Torneremo ancora?

Quando ho ascoltato per la prima volta: “Torneremo ancora” il singolo che da il titolo al suo ultimo album, uscito nel 2019, ho provato una stretta al cuore.

Sapevo che non stava bene e ho pensato che quello, probabilmente, sarebbe stato il suo ultimo lavoro. Le note che ascoltavo erano inconfondibilmente sue, ma senza variazioni nel ritmo e nell’intensità. Scorrevano lente e armoniose, come le acque di un fiume che scorre lento e  solenne verso il mare. Come le nostre anime in cammino verso la liberazione.

‘Fino a quando non saremo liberi, torneremo ancora, più volte, a questa vita terrena. L’esistenza è ciclica e si ripete fino a quando l’anima non sarà del tutto libera dalle emozioni perturbatrici dell’ego che la tiene avvinta. Siamo schiavi delle nostre emozioni, che ci dominano. La liberazione, invece, non può avere legami”.

Intanto mi piace pensare che torneremo ancora e magari ci rivedremo in un mattino pieno di sole e di musica.

Circolo vizioso

Se ne parla quasi più sui social che su giornali e tv. Forse perché l’argomento è scomodo e non fa audience, quindi meglio limitarsi e brevi resoconti, senza approfondire troppo. Allora, nel tentativo di saperne di più, ho chiesto aiuto ad un collega che da anni si occupa di medio-oriente. Questa è la sintesi della sua analisi.

Dopo la scomparsa di Arafat il fondamentalismo islamico di Hamas ha preso l posto dell’OLP assumendo il ruolo di difensore della causa palestinese e facendo proseliti grazie anche a forme di welfare, a volte macabre, come quella di aiutare le famiglie dei martiri, oppure caricatevoli offrendo assistenza medica e aiuti economici ai più bisognosi.

Ma intanto predica la lotta senza quartiere ai nemici israeliani. Una lotta impari senza nessuna probabilità di successo e anzi sempre controproducente. Infatti i lanci di razzi alla cieca su Israele non fanno che provocare vittime tra i civili e risposte violente che causano lutti e rovine. Inoltre, in questo momento, consentono a Netanyhau di risollevarsi dai guai giudiziari e dal calo di consensi, presentandosi, ancora una volta, come difensore della patria minacciata dai terroristi.

Non solo. I bombardamenti e la caccia all’uomo per le strade di Gaza fanno aumentare l’odio verso Israele e rafforzano il consenso dei palestinesi verso Hamas che sembrava in calo.

Purtroppo Hamas è il nemico ideale per la destra israeliana e viceversa.

E’ un circolo vizioso e sanguinoso dal quale non sembra esserci una via ‘d’uscita. Tranne forse una che potrebbe venire  dalla possibile sconfitta di Hamas alle prossime elezioni. Erano in programma per Luglio ma, a causa della pandemia, e, dicono, anche dal timore di Hamas di perderle, sono state rimandate a data da destinarsi.

Quando si andrà votare le cose, forse, cambieranno. Ma è solo un’ipotesi. Altrimenti, secondo alcuni studiosi, non rimarrebbe che sperare nella demografia. Sostengono che i cittadini arabi di Israele, di religione islamica e anche cattolica che, attualmente, sono circa il 20% della popolazione, essendo più prolifici degli ebrei potrebbero diventare un giorno la maggioranza della popolazione. Ma chissà quando.

Nel frattempo fa male vedere i palestinesi già vittime del covid subire anche le rappresaglie dell’esercito israeliano. Mentre l’occidente, una volta soldale con loro, adesso si schiera compatto dalla parte di Israele.

Fa specie anche sapere che Letta, segretario di un partito che dovrebbe essere di sinistra, solidarizza con Salvini che invoca il diritto alla legittima difesa di Israele che, per difendersi fa strage di civili, compresi donne, vecchi e bambini

E pensare che una volta quasi tutto l’occidente era solidale con il popolo palestinese. Anche un uomo non certo di sinistra come Andreotti era dalla parte di Arafat e dell’OLP.

I tempi sono cambiati e non in meglio. Per nessuno.

Alla ricerca del negozio perduto

“Ricordo che una volta, quando si andava ad un matrimonio nella piccola chiesa del paese piena di gente, si sentiva un odore di naftalina e di lucido da scarpe. Perché tutti gli invitati avevano indossato il vestito, buono tirato fuori dall’armadio per l’occasione, e le scarpe della festa accuratamente lucidate.

