Cucina, dolce cucina

Negli anni sessanta e settanta, l’ambiente più frequentato della casa al cinema e  in teatro, era la camera da letto. La rivoluzione sessuale, oltre che in piazza, si faceva sui letti.

Poi è arrivato il periodo punk. Allora sono diventati di moda i bagni, ritenuti i luoghi più adatti per fare sesso, drogarsi, o, come nel caso di cantanti e attori, farsi fotografare. I bagni degli autogrill erano quelli più frequentati dai cantanti. In seguito dagli anni novanta in poi, a poco a poco, ci siamo trasferiti in cucina.

Sembrava un trasferimento temporaneo, invece, ci siamo rimasti fino ad oggi e probabilmente, ci resteremo ancora a lungo. Per tutti quelli, e da queste parti sono tanti, che sono nati in campagna è stato una specie di ritorno a casa.

In campagna, infatti, la cucina era il cuore della casa e ne diventava il sinonimo. Quando si invitava qualcuno ad entrare in casa, lo si faceva accomodare in cucina. Certo c’era anche il salotto, ma lo si usava solo per le occasioni importanti che capitavano raramente. Ricordo il salotto della nonna con le sedie e le poltrone ancora avvolte nel cellophane.

Adesso, invece, questo non succede più perché negli appartamenti moderni, data la carenza di spazio, spesso c’é il soggiorno con angolo cottura. Dove si può cucinare seguendo le ricette proposte dalle tante trasmissioni dove imperversano chef e cuochi di tutte le provenienze regionali ed etniche.

Dapprima si guardavano i virtuosi della padella per sfuggire a talk show e tg infestati da esperti che sparlavano dell’epidemia. I  questi giorni, invece, si cerca di sfuggire al racconto, in onda 24 ore su 24 della vita delle opere e dei futuri miracoli di Mario Draghi.

Ma, secondo un amico aspirante sociologo, ci sarebbe anche un altro motivo. Sostiene che il cibo ci serve a riempire il vuoto di prospettive e speranze che abbiano dentro.

In parte era così anche prima, ma in quest’ultimo anno che abbiamo vissuto intrappolati in un presente sgradevole, che sembra non passare mai, è ancora più evidente. Per consolarci cerchiamo di mangiare qualcosa di buono. Almeno ci proviamo.