Gli indifferenti

“Facevamo manifestazioni antifasciste quando i fascisti erano rappresentati solo dai nostalgici del MSI. Manifestavamo contro la guerra in Vietnam e i regimi autoritari in lontani angoli del mondo.

Mentre adesso che in Italia c’è un fascismo diffuso e aggressivo che sta crescendo, grazie anche al tacito appoggio di alcune forze politiche, ci limitiamo a indignazioni virtuali e occasionali.

Intanto Liliana Segre riceve continue minacce, a Roma si bruciano librerie e negli stadi si sentono sempre più spesso cori razzisti.

Episodi che, una volta, avrebbero provocato tante manifestazioni di solidarietà e di antifascismo.

Invece adesso, ci limitiamo agli editoriali di condanna di pochi giornali, alle dichiarazioni di circostanza di alcuni politici e a qualche indignato post su facebook o twitter.

Quindi, dopo un paio di giorni, non se ne parla più.

Siamo diventati tutti indifferenti o, peggio, complici? “

Queste parole le ho sentite dire da un vecchio militante di sinistra nostro vicino di casa. Non sono riuscito a trovare una risposta convincente alla sua domanda.

Tragicommedia

ILVA TARANTO

La morsa d’acciaio. La bomba Ilva rischia di far esplodere il governo. Fibrillazioni nella maggioranza. L’agonia di un governo senza anima.

I giornali, come sempre, sparano titoli contro il governo. Svelano continuamente retroscena, veri o solo immaginari.

Raccontano di vertici, riunioni, ordini, contrordini, voltafaccia, discussioni infinite, ultimatum che, in realtà sono penultimatum ecc.

Insomma la solita commedia all’italiana. Ma imbastita purtroppo su una tragedia.

Non solo diecimila operai rischiano di perdere il lavoro, ma, come migliaia di abitanti della zona, anche la vita a causa dello spaventoso inquinamento prodotto dall’acciaieria.

E’ chiaro che prima o poi l’ex ILVA dovrà essere chiusa, bonificata e riconvertita ad altro uso.

Quando succederà sarà sempre troppo tardi.

Intanto i politici con lo sguardo fisso alle tabelle dei sondaggi non riescono più a vedere più in là del loro naso e continuano a recitare la solita commedia del tirare a campare.

Come diceva anni fa Nanni Moretti.”Continuiamo così. Facciamoci del male!”

Vendesi appartamento

A Marco quasi non sembrava vero. Dopo un anno e mezzo di ricerche aveva finalmente trovato una casa adatta alla sua famiglia. Erano in quattro e avevano bisogno di spazio. Quell’appartamento di 130 metri in una zona residenziale vicina al centro storico sembrava proprio l’ideale.

Non avrebbe mai pensato di poterselo permettere perché in quella zona i prezzi erano piuttosto alti.
Ma il prezzo proposto di poco superiore ai 1500 euro al metro trattabili era a portata di mutuo.

Prima di concludere l’acquisto  dell’appartamento avrebbe voluto rivederlo, poiché durante la prima visita non aveva potuto apprezzarne le dimensioni reali visto che era ancora pieno di mobili e cianfrusaglie, come se vi abitasse ancora qualcuno. Ma l’agente immobiliare gli aveva assicurato che era disabitato da tempo.

Intanto  Marco, moglie e figli avevano già deciso come utilizzare le varie stanze e quali modifiche erano necessarie per adeguare l’appartamento alle loro esigenze. Mancava solo da stabilire il prezzo finale con il proprietario. Ma l’agente immobiliare prese tempo spiegando che il proprietario era all’estero e che non sarebbe tornato prima di un paio di settimane. Che passarono in fretta, ma invano. Passò anche un’altra settimana, ma del proprietario ancora nessuna traccia. E nemmeno dell’agente immobiliare.

A questo punto Marco , preoccupato,andò a parlare con alcuni inquilini della casa. Tutti si stupirono della vendita dell’appartamento perché ci viveva una anziana signora che non aveva mai manifestato l’intenzione di vendere.

Comunque per saperne di più bussarono alla sua porta. Poco dopo apparve un’arzilla signora sugli ottanta. Confermò che aveva intenzione di rimanere a casa sua.