Erano acquisti meditati e, di solito, fatti in negozi del centro storico. Anche noi che venivamo dalla campagna andavamo da quelle parti per gli acquisti importanti. Il negozio di città, secondo noi, aggiungeva valore agli acquisti.”

Lo zio venuto in città, dopo mesi di assenza, ha fatto un giro in centro e si è accorto che molti negozi che conosceva e frequentava ogni tanto, non ci sono più.

Qualcuno è sparito dalla sera alla mattina, qualcun altro dopo una  lunga liquidazione totale. Altri ancora  hanno chiuso i battenti perché i proprietari avevano raggiunto l’età della pensione e non avevano trovato nessuno che subentrasse al loro posto. 

Tra i tanti lo zio ha citato una cappelleria dove andava ogni tanto il nonno, un negozio di casalinghi aperto nell’immediato dopoguerra e un bar centenario con ambienti e arredi ottocenteschi che, in seguito, ho visto, per caso, tristemente accatastati nel deposito di un rigattiere. 

I segnali di crisi si erano già manifestati una decina di anni fa con strane e veloci alternanze nella gestione dei negozi. Alcuni cambiavano proprietari da un giorno all’altro e, dopo qualche mese, cambiavano ancora attività ed esercente. Soprattutto negozi di abbigliamento e calzature femminili che, nonostante avessero un buon numero di clienti, chiudevano senza una ragione apparente. Voci incontrollate dicevano che poteva trattarsi di casi di riciclo di denaro sporco. 

Comunque sia, il centro storico sta lentamente perdendo la sua fisionomia. I piccoli negozi spariscono e al loro posto arrivano le grandi catene, soprattutto quelle di abbigliamento a basso costo. Perché nel terzo millennio anche i più poveri abbiano la possibilità di fare shopping portando a casa una quantità di abiti. scarpe e accessori vari, ma di scarsa qualità e spesso  anche di breve durata.

“Mi sembra di capire, ha concluso lo zio, che il vestito buono del nonno è roba da museo.”

 Adesso imperversa l’usa e getta.

Spasmofigliuolo

L’ultima idea del nostro pluripremiato generale ormai in preda a compulsione vaccinatoria, pare sia quella di vaccinare tutti, dai neonati ai centenari con l’Astrazeneca, il vaccino più discusso, ma più economico tra quelli attualmente disponibili. 

Ieri, commentando la notizia con un paio di amici, abbiamo concluso che, se a qualcuno l’idea non piacesse non dovrebbe disperare. In fondo siamo in Italia dove si trova sempre un modo per eludere tasse, leggi e regolamenti. Figuriamoci un vaccino.

In questo caso, a quanto pare, basterebbe far sapere al medico che si è affetti da emorroidi o da una collezione di allergie. 

Oppure, questa è l’dea più originale, si potrebbe sostenere di essere affetti da spasmofilia, altrimenti detta stanchezza da spasmi. Nessun controllo o analisi medica potrà smentire questa affermazione perché pare che questa malattia sia di origine nervosa. Ammesso che esista. 

L’amico che ha lanciato l’idea sostiene che anni fa, da queste parti, una diagnosi di spasmofilia aveva evitato il servizio militare a tanti ragazzi. Forse anche a lui. “Magari, ha detto, potrebbe anche servire ad evitare un vaccino indesiderato. Chissà!”

Stavamo facendo queste profonde considerazioni in giardino mentre la vicina di casa, che è un medico, stava potando le sue rose. 

Ha ascoltato i nostri discorsi e ha scosso la testa in segno di disapprovazione. 

Allora le ho detto che il nostro era solo un modo per sdrammatizzare. 

Ma lei ha ribadito che bisogna vaccinarsi, che adesso il vaccino incriminato dovrebbe essere più controllato di prima e che i medici sono molto più attenti a valutare l’idoneità dei vaccinandi. 

Poi ha aggiunto che, comunque, il vaccino serve a limitare la diffusione del virus e anche se non è efficace al cento per cento è in grado di ridurre notevolmente la gravità della malattia. 

Ne è nata una breve discussione e, alla fine, ci siamo trovati tutti d’accordo almeno su un punto. L’idea di vaccinare tutti col vaccino più impopolare potrebbe essere percepita come un sopruso o una forzatura  e quindi risultare controproducente. Tanto più che i contrari a questo vaccino sembra siano numerosi.

