Miracoli

MIracolo

Riassunto degli avvenimenti dell’ultimo mese.

1) L’evento imprevisto e imprevedibile.

Il “capitano” che sembrava inaffondabile, inarrestabile e inossidabile è affogato nell’Adriatico. Dove l’acqua è talmente bassa che si potrebbe andare a piedi da costa a costa.

2) In seguito alla sua scomparsa il suo ex socio, pur essendo scarso in italiano e in geografia è diventato ministro degli esteri.

3) Il PD, che ai pessimisti sembrava morto, mentre agli ottimisti solo in coma vigile, è stato rianimato da un potente defibrillatore (la prospettiva di tornare nella stanza dei bottoni) ed è riuscito a rialzarsi e a trascinarsi fino ai banchi del governo.

4) Niente in confronto con quello che è successo al Conte di Volturara Appula che da azzeccagarbugli di provincia, con il curriculum truccato, si è ritrovato, forse con l’aiuto di padre Pio, presidente del consiglio per la seconda volta .

E pensare che tanta gente non crede ai miracoli.

Mazinga nella bonaccia d’Agosto

Sono passati solo tre giorni dalle dimissioni di Conte e sembra un secolo.

Finito il lungo e straziante addio tra Salvini ed i suoi alleati è scoppiata la quiete. È  tornata persino la voglia di sorridere. I titoli dei giornali, anche di quelli solitamente truci, sono più leggeri.

Si sono dedicati alla ricerca del nome più  adatto per l’eventuale nuovo governo rosso-giallo. Finora il più originale è Mazinga.

Il diluvio quotidiano di tweet, dirette facebook e sceneggiate da spiaggia è improvvisamente cessato. La Bestia, il rottwailer digitale dell’ormai ex capitano, è andata a cuccia.

Le strade virtuali dei social sono semi-deserte.

Il vento che portava ogni genere di nefandezze verbali e non, è improvvisamente cessato.

Eolo, o chi per lui, ha rimesso i venti nel sacco. Le prove tecniche di un nuovo governo  non fanno muovere una foglia. I protagonisti, per ora, non si insultano e non alzano la voce ne i toni.

E’ arrivata la bonaccia d’Agosto.

Mentre Mazinga, ancora in alto mare, sta aspettando che si alzi il vento giusto per arrivare in porto.

La solitudine dei numeri incerti

Giornalisti, opinionisti ed esperti vari, più o meno di sinistra, continuano ad osservare la politica con occhiali novecenteschi sul naso. Giudicano i politici con il metro ormai obsoleto dell’onestà, della trasparenza e dei conti che tornano.

Si ostinano, soprattutto, a guardare il film in bianco e nero dei dati economici, che quotidianamente ci piovono addosso. Hanno disquisito per mesi sul rapporto deficit-pil, sullo spread, sulle clausole di salvaguardia, sulla possibile procedura di infrazione della commissione europea ai danni dell’Italia e via enumerando.

Ogni volta sono arrivati alla stessa conclusione: prima o poi quei numeri con la loro crudezza, avrebbero seppellito il governo. Noi di periferia  abbiamo voluto credergli, pur sapendo che si trattava di una possibilità remota. Finora, infatti, si è concretizzata una sola volta: nel 2011 anche se a seppellire il governo Berlusconi fu una risata. I numeri vennero dopo.

Infatti la previsione si è rivelata sbagliata: la procedura di infrazione non c’è stata, mentre il governo c’è ancora. Quindi per qualche giorno non si è più sentito parlare di dati economici. Ma poi, a colmare il vuoto lasciato dai numeri, è arrivato provvidenziale il russiagate padano che ha permesso ai soliti esperti di prevedere, ancora una volta, l’imminente fine o, comunque, un drastico calo di consensi del governo minacciato dall’ingombrate ombra del Cremlino

Invece il governo è ancora in carica mentre i sondaggi lo danno più in forma che mai.

Ci deve essere un piccolo particolare che continua a sfuggire ai nostri esperti.

