Ritorni

Nella vostra città nessuno ha il coraggio  di candidarsi alla carica di sindaco? Niente paura, possiamo prestarvene qualcuno. In Emilia di aspiranti sindaci ce ne sono a decine. Solo a Parma erano ben 12 i candidati alla poltrona di primo cittadino e un tredicesimo aveva deciso, all’ultimo momento, di non buttarsi nella mischia.

Ma il Tar confermando la decisione della commissione elettorale del comune ha escluso le liste delle due uniche candidate donne. Problemi burocratici. Forse.

Tra i tanti aspiranti alla poltrona di primo cittadini spiccano i due, che secondo i sondaggi, dovrebbero contendersi la vittoria. Uno è Michele Guerra, professore universitario quarantenne, già assessore alla cultura nell’amministrazione uscente. E’ appoggiato dal PD, da Effetto Parma, il gruppo del sindaco uscente PIzzarotti ed altre associazioni.

Mentre l’altro è Pietro Vignali ex sindaco, che era stato costretto alle dimissioni nel 2011 perché indagato, nell’ambito dell’inchiesta Public Money, per abuso d’ufficio, corruzione e peculato. In seguito in comune arrivò un commissario che trovò le casse comunali vuote e un debito di oltre 800 milioni di euro. Recentemente Vignali è stato riabilitato, ma per quanto riguarda il solo reato di abuso d’ufficio.

Mentre per gli altri due capi di imputazione aveva patteggiato due anni di reclusione, con pena sospesa, e risarcito il comune con 500 mila euro. La lega e FI hanno deciso di appoggiarlo dopo aver superato qualche perplessità. Mentre FDI  ha preferito presentare un suo candidato.

Secondo i sondaggi, un discreto seguito dovrebbe comunque averlo, visto che lo danno al ballottaggio con Guerra che, alla fine, dovrebbe vincere riportando alla guida del comune quel che rimane della sinistra dopo più di vent’anni di sconfitte. 

Qualcuno ha fatto notare che, a volte, le vicende politiche della città emiliana hanno anticipato quello che sarebbe successo nel resto del paese. Ad esempio le dimissioni di Vignali avevano anticipato di qualche settimana quelle di Berlusconi e le successive elezioni avevano visto la vittoria di un incredulo Pizzarotti, che diventò il primo sindaco grillino d’Italia.

Quindi queste elezioni diranno se gli elettori sceglieranno un ritorno al passato scegliendo un usato poco sicuro oppure un ritorno al futuro, seppure incerto, quello dell’alleanza tra PD e quello che rimane dei grillini.

Il cugino svizzero

Ieri ho incontrato un mio lontano cugino, non ricordo più di quale grado, tornato in Italia dopo qualche anno di assenza, per un periodo di vacanza. Vive in Svizzera, dove era emigrato una ventina di anni fa e lavora, come tecnico informatico, al Cern. Ci siamo visti in una via del centro e ci siamo fermati in un bar a prendere un caffè. 

Era da quelle parti per fare acquisti e cercava un certo negozio di abbigliamento dove andava abitualmente anni fa, ma non l’aveva trovato. Gli ho spiegato che quel negozio ha chiuso i battenti da tempo, come tanti altri. La crisi economica infinita e poi il Covid hanno colpito duro anche qui.

Lui si è dispiaciuto, ma poi ha aggiunto che adesso sicuramente andrà meglio. “Al governo c’é Draghi, ha detto, l’uomo che ha salvato l’euro, quindi siete in buone mani, anzi ottime. Infatti il PIL sta risalendo rapidamente dopo la pandemia.” Ho ribattuto che adesso c’è la guerra e il PIL è  già sceso sotto zero. Ma lui, senza esitare, ha risposto che la guerra prima o poi finirà con la sconfitta di Putin e l’economia si riprenderà presto. Sorpreso, gli ho chiesto da dove venisse tanto ottimismo.

