Super Trump

Si dice che i sognatori, gli idealisti e i filosofi abbiano la testa tra le nuvole, perché i loro pensieri volano alti sopra la realtà. Poi ci sono i bambini, i matti e i santi che hanno una visione della realtà talmente chiara ed evidente che, secondo loro, tutti gli altri non possono non condividerla.

Freud scoprì che alcuni, che non sono né bambini, né santi vivono in un mondo tutto loro. Ignorano la realtà che li circonda trovandola particolarmente sgradita. Quindi se ne immaginano un’altra ideale, quasi magica e decisamente per loro più accettabile. In poche parole sono affetti da psicosi.

La stessa diagnosi, resa nota in una lettera aperta al New York Times nel febbraio del 2017, alcuni psichiatri americani l’avevano fatta ad un paziente eccellente: Donald Trump. In particolare mettevano in evidenza la sua insofferenza nei confronti di chi gli faceva notare quanto il suo punto di vista fosse lontano dalla realtà e come, a volte, cercasse di negare o ignorare del tutto avvenimenti a lui sgraditi.

Come è successo in questi mesi durante i quali Trump ha cercato di negare l’esistenza del virus e di minimizzarne gli effetti, nel tentativo di fuggire ancora una volta dalla realtà, ma il virus, alla fine, lo ha raggiunto.

Lui però non demorde e cerca ancora di fuggire. Infatti è uscito dall’ospedale dopo pochi giorni, a quanto pare contro il parere dei medici, ed è tornato alla Casa Bianca da dove ha sparato tweet a raffica in cui sostiene che un virus cinese non può dominare la vita degli americani. Ha anche ricominciato a fare comizi dal balcone senza mascherina imitato dagli astanti.

Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che la sua malattia sia stata solo una sceneggiata messa in scena per movimentare la campagna elettorale ,mostrando un presidente supereroe che sfida indomito il virus e lo sconfigge in poche ore.

Ma che sia vero o no, poco importa perché Trump, crede davvero in quello che dice e fa, correndo inconsapevolmente il rischio di essere vittima della nemesi che spesso colpisce chi si ostina ad andare contro la realtà delle cose. Ma intanto fa spettacolo e audience.

Mentre i democratici stanno a guardare e noi aspettiamo la prossima puntata.

Test e passione

In quest’anno pandemico ogni tanto si torna a parlare del problema del numero chiuso nelle università e in particolare a medicina. Pare, infatti che molti dei medici che sono andati in pensione approfittando di quota 100 e di quelli che smetteranno di lavorare nei prossimi anni non saranno rimpiazzati. I sostenitori del numero chiuso a corto di argomenti sono ancora convinti che sia necessario mettere un filtro all’accesso ad una facoltà così impegnativa.

Eppure prima del numero chiuso ci pensava la selezione naturale a far arrivare alla laurea gli studenti più motivati. Mentre adesso tutti devono superare un test di ammissione che richiede competenze enigmistiche. Oppure nozioni di medicina che un candidato dovrebbe conoscere prima di studiare.

Ironizzare su questo test è facile. Basta riportare qualche domanda e mettere come didascalia: senza parole, come nelle barzellette.

Avevo intenzione di farlo anch’io, ma un amico insegnante di storia, mi ha suggerito un’osservazione di carattere generale. Sostiene che ogni ragazzo dovrebbe avere la possibilità di seguire la sua passione, di inseguire il suo sogno. Almeno di provarci. Altrimenti possono succedere tragedie.

A sostegno della sua tesi ha citato un episodio che risale al 1907. Quando due ragazzi frequentarono il corso di ammissione alla Accademia delle Belle Arti di Vienna. Uno avrebbe voluto fare il pittore e l’altro l’illustratore. Alla fine il primo fu ammesso, mentre il secondo no. Riprovò anche l’anno successivo, ma i suoi disegni raffiguranti piazze e vie come erano anni o secoli prima non convinsero la commissione. In seguito descriverà quel periodo come uno dei peggiori della sua vita.

