Oxford dixit

Buona notizia? Forse. Cattiva notizia? Può darsi.
Di certo non è facile classificarla come buona o come cattiva.

A lanciarla è il prof. Adrian Hill della prestigiosa università di Oxford, che dirige una squadra impegnata nella messa a punto del vaccino anti-Covid.
Hill sostiene che la strada che porta al vaccino potrebbe essere tutta in salita e non arrivare mai al traguardo.

La causa sarebbe il rallentamento della corsa del Covid che sta provocando una netta diminuzione dei contagi. Se questa tendenza fosse confermata nelle prossime settimane, infatti, per i ricercatori sarebbe più difficile, se non impossible, verificare l’efficacia del vaccino.

Attualmente, ha spiegato Hill, circa lo 0,25 per cento degli inglesi è vittima del virus e se diminuiranno ancora, non sarà facile trovare tra di loro un numero sufficiente di volontari idonei a sperimentare l’efficacia del vaccino.

Quindi c’è il rischio che il Covid19 svanisca prima che il vaccino sia pronto. Come accadde con la Sars, che scomparve nel Luglio del 2003 rendendo inutile la ricerca del vaccino.

Se succedesse anche adesso, tutto il modo tirerebbe uno dei più lunghi sospiri di sollievo della storia.

Mentre le case farmaceutiche vedrebbero svanire migliaia di miliardi in un attimo.

Insomma, per tutti noi e persino per i no vax, sarebbe un sogno.

Ma un incubo per altri.

Effetti collaterali

Tra i tanti effetti collaterali della quarantena a me è capitato questo. La gattina era in lista alla clinica veterinaria per la sterilizzazione. Ma il virus ha bloccato tutto. Quindi due mesi dopo sono mati tre gattini.  Quello rosso sembra il suo preferito.

tre più uno

Mente quello qui sotto è il neo papà quando ha appreso la notizia del lieto evento. Incredulo e perplesso.  Buona domenica a tutti.

Matisse

Risarcimento danni

Adesso che ci stiamo lentamente lasciando alle spalle il terribile incidente virale, sembra che tutto si sta risolvendo in una generale richiesta di soldi. Infatti davanti alla porta del governo la fila è lunga, Imprese grandi, piccole e medie, artigiani, commercianti, professionisti vari, partite iva ecc.

Aiutare chi è più in difficoltà è più che giusto. Soprattutto quelli più deboli che avevano già subito l’infinita crisi economica scoppiata nel 2008.

Ma il pensiero unico, ottusamente neoliberista, che ha ancora parecchi seguaci, non la pensa così. Infatti più di una voce si è levata per ribadire ancora una volta, che è inutile dare qualcosa a tutti. Sarebbe uno spreco di risorse che non aiuterebbe il paese a ripartire e scontenterebbe tanta gente.

Tradotto vuol dire che è meglio dare tutto ai più ricchi confidando nel fantomatico effetto cascata che prima o poi farà arricchire anche i più poveri. Niente di più sbagliato. Quarant’anni di neoliberismo sono li a dimostrarlo al di là di ogni ragionevole e anche irragionevole dubbio.

In Europa tre paesi più a nord di noi non vogliono prestarci soldi perché siamo del sud e quindi inaffidabili scialacquatoti di denaro. E’ triste constatare che nemmeno una pandemia è riuscita a far superare i confini del pregiudizio e della malafede e a far scattare la solidarietà. A farci capire quanto sia preziosa e fragile la nostra vita.

Ci stiamo già dimenticando i tanti lutti, le lunghe giornate che passavano lente in un silenzio irreale rotto, troppo spesso, dal suono lacerante delle sirene delle ambulanze: Ci siamo già dimenticati i buoni propositi per il futuro, la voglia di cambiare, di lasciare spazio a nuovi progetti di vita, di allargare il nostro orizzonte spesso troppo ristretto.

Evidentemente erano solo sogni, che, come si sa, svaniscono all’alba.

Adesso che il sole è ormai alto nel cielo, per andare avanti  ci basterà avere un risarcimento danni. Come dopo un incidente stradale.

Mia nonna dall’alto dei suoi 99 anni diceva spesso:” Ce ne saranno sempre di soldi. Anche quando noi non ci saremo più”.

Domani accadrà

La politica . giorno dopo giorno,sta riconquistando spazio nelle pagine dei giornali.

Renzi spara a salve contro il governo. Il PD fa finta di niente, mentre Conte prende nota.

