La corda strappata

L’anno appena cominciato è carico di aspettative. Tutti noi speriamo di tornare a quella normalità che abbiamo quasi dimenticato dopo undici mesi di pandemia. Nei palazzi della politica, invece, sembra sia rimasto tutto uguale o quasi.

La pandemia è stata un motivo di dibattito e polemica come tanti altri. Se non ci fosse stata avrebbero discusso sui tasse, pensioni,  sanità, scuola, fondi europei ed altro ancora, cercando di mantenere la posizione acquisita o di migliorarla.

Tra i primi ci sono senz’altro Conte e Franceschini. Uno si è ritrovato da solo su una poltrona dove prima sedevano in tre, mentre l’altro ha ritrovato inaspettatamente una poltrona, quella dei beni culturali, a cui era molto affezionato. Anche Zingaretti e molti altri del PD stanno bene dove sono, ma non ci tengono a farlo sapere in giro.

Ma, come spesso succede, c’è sempre qualcuno insoddisfatto. Nel nostro caso Renzi. Ha capito che l’uscita dal PD per fondare un nuovo partito non è stata una grande idea. Italia Viva gli va stretto, strettissimo. Troppo piccolo per il suo grande ego. Quindi, negli ultimi mesi ha cercato spesso di mettersi in mostra per guadagnare consensi agli occhi di quello che era il suo elettorato. Poi, visti gli scarsi risultati, ha tentato il tutto per tutto, minacciando e poi dando il via alla crisi per far cadere l’odiato Conte, che, dal canto suo, non vedeva l’ora di dirgli quello che, di negativo, pensa di lui come fece a suo tempo con l’altro Matteo. 

Renzi contava sul fatto che nessuno voleva le elezioni e pur di evitarle Conte e associati avrebbero soddisfatto le sue richieste. In parte ha avuto ragione perché le elezioni non ci saranno. Ma Conte per adesso è riuscito a fare a meno di lui. Da tempo aveva preparato un piano B, quello di rimpiazzare i renziani con qualche forzista in fuga da Arcore e centristi assortiti. Una soluzione poco elegante da prima repubblica che però ai Cinque Stelle non dispiace affatto. Un PD derenzizzato è sempre stato un loro desiderio. Inoltre se il governo va avanti potranno rimanere in parlamento ancora un po’.

Ma Renzi ha continuato a tirare la corda della crisi. Non si è accorto che era già sfilacciata e alla fine si è strappata e lui è finito a gambe all’aria.  Adesso non può nemmeno gridare al complotto .perché anche lui, come il suo gemello diverso Salvini, ha fatto tutto da solo. Rimane da capire il motivo. Gli italiani, a quanto pare, non l’hanno capito e forse nemmeno lui.

Il Conte tacchia

Stando a quello che raccontano giornali e tv, Conte è spacciato: Dovrà presto tornare al paese dove, invece che i famigerati DPCM, leggerà  ancora una volta, libri sulla vita e i miracoli di padre Pio.

Oppure il suo governo sarà salvato da una pattuglia di responsabili, non ispirati dal santo di Pietralcina, ma dal miraggio di poltrone, strapuntini e seggiole di governo. Ma questo, sempre secondo giornali e tv, sarebbe un rimedio  spregevole oltre che provvisorio e inaffidabile come le tacchie di legno che si mettono sotto i  piedi dei mobili traballanti. Non a caso il termine responsabili è dispregiativo. Infatti richiama subito alla mente Razzi e Scilipoti, i due peones diventati icone del trasformismo italico.

La possibilità che forzisti in fuga da Arcore  e centristi assortiti, entrino a far parte del governo, infatti, è vista come fumo negli occhi da quasi tutti gli opinionisti. Alcuni di loro vagheggiano un governo tecnico con a capo Draghi o un governo con dentro tutti, da Leu a FDI. Solo pochissimi auspicano un altro governo Conte. I più convinti sono quelli del Fatto Quotidiano, ma sono  grillini da sempre, quindi non fanno testo.

Mentre quelli più di sinistra sono decisamente contrari. Per l’occasione hanno lanciato un nuovo tipo di commentatore politico, il televenditore. Venerdì sera sula 7 ci ha spiegato il suo punto di vista niente meno che Giorgio Mastrota, noto venditore di pentole e casalinghi vari. Per l’occasione ha lanciato il suo anatema contro i voltagabbana.

Lo stesso concetto lo ha ribadito Cerno, ex direttore dell’Espresso, che è arrivato a dire che sarebbe meglio un governo di destra di un Conte tre. In linea con la tradizione novecentesca che Nanni Moretti riassunse con la famosa battuta:”Continuiamo così, facciamoci del male”.