Il nostro generale, forse, non ha capito che gli italiani non sono soldati pronti ad eseguire i suoi ordini.

Atto di Fedez

L’anno scorso il concertone del primo maggio era stato vissuto come  una raccolta delle ultime canzoni dal balcone visto che tre giorni dopo sarebbe finito il lockdown. Niente politica, niente polemiche, solo voglia di libertà.

Quest’anno, invece, pur essendo ancora in versione virale senza pubblico, è tornato a far discutere. Grazie a un certo Federico in arte Fedez,  Rapper iper tatuato e vittima, si fa per dire, del suo successo e di quello di sua moglie Chiara Ferragni.

Gusti discutibili, genitori discussi, ma, a quanto pare, in sintonia con  milioni di giovani follower. Ma ieri dal palco del concerto non si è limitato a postare un tweet. Lo ha letto davanti a milioni di spettatori di tutte le età.

Ha elencato una serie di accuse contro l’intoccabile Mario, lo ha chiamato così, contro certi leghisti che vorrebbero affossare il ddl Zan, contro i vertici Rai accusati di censura e addirittura contro il Vaticano accusato di aver investito nelle azioni di un’azienda che produce la cosiddetta pillola del giorno dopo. 

Oggi è sulle pagine di tutti i giornali in un carosello di polemiche che hanno spinto il PD a chiedere addirittura le dimissioni dei vertici Rai.

Ho ricevuto tante email e telefonate sull’argomento. Qualcuno ha suggerito che il PD dovrebbe candidare Fedez almeno a sindaco di Roma o in qualche altro ruolo. Porterebbe i voto dei giovani ad un partito nato vecchio. Ma un altro amico commentando questa affermazione ha detto che Letta non capirebbe. Secondo lui i ragazzi giocano ancora a pallone nei campetti dell’oratorio.

Primo Maggio 1963

Quell’anno Giovanni per andare nella piazza principale della città non dovette scendere dalla collina. Gli bastò percorrere tre o quattro chilometri sulla sua vecchia Bianchi verde per arrivare in piazza, in città.

Era la prima volta che vedeva tanta gente, tante bandiere, soprattutto rosse, la banda che suonava e i discorsi del sindaco e di alcuni sindacalisti. Al suo paese tutto si risolveva con il discorso del segretario della sezione del partito. Poi tutti a mangiare la torta fritta e il salume, come in una sagra. Un piccolo evento nella vita di un piccolo paese di campagna.

In mezzo a tutta quella folla di cittadini, invece, sentiva di far parte di qualcosa di più grande e importante. Si era iscritto da poco alla CGIL perché voleva essere al passo con i tempi che stavano cambiando rapidamente. Tuttavia per lui le cose non andavano molto bene. Era arrivato in città da meno di un anno era sposato e aveva un figlio in arrivo.

Aveva trovato lavoro in una ditta che produceva prodotti da forno. Lo avevano messo nel reparto di imbustaggio dei grissini, una mansione semplice e poco impegnativa, ma le sue mani da contadino faticavano a maneggiare quei sacchetti lisci e sottili. Lo stipendio poi bastava appena per l’affitto e le spese indispensabili. Quindi si era messo alla ricerca di un altro lavoro. Aveva bussato a tante porte ma nessuna si era aperta. Tuttavia quel giorno voleva godersi la festa e non pensare ai problemi di tutti i giorni.  

Girando per la piazza alla ricerca di qualche volto noto si imbatté nel sindacalista che aveva conosciuto, qualche settimana prima quando aveva preso la tessera. Anche lui era solo e si misero a parlare. Giovanni gli confidò le sue difficoltà lavorative e il sogno di un lavoro sicuro. Quello ci pensò su per qualche istante poi gli disse e che, forse, poteva aiutarlo. Gli spiegò che una certa ditta che si occupava della manutenzione dei parchi cittadini cercava un paio di addetti. In più quella ditta, nel giro di un anno sarebbe diventata comunale.

Giovanni si affrettò a spiegargli che veniva dalla campagna e quindi per lui occuparsi del verde sarebbe stata una cosa del tutto naturale. Lo disse con un tale entusiasmo che il sindacalista apprezzò e gli scrisse su un foglietto l’indirizzo e il nome della ditta e aggiunse che avrebbe dovuto presentarsi a suo nome.

Un mese dopo Giovanni, mio padre, fu assunto da quella ditta che, l’anno successivo, fu acquisita dal comune e lui ha lavorato in quella azienda fino alla pensione.