Marco, imbarazzato si scusò e si avviò verso l’uscita, ma la signora incuriosita lo invitò ad entrare in casa. Mentre gli preparava un caffè Marco si guardò intorno e tra le tante foto incorniciate sulla credenza ne vide una di un ragazzo che assomigliava molto all’agente immobiliare. Era il nipote della signora. Marco non ebbe il coraggio di dirglielo. Si limitò a spiegarle che aveva sentito dire che l’appartamento era in vendita, ma, evidentemente, erano voci infondate.

La signora gli raccontò che abitava li da più di cinquant’anni con il marito e due figli. Poi i figli se ne erano andati e suo marito era morto da un paio di anni. Da quando era rimasta sola, suo nipote e qualche parente ogni tanto le dicevano che quella era una casa troppo grande per una persona sola, ma lei un trasloco non l’avrebbe sopportato. E poi, in quella casa c’erano tutti i suoi ricordi.
Il nipotino poteva attendere.

Paure e sospetti

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Il sospetto ce l’avevano  da tempo, ma in questi giorni nebbiosi si è riprodotto e ha dato vita a tanti piccoli sospetti. Sospettano di amici, parenti, conoscenti e vicini di casa. Di tutti quelli che non hanno espresso giudizi negativi sul governo precedente ed, in particolare, sull’ex inquilino del Viminale.

Dopo la disfatta umbra, annunciata, ma non per questo meno bruciante, in Emilia Romagna temono che anche dalle loro parti la bandiera verde possa sostituire quella rossa. Questa prospettiva li rende diffidenti. Anche nei confronti di chi si è sempre schierato a sinistra. Almeno a parole.

Come nel caso  dei cosiddetti radical chic che, ad ogni occasione, criticano il PD.  Raramente la destra. Trovano che sia un esercizio banale che lasciano fare volentieri ad altri.

Diffidati sono anche quelli che non parlano mai di politica, ma si lamentano delle tasse, delle bollette, dei prezzi alti e di tutto quello che si paga.

Poi ci sono i sorvegliati speciali. Quelli che, da anni ripetono quello che fu il tormentone del Bagaglino: “I politici sono tutti uguali. Tutti ladri. È tutto un magna magna.” Dal qualunquismo teatrale al leghismo il passo potrebbe essere breve.

Insomma, da quelle parti hanno paura di non avere molte possibilità di evitare un’invasione di camicie verdi. Sanno che molto dipenderà dal governo Mazinga che però con la faccia di Conte, il braccio sinistro di Zingaretti, quello destro di Di Maio e le gambe di Franceschini, non sembra molto forte.

Non è certo dotato di missili perforanti o del micidiale raggio termico in grado di incenerire i nemici in una frazione di secondo.

Ha solo tante buone intenzioni più che, per ora, hanno prodotto solo una valanga di cifre e indiscrezioni più o meno fondate. Quindi, se le cose non cambieranno in fretta, gli abitanti di questa parte della pianura padana pensano che non rimarrà loro altro da fare che sperare in un miracolo.

Per ottenerlo qualcuno ha suggerito di non affidarsi ad un semplice santo, ma di rivolgersi più in alto.

Magari riprendendo la famosa affermazione che Don Camillo usava per fare appello alla coscienza degli elettori.

Ovvero: ”Nella cabina elettorale Dio ti vede. Salvini, no!”

Profondo rosso

Quando sua madre le disse che qualcuno aveva telefonato dalla banca per avvisarla che il suo conto corrente era in rosso, la signora Anna pensò che si trattasse di uno sbaglio o di uno stupido scherzo telefonico.

Comunque andò subito in banca per accertarsi che fosse tuto a posto. Ma un funzionario della banca le mostrò l’ultimo estratto conto dove risultava uno “sconfino” di circa seicento euro. Eppure le spese della mamma erano sempre state modeste. Infatti ogni mese rimaneva qualche centinaio di euro sul conto. Segno che non spendeva mai del tutto l’’assegno mensile della sua pensione. Dunque, come era stato possibile?

