Non c’è due senza tre?

Conte, il comandante della nave governativa, battente bandiera giallo-rossa, sapeva di avere a bordo un gruppo di marinai riottosi che mal sopportavano il suo comando. Ma non immaginava che si sarebbero ammutinati cosi presto, a navigazione appena iniziata. Era il 18 settembre 2019.

Il capo dei ribelli, un ex comandante fiorentino, si era procurato una barca e aveva lasciato la nave insieme ai suoi fedelissimi, ma era rimasto nella scia della nave giallo-rossa senza intralciarne la rotta.

Doveva avere il tempo di trovare altri marinai disposti a seguirlo nella sua nuova avventura.

Sperava di imbarcare almeno una parte dell’equipaggio ormai a corto di viveri, di un’altra nave, la Forza Italia, battente bandiera azzurra. Da tempo alla deriva, dopo che l’anziano comandante aveva perso la bussola.

Ma solo uno ha risposto al suo appello. Tutti gli altri, hanno pensato che la barca del comandante fiorentino non fosse in grado di condurli ad un porto sicuro.

Allora lui, per conquistarne la fiducia, è diventato più garantista del loro ex comandante con l’unico risultato di portare la sua piccola imbarcazione in rotta di collisione con la nave governativa.

Infatti una dozzina o forse più di marinai della Forza Italia pensano che questo sia il momento giusto per salire a bordo, non della piccola nave gigliata, ma di quella più grande ed accogliente con la bandiera giallo-rossa.

Il comandate Conte, infatti, sta pensando di imbarcarli per rimpiazzare gli ammutinati. Sembra che abbia già avviato i contatti con loro. Secondo alcune fonti sarebbero già sottocoperta.

A questo punto l’ex comandante fiorentino ci ha ripensato e ha dichiarato di voler rinnovare la sua fiducia nel comandante Conte.

Deve aver pensato che questo ex avvocato di provincia, da quando è diventato comandante ha già buttato a mare il suo ex capitano e quello che lo aveva arruolato in marina.

E se valesse la vecchia regola del non c’è due senza tre?

Matteo più Matteo

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“Si sveglia al mattino e pensa.”Perché non sono più a palazzo Chigi? Quello era il posto perfetto per me e invece adesso sono solo un senatore tra tanti. Devo trovare un modo per tornarci.”
“La scorsa estate Renzi approfittando della sbronza balneare di Salvini ha favorito la nascita del nuovo governo nel quale pensava di avere un ruolo decisivo, ma così non è stato.

Allora si è inventato un partito sperando che quelli di Forza Italia, viste le cattive acque nelle quali si trovavano, salissero sulla sua barca. Ma non è successo.

Così ha pensato di fare opposizione al governo. Opposizione dura e senza sconti. La faccenda della prescrizione è solo un pretesto. infatti quando era al governo è stato un sostenitore della sua abolizione.

Forse fino a qualche giorno fa aveva intenzione di far cadere il governo per poi appoggiare un governo di centro destra, in cambio di una incarico prestigioso, magari quello di presidente del consiglio che Salvini avrebbe potuto  offrirgli se gli avesse dato una mano ad uscire dai suoi guai. Presto dovrà affrontare almeno due processi e se tornasse al governo potrebbe difendersi meglio.

Sembrava un piano perfetto, ma Mattarella si è messo di traverso dichiarando che se cade il governo non ci sono altre maggioranze possibili e quindi si andrebbe al voto in primavera.

Ma Renzi insiste a comportarsi da oppositore.  Potrebbe anche aver deciso di rischiare il tutto per tutto. Male che vada una manciata di deputati e senatori potrebbe ottenerli. Quindi potrebbe formare un gruppo unico con i sopravvissuti di Forza Italia ed entrare nel nuovo eventuale governo a guida leghista. Sempre, naturalmente, in cambio di una carica importante.
Forse i due Mattei si sono già messi d’accordo. In fondo hanno tante cose in comune. Chissà!”

Queste considerazioni le ho sentite fare da un attivista del PD qualche sera fa. Probabilmente si tratta di fantapolitica oppure di considerazioni azzardate venute alla luce con i fumi dell’alcool, ma nella situazione in cui siamo e visto quello che è successo prima, tutto è possibile.

Ad esempio, chi avrebbe mai detto che Conte sarebbe diventato un punto di riferimento per la sinistra?

Sconto supremo

I bravi artigiani che costruiscono poltrone e divani sono ormai una vecchia conoscenza.

Da anni ci offrono qualità a prezzi stacciati. Ma solo fino alla domenica successiva. Ma di domeniche ne sono passate molte e gli sconti non sono ancora finiti. Ormai nessuno corre più al negozio temendo che poi la promozione finisca davvero. Ci sarà sempre un’altra domenica.

Questa volta, però, sembra sia davvero finita. Ma come farlo sapere? Certo non poteva comunicarlo uno dei soliti artigiani. Nessuno ci avrebbe creduto. Era necessario che l’annuncio lo facesse uno che non ammette smentite.

Quindi ecco che il laboratorio artigianale viene invaso da un raggio di sole ed è Dio, anzi, il Supremo in persona, che annuncia la fine di una delle più lunghe promozioni della storia.

Ma sarà la volta buona?

Se così non fosse non si saprebbe davvero più a chi credere.

Piogge primaverili

L‘eco delle elezioni emiliano-romagnole si sta spegnendo tra chiacchiere e polemiche inutili. Intanto sono già apparsi all’orizzonte i prossimi appuntamenti elettorali primaverili, che sono tanti.
Interesseranno più di mille comuni, tra cui Venezia, Reggio Calabria, Trento, Bolzano e Arezzo. Oltre a sei regioni: Veneto, Liguria, Campania, Toscana, Marche e Puglia.