Da allora non è mai mancato ad una manifestazione del Primo Maggio, ma fra tutte solo una non scorderà mai: quella del  Primo Maggio1963.

Il non morto

Nel 2008 quando scoppiò la bolla immobiliare americana, davanti a microfoni, telecamere e taccuini c’era una lunga fila di economisti, giornalisti, politici  ed esperti vari, ansiosi di dichiarare che si trattava di una crisi di sistema, che il neoliberismo nato negli anni ottanta era morto, defunto, kaputt.

La sfilata andò avanti per qualche settimana, ma poi finì e nessuno ne fece più parola. Con il passare dei mesi le borse ricominciarono a macinare utili e il neoliberismo da defunto che era, diventò un non morto, come Nosferatu. Con la differenza che non va in giro di notte a cercare qualcuno a cui succhiare il sangue, ma lo fa alla luce del sole e, visto che finora non ha incontrato nessuno armato di un paletto di frassino, ha continuato tranquillamente la sua non vita fino ad oggi.

Qualcuno pensava che il Covid lo avrebbe fatto fuori definitivamente, ma i vampiri non si ammalano. Anzi, con la pandemia ha trovato nuova linfa. I soldi stanziati dalle banche centrali, la Fed e la BCE su tutte, infatti, saranno distribuiti secondo le sue leggi.

La fetta più grossa spetterà alle banche e alle aziende più grandi, mentre a tutti gli altri arriveranno le briciole o poco più. Continueranno le privatizzazioni anche dei servizi essenziali con relativo peggioramento delle prestazioni ed aumento dei costi. Noi, nel nostro piccolo, non potevamo certo fare eccezione.

Infatti il rag. Draghi,  devoto seguace della dottrina neoliberista, al di là delle sua retorica risorgimentale, si prepara a distribuire soldi ai soliti noti. Tra le tante dichiarazioni di intenti c’é anche la riforma del fisco che, probabilmente, continuerà ad aumentare le tasse a dipendenti e pensionati e lascerà stare gli intoccabili evasori.

E pensare che la Banca d’Italia e perfino l’FMI, enti non certo sospettabili di simpatie di sinistra, hanno suggerito poco tempo fa, di tassare, seppure in modo non certo pesante, i redditi dei più ricchi. Ma nessuno ha risposto all’appello. Una non risposta che vale un vade retro. Che, invece, bisognerebbe rivolgere al Nosferatu neoliberista.

L’aereo di Fritz

Era un pomeriggio d’estate. Faceva caldo. Erminio stava lavorando nei campi. Due bambine, le sue figlie, gli avevano portato da bere. Improvvisamente si sentì il rombo di un aereo. Aveva le croci uncinate sulle ali e si stava abbassando .

 Erminio prese la bambine per mano e si diresse di corsa verso il bosco che distava solo qualche decina di metri, ma l’aereo si stava avvicinando velocemente  Allora trascinò le due piccole dentro un fosso e si sdraiò sopra di loro. Intanto l’aereo che era sceso fino a sfiorare le chiome degli alberi, fece  partire una raffica di mitragliatrice che si spense nel bosco. Erminio e le bambine rimasero immobili per un lungo interminabile istante. Poi, dopo aver fatto un ampio giro intorno, l’aereo se ne andò. 

Qualche mese dopo un gruppo di partigiani chiese ospitalità al Erminio. Tra di loro ce n’era uno che parlava con un marcato accento tedesco. Raccontò a Erminio che, dopo tutte le barbarie e gli eccidi a cui aveva assistito, aveva deciso di combattere la guerra dalla parte degli italiani. “Era da tempo che volevo farlo e tu mi hai convinto definitivamente”, spiegò l’uomo. 

Erminio rimase piuttosto sorpreso perché quell’uomo non lo aveva mai visto in vita sua. “Ma io ho visto te”, disse lui come se gli avesse letto nel pensiero. “Ti ho visto mentre cercavi di proteggere le tue bambine con il tuo corpo. Avevo l’ordine di sparare a chiunque, ma non potevo proprio sparare ad un uomo coraggioso come te.”

Firitz, così si chiamava il soldato, era il pilota che aveva sorvolato con il suo aereo la fattoria di Erminio qualche mese prima. 

Lui ed Erminio diventarono amici, e dopo la guerra, Fritz venne più volte in Italia a fare visita ad Erminio, il mio prozio.