Allora mi ha spiegato che, pur vivendo all’estero, segue le nostre vicende politiche ed economiche leggendo regolarmente i giornali italiani, soprattutto Repubblica e il Corriere della Sera. A questo punto ho cercato di spiegargli che quelli sono giornali filo governativi che hanno un punto di vista spesso lontano dalla realtà. Che in Italia ci sono in media tre morti sul lavoro al giorno, che gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa, che il lavoro precario è diventato la regola e che i diritti dei lavoratori sono stati molto ridotti. Di fronte a questo elenco di problemi si è detto stupito, ma ha ribadito la sua fiducia in Draghi.  

Ma, poco dopo, mentre parlava della sua vita a Ginevra mi ha confidato l’intenzione di comprare un appartamento, piccolo perché da quelle parti costano tanto. Ha detto che intendeva farlo soprattutto per investimento. “Perché in Svizzera tenere i risparmi in banca non conviene più come una volta. Investire i titoli, azioni od obbligazioni è diventato rischioso e per lasciare i soldi sul conto corrente bisogna pagare il deposito.” Allora gli ho fatto notare che ad introdurre i tassi negativi sui depositi bancari era stato Draghi quando era a capo della BCE.  Provvedimento che, in seguito, era stato adottato anche da alcune banche svizzere.

A questo punto, si è un pò rabbuiato , sia pure per un attimo. Forse sono riuscito a fargli venire il dubbio che i Italia non viviamo nel migliore dei mondi possibili. Chissà!

Ritorno ad un grigio passato

Un paio di settimane fa leggendo certi titoli dei giornali sembrava che le BR fossero tornate. Con una differenza non trascurabile. Questa volta, infatti, i presunti brigatisti non usano il mitra o la pistola, ma uno strumento assai meno pericoloso: la chitarra.

E’ successo in un circolo Arci di Reggio Emilia dove, il primo maggio. a salire sul palco è stata la band rap-trap dal nome inequivocabile :P38, che richiama direttamente l’arma simbolo degli anni di piombo. Pare che sul palco sventolasse anche la bandiera con la stella a cinque punte e che i testi delle canzoni abbiano numerosi riferimenti alle BR. Quindi c’erano tutti gli elementi far esplodere la polemica. Sebbene tardiva perché la band nei mesi scorsi \si era esibita a Roma, Firenze, Bergamo, Padova e Bologna senza troppo clamore. Mentre a Reggio Emilia, la città dove le Br vennero fondate nel 1970, adesso potrebbero volare le querele.

Un movimento di destra della città emiliana ha chiesto “la chiusura del locale che ha permesso un tale scempio”. Pare che anche Maria Fida Moro, la figlia dello statista ucciso dalle BR, abbia intenzione di querelare i componenti della P38. Mentre Il presidente del circolo Arci, difende la band. “È solo un’esibizione artistica. Il trap per vocazione tratta tematiche estreme e provocatorie. Il mondo della musica è pieno di esempi di natura dissacrante, come la canzone ‘Jurii spara’ dei Cccp.”

In seguito la notizia è sparita dalle pagine dell’Ansa che l’aveva lanciata. Poi, un paio di giorni fa, alcuni giornali hanno annunciato l’avvenuta identificazione dei componenti del gruppo che, di solito, suonano con il viso coperto da un passamontagna.

Chissà se la cosa avrà dei risvolti giudiziari oppure se, per dirla con Bennato, i brani della band saranno considerati solo canzonette, e i loro autori ragazzi disposti a tutto pur di farsi notare.

Comunque vada a finire, di sicuro il panorama politico dagli anni settanta ad oggi è molto cambiato. Non si può più parlare di opposti estremismi. Infatti a destra c’é parecchio movimento,  mentre a sinistra c’è poca vita anche al sabato sera. 

Per di più se le BR tornassero davvero non sarebbe necessario un nuovo compromesso storico visto che al governo c’è il partito unico ma, soprattutto, non ci sono più politici come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer.

Il Primo Maggio più bello

Luigi non aveva molta voglia di andare in paese a festeggiare il primo maggio. Ma tutti quelli che passavano dalla strada che scendeva dalla collina lo invitavano ad andarci. Dicevano che c’era la banda, da mangiare, da bere e anche da ballare. Così tirò fuori dall’armadio il vestito buono, salì sulla vecchia bici e si diresse verso la piazza del paese. C’era tanta gente e un’atmosfera di festa contagiosa.