Spaghetti col sugo

L’altra sera ho assistito ad un dibattito su una tv locale. Alcuni approvavano i provvedimenti del governo e altri li criticavano. C’era chi sosteneva che erano tardivi e poco efficaci e chi ribatteva che non si poteva fermare tutto ancora una volta con il rischio di aggravare ulteriormente la già precaria situazione economica. Discorsi già sentiti. Niente di nuovo sotto il Covid.

Stavo per cambiare canale quando la discussione ha preso una piega imprevista. Un tizio, forse un giornalista, ha cominciato a parlare degli errori di comunicazione del governo. Sosteneva che se fossimo ancora nella campagna elettorale  permanente che c’era prima del covid anche il più incompetente dei cosiddetti spin doctors avrebbe consigliato caldamente a Conte e soci di evitare certi atteggiamenti incoerenti perché fanno perdere voti.

Ricordava che, non più tardi di quindici giorni fa, alcuni esponenti del governo esultavano per un calo dello zero virgola del famigerato RT, l’indice di contagio. Mentre adesso che è sceso sotto uno, segno che abbiamo seguito le regole, minacciano di conciarci per le feste. Come se la situazione fosse peggiorata. “Sembra, diceva, che siano vittima delle emozioni e della loro innata esterofilia. Pensano: Se alcuni paesi europei si preparano a passare un Natale in lockdown, perché non dovremmo farlo anche noi? “

Poi ha spiegato che le iniziative natalizie che il governo stava per prendere potevano sembrare maldestri tentativi di nascondere incertezze e ritardi che hanno caratterizzato i mesi scorsi, quando sarebbe stato opportuno intervenire mentre la situazione era ancora sotto controllo. Mentre adesso sembra diano la colpa agli italiani. Non solo.  La parola rigore usata spesso da un paio di ministri e prontamente ripresa dai media, richiama alla mente la politica economica europea tutta lacrime, sangue e aumento di tasse di non molto tempo fa. Inoltre sosteneva che i politici al governo non dovrebbero renderci ansiosi annunciando continuamente nuovi provvedimenti restrittivi. che però arrivano parecchi giorni dopo. Come hanno fatto adesso in vista del Natale. L’attesa ci rende nervosi perché si tratta della nostra salute e della nostra libertà e non del menù del pranzo di Natale. 

“Tutto questo – ha sottolineato – certo non aumenterà la fiducia degli italiani nel governo Conte. Anzi, il progressivo calo di popolarità che i sondaggi segnalano da parecchie settimane, dopo le feste, probabilmente, continuerà la sua corsa verso il basso, magari con maggiore velocità. “Ma il governo, sempre secondo l’esperto, continuerà imperterrito per la sua strada abboccando, come sempre, all’amo che la stampa getta tutti i giorni nel laghetto della nostra politica drammatizzando anche l’arrivo di una nuvola all’orizzonte. Partendo dalla danza macabra del numero quotidiano di decessi che i giornali sventolano tutti i giorni come se fosse la bandiera nera con il teschio che i pirati issavano per impaurire agli avversari. In questo caso il governo che, dopo gli scongiuri di rito, cerca di reagire, in qualche modo. Ma è tutto inutile, perché i giornali che sono quasi tutti, per motivi diversi, antigovernativi, continuano a sparare contro Conte e associati sperando di farli traballare e magari cadere. Finora i loro tentativi sono andati a vuoto, ma se ci fossero le elezioni tra pochi mesi, il loro impegno potrebbe andare a buon fine. Complice la stanchezza degli italiani e la rimontante sfiducia nella politica potremmo ritrovarci con Berlusconi presidente della repubblica e Salvini presidente del consiglio.” Dopo l’incubo del Covid, un incubo politico.

Ieri questo post l’avrei concluso qui, lasciando i commenti ai lettori, ma, dopo aver sentito Conte recitare il suo ennesimo dpcm ho pensato che, alla fine, ne è uscito uno spaghetti lockdown, dove il condimento è rosso, ma la pasta è solo arancione. Insomma, a quanto pare, non dovremo stare sempre tappati in casa. Anche se capire come e quando potremo uscire non sarà per niente facile. Vivremo la solita commedia all’italiana, ma non il dramma che certi giornali annunciavano.

Il Conte miracolato non ha tendenze suicide come il PD. Preferisce vivere e rimanere al suo posto

Astinenze

Da più di nove mesi siamo un po’ tutti in crisi di astinenza. Soffriamo la mancanza di baci, abbracci, strette di mano e, soprattutto, della libertà di vivere normalmente la nostra vita.