Così Egon Schiele cosi si chiamava il primo dei due, diventò un famoso pittore, mentre l’altro un tristemente famoso dittatore. Si chiamava Adolf Hitler.

Sorprendente!

Ci sono posti, di solito in paesi lontani dove succedono cose alquanto bizzarre. I racconti iniziano con un titolo ad effetto e proseguono con un andamento lento, lentissimo. Un classico che ha girato per parecchio tempo si intitolava: “Adotta un cucciolo, ma quando lo vede il veterinario chiama la polizia”.

Per saperne di più bisogna sfogliare parecchie pagine di poche righe l’una per scoprire che il cucciolo era un orso, una tigre o chissà cos’altro. Niente di eclatante, ma intanto i lettori vengono registrati come visitatori del sito.

Mentre gli annunci più smaccatamente pubblicitari reclamizzano modi per dimagrire talmente efficaci da far disperare i medici come, ad esempio, una pillola capace di far perdere ben 14 chili a settimana. Oppure un classico dei classici: lo spray che fa ricrescere i capelli.

Se non ci credete e siete di quelli che vogliono constatare di persona come stanno le cose, allora non dovrete allontanarvi troppo da casa.

Infatti ci sono paesi e città, di solito non lontani da casa vostra, dove merci e servizi costano pochissimo. Anzi, hanno un prezzo sorprendente. Sono pannelli solari, monta scale, apparecchi acustici oppure automobili e smartwatch. Ma ci sono anche servizi come siti di incontri per persone con più di quarant’anni che funzionano davvero. A qualcuno potrebbe interessare.

Mentre altre offerte sono decisamente meno attraenti nonostante il prezzo sorprendente.

In un paese un pò fuori mano della mia provincia che conta circa trecento abitanti, si può usufruite di un ottimo servizio ad un prezzo, ovviamente sorprendente. Ma il servizio rimane comunque poco allettante perché si tratta del servizio di onoranze funebri.

Ma dopo aver fatto gli scongiuri di rito potrete sempre informarvi sulla vita dopo la morte, ovvero una raccolta di testimonianze di chi a morte l’ha vista in faccia. Interviste ad alcuni sopravvissuti all’infarto.

Dove si trova tutto questo? In fondo al testo di una qualunque notizia di un giornale on line. Buona lettura!

Testa a testa

Quello della suspense è un espediente molto usato non solo nella valanga di romanzi, film e fiction polizieschi, che minaccia di travolgerci ogni giorno, ma anche nella cronaca politica. Specialmente in un periodo in cui le elezioni sono sempre in vista.

Se c’è un partito o un candidato nettamente favorito che nemmeno l’arrivo degli alieni potrebbe ostacolare, se ne parla poco. Il vincitore annunciato non fa audience.

Se invece c’è una sfida a due senza un netto favorito scatta subito un racconto pieno di suspense. Dopo aver scelto tra i tanti sondaggi quelli che prevedono il minor scarto possibile tra i due contendenti e si comincia a parlare di testa a testa.

La faccenda ormai sta diventando ridicola. A gennaio con le regionali in Emilia Romagna i sondaggi prevedevano un sfida all’ultimo voto, un arrivo al fotofinish tra Bonaccini e Borgonzoni. C’erano cascati tutti, ma non gli elettori, che hanno preferito il presidente uscente assegnandogli un vantaggio di otto punti.

Stesso copione per le regionali annesse al referendum. Non potendo parlare di arrivo in volata tra si e no, giornali e tv hanno annunciato con sicurezza appassionanti testa a testa in Toscana e in Puglia con l’implicita previsione di una possibile vittoria dei candidati di destra.

Qualche giornale aveva anche messo le mani avanti analizzando le cause dell’ennesimo insuccesso della sinistra. Una parola che per molti fa ancora rima con sconfitta. Come è stato per cinquant’anni e molti vorrebbero che continuasse così.