La banda era formata da quattro elementi. Uno suonava la fisarmonica, un altro la tromba, un altro ancora i piatti e infine un ragazzo provava a suonare il violino. Dopo vari tentativi di suonare in armonia, la fisarmonica prese il sopravvento e cominciò a suonare walzer. Si formarono subito parecchie coppie e iniziarono le danze.

Luigi non sapeva ballare e allora si diresse verso il bar della piazza alla ricerca di un vero caffè dopo tanta cicoria. Non appena entrò nel locale il barista gli andò incontro e gli disse che, forse, aveva una buona notizia per lui.

Nel suo locale c’era l’unico telefono del paese e qualcuno aveva appena chiamato dalla città per dire che cinque ragazzi del paese, che erano stati deportati in Germania, erano arrivati da poco in stazione. Luigi pensò subito che uno di quei ragazzi avrebbe potuto essere suo figlio. Quindi doveva andare in città al più presto. In bicicletta avrebbe impiegato troppo tempo per percorrere più di venti chilometri e poi ci voleva un mezzo per riportare a casa i ragazzi.

Allora sparse la voce tra la folla ed il falegname del paese disse che aveva un camioncino abbandonato dai tedeschi e si poteva andare in città con quello. Dopo pochi minuti erano già partiti. Mezz’ora più tardi arrivarono in città e, poco dopo, in stazione. Luigi entrò  nella sala d’aspetto e si guardò subito intorno alla ricerca di una faccia famigliare.

In un angolo vide cinque ragazzi con dei vestiti troppo larghi che li facevano sembrare ancora più magri. Avevano tutti la barba e i capelli  lunghi ed erano irriconoscibili.  Finché, dopo qualche istante, che a Luigi sembrò interminabile, uno di loro gli si avvicinò e lo abbracciò senza dire una parola. Era suo figlio Mario che non vedeva da più di due anni. Magro, debole, stanco, ma ancora vivo. 

Questa storia mi è stata raccontata più volte dal nonno Luigi che la concludeva sempre dicendo che quello del 1945 fu il più bel primo maggio della sua vita.

A tutto gas

“Il gruppo Eni si sta preparando ad aprire conti in rubli presso Gazprombank Jsc, consentendole di aderire alle richieste di Mosca che prevedono un meccanismo di conversione in rubli dei soldi pagati per acquistare il gas. Lo scrive l’agenzia Bloomberg citando persone che hanno familiarità con la questione. Il gruppo non ha voluto commentare.

Ieri la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha invitato le aziende a non piegarsi alle richieste della Russia, affermando che il meccanismo predisposto dal Cremlino comporterebbe una violazione delle sanzioni.

Bruxelles ha però dato l’ok all’apertura dei conti preso Gazprombank. Le prossime scadenze di pagamento del gas russo sono previste per metà maggio.

Quattro acquirenti di gas europei avrebbero però già pagato in rubli e altri dieci hanno aperto i conti presso Gazprombank pur non avendoli ancora utilizzati. Eni vuole solo più chiarezza sulle linee guida e rispetterà le sanzioni, hanno affermato le fonti citate da Bloomberg. L’importante operatore tedesco Uniper , un massiccio acquirente tedesco di gas russo, ha anche affermato di ritenere di poter continuare a fare acquisti senza violare le sanzioni.”

Notizia letta ieri sera tardi sul Fatto Quotidiano e oggi sparita o nascosta in mezzo alle notizie sulla guerra di alcuni giornali. Se a questa notizia aggiungiamo il fatto che il nostro tanto decantato aumento del PIL è già svanito e sceso sotto zero, possiamo concludere che noi, insieme al resto d’Europa, non siamo messi molto bene.

Dopo quasi tre mesi di guerra, proclami bellicosi, fantasiose ipotesi di ritorno al carbone e forniture alternative di gas, mentre quello che rimane dell’Ucraina ancora resiste, noi ci siamo già arresi. Anzi  siamo alla canna del gas. 