I nostri politici, invece, sembrano soffrire di altre mancanze. Molto diffusa è la crisi di astinenza da protagonismo. Il Renzi di questi giorni ne è l’esempio più evidente. Minaccia sfracelli e si dimena come un gatto preso per la coda. Ma il gatto graffia mentre lui promette solo di farlo. Giornalisti e politologi si chiedono ansiosi quale sia il suo scopo. Crisi di governo? Rimpasto? Chissà! Ma intanto un risultato lo ha già ottenuto, quello di tornare sotto le luci della ribalta. Almeno per qualche giorno. 

L’altro Matteo, invece, sembra in crisi di astinenza da sovranismo. Già il covid aveva messo in crisi gli egoismi nazionali e fatto scivolare in secondo piano la questione immigrati, lasciandolo senza argomenti. Non gli rimaneva che quello del complotto globale giudaico massonico, ma su questo argomento non ha mai preso una posizione chiara. Adesso che anche Trump è caduto non gli rimangono che i quattro patrioti del portafoglio di Visegrad.

Mentre la Meloni è in perenne crisi di astinenza da gaffe. Forse servono a riempire, almeno in parte, il vuoto ideologico nel quale si è venuta a trovare la destra. Ma. in fondo , lei dei massimi sistemi non si mai interessata. E’ un tipo con i piedi per terra. Preferisce parlare di cose concrete. Come qualche giorno fa, quando ha detto che le auto ibride sono contro natura, perché sarebbero trangender. Le auto degli italiani, quindi, dovrebbero essere solo a benzina o diesel. Senza pericolose vie di mezzo. 

Speranza, invece, è in crisi di astinenza da lockdown. Avrebbe voluto chiuderci ermeticamente in casa a Natale e Capodanno dichiarando tutta Italia zona rossa. Forse non ha capito che dopo quest’anno infausto il rosso, da colore di sinistra, è diventato sinistro, perché ci ricorda tante disgrazie. Forse a Capodanno non metteremmo nemmeno le mutande rosse.

L’unico che non soffre di alcuna crisi di astinenza è lui, Conte. Impegnato com’è a fare l’avvocato degli italiani, il presidente del consiglio, il declamatore di dpcm e il segretario dei cinque stelle, non ha tempo di chiedersi se gli manca qualcosa.

Tele-panettone

Anche quest’anno è andato in  in onda il tele-panettone. La pandemia ha impedito che diventasse ogni giorno la notizia di apertura di giornali e tg. Ma, pur collocato più in basso, il tele-panettone ha riproposto uno schema narrativo collaudato che doveva sciogliere un angoscioso dilemma: “Sarebbe riuscito il governo Conte a mangiare il panettone. ovvero ad arrivare a Natale?”

I cronisti parlamentari erano a caccia di indiscrezioni e retroscena che potessero in qualche modo anticipare il finale, ma, senza risultati apprezzabili. Mentre i commentatori si sono lanciati in analisi spesso contraddittorie. Ne ho letta una che elencava i motivi che avrebbero potuto far cadere il governo e quelli che avrebbero potuto salvarlo. Ma gli argomenti a favore e quelli contro erano gli stessi. Segno di scarsa fantasia o scarse possibilità che succedesse un terremoto politico prima delle feste.

Tutti i riflettori erano puntati sui cosiddetti grillini ribelli che non  volevano votare il Mes. per mantenere fede allo spirito originario del movimento che vedeva come fumo negli occhi le banche, la finanza e anche l’Europa. La coerenza è una qualità rara in politica e i ribelli avrebbero voluto esercitarla, a differenza dei loro colleghi, che, secondo loro, sarebbero pronti a votare qualsiasi cosa pur di mantenere seggiole e poltrone.

Ma se il loro bel gesto avesse davvero posto fine al governo Conte, di conseguenza, sarebbe finita anche la loro carriera politica. Perché in caso di crisi di governo, le elezioni sarebbero state dietro l’angolo e loro, visto il calo di consensi e di posti disponibili, probabilmente, non sarebbero stati neppure candidati. Così, alla fine, tredici sono usciti dall’aula al momento del voto e quattro sono usciti dal partito. Comunque se, nonostante tutto, avessero votato tutti no, qualcuno, secondo i bene informati, sarebbe stato pronto a prendere il loro posto.

Infatti, alla Camera alcuni esponenti di Forza Italia, tanto per tastare il terreno, sono usciti dall’aula. I due fuorusciti più in vista sono stati Brunetta e Polverini. Personaggi imbarazzanti certo, ma in politica i voti, come i soldi, non puzzano e Conte non sembra un tipo con la puzza sotto il naso. 