I media di destra ovviamente, ma anche quelli molto di sinistra, che non perdono occasione per criticare PD e dintorni e raccontarne i tormenti e le lunghe, laceranti e inutili discussioni interne vere, esagerate o inventate che siano..

Come facevano nel secolo scorso dove continuano a vivere.

Fai da te

All’inizio c’erano solo i distributori di benzina. Poi sono arrivati le mense, i ristoranti degli autogrill, gli happy hour, i wine bar e quei minuscoli ambienti aperti nei centri storici, dove a qualsiasi ora è possibile rifornirsi di merendine, acqua minerale e bibite varie.. Insomma i self service ormai hanno preso piede dappertutto.

In teoria ci guadagna il cliente che paga meno e il gestore del servizio, che risparmia sul personale. Quindi, fin qui tutto bene.

Le cose cambiano quando il fai da te riguarda le informazioni e le opinioni. Con l’avvento dei social sono sempre più numerosi quelli che seguono il loro politico di riferimento e ne leggono direttamente il pensiero sul suo profilo social. Saltando a piedi pari giornalisti e opinionisti che riferiscono e commentano l’ultima uscita del politico in questione Così si risparmia tempo e fatica.

Invece di confrontare opinioni e commentare fatti si scelgono dagli scaffali dei social opinioni precotte e predigerite, spesso suggerite al politico dallo spin doctor di turno, che raccontano ai vari followers quello che vogliono sentirsi dire e sono pronti ad indignarsi a comando. Come nel caso della foto fake pubblicata da Toti con i bambini in ginocchio davanti alle seggiole per mancanza di banchi. Invece era solo un gioco. Ma in molti credono ancora alla prima che ha detto Toti. A qualcuno bisogna pur credere.

Altri molto impegnati nella ricerca di notizie alternative si connettono tutti i giorni a qualche sito o blog complottista per aggiornare la lista dei loschi figuri che tramano alle nostre spalle. La seguono come fosse una soap opera, che ad ogni puntata riserva sorprese inverosimili. Ma la trovano appassionante e ricca di spunti per le conversazioni con gli amici.

Quindi continuano così. Come tutti quelli che non hanno, né il tempo né la voglia di cucinare e consumano piatti pronti dopo averli scaldati nel microonde.

Fermate il mondo. Voglio scendere!

Da anni alcuni studiosi sostengono che questo scorcio di millennio che stiamo vivendo ricordi da vicino il medioevo. Definiscono la società guida dell’occidente, quella americana, come la più medievale del mondo con i più ricchi simili a dei feudatari. Indicano i lavoratori con i braccialetti elettronici e i precari mal pagati, come molto simili ai servi della gleba.

Sembrava una forzatura, una provocazione fatta ad arte per smuovere le coscienze, Invece quest’anno di medioevale ha avuto parecchi elementi.

Anzitutto la pestilenza. Poi le pozioni magiche in grado di sconfiggere il morbo.

All’inizio c’era l’Avigan medicina miracolosa che faceva bene ai giapponesi. Ma bastava farne l’anagramma, che richiama direttamente l’oscuro oggetto del desiderio maschile, per avere qualche dubbio sulle sue capacità terapeutiche. Quindi è venuto il turno dell’idrossiclorochina, raccomandata da Trump ed in grado di disinfettare chiunque dalla testa ai piedi. Ma forse più indicata come lava-pavimenti.

In questi giorni si parla molto della quercetina una sostanza che si può facilmente assumere mangiando uva o bevendo vino, purché siano rossi. Cura bioologica e a basso costo.

Poi c’è la versione moderna della figura centrale di ogni pestilenza: l’untore. Una volta era una specie di diavolo malefico e misterioso che si aggirava per le strade spargendo il morbo a piene mani. Adesso invece, di lui sappiamo tutto: nome e cognome, account Facebook o Twitter. Ma di solito, mantiene un basso profilo. Non vuole mettersi troppo in mostra. Magari lo farà in seguito.