Vacanze italiane

Dove vai in vacanza? In questo periodo, di solito, è una domanda ricorrente, ma rischia di rimanere senza risposta. Già un anno fa rispondere era difficile se non impossibile. L’dea di prendere il sole tra una selva di pannelli di plexiglass, come qualcuno aveva proposto, era una prospettiva ben poco allettante.

Ma poi, visto che anche il famigerato virus era andato in vacanza, ci siamo precipitati sulle spiagge, soprattutto quelle dello stivale. Ma, in Agosto, qualcuno ha esagerato pensando che fosse tutto finito e ci siamo ritrovati al rientro in un paese con i colori di Arlecchino.

Un anno dopo la prospettiva non sembra ancora molto rosea. La voglia  di vacanza è tanta, ma sembra prevalere la prudenza e la tendenza al risparmio. Quindi, probabilmente, andremo soprattutto in località italiane dove molti di noi alloggeranno in appartamenti presi in affitto. Pare, infatti, che le prenotazioni di case vacanze siano aumentate del 20% rispetto allo scorso anno.

Una scelta dettata non solo dalla volontà di rispettare il famigerato distanziamento sociale, ma anche dal fatto che un appartamento in affitto costa meno di una camera d’albergo. Un anno di pandemia ci ha reso più poveri. Comunque se avete una isee inferiore ai quarantamila euro annui, potrete sempre contare sul bonus vacanze offerto dal governo a chi passerà le ferie in iItalia.

Le famiglie con tre o più componenti potrebbero ricevere 500 euro. Quelle formate da una coppia 300, mentre ai single spetterebbero 150 euro. Questo in teoria. In pratica aggiudicarsi il bonus non sarà facilissimo.Probabilmente sarà un’impresa più ardua che superare la prova costume.

Infine, prima di preparare le valigie, rimane un ultimo ostacolo da superare. Visto che la maggior parte di noi andrà in vacanza in una regione diversa da quella di residenza dovremo munirci dell’apposito passaporto sanitario. Per ottenerlo bisogna aver avuto il Covid ed essere guariti da meno di sei mesi, aver ricevuto due dosi di vaccino, oppure aver fatto un tampone, possibilmente negativo, nelle 48 ore prima della partenza.

Comunque se, dopo aver preparato e valigie, ci accorgessimo di essere sprovvisti di tutti e tre i requisiti richiesti, potremmo sempre andare in vacanza in Liguria. Infatti da quelle parti stanno pensando di vaccinare i bagnanti in spiaggia.

Buone  vacanze!

Il logorio del potere

Il potere logora chi non ce l’ha, diceva Andreotti. Quando a detenere il potere erano sempre gli stessi e gli altri rosicavano. Nel nuovo millennio, invece, le stanze del potere non sono più di proprietà di qualcuno, ma solo residenze temporanee che vengono affittate a chi arriva al governo. Infatti a logorarsi non è più l’opposizione, ma chi sta al governo. Specialmente da dieci anni a questa parte.

Il primo a logorarsi è stato Monti. Insieme alla Fornero ha formato una delle coppie più temibili degli ultimi vent’anni. 

Poi è arrivato Letta, che confidava nella sua capacità, tutta democristiana di mettere d’accordo tutti. Ma sulla sua strada ha incontrato Renzi che va d’accordo solo con se stesso e non sempre.

Infatti, in seguito, si è logorato da solo. Così come il suo omonimo che è durato appena un anno. 

Dopo di lui Conte sembrava  potesse resistere al logorio del potere, ma, alla fine, anche lui è stato logorato da Renzi, dalla stampa e non solo.

Adesso è il turno di Draghi. Sembrava inossidabile, resistente alla ruggine e al logorio del potere. Invece, pur avendo tanti sostenitori e pochi detrattori, giorno dopo giorno, si sta logorando anche lui. In parte da solo deludendo le mirabolanti aspettative che si erano create su lui e, in parte, con la collaborazione del secondo Matteo. Certo attacca Speranza, ma un certo logorio lo può provocare anche a Draghi e al suo governo.

Ma non sono solo i primi ministri ad essere soggetti a logorio. Anche i segretari dei partiti corrono questo rischio. Il grido di dolore di Zingaretti rimarrà nelle cronache di questi anni venti. E’ uscito velocemente di scena quando ha capito che qualcosa non andava.

Il logorio incipiente deve essere come il mal di testa. Capisci che sta arrivando anche se ancora non senti alcun male. 

Insomma adesso Il potere, logora chi ce l’ha.