Aspettando…

Quando finirà la pandemia, oltre a festeggiare per qualche giorno,  anzi per parecchi giorni ,scriverò ovviamente un articolo.

Il contenuto ancora non lo so, ma il titolo c’è l’ho già chiaro in mente:”L’incubo è finito! Gli esperti se ne sono andati da giornali e tv!”

Lo dedicherò a quelli che:”E’ poco più di un’influenza”. A quelli che:”Il virus è clinicamente morto”.

A tutti quelli che:”L’influenza di stagione di unirà al covid! Sarà una strage!”

Anche a tutti quelli che:”L’AZ è un vaccino sicuro ed efficace per tutti. Anzi no. solo per gli under 55. Ma, forse, va meglio per gli over 55. Magari va ancora meglio per gli over 60. Però, se anche i più giovani lo volessero, perché negarglielo?”

Senza dimenticare quelli che:”La variante Delta è 60 volte più contagiosa di quella inglese che a sua volta era 50 volte più contagiosa di quella precedente.

Poi una dedica la meritano anche quelli che: “Dopo la variante delta arriverà quella epsilon e sarà ancora più contagiosa.”

E via blaterando…Il resto spero di scriverlo al più presto.

Rassegna stampa

Solo pochi anni fa c’era qualcuno, un tizio di Arcore, che si lamentava dell’ egemonia culturale della sinistra. Sosteneva che la cultura e l’informazione erano monopolio della sinistra. Non perdeva occasione per dare la colpa dei mali dell’Italia e del mondo ai comunisti anche se di comunisti in giro non ce n’erano più. Ma lui continuava a combatterli con le sue reti televisive ed i suoi giornali.

Non so se abbia cambiato idea, ma di sicuro oggi il panorama dell’informazione italiana è tutt’altro che di sinistra. L’Unità ha chiuso i battenti da tempo, mentre l’unico giornale che si dichiara ancora comunista, il Manifesto, non ha certo una diffusione paragonabile a quella del Corriere, della Stampa o di Repubblica.

Quest’ultimo era nato come giornale di sinistra che doveva fare concorrenza addirittura all’Unità che allora, alla fine degli anni settanta, poteva ancora vantare un certo numero di lettori ed abbonati. Negli anni successivi era diventato un giornale di sinistra sui generis che guardava al centro e a quello che rimaneva del pensiero liberale. Ma dava comunque fastidio al tizio di Arcore che cercò di comprarlo senza riuscirci.

Da sempre critici nei confronti dei partiti della sinistra con l’intenzione, dicevano, di stimolarne il rinnovamento gli editorialisti di Repubblica offrivano spesso preziosi consigli al segretario di turno. Consigli non richiesti che, quando sono stati ascoltati, non hanno prodotto grandi risultati. come nel caso di Renzi, l’ultimo che li ha fatti propri.

Spesso mi sono chiesto se quei suggerimenti avessero lo scopo di mandare in malora chi li avesse ascoltati. Chissà! Comunque sia ormai è tutta acqua passata.

Il direttore Molinari, sostiene, infatti, da tempo, che destra e sinistra sono categorie ormai superate. Il che tradotto significa che anche Repubblica si sta ormai aggiungendo al lungo elenco di giornali vicini alla destra.

Come ben sa Carlo De Benedetti storico editore di Repubblica che, infatti, lo scorso autunno ha fondato Domani un nuovo giornale, che avrebbe dovuto essere finalmente di sinistra per contrapporsi a “Repubblica”.

Invece l’unica cosa che è collocata a sinistra in quel giornale è il nome della testata, nella prima pagina.

Quindi il panorama dei media italiani rimane desolante. A quanto pare ogni editore pensa che, visto che la maggioranza degli italiani è di destra, per avere successo bisogna andare in quella direzione.

C’è una sola eccezione a tutto questo: l’Avvenire: Il quotidiano della Cei, anche prima di essere ispirato da Papa Francesco era l’unico giornale con dei punti di vita di sinistra e, negli ultimi tempi, ha pure aumentato la tiratura. Certo non è un giornale rivoluzionario, ma bisogna accontentarsi. E tutto quello che passa il convento.

Conte o Conti?

Dopo il vaffa, chissà se definitivo, di Grillo a Conte la nascita del nuovo partito dell’ex avvocato degli italiani sembra ancora più probabile.