Forse dovrebbero inforcare gli occhialini che permetterebbero loro di vedere lo spettacolo della politica in 3D. Potrebbero così apprezzarne i colori accesi, i dettagli e le sfumature che rendono tutto talmente verosimile da sembrare reale.

 

 

Aiuto, il nonno è diventato leghista

Eppure era di sinistra. Moderato, ma di sinistra. Dapprima socialista lombardiano, alla fine degli anni settanta aveva cominciato a  votare comunista perché Berlinguer era una gran brava persona. Poi ha continuato a votare a sinistra. Fino al 2012  quando, dopo quarantuno anni di servizio come magazziniere in una ditta metalmeccanica, era ad un passo dalla pensione: Mancavano solo sette mesi, ma grazie alla controriforma Fornero ha dovuto aspettare un anno di più. Ancora adesso quando la sente nominare diventa rosso in faccia, strabuzza gli occhi e spedisce al suo indirizzo tutti gli insulti che conosce. Una volta l’ha vista in televisione mentre difendeva la sua riforma e ha lanciato una pantofola contro il televisore nuovo rischiando di romperlo.

Negli ultimi mesi l’ho perso di vista perché sono spesso lontano per motivi di studio.

Qualche settimana fa sono andato a trovarlo. Subito dopo avermi salutato ha sbottato: ”Hai sentito? Stanno per invaderci! Sono ottocentomila e verranno tutti qui a rubare a spacciare a violentare. Siamo in guerra!” In un istante ho pensato a tutte le cause di un simile atteggiamento. Compresa la dipendenza da droghe o dai social e la dememza senile. Eppure il nonno non ha mai nemmeno fumato. Inoltre pensa che  internet abbia qualcosa a che fare con l’inter e che twitter sia un ballo degli anni sessanta  Ne sono sicuro. Allora ho chiesto alla nonna  e mi ha assicurato che il nonno è ancora lucidissmo. L’unico problema che ha è un fastidioso mal di schiena che, a volte, gli impedisce di uscire e di occuparsi del giardino come ha sempre fatto. Mentre adesso sta spesso in casa dove guarda sempre la tv. In particolare segue costantemente i tg e i tanti talk show che vanno in onda a tutte le ore.

A questo punto la causa del neoleghismo del nonno mi è sembrata evidente: eccessiva esposizione a programmi tossici.

Così non potuto fare altro che consigliargli di farsi vedere da un ortopedico che conosco e che, dicono, sia molto bravo. Chissà se fa anche miracoli, come, ad esempio, quello di far tornare di sinistra il nonno. Ma penso che questo, oltre che da lui, dipenda anche dalla sinistra.

 

 

 

Self video

A Padova un ragazzo è entrato in un negozio di telefonia si è avvicinato all’espositore dove erano allineati in bella vista gli ultimi modelli di smartphone. Ne ha scelto uno, lo ha preso e si è diretto tranquillamente verso l’uscita. Il titolare del negozio, un signore cinese, lo ha inseguito e fermato sferrandogli anche un pugno. Fin qui niente di strano. Sembrerebbe il gesto. piuttosto ingenuo, di un ragazzo che aveva pensato di portarsi a casa l’ultimo modello di un costoso cellulare senza pagarlo. Ma stando a quello che ha dichiarato agli agenti, chiamati dal proprietario del negozio, si trattava di altro. La sua intenzione, infatti, non era quella di rubare, ma di filmare la sua bravata. Quello che gli interessava particolarmente era la prevedibile reazione, meglio se violenta, del negoziante, che poi avrebbe postato sui social per fare man bassa di “like”. Per confermare la sua versione dei fatti ha mostrato il suo cellulare, ancora in modalità self-video, con la ripresa di tutta la scena.
Anni fa Andy Wharol aveva profetizzato che tutti hanno diritto prima o poi ad un quarto d’ora di celebrità in tv.
Adesso, invece, ci si accontenta di un video di quindici secondi su internet.