Allarmata, Anna chiese notizie dei soldi investiti in titoli ed azioni dall’ufficio finanziario della banca. Una cifra considerevole a cinque zeri. Il funzionario cominciò subito a cercare tra i files del computer, ma non trovò traccia di quell’investimento. Cercò comunque di tranquillizzare Anna spiegandole che avevano appena aggiornato i software e alcuni dati dovevano essere ancora caricati. Poi avviò subito una indagine interna.

Il colpevole, con grande sorpresa di tutti, risultò un promotore finanziario prossimo alla pensione. Era riuscito a convincere molti anziani facoltosi ad affidargli i loro risparmi prospettando loro proficui investimenti. Ma i soldi, invece che nelle casse della banca finivano nelle sue tasche: o, meglio, in un arcipelago di conti correnti intestati a lui e ad un prestanome. Un malloppo di circa sei milioni di euro.

A tradirlo era stata la sua avidità. Infatti teneva d’occhio i conti dei clienti e non appena si accumulava una cifra a quattro zeri, prendeva i soldi con il pretesto, ancora una volta, di investirli. Ma nel caso della madre della signora Anna aveva esagerato lasciando sul conto solo pochi spiccioli e, in pochi giorni, il conto era andato in rosso.

Dopo due anni di indagini la guardia di finanza è riuscita a fare luce su quasi tutte le transazioni illecite. La signora Anna e sua madre, per adesso, hanno recuperato una parte del maltolto dopo aver speso decine di migliaia di euro per le parcelle degli avvocati.

Questa vicenda in città la conoscono solo le vittime, e pochi altri. Infatti sul giornale locale è uscito solo un articolo a due colonne in cronaca dove si ricostruivano gli avvenimenti, ma senza fare il nome del responsabile. La reputazione della banca avrebbe potuto risentirne.

Intanto l’intraprendente promotore finanziario, dopo un breve patteggiamento, è stato condannato ad un anno di reclusione, ma con la condizionale.

In seguito, vista la sua abilità a farsi affidare i risparmi altrui, qualcuno ha pensato bene di assumerlo come consulente finanziario. Adesso lavora in un’altra banca.

Fischiava il vento

Qui in provincia da sempre arrivano solo gli echi degli avvenimenti politici. Di solito, se a Roma tira un vento forte qui arriva una leggera brezza. Tuttavia durante il cosiddetto governo giallo-verde il vento tirava forte anche qui. Le discussioni sull’operato del governo suscitavano accese discussioni, a volte anche violente. A dividere era soprattutto l’operato dell’ex ministro dell’interno. C’era chi lo avrebbe voluto santo subito per aver varato quota cento e chi, invece, lo avrebbe visto bene dietro le sbarre.

Da quando sì è insediato il nuovo governo, invece, le discussioni sono più pacate e le risse hanno lasciato il posto alla curiosità. Soprattutto quella di sapere cosa il governo farà in concreto per i cittadini elettori. Nell’attesa, anche gli avvenimenti considerati più importanti dai media non suscitano grande interesse. Ad esempio i due eventi clou dello scorso fine settimana ci hanno lasciati quasi indifferenti.

Sulla Leopolda, tra quei pochi che ne hanno parlato, c’era chi sosteneva che Renzi avrebbe potuto iscriversi direttamente a Forza Italia e chi, invece, pensava che se riuscisse a sottrarre voti al centro destra sarebbe un fatto positivo.Tutto qui.

Per quanto riguarda, invece, la manifestazione di Roma la sintesi migliore l’ho sentita fare da un sindacalista CGIL di lungo corso. “Guardando le immagini, ascoltando i servizi dei vari tg e leggendo i giornali, ho notato che quasi tutti,, oltre al resoconto dei discorsi dei politici, hanno messo in risalto l’affollamento della piazza e la bandiera della lega tempestata di cristalli swaroski. Mi sono subito ricordato le tante volte, negli ultimi venti anni,  in cui noi di sinistra siamo andati in quella piazza.

Molto spesso le cronache di giornali e tv dicevano che la manifestazione era affollata, pacifica e colorata. Vale a dire del tutto innocua, quindi inutile. Questa volta non mi sembra sia andata diversamente.”