Il “Con Te” suggerito dall’ Economist e ripreso da il Giornale.it, invece, non sembra molto attendibile. Qualcuno potrebbe aver confuso Giuseppe Conte con Carlo Conti che fa la pubblicità ad una assicurazione che si chiama anch’essa “Con Te”.

Mai fidarsi degli inglesi e dei giornali di destra.

Magari aveva ragione un mio amico che, per Il nuovo partito, aveva suggerito un nome evocativo come Democrazia Italiana.

Molto in linea con lo stile neodemocristiano di Giuseppe Conte.

Con Te partirò…

Ieri pomeriggio, dopo aver dato la solita occhiata al bollettino quotidiano della pandemia, speravamo di sapere se l’ex elevato e l’ex comico avevano trovato un accordo oppure no.

Nel fine settimana in tanti si erano lanciati in previsioni e paragoni azzardati. C’è chi ha paragonato addirittura Grillo a Berlusconi. Sostenendo che sono entrambi fondatori dei rispettivi partiti e non intendono cedere il comando delle loro creature a nessun altro.

Magari ogni tanto ci pensano, scelgono un successore, ma poi cambiano idea. Il paragone, però, non è del tutto calzante perché Berlusconi ha la piena proprietà di FI. Grillo, invece, possiede solo il marchio. Mentre I soldi, cioè i voti, li ha Conte. Qualcuno dice che Grillo non cederà, mentre qualcun altro è convinto che stia facendo una sceneggiata per rassicurare e non far scappare i diri e puri dell’ex movimento.

Eravamo in attesa di scoprire quale fosse stata la previsione  esatta, ma la conferenza stampa di Conte non lo ha rivelato. Infatti non ha fatto altro che confermare la sua posizione. Ovvero che. dopo aver fatto per un anno il servitore di due padroni, dei quali era riuscito non senza difficoltà, a liberarsi, non ha nessuna voglia di ritrovarsene un altro in casa. Quindi punto e a capo? Chissà! 

Conte ha anche affermato di non avere un piano B, ovvero l’intenzione di fondare un suo partito. Ma, a parte il fatto che, quando un politico fa un’affermazione del genere vuol dire che il piano B lo ha già pronto da tempo, la proposta di far votare il suo statuto potrebbe essere comunque l’atto iniziale della fondazione di un nuovo partito. Se Grillo vorrà, si chiamerà Movimento a Cinque Stelle 2.0, altrimenti avrà un altro nome che, quest’ora, potrebbe essere già stato depositato  presso un notaio.

Secondo l’Economist, il nome sarebbe “Con Te”. Confidenziale e semplice per un altro partito decisamente personale che piacerebbe ai cronisti politici costretti da anni a chiamare i membri del movimento, grillini, penta-stellati o Cinque Stelle.

Ammesso che sia vero.

Ma, forse, non succederà niente di tutto questo. Infatti pare che Grillo, che non ha ancora risposto a Conte, sia preoccupato.Forse qualcuno gli ha spiegato che se rompe con Conte rischia di rimanere solo con Dibba e pochi altri.

Molti parlamentari grillini, infatti, sarebbero intenzionati ad andare dove ci sono i soldi, ovvero i voti e la possibilità di essere rieletti. Ma questo, forse, lo sapremo alla prossima puntata.

Cambiamenti

Una volta si diceva che in provincia l’unica cosa che, ogni tanto, cambiava era il tempo. Mentre nel resto del mondo l’unica cosa che cambiava spesso era l’alta moda. Qualcuno, malignamente, sosteneva che era talmente orribile che ogni sei mesi dovevano cambiarla.

Adesso, invece, anche gli oggetti di uso comune hanno una durata limitata. Alcuni apparecchi come lavatrici, televisori ed anche alcune automobili sono costruiti in modo che non durino per sempre, ma si guastino dopo un certo periodo di tempo. La chiamano obsolescenza programmata.

Caratteristica di una società ormai basata sull’usa e getta. Nemmeno la scienza offre più punti fermi. I dati altalenanti sull’efficacia dei vaccini e e le fasce d’età indicate per il loro utilizzo ne sono solo l’ultima, sconfortante, prova.

Anche le idee hanno subito la stessa sorte. Non durano più decenni, ma solo pochi anni se non addirittura pochi mesi.

I partiti, naturalmente, non fanno eccezione. Alcuni nascono e spariscono nello spazio di un mattino. Le cose cambiano in fretta e bisogna adeguarsi per rimanere sulla cresta dell’onda.

