Colpo di scena

Quando ho letto la notizia ho subito controllato la data e soprattutto l’anno, sul calendario. Magari ero andato a letto nel 2020 e mi ero svegliato nel 2013. Eppure no. Le altre notizie, Covid, Mes o non Mes, Conte o non Conte, erano tutte del 2020. Tranne una. Quella riguardante la condanna per frode fiscale a conclusione del cosiddetto processo Mediaset, a carico di Silvio Berlusconi. La Cassazione ne confermò la condanna a quattro anni di reclusione di cui tre coperti da indulto, mentre il terzo lo avrebbe passato in affidamento ai servizi sociali. Tutto si risolse con visite settimanali alla RSA di Cesano Boscone. Era il 30 Luglio del 2013.

A quanto pare il giudice Amedeo Franco, relatore del processo presso la Cassazione, non era d’accordo con quella sentenza e lo spiegava in una registrazione pubblicata dal “Riformista”. Mentre parlava con Berlusconi e alcuni testimoni  sosteneva che l’allora cavaliere, doveva essere condannato a priori e definiva  i giudici di quel processo il plotone di esecuzione che doveva giustiziarlo.

Parole forti certo, ma può succedere che un giudice non sia d’accordo con una sentenza: E’ normale. Ma che questo venga fatto trapelare sette anni dopo, lo è un po’ meno. Come anche il fatto che nessuno possa chiedere al giudice le motivazioni di quelle parole perché è morto lo scorso anno.

Ma se anche potesse parlare la sentenza arrivata dopo tre gradi di giudizio non cambierebbe di una virgola.

Tutto sommato, quindi, si tratta di una non notizia. Domani sparirà dalle pagine dei giornali e Berlusconi non ridiventerà senatore e neppure il padrone del centro destra.

Quindi potrebbe trattarsi solo della mossa di un vecchio capocomico da tempo lontano dal palcoscenico che ha voluto tornare per un attimo sotto le luci della ribalta riproponendo uno dei suoi cavalli di battaglia. Uno spettacolo che è andato in scena per vent’anni dove lui faceva la parte di un imprenditore onesto e capace perseguitato dalla cattiveria e dall’invidia dei giudici comunisti.

Eppure dovrebbe sapere, dopo decine se non centinaia di repliche, che il pubblico non apprezza più  la sua interpretazione della vittima designata  protagonista di un avanspettacolo fatto di attacchi ai giudici e barzellette sconce.

Allora perché organizzare un simile colpo di scena?

La risposta è arrivata oggi. Lo ha fatto per avere un posto nel governo, come da tempo vorrebbero fare alcuni dei suoi.

Ma loro pensano alle poltrone, mentre lui a tornare protagonista e a liberarsi dell’ingombrante Salvini e dell’imbarazzante Meloni.

E’ solo un’ipotesi, ma in politica non succede mai niente per caso.

Luci della ribalta

I gemelli diversi della politica italiana sono tornati per un giorno sotto le luci della ribalta. L’uno nella veste di imputato e l’altro nel ruolo di avvocato difensore. Uno schema classico visto migliaia di volte nelle serie poliziesche televisive, che riesce sempre ad attirare qualche affezionato spettatore.

Certo, gli osservatori più attenti ritengono che Renzi abbia salvato Salvini dal processo solo per fare l’ennesimo dispetto a Conte. Ma intanto lo spettacolo ha fatto audience e ha ribadito che la sorte del governo dipende ancora da lui.

Mentre Salvini ringrazia e si prepara a festeggiare lo scampato pericolo il 2 Giugno.

Probabilmente a festeggiare sarà da solo, visto che Berlusconi e Meloni si sono sfilati adducendo ragioni socio-sanitarie. Ma non importa.

Se sarà solo si noterà di più. Perché lui e il suo omonimo temono più del Covid, della peste bubbonica e del colera, di diventare irrilevanti.