PD.

Molti hanno riso, e qualcuno si è anche indignato, quando Zingaretti lo ha definito un punto di riferimento per la sinistra. Ma forse lo aveva detto ricordando quello che Napoleone chiedeva ad un generale prima di arruolarlo. Pare, infatti, che alla fine del colloquio fosse solito chiedere:” Lei è fortunato?”

I fatti, incredibilmente, potrebbero dare ragione al povero Zinga. In effetti Conte fortunato lo è, eccome. Non solo si è ritrovato ad assumere un ruolo che mai avrebbe immaginato di poter ricoprire, ma grazie anche ad un virus venuto da lontano sta scalando la classifica della popolarità.

Il suo tono rassicurante e pacato pare piaccia agli italiani. Soprattutto dopo la stagione di contrapposizione feroce che scivolava spesso nell’odio. Insomma sembra l’uomo giusto arrivato al momento giusto.

Conte ne è consapevole e sta ben attento a non fare un passo falso. Padre Pio, o chi per lui, gli ha fatto un grosso miracolo e lui sa benissimo che i miracoli non si ripetono.

Torneremo

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Torneremo a trovare amici e parenti. Torneremo a fare shopping, a frequentare i cinema, i teatri, i musei, i ristoranti.

Torneremo a parlare dell’ultimo film che abbiamo visto, a discutere dei finti ultimatum di Renzi, degli inutili proclami di Salvini e della devozione di Conte per la sua poltrona e per padre Pio.

Forse per un po’ guarderemo meno la televisione e faremo meno incursioni su internet visto che in questa quaresima ne abbiamo abusato.

Torneremo a godere delle piccole cose come una passeggiata in centro o in un parco, una cena al ristorante o un fine settimana al mare. Sarà bello tornare alla normalità, riprendere le nostre abitudini e dimenticare questo infausto periodo virale, lasciandoci alle spalle le paure.

Alcune, secondo certi filosofi e teologi, dovremmo sempre averle presenti, ma ci intristirebbero la vita e preferiamo metterle da parte.

Come diceva Troisi in “Non ci resta che piangere”.

Alla sera un frate girava per le strade del paese gridando:”Fratello ricordati che devi morire!” E lui rispondeva: ”Adesso me lo segno, cosi me lo ricordo”.

Non c’è due senza tre?

Conte, il comandante della nave governativa, battente bandiera giallo-rossa, sapeva di avere a bordo un gruppo di marinai riottosi che mal sopportavano il suo comando. Ma non immaginava che si sarebbero ammutinati cosi presto, a navigazione appena iniziata. Era il 18 settembre 2019.

Il capo dei ribelli, un ex comandante fiorentino, si era procurato una barca e aveva lasciato la nave insieme ai suoi fedelissimi, ma era rimasto nella scia della nave giallo-rossa senza intralciarne la rotta.

Doveva avere il tempo di trovare altri marinai disposti a seguirlo nella sua nuova avventura.

Sperava di imbarcare almeno una parte dell’equipaggio ormai a corto di viveri, di un’altra nave, la Forza Italia, battente bandiera azzurra. Da tempo alla deriva, dopo che l’anziano comandante aveva perso la bussola.

Ma solo uno ha risposto al suo appello. Tutti gli altri, hanno pensato che la barca del comandante fiorentino non fosse in grado di condurli ad un porto sicuro.

Allora lui, per conquistarne la fiducia, è diventato più garantista del loro ex comandante con l’unico risultato di portare la sua piccola imbarcazione in rotta di collisione con la nave governativa.

Infatti una dozzina o forse più di marinai della Forza Italia pensano che questo sia il momento giusto per salire a bordo, non della piccola nave gigliata, ma di quella più grande ed accogliente con la bandiera giallo-rossa.

Il comandate Conte, infatti, sta pensando di imbarcarli per rimpiazzare gli ammutinati. Sembra che abbia già avviato i contatti con loro. Secondo alcune fonti sarebbero già sottocoperta.

A questo punto l’ex comandante fiorentino ci ha ripensato e ha dichiarato di voler rinnovare la sua fiducia nel comandante Conte.

Deve aver pensato che questo ex avvocato di provincia, da quando è diventato comandante ha già buttato a mare il suo ex capitano e quello che lo aveva arruolato in marina.

E se valesse la vecchia regola del non c’è due senza tre?

Matteo più Matteo

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“Si sveglia al mattino e pensa.”Perché non sono più a palazzo Chigi? Quello era il posto perfetto per me e invece adesso sono solo un senatore tra tanti. Devo trovare un modo per tornarci.”
“La scorsa estate Renzi approfittando della sbronza balneare di Salvini ha favorito la nascita del nuovo governo nel quale pensava di avere un ruolo decisivo, ma così non è stato.

Allora si è inventato un partito sperando che quelli di Forza Italia, viste le cattive acque nelle quali si trovavano, salissero sulla sua barca. Ma non è successo.

Così ha pensato di fare opposizione al governo. Opposizione dura e senza sconti. La faccenda della prescrizione è solo un pretesto. infatti quando era al governo è stato un sostenitore della sua abolizione.

Forse fino a qualche giorno fa aveva intenzione di far cadere il governo per poi appoggiare un governo di centro destra, in cambio di una incarico prestigioso, magari quello di presidente del consiglio che Salvini avrebbe potuto  offrirgli se gli avesse dato una mano ad uscire dai suoi guai. Presto dovrà affrontare almeno due processi e se tornasse al governo potrebbe difendersi meglio.

Sembrava un piano perfetto, ma Mattarella si è messo di traverso dichiarando che se cade il governo non ci sono altre maggioranze possibili e quindi si andrebbe al voto in primavera.

Ma Renzi insiste a comportarsi da oppositore.  Potrebbe anche aver deciso di rischiare il tutto per tutto. Male che vada una manciata di deputati e senatori potrebbe ottenerli. Quindi potrebbe formare un gruppo unico con i sopravvissuti di Forza Italia ed entrare nel nuovo eventuale governo a guida leghista. Sempre, naturalmente, in cambio di una carica importante.
Forse i due Mattei si sono già messi d’accordo. In fondo hanno tante cose in comune. Chissà!”

Queste considerazioni le ho sentite fare da un attivista del PD qualche sera fa. Probabilmente si tratta di fantapolitica oppure di considerazioni azzardate venute alla luce con i fumi dell’alcool, ma nella situazione in cui siamo e visto quello che è successo prima, tutto è possibile.

Ad esempio, chi avrebbe mai detto che Conte sarebbe diventato un punto di riferimento per la sinistra?

Piove

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Piove.

I fiumi si ingrossano e Venezia va sott’acqua.

La legge finanziaria del governo rischia di affondare sotto una pioggia di emendamenti.

Intanto Conte cerca di ripararsi anche se non sa esattamente come.

Di Maio è sotto una pioggia di critiche da parte dei suoi e non sa che fare.

Salvini voleva fare il solito bagno di folla e ha trovato una piazza piena di sardine.

E Zingaretti? E’ in vacanza in America e si fa i selfie con Clinton.

Forse aspetta che rispunti il sole per tornare e vederci più chiaro nella situazione politica. Forse…