Anche la cosiddetta forma partito è ormai obsoleta, così come la parola stessa.

Quindi se, avete la poco originale idea di fondare qualcosa di simile ad un partito, chiamatelo piuttosto movimento, circolo o club:

Tempo fa chiunque vi avrebbe consigliato di inventarvi un nome come Movimento a cinque stelle, Italia Viva Azione, Sardine ecc. Ma vista la situazione in cui si trovano oggi,, forse, è meglio di no. Comunque non usate la parola partito. Così nessuno potrà accusarvi di far parte della famigerata partitocrazia.

L’unico gruppo parlamentare che non si è adeguato ai tempi ed è ancora soggetto a questa accusa è quello che i radical chic, non a caso, chiamano sempre Piddi.

Infine assicuratevi che la sigla del vostro nuovo gruppo non sia uguale a quella di altri. La cosa potrebbe generare spiacevoli equivoci.

Ad esempio, in questi giorni, secondo voci di corridoio, starebbe per tornare alla luce Italia dei Valori, il partito fondato da Antonio di Pietro. Una sigla che assomiglia pericolosamente ad un’altra ben poco amata dagli italiani.

Parentesi

Il calcio non sembra più quello di una volta. Forse non è più l’oppio degli italiani. Certo, ci sono gli europei, la nostra nazionale sta andando avanti e gli ascolti sono buoni, ma niente di più.. Forse perché la squadra è inedita e negli ultimi vent’anni abbiamo subito un’overdose di calcio. Poco ci mancava che le partite si potessero vedere anche nell’oblò della lavatrice.

Ma anche le altre notizie che si affacciano sulle prime pagine dei giornali non sembrano aver suscitato molto interesse. Nemmeno il rifiuto di inginocchiarsi degli azzurri ha scatenato grandi discussioni e polemiche.

Poco prima, per un paio di giorni, l’argomento più gettonato era stato il sesso. Quello diverso, divergente, fuori dai canoni tradizionali. La nota sul ddl Zan del Vaticano, che si oppone in nome della sua dottrina morale, per altro poco seguita da parecchi preti e prelati, aveva acceso l’ennesimo fuoco di fila di polemiche su una legge che avrebbe dovuto esser approvata da almeno vent’anni. Ma anche questo argomento nelle conversazioni private non viene molto citato.

Per chi segue la politica lo scontro tra Conte e Grillo sulla dirigenza del l’ormai ex Movimento a Cinque Stelle sembrava un argomento di conversazione e discussione interessante, invece niente.

Per non parlare della telenovela tragica e poco comica dei vaccini che è stata ormai sepolta da uno spesso strato di polemiche, ordini e contrordini che ci hanno sfinito.

Infatti , adesso che è finalmente possibile incontrare di persona parenti, amici e conoscenti, ho notato che nessuno degli argomenti che ho citato tiene banco. Ognuno racconta le sue vicende personali, di lavoro o di salute.

Si parla di progetti per le vacanze o per l’immediato futuro. Qualcuno vorrebbe cambiare lavoro, qualcun altro vorrebbe cambiare vita andando in pensione. Poi c’é chi  vorrebbe cambiare macchina oppure casa e chi, addirittura, cambiare moglie. Ma questo, è un caso a parte.

Anche un amico da sempre appassionato di calcio parla d’altro. Gli ho chiesto come mai e lui mi ha risposto che, di solito. in occasione degli europei e dei mondiali, si apriva una parentesi e si viveva di solo calcio per un paio di settimane lasciando da parte i problemi quotidiani. Ma dopo una parentesi virale di un anno e mezzo si sente il bisogno di chiuderla questa lunga parentesi e non di aprirne un’altra. 

Una bella estate

Questa foto, spuntata per caso dal caos del mio archivio digitale, l’ho scattata a Scoglitti, paesino in provincia di Ragusa, dove sono stato in vacanza nel 2018.

Non è molto originale, ma ha fatto riaffiorare il ricordo di una bella vacanza che mi ha fatto scoprire la Sicilia, una regione dove non era mai stato.

Ma, soprattutto, mi ha fatto ricordare come era la vita prima della pandemia.

Non vedo l’ora di tornare da quelle parti per passare qualche giorno tranquillo, magari banale, ma senza la paura del virus che ormai ci portiamo tutti addosso.

Buna estate e buona domenica.