Al momento opportuno farà sapere a Renzi cosa pensa di lui. E non saranno complimenti. Salvini ne sa qualcosa.

Quindi, alla prima occasione, probabilmente, farà entrare nel governo i transfughi di Forza Italia in cerca di asilo.

Poi, secondo voci insistenti, ma non confermate, in vista delle elezioni che, potrebbero svolgersi il prossimo anno in primavera, Conte starebbe pensando di fondare un suo partito alleato con Il PD. A quanto pare il nome più probabile per la nuova formazione politica sarebbe nientemeno che: Democrazia Italiana. Un nome che è tutto un programma.

Intanto a destra Salvini ha messo  le felpe nell’armadio e si è travestito da politico con giacca cravatta e occhiali. Ha persino tagliato la barba, ma la sua popolarità continua a calare. Mentre quella della Meloni è in continuo aumento. Soprattutto, dicono, tra i leghisti delusi da Salvini, che si starebbero dirigendo verso FI.

I sondaggi più virtuali e imprecisi che mai, in questo periodo virale, hanno cominciato a registrare e a incoraggiare questa tendenza nel tentativo di lanciare la politica romana verso la leadership del centro-destra.

Certo all’orizzonte qualcuno vede già la sagoma di Zaia, ma questa è una storia tutta da scrivere e non certo in tempi brevi.

Mentre alla destra un nuovo capo servirebbe al più presto. Altrimenti in caso di elezioni anticipate, i catto-comunisti-vaffanculisti, potrebbero avere la meglio. Chissà!

Di sicuro, al di là di tutte tutte queste ipotesi futuribili, c’è una sola cosa certa. Se Conte riuscisse a diventare presidente del consiglio per la terza volta consecutiva si vedrebbero comitive di politici andare in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo.

Cattive notizie

Qualcuno, tempo fa, deve aver messo in giro l’idea che per farsi notare bisogna spararla grossa e cattiva, la notizia. Che sia vera o falsa non ha nessuna importanza. Quello che conta è che esploda nel cielo mediatico e che si faccia notare come un fuoco d’artificio. Ad esempio anche le previsioni del tempo da anni annunciano uragani e tifoni anche in zone dove non sono mai arrivati e mai arriveranno.

Ma a questo ci siamo abituati e abbiamo imparato a non tenerne conto. Qualcuno se ne è accorto e l’abitudine di annunciare tsunami ad ogni nuvola in arrivo si è attenuata.

Invece la tendenza al nazional catastrofismo socio-sanitario è più viva che mai. Anche su un argomento tragico come il corona virus. I cosiddetti esperti si sono lanciati in previsioni il cui fondamento scientifico è pari, se non inferiore, a quello dell’oroscopo.

Ma davanti ad un microfono qualcosa bisogna pur dire e quindi meglio spararla grossa. Nei giorni più nefasti, quando cercavamo una buona notizia alla quale aggrapparci, abbiamo sentito dire che l’immunità di gregge non arriverà mai e comunque non proteggerebbe tutti; che i guariti non possono considerarsi immuni; che nemmeno un vaccino può garantire l’immunità e che i tamponi non sono del tutto affidabili.

Poi, naturalmente, c’è sempre la possibilità che arrivi una seconda ondata.

Come se non bastasse oggi sono uscite le ultime due sparate. Secondo un tizio delll’OMS, probabilmente molto vicino a qualche multinazionale farmaceutica, il corona virus potrebbe non scomparire mai, come è successo con l’Aids. Malattia che si riesce a tenere sotto controllo con un costoso cocktail di farmaci. Forse le case farmaceutiche sperano nel bis.

Altra notizia fuori controllo è che il ben il 30 per cento dei guariti potrebbe riportare danni permanenti.

Intanto a riportare danni è la credibilità dell’informazione che continua a cavalcare compatta l’onda nazional catastrofista nonostante la situazione stia migliorando ogni giorno di più.

Mentre noi, per difenderci, possiamo solo ignorare articoli, programmi tv e pagine on line con titoli nefasti.

Poi, per dare un minimo sollievo ai nostri nervi già duramente provati da due mesi di isolamento casalingo, cerchiamo le rare buone notizie.

Ad esempio quella pubblicata dal Corriere della Sera qualche giorno fa. Riguardava una previsione fatta dagli attuari, coloro che studiano l’evoluzione e i rischi di un qualsiasi fenomeno, soprattutto per conto delle assicurazioni. Secondo i loro calcoli il carogna virus, salvo imprevisti, se ne andrà al più tardi verso la metà di Luglio.