Ma prima ci saranno le suppletive a Napoli, Roma e Terni. Seguirà, il 29 Marzo il referendum per confermare o meno il taglio dei parlamentari. Le elezioni sono un momento fondamentale in una democrazia. Si sono sempre succedute, a volte anche rapidamente. Nella prima repubblica i governi non arrivavano quasi mai a fine legislatura e si votava spesso. Ma i partiti non erano sempre in campagna elettorale come adesso.
Il circo mediatico si sta già preparando ai nuovi appuntamenti. Temo dovremo subire un’altra pioggia incessante di sondaggi e discorsi da talk show già sentiti mille e una volta.

Ricominceranno a dire, ad esempio, che le regioni attualmente governate dal centrosinistra sono contenibili, che l’esito non è affatto scontato e che si prevede un testa a testa. In particolare in Toscana. I soliti esperti on demand ci spiegheranno cosa potrebbe succedere al governo se vincesse la destra, della quale sono quasi tutti accesi sostenitori.
I  loro racconti assomigliano sempre di più ad una serie poliziesca di serie c dove la vittima designata, ignara del destino che la aspetta, è sempre sul punto di fare una brutta fine.

Come è successo nelle puntate precedenti.

Nell’ultimo episodio andato in onda, invece, qualcuno l’ha avvertita del pericolo ed è riuscita a salvarsi.

Ma noi ci salveremo?

L’auto di famiglia

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Un’auto dal vivace colore azzurro si frema davanti ad una scuola. Un bambino si avvicina, apre la portiera posteriore e posa la sua borsa sul sedile. L’uomo alla guida lo guarda perplesso.

Il bambino lo fissa come per ribadire la sua intenzione di salire in macchina. L’uomo al volante lo guarda di nuovo come se non volesse farlo salire. Il bambino allora riprende la sua borsa dispiaciuto. Quella macchina gli piaceva proprio tanto e pur di salirci era disposto a cambiare famiglia. Infatti il signore alla guida non è il suo papà.

Tutto per un’auto azzurra. Certo si tratta di una bella auto, una Golf in uno dei suoi più riusciti travestimenti, ma che un bambino, pur di salirci, sia disposto a cambiare genitori mi sembrava eccessivo.

Ma poi mi sono ricordato di un episodio che mi ha raccontato un’amica tempo fa.
Suo marito aveva avuto alcuni problemi di salute. Niente di grave, ma i suoi malanni erano durati per due o tre settimane.

Un giorno la loro bambina,, di dieci anni, tornò a casa da scuola e, vedendo il papà ancora a letto malato, le disse:”Mamma, cambiamo papà?.”

Ovviamente la piccola, ben dotata di senso dell’umorismo, scherzava.

Tuttavia qualche settimana dopo il papà ha cambiato macchina.

Ne ha comprato una che assomiglia molto a quella dello spot.

Sic transit gloria mundi

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Il primo cavaliere ce lo siamo giocato nel 2011, quando fu disarcionato da Merkel e Sarkosy.

Seguì Supemario Monti il prof che tutti ascoltavano in silenzio prendendo appunti.

Si presentò anche alle lezioni dove fu votato da parecchi suoi allievi. Ma solo qualche mese dopo, alla Bocconi già fingevano di non conoscerlo.

Poi venne Bersani che non vinse e non perse le elezioni del 2013. Non riuscì nemmeno a salire sul palco. Si fermò alle metafore.

Poco dopo arrivò sulla scena Enrico che di cognome faceva Stai Sereno. Ma da allora sereno non è più. E’ diventato rancoroso e poco incline a dimenticare il passato. Gli è rimasto sullo stomaco quel tizio di Firenze che gli ha soffiato la poltrona.

In seguito è emigrato in Francia, meta forse non scelta a caso, visto che da quelle parti son piuttosto permalosi. Infatti non hanno ancora mandato giù la conquista della Gallia da parte di Giulio Cesare.

Poi irruppe sulla scena Matteo uno il rottamatore fiorentino. Grandi applausi, tifo da stadio, consensi alle stelle. Trionfo alle europee. Ma due anni dopo arrivò implacabile il tonfo elettorale E’ bastato un no per mandarlo a casa.

Al suo posto sul palcoscenico è arrivato Gigetto nostro. Un terzo degli italiani aveva votato per lui, ma, in meno di due anni, hanno cambiato idea. Gli hanno preferito Matteo due, l’aspirante imperatore.

Il quale però già comincia a perdere colpi.

Il primo segnale è venuto dalla sbronza estiva che gli fatto perdere la poltrona e rivelato la sua intenzione di assumere non meglio identificati pieni poteri.

In vino veritas.

Poi si è messo in testa di conquistare Emilia Romagna.

Forse non si è ricordato quello che è successo a Matteo uno, che era convinto di poter strappare il Veneto alla Lega. Ma non andò proprio benissimo. Infatti vinse Zaia con largo margine.

Così anche per Matteo due è arrivata una sconfitta che ha interrotto la sua resistibile ascesa.

A quanto pare, nonostante tutto, la politica non è fatta solo di insulti e bieche sceneggiate da campagna elettorale.

Ma lui se ne frega. Infatti si sta già preparando per l’ennesimo tour elettorale in vista delle elezioni amministrative di primavera.

Se continua così quanto durerà? Ci giocheremo presto anche lui?

Possibile, anzi probabile.

Sic transit gloria mundi.