I più scatenati sui social, invece, sono quelli non contagiati dal corona virus ma da quello del complottismo. Di solito sostengono che la pandemia non sia legata al malocchio o alla sfortuna, ma a qualche oscuro complotto ordito da inafferrabili e misteriose organizzazioni internazionali.

Però , ogni tanto, capita di sentire delle storie che non sono nate dalla fantasia malata di qualche hater o di un regista pazzo, ma dalla realtà sociale del 2020. Vicende reali, che sembrano arrivare dall’anno mille.

Come quella della coppia di veneti, che durante il lockdown, ha cercato di raggiungere Lampedusa, ma non per vedere l’arrivo dei migranti, bensì per arrivare alla fine del mondo. Perché, secondo i loro calcoli di terrapiattisti, da quelle parti doveva esserci il bordo estremo della terra. Spaventati da questo mondo impazzito in preda alla pandemia, volevano andare via. Forse hanno pensato.”Troviamo la fine del mondo e scendiamo”.

Il treno del si

Votare si? Forse. Votare no? Può darsi: Oppure è meglio scegliere il ni e non andare a votare? La risposta non è semplice. La sinistra è divisa come al solito. Zingaretti invita a votare si, ma lo fa sottovoce, senza convinzione, per il quieto vivere. E’ al governo con i promotori del referendum e un no potrebbe creare attriti indesiderati. Ma Prodi voterà no. Mentre Bonaccini, renziano di ritorno, voterà si. Zanda e Speranza, invece, diranno di no. Mentre qualcun altro, ancora più di sinistra, come Paolo Flores d’Arcais , voterà si.

Per un militante o un simpatizzante del Pd è un bel dilemma. Meglio seguire la linea del partito, come una volta, oppure no. Difendere nuovamente la costituzione nata dalla resistenza o cominciare a cambiarla? Il dibattito politico non aiuta a prendere una posizione. I toni sono pacati, quasi dimessi. Anche la bestia, il rotwailer digitale di Salvini qualche volta abbaia ancora, ma non morde più. Non è più un un nemico da cui difendersi, come era successo in Gennaio, in Emilia Romagna, dove in tanti erano andati a votare contro di lui. Del resto in Italia da decenni non si vota per qualcuno, ma contro qualcuno. Salvini era un bersaglio facile da individuare e colpire. Come lo era stato Renzi e, ancora prima, Berlusconi.

Mentre adesso non c’è più un avversario contro cui scagliare il proprio voto. A meno che non si considerino tutti i politici una banda di fannulloni e incapaci, che prendono stipendi favolosi a spese dei contribuenti, come recita la propaganda populista. Un messaggio semplice e diretto facile da diffondere e far credere, ma difficile da smentire. Come una fake new. Anche in questo caso la semplificazione paga.

Mentre se qualcuno volesse fare una scelta informata e consapevole sul quesito referendario si troverebbe davanti una strada in salita. Dovrebbe leggere articoli lunghi e complicati, pieni di riferimenti a leggi elettorali, articoli della costituzione e a politici del passato. Argomenti complessi che, spesso, lasciano il tempo che trovano. Anzi a volte sono controproducenti. Ad esempio quando cercano di dimostrare che il taglio delle poltrone porterebbe ad un risparmio irrisorio di circa cinquanta milioni all’anno, Per un italiano medio che era milionario con la lira ed è stato impoverito dall’euro e dalla crisi cinquanta milioni di euro, che poi equivalgono a cento miliardi di lire, sono una cifra consistente. Forse è anche per questo che il fronte del si, stando ai sondaggi, potrebbe arrivare al’70% o anche più su.