C’era una volta

C’era una volta il 25 Aprile. Era la festa di tutti tranne che dei fascisti che se ne stavano in fondo a destra a ricordare i bei tempi del Duce. Poi un tizio di Arcore ha pensato bene di farli uscire dal loro angoletto perché gli sarebbero serviti per vincere le elezioni e tutelare i suoi interessi.

Nelle sue televisioni cominciò così una campagna di revisionismo storico senza precedenti. La Resistenza fu ben presto ridotta a guerra civile, a derby tra fascisti e comunisti, come dichiarò il futuro DJ del Papeete nel 2018.

I partigiani da combattenti per la libertà diventarono feroci assassini assetati di sangue che uccidevano chiunque non la pensasse come loro. Dispiace ricordare che uno dei più accaniti sostenitori di questa tesi è stato Giampaolo Pansa, che raccontò decine e decine di crimini commessi dai partigiani rossi, però senza fare né nomi né cognomi, ma solo soprannomi.

Ancora oggi, ogni tanto, si sente ripetere che il Duce fece anche cose buone. Con il risultato che il 25 Aprile da festa di tutti è diventata una ricorrenza divisiva. Orribile espressione che rivela come l’antifascismo sia stato ridotto a semplice opinione da esprimere solo in presenza di un contraddittore con idee opposte. Per rispettare la par condicio, naturalmente.

Dopo due anni di pandemia e manifestazioni virtuali, sembrava difficile riuscire nel solito gioco di sminuire il significato della ricorrenza. Ma poi è arrivata la guerra e la censura.

Quindi non si possono avere dubbi sull’accostamento tra la resistenza e ucraina a quella italiana e non si possono esprimere idee pacifiste. Altrimenti si viene subito accusati di intelligenza col nemico.

A proposito di pacifisti ,ieri sui giornali più diffusi non c’era una riga sulla marcia di Assisi. La guerra deve continuare.

Un’oasi di quiete

Qualche giorno fa sono andato in collina a trovare un amico che sta restaurando un antico casale. Ogni volta che ci vado apprezzo la quiete, il silenzio di quella collina rotto solo dallo stormire delle fronde, dal cinguettio degli uccelli e dai versi dei coloratissimi pavoni che girano liberi tra gli alberi del bosco.

Il posto ideale per lasciarsi alle spalle, seppur momentaneamente, le preoccupazioni quotidiane, la pandemia e la guerra. Dicono che qualche secolo fa, da quelle parti, abitasse un eremita.

Al ritorno lungo la strada sterrata e polverosa che porta ad una strada provinciale ho visto da lontano un ragazzo appena sceso dalla sua auto che aveva in mano uno strano arnese.

Quando gli sono passato vicino ho visto che impugnava un mitra, un mitra vero, forse il tristemente famoso Kalasnikof.

Non appena arrivato alla strada provinciale ho pensato di avvisare i carabinieri, ma poco dopo li ho incontrati mentre si dirigevano sul posto. Non so come sia andata a finire la faccenda.

Il mio amico mi ha detto che girava voce che il ragazzo armato fosse un ucraino che stava prendendo confidenza con il mitra con l’intenzione di tornare in patria a combattere. Ma è stato fermato e accusato di possesso illegale di arma da guerra. Chissà se è vero. Mi è sembrato tutto così surreale.

Comunque sia, mi sembra che non si possa più stare tranquilli da nessuna parte.

Notifiche pasquali

La casella della posta di questo blog, come credo anche le vostre, di solito, è strapiena di messaggi. La maggior parte sono notifiche di nuovi post pubblicati sui blog che seguo abitualmente che a poco a poco, stanno aumentando. 

Ma da due o tre settimane, le notifiche sono meno numerose del solito.  Alcune, per motivi misteriosi finiscono nella spam, ma è sempre successo e non vanno perdute. 

Anch’io, per vari motivi, non ho prodotto molti post ultimamente, ma seguo costantemente i vostri.

Così ho visto che alcuni fanno come me, mentre altri sono assenti ormai da settimane.

Sarà la pandemia che non se ne vuole andare, sarà la guerra, sarà una Pasqua dove la colomba, simbolo di pace è solo un  dolce, saranno altri impegni più urgenti e concreti. Chissà! Comunque sia vi aspetto.

