La solitudine dei numeri incerti

Giornalisti, opinionisti ed esperti vari, più o meno di sinistra, continuano ad osservare la politica con occhiali novecenteschi sul naso. Giudicano i politici con il metro ormai obsoleto dell’onestà, della trasparenza e dei conti che tornano.

Si ostinano, soprattutto, a guardare il film in bianco e nero dei dati economici, che quotidianamente ci piovono addosso. Hanno disquisito per mesi sul rapporto deficit-pil, sullo spread, sulle clausole di salvaguardia, sulla possibile procedura di infrazione della commissione europea ai danni dell’Italia e via enumerando.

Ogni volta sono arrivati alla stessa conclusione: prima o poi quei numeri con la loro crudezza, avrebbero seppellito il governo. Noi di periferia  abbiamo voluto credergli, pur sapendo che si trattava di una possibilità remota. Finora, infatti, si è concretizzata una sola volta: nel 2011 anche se a seppellire il governo Berlusconi fu una risata. I numeri vennero dopo.

Infatti la previsione si è rivelata sbagliata: la procedura di infrazione non c’è stata, mentre il governo c’è ancora. Quindi per qualche giorno non si è più sentito parlare di dati economici. Ma poi, a colmare il vuoto lasciato dai numeri, è arrivato provvidenziale il russiagate padano che ha permesso ai soliti esperti di prevedere, ancora una volta, l’imminente fine o, comunque, un drastico calo di consensi del governo minacciato dall’ingombrate ombra del Cremlino

Invece il governo è ancora in carica mentre i sondaggi lo danno più in forma che mai.

Ci deve essere un piccolo particolare che continua a sfuggire ai nostri esperti.

Forse dovrebbero inforcare gli occhialini che permetterebbero loro di vedere lo spettacolo della politica in 3D. Potrebbero così apprezzarne i colori accesi, i dettagli e le sfumature che rendono tutto talmente verosimile da sembrare reale.

 

 

Aiuto, il nonno è diventato leghista

Eppure era di sinistra. Moderato, ma di sinistra. Dapprima socialista lombardiano, alla fine degli anni settanta aveva cominciato a  votare comunista perché Berlinguer era una gran brava persona. Poi ha continuato a votare a sinistra. Fino al 2012  quando, dopo quarantuno anni di servizio come magazziniere in una ditta metalmeccanica, era ad un passo dalla pensione: Mancavano solo sette mesi, ma grazie alla controriforma Fornero ha dovuto aspettare un anno di più. Ancora adesso quando la sente nominare diventa rosso in faccia, strabuzza gli occhi e spedisce al suo indirizzo tutti gli insulti che conosce. Una volta l’ha vista in televisione mentre difendeva la sua riforma e ha lanciato una pantofola contro il televisore nuovo rischiando di romperlo.

Negli ultimi mesi l’ho perso di vista perché sono spesso lontano per motivi di studio.

Qualche settimana fa sono andato a trovarlo. Subito dopo avermi salutato ha sbottato: ”Hai sentito? Stanno per invaderci! Sono ottocentomila e verranno tutti qui a rubare a spacciare a violentare. Siamo in guerra!” In un istante ho pensato a tutte le cause di un simile atteggiamento. Compresa la dipendenza da droghe o dai social e la dememza senile. Eppure il nonno non ha mai nemmeno fumato. Inoltre pensa che  internet abbia qualcosa a che fare con l’inter e che twitter sia un ballo degli anni sessanta  Ne sono sicuro. Allora ho chiesto alla nonna  e mi ha assicurato che il nonno è ancora lucidissmo. L’unico problema che ha è un fastidioso mal di schiena che, a volte, gli impedisce di uscire e di occuparsi del giardino come ha sempre fatto. Mentre adesso sta spesso in casa dove guarda sempre la tv. In particolare segue costantemente i tg e i tanti talk show che vanno in onda a tutte le ore.

A questo punto la causa del neoleghismo del nonno mi è sembrata evidente: eccessiva esposizione a programmi tossici.

Così non potuto fare altro che consigliargli di farsi vedere da un ortopedico che conosco e che, dicono, sia molto bravo. Chissà se fa anche miracoli, come, ad esempio, quello di far tornare di sinistra il nonno. Ma penso che questo, oltre che da lui, dipenda anche dalla sinistra.

 

 

 

Self video

A Padova un ragazzo è entrato in un negozio di telefonia si è avvicinato all’espositore dove erano allineati in bella vista gli ultimi modelli di smartphone. Ne ha scelto uno, lo ha preso e si è diretto tranquillamente verso l’uscita. Il titolare del negozio, un signore cinese, lo ha inseguito e fermato sferrandogli anche un pugno. Fin qui niente di strano. Sembrerebbe il gesto. piuttosto ingenuo, di un ragazzo che aveva pensato di portarsi a casa l’ultimo modello di un costoso cellulare senza pagarlo. Ma stando a quello che ha dichiarato agli agenti, chiamati dal proprietario del negozio, si trattava di altro. La sua intenzione, infatti, non era quella di rubare, ma di filmare la sua bravata. Quello che gli interessava particolarmente era la prevedibile reazione, meglio se violenta, del negoziante, che poi avrebbe postato sui social per fare man bassa di “like”. Per confermare la sua versione dei fatti ha mostrato il suo cellulare, ancora in modalità self-video, con la ripresa di tutta la scena.
Anni fa Andy Wharol aveva profetizzato che tutti hanno diritto prima o poi ad un quarto d’ora di celebrità in tv.
Adesso, invece, ci si accontenta di un video di quindici secondi su internet.