La lingua di Dante

So che tra di voi ci sono degli insegnanti. Alcuni ancora in attività, altri in pensione. Ebbene, qualcuno ha lanciato un ‘j’accuse contro di voi.

Un certo Donaera su Domani, sostiene che dovreste smetterla di tormentare i giovani con le vostre lezioni sulla purezza della lingua italiana che, secondo voi, loro storpierebbero quotidianamente con gerghi giovanili e parole ed espressioni prese in prestito dall’inglese.

La vostra intransigente difesa della lingua di Dante e Leopardi, oltre ad essere stucchevole e fuori dal tempo, potrebbe  nuocere gravemente ai ragazzi. In particolare a coloro che disgraziatamente, volessero seguire le vostre pressanti raccomandazioni e parlare l’italiano dell’Accademia della Crusca.  Così  facendo, infatti, andrebbero incontro al dileggio e all’emarginazione. Poiché dopo un po’, finirebbero per parlare una lingua diversa da quella dei loro coetanei  che comincerebbero a guardarli con  sospetto e ad evitarli.

Ma voi, noncuranti di questo terrible pericolo, continuate a tormentare i ragazzi con le vostre rampogne spinti da pregiudizi ideologici novecenteschi.

Intano la nuova lingua, moderna e flessibile, avanza all’insegna del “parla come mangi”. Una regola seguita da tutti quelli che, da decenni, parlano come scrivono In particolare sui giornali e in certi romanzi usa e getta. 

Il problema, da un punto di vista puramente linguistico credo sia questo e il nostro, evidentemente, vuole continuare su questa strada. 

Ma l’intenzione del tizio e del suo giornalino credo che non sia quella di difendere la libertà di espressione, ma di accreditare l’esistenza di una guerra dei vecchi contro i giovani. Infatti se la prende in particolare con gli insegnanti in pensione che più di tutti si ostinano a tirare le orecchie ai giovani per il loro linguaggio. 

Non a caso, un paio di giorni fa, il direttore di quel piccolo giornale, sosteneva che tutte le difficoltà dell’occidente nascerebbero dalla guerra dei vecchi contro i giovani. Sono loro, i più anziani che li sfruttano offrendo loro contratti capestro e stipendi da fame probabilmente spinti dalla cupidigia e dall’invidia per la loro giovane età.  

Insomma, i mali del mondo dipendono da una banda di sadici anziani e non dal neoliberismo imperante che da quarant’anni impoverisce tutti senza distinzioni di età. Non dipendono nemmeno dal fatto che sia sostenuto da tutti i politici. Anche da quelli che dovrebbero essere di sinistra, ma si limitano a sporadici tentativi di limitare i danni. 

Mentre adesso non fanno più nemmeno quello e applaudono uno come Draghi che è, da sempre, un campione di neoliberismo. 

Lo stesso fa ogni giorno Domani che avrebbe dovuto essere un giornale di sinistra.

Un giornalaio speciale

Alla domenica mattina o nei giorni festivi, di solito verso le undici, suonava il campanello di casa. Non era necessario chiedere chi fosse. Sapevamo che era Regolo e portava il giornale. Non uno qualsiasi, ma il suo giornale, l’Unità. 

Aveva più di ottanta anni, ma voleva ancora dare il suo contributo al partito e continuava a distribuire il giornale in qualsiasi stagione e con qualunque tempo. 

Perché non era un tipo qualunque. Nel 1922  si era unito agli arditi del popolo che combattendo sulle barricate nell’oltretorrente. a Parma, avevano respinto i fascisti di Italo Balbo. Poi era stato partigiano.  

Dopo la guerra aveva partecipato alla costruzione, con ore e ore di lavoro volontario, della sezione del partito che si trovava a pochi metri da casa nostra. Quindi per lui fare il giro di un paio di strade a consegnare giornali era una cosa da niente. 

L’Unità da lui la compravano tutti. anche quelli che non erano comunisti e, magari, neppure di sinistra.

Ma, una domenica nessuno suonò alla porta. Allora mio padre, da anni abituato a leggere il giornale dopo il pranzo domenicale, mi mandò all’edicola poco distante a comprarlo. 

Mentre tornavo a casa sfogliai il giornale e nelle pagine locali trovai la foto di Regolo e il suo necrologio. L’unica ragione che gli aveva impedito di suonare, ancora una volta, i campanelli della via. 

Ma gli aveva permesso di arrivare nelle case insieme al suo giornale per l’ultima volta.