Intanto Buona Pasqua a tutti!

Il mostro

Alla fine è arrivato. Il mostro che da due anni ci insegue senza tregua. Nonostante le precauzioni, le prime seconde e terze dosi, il Covid 19 ha bussato alla porta di casa mia. E’ successo circa quindici giorni fa A quanto pare l’ha fatto entrare mia moglie di ritorno da un convegno in una città vicina.

Esito del primo tampone positivo per lei e negativo per me. Così mi sono rifugiato in taverna insieme al gatto. Intanto mia moglie era alle prese con i soliti notissimi sintomi: qualche linea di febbre, un leggero raffreddore e qualche colpo di tosse. Fastidiosi ma non preoccupanti.

Così ha potuto dedicarsi alle sue letture preferite e alle telefonate ad amici e parenti. In breve tempo ha scoperto che non eravamo gli unici ad avere il covid in casa. Infatti era entrato anche in casa di sua sorella e di un paio di amici che pochi giorni prima ci avevano invitati a pranzo e che abbiamo dovuto rimandare a dopo Pasqua. Mentre alcuni vicini di casa sono entrati in quarantena pochi giorni fa.

Ma il covid non era finito, sparito, scomparso?

Così, almeno, ci assicurava il governo dei migliori che quindici giorni fa ha decretato la fine dello stato di emergenza e che il primo di Maggio abolirà anche il green pass.

In fondo è facile risolvere i problemi, basta dire che non ci sono più.

Figure e figuracce

La guerra fa tante vittime, militari e soprattutto civili, purtroppo. Ma anche qualche politico finisce per risentire del fragore della battaglia anche se non vi partecipa attivamente. Non rischia certo la vita, ma molto spesso, con le sue iniziative rischia di peggiorare l’immagine che aveva dato di se. A cominciare da chi era già scivolato in basso e ha colto l’occasione per cadere ancora più giù. Primo tra tutti l’ex capitano che, da persecutore di migranti, si è trasformato in ambasciatore di pace e protettore dei profughi. Ma un sindaco con buona memoria gli ha rinfacciato i suoi trascorsi putiniani. Ultimo autogol di una ormai lunga serie. 

Intanto quasi tutti gli altri politici sono scesi sul piede di guerra indossando prontamente un elmetto, naturalmente a stelle e strisce. Siamo più filo americani di settant’anni fa. Perfino Enrico Letta con i suoi modi da curia vescovile ha approvato senza indugio l’invio di armi al fronte e l’aumento delle spese militari sorprendendo e lasciando perplessi molti dei suoi già pochi estimatori.

Al senatore a cinque stelle Vito Petrocelli è andata molto peggio. Il suo rifiuto di votare i cosiddetto decreto Ucraina e le sue dichiarazioni troppo filo russe gli sono costai l’espulsione dai cinque stelle e la possibilità di perdere la presidenza della commissione esteri del senato.

Anche fuori dai palazzi c’è chi non se la passa molto bene. Ad esempio il prof. Alessandro Orsini, che viene continuamente accusato di intelligenza col nemico.

Ma è in buona compagnia. Anche papa Francesco è stato accusato da Ernesto Galli della Loggia, prima di essere filo russo e poi di non aver assunto una posizione chiara. Tutto per aver auspicato la pace e non la guerra.

Dopo di lui la vittima più illustre di questo conflitto è senz’altro il gran ragioniere Draghi. Tutti dicevano che era il nostro garante in Europa, ma, evidentemente, a Bruxelles nessuno lo sapeva. Infatti lo hanno ignorato. Allora lui, per dare un segno della sua presenza, ha pensato bene di chiamare Putin per chiarire la faccenda del pagamento in rubli del gas che viene dalla Russia.

Ma poi, nella successiva conferenza stampa, ha ammesso di non aver capito bene come stanno le cose. Brutta figura per uno che, da sempre, fa il banchiere e al denaro dovrebbe dare del tu. Questa dichiarazione, insieme ad altre non proprio felici, come quella che quest’estate dovremo scegliere tra la pace e il condizionatore acceso, a qualcuno potrebbe far venire un sospetto.

Ci siamo giocati un altro Supermario?