Mentre tra i politici la situazione appare piuttosto diversa. L’entusiasmo iniziale degli annunci acchiappa-voti di un paio di anni fa si è raffreddato. Anche tra i più accesi sostenitori del taglio dei seggi come i grillini. Forse si sono resi conto che l’esito di questo referendum li riguarda direttamente. Infatti potrebbe tagliare a molti di loro il ramo, anzi la poltrona, sulla quale sono comodamente seduti, che già traballava in vista delle prossime elezioni, a causa della perdita di consensi avvenuta negli ultimi due anni. Poi, con la vittoria del si, i posti disponibili si ridurrebbero ulteriormente, suscitando parecchi malumori.

Anche nei partiti di destra la situazione è simile. Infatti ogni giorno da qualche loro esponente arrivano appelli per il no. Sia pure con toni piuttosto sfumati perché ormai il referendum è come un treno in corsa, carico di si, che è impossibile fermare. Quindi non possono fare altro che prepararsi al dopo voto, magari sperando di attenuarne o annullarne gli effetti. Come accadde anni fa con alcuni quesiti referendari regolarmente votati dalla maggioranza degli elettori, ma rimasti lettera morta.

Comunque, nell’attesa che il treno del referendum, arrivi alla meta, all’ultima stazione dell’antipolitica, chi vorrà vincere facile voterà si. Chi si accontenterà di una vittoria virtuale diserterà le urne, poiché questa. probabilmente, sarà la scelta che farà la grande maggioranza degli aventi diritto.

Mentre gli irriducibili di sinistra, quelli abituati da anni alle sconfitte, ma fieri di appartenere ad una minoranza virtuosa, voteranno no. Convinti che valga la pena di combattere anche una battaglia che sembra persa in partenza. Non si mai.

Parole virali

Maschere

Restate a casa.

Espressione ripetuta fino al parossismo all’esasperazione, alla nausea. Non solo alla tv. Nei paesi passava almeno una volta al giorno una macchina della protezione civile dotata di altoparlante che lo ripeteva continuamente.

Lavatevi spesso le mani

Hanno addirittura girato dei tutorial sul modo più corretto di fare questa semplice operazione. Come farebbe una mamma con il suo bambino. Perché i politici ,come la mamma, ci considerano ancora bambini anche se siamo diventati adulti da decenni .Sarà un segno di affetto oppure di scarsa fiducia verso di noi come dicono certi maligni?

C’é troppa gente in giro

Frase molto usata da certi politici per scaricare sui cittadini le loro colpe. Vedi Lombardia.

Non abbassiamo la guardia.

Ovvero anche se la situazione migliora dovete stare ancora a casa. Viene il sospetto che ci abbiano preso gusto a mantenerci agli arresti domiciliari. Forse perché in questo modo è impossibile ogni protesta di piazza. Ma non pensate male, lo fanno per il nostro bene.

Picco

Il momento di massima diffusione di un’epidemia. Evocato e previsto per settimane, è arrivato e nessuno esperto se ne è accorto. Adesso gli stessi aspettano la seconda ondata. In fondo ognuno ha il diritto ad un’altra possibilità di sbagliare

Mascherine

E’ la parola più frequente, dopo virus, su tutti i giornali. Associata, di volta in volta, a carenza, obbligo di indossarle e relative polemiche sulla loro utilità. Qualcuno ha provato a trasformarle in un oggetto di moda, qualcosa di cool, ma non ha avuto molto successo. Le uniche mascherine che indossiamo con piacere sono quelle di Carnevale.

Fase 1
La stiamo ancora vivendo tutti i giorni. L’impressione è che sia come il primo tempo di una partita di calcio dove il tempo ò scaduto, ma l’arbitro sta facendo giocare parecchi, interminabili, minuti di recupero.

Fase 2

Se ne parla da settimane ma ancora niente è stato deciso. Sappiamo solo che potremo di nuovo giocare al lotto ed ad un altro gioco che ci piace molto poco, quello del distanziamento sociale.

Fase 3

Secondo i più ottimisti potrebbe arrivare prima del previsto. Se la fase 1 continua ancora un po’ il virus famigerato potrebbe andarsene o diventare innocuo prima che il governo si decida a dare il via alla fantomatica fase 2.  Magari!