Mentre Renzi, per guadagnare qualche titolo di giornale ha lanciato il solito anatema contro il governo di cui fa parte, affermando con fermezza il suo voto contrario, ma alla prossima occasione.

Così il tele-panettone ha avuto il suo lieto fine, come il suo corrispondente cinematografico, il cine-panettone. Dopo tutto in entrambi i casi di commedie si tratta e non di drammi come vorrebbero farci credere certi media.

Apri e chiudi

Chiusura o non chiusura, questo è il problema. La regioni, soprattutto quelle più a rischio, vorrebbero che il governo chiudesse, ma non troppo, tutta Italia, così loro non dovrebbero chiudere del tutto. Conte, come un portiere di condominio ,deve mettere d’accordo tutti sugli orari di apertura e chiusura.

Forse deciderà chiusure a ore e giorni alterni. Chissà!

Speranza, invece, sembra aver messo da parte la virtù teologale evocata dal suo nome e si affida alla fede, nella scienza, e alla carità verso i più poveri.

Mentre i consulenti del governo non sono tutti d’accordo sulle misure da adottare, ma solo sulle previsioni fosche, perché è sempre meglio cautelarsi.  Se le cose miglioreranno, tanto meglio, altrimenti potranno sempre dire che lo avevano detto. Come in primavera quando dicevano peste e corna delle riaperture.

Intanto tanti italiani non hanno ancora visto i ristori, ovvero i soldi promessi dal governo che adesso, con ulteriori chiusure, minaccia di peggiorare la loro già precaria condizione.

Ma non c’è tempo di discutere perché il virus incombe. Infatti ha colpito anche molti vip.

Magari qualcuno, per intrattenere il pubblico costretto a casa, sta pensando di organizzare una edizione speciale del grande fratello riservata ai vip che sono stati contagiati.

Potrebbe avere un picco di ascolti. In attesa del fantomatico picco dei contagi. 

Tamponati

Nella nuova ondata di contagi e conseguente isteria mediatica fatta di crescite esponenziali e superamento di immaginarie soglie psicologiche manca qualcosa. Un elemento che alcuni mesi fa sembrava la conferma  del fatto che le disgrazie non arrivano mai da sole: il parere degli esperti. 

In primavera affollavano i talk show, litigavano tra di loro in diretta, si insultavano sui social e, di solito, non azzeccavano una previsione. Questa volta, invece, Burioni e soci non si vedono quasi più. Qualcuno deve averli richiamati all’ordine, visto il considerevole danno di immagine e credibilità che hanno causato alla classe medica. Questa volta, infatti, resistono al richiamo delle sirene mediatiche che cercano ancora di attirarli sotto i riflettori per far loro espettorare un’opinione, un’impressione, una previsione, magari funesta.

Ma giornali e tv non possono certo fare a meno degli esperti e quindi ne cercano continuamente altri . Qualche giorno fa si sono imbattuti in Andrea Tampone Crisanti, che ha paventato la possibilità di un lockdown natalizio. Tutti i giornali si sono buttati sulla  notizia come degli affamati su un piatto di spaghetti, sostenendo che quella fosse l’intenzione del governo e sparando titoli come:”Ci vogliono rubare il Natale”.

Crisanti ha precisato che non si augura una simile eventualità e Conte ha smentito seccamente. Un’altra chiusura generalizzata potrebbe intaccare la sua popolarità.  Mentre il PD sembrava ansioso di fare il bis, pensando di ripetere il successo di critica e pubblico. Ma il pubblico non sembra più così entusiasta e gli elogi arrivati dall’Europa solo qualche settimana fa, sono solo un ricordo. Quindi che fare? Il PD ha scelto di rimanere immobile come sempre, mentre Conte ha scelto di lasciare eventuali provvedimenti impopolari alle regioni e ai comuni.

Forse, visto che ha dei santi in paradiso, spera che San Michele arcangelo fermi la pestilenza come, secondo la leggenda, accadde a Roma nel 590.

Ma se questo non s verificasse potrebbe mettere in atto il piano di Crisanti che vorrebbe sottoporre al tampone tutta Italia isole comprese. Seguendo l’esempio dei cinesi che, in una settimana, sono riusciti a raggiungere la cifra record di undici milioni di tamponi. Lui si accontenterebbe di quattrocentomila al giorno come ha spiegato in un piano di cinque pagine che ha consegnato al governo che, però, finora, non ha risposto.

Forse Conte e i suoi non hanno ancora deciso se sia meglio rischiare di essere tamponati dal virus o tamponare tutta Italia.