Normalità

Normale sarà lei! Nel secolo scorso lo si sentiva dire spesso. La normalità era considerata un sinonimo di conformismo. Soprattutto dalla cultura di sinistra. In particolare dagli artisti ai quali era concesso un margine di tolleranza più ampio. Si sospettava, ad esempio, che qualcuno di loro facesse uso di sostanze non del tutto legali, ma se la cosa non aveva risvolti penali tutto rimaneva nella sfera creativa e nel carattere trasgressivo del personaggio. 

Ricordo un’intervista ai Chemical Brothers in cui alla domanda se facessero uso di droga i due, dopo qualche istante di esitazione, riposero:”No! Oggi no!

Questo succedeva negli anni novanta. Oggi, invece, i Maneskin di fronte alla stessa domanda hanno smentito con forza invocando addirittura l’antidoping come fossero atleti olimpionici. Altrimenti potevano esser squalificati e privati dell’ambito trofeo appena vinto. 

Ma non si trasgredisce alle regole solo con la droga Lo si può fare anche con altri comportamenti magari disdicevoli, ma talmente diffusi da non suscitare  più alcuna reazione. 

Se però si scopre che il trasgressore è un personaggio publico e per di più di sinistra allora scatta inesorabile la censura. La settimana scorsa il cantautore Roberto Angelini è stato costretto a lasciare Propaganda Live perché colpevole di aver pagato in nero un’amica che lavorava nel suo ristorante. Anche se la cosa che non ha niente a che fare con la sua professione. 

Vicende come questa, in passato avevano come protagonisti i politici. Era successo a Iosefa Idem, neo ministro del governo Letta, che si dimise in seguito al mancato pagamento dell’IMU della sua palestra. Qualche mese dopo Marino, sindaco di Roma fu inizialmente accusato di non aver rinnovato il permesso per parcheggiare la Panda sulle righe blu. 

Accuse a volte fondate, a volte pretestuose, avanzate da chi, mirava ad allontanarli dalla scena. ma rientravano nella seppur criticabile pratica politica. 

Un mondo a parte dove accuse e contro accuse sono da tempo la norma. 

Ma adesso questa pratica pseudo moralizzatrice sta uscendo dal perimetro della politica per colpire chi è meno preparato a difendersi. 

Come nel caso dei Maneskin e soprattutto di Roberto Angelini, reo confesso,  che dimostra la volontà di imporre una sorta di normalità obbligatoria, sostenuta da una destra ipocrita che ha tra le sue file indagati e condannati per vari reati e da una certa sinistra moralista rimasta ai tempi della sua ormai svanita diversità. Il pensiero unico non ammette deroghe.