Se la previsione si rivelasse esatta non parlerei più male delle assicurazioni. Almeno per un pò.

Libera stampa

“Ghana, Sud Africa, Burkina Faso, Botswana, sono solo alcuni dei paesi dove vi è una maggiore libertà di stampa rispetto all’Italia. Nella classifica annuale di Reporters San Frontiers, la più grande associazione internazionale in difesa dei giornalisti di tutti il mondo, l’Italia è al 41esimo posto con un punteggio che si abbassa ancora del -1.29 per cento, nonostante abbia scalato due posizioni rispetto al 2019.”
Questa sconfortante notizia l’ha recentemente pubblicata il World Press Freedom Index e la situazione non sembra affatto destinata a migliorare.
Purtroppo, anche nel mondo dell’informazione la meritocrazia non esiste più da tempo. Un gionalista bravo e competente potrebbe fare di testa sua e creare problemi. Mentre uno mediocre eseguirà senza discutere gli ordini dell’editore.
I giornali e le tv di destra seguono queste linee guida da sempre.
Ma anche altri si stanno adeguando.

Basta dare un’occhiata, ad esempio, al nuovo organigramma del gruppo Gedi, quello di Repubblica, Stampa e Huffington Post.

Minimo Giannini , giornalista senza qualità, direttore della Stampa! Mattia Feltri, al quale manca del tutto  la forza dialettica, seppure a tratti oscena, del padre Vittorio, è diventato direttore dell’Huffington Post!

Mentre il mite ed equilibrato, ma forse troppo di sinistra, Carlo Verdelli è stato licenziato su due piedi dai nuovi padroni torinesi come se fosse un operaio indisciplinato della Fiat.

E pensare che il gruppo editoriale Repubblica-Espresso fondato da Eugenio Scalfari una volta era di sinistra e, a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, aveva ingaggiato una lunga battaglia legale per non finire nella mani di Silvio Berlusconi.

Sulle sue pagine si potevano leggere articoli firmati da Giorgio Bocca, Enzo Biagi, Umberto Eco, Gianni Brera, Alberto Arbasino e tanti altri intellettuali degni di nota.

A me dispiace particolarmente che il suo spirito innovativo sia stato messo definitivamente da parte , perché Repubblica è stato il primo giornale a cui ho collaborato.

Spectre!

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Vorrei diventare un complottista, ma non sarà facile, perché complottisti si nasce, non si diventa. Quindi potrei solo diventarlo. In teoria non sembra difficile. In fondo si tratta solo di cercare spiegazioni semplici e lineari per qualsiasi evento. Basta fare un giro in rete e si trovano subito già fatte. Basta copiarle, incollarle e rilanciarle. Ad esempio sul Covid 19 c’è stato un certo movimento. E apparso subito chiaro ai complottisti che il virus è stato creato dagli americani in un laboratorio segreto a Wuhan e poi rilasciato nell’ambiente per mettere in crisi l’economia cinese che ha in mano gran parte del debito americano.

Il discorso sembrava filare ed in rete ha avuto vastissima eco. Le cose si sono complicate quando il Covid è sbarcato negli USA mietendo molte vittime. Possibile che gli americani siano stati così incauti? I complottisti non hanno dubbi e hanno trovato un colpevole nella persona dell’arcimiliardario Bill Gates. Il quale avrebbe dapprima finanziato la creazione del virus poi, dato che è un accorto uomo d’affari, anche la ricerca del vaccino. Come, del resto, fanno da tempo i produttori di antivirus informatici. Non solo, una azienda controllata da Gates sta mettendo a punto un microchip sottocutaneo che ci metterà tutti sotto controllo. 

Quindi questa pandemia, che ha fortemente limitato le nostre libertà, ha fornito l’occasione perfetta per mettere a punto nuovi sistemi di controllo sociale.
Che saranno adottati non solo da Bill Gates o altri potenti, ma anche da varie organizzazioni internazionali.

A cominciare dalla UE con i suoi euro-burocrati al servizio della Germania. Per poi proseguire con la Troika, la finanza globalizzata, le multinazionali, attualmente sono in auge quelle farmaceutiche, l’informazione che sforna continuamente notizie false come fossero sfilatini e, naturalmente, la politica nazionale e internazionale. Insomma, siamo circondati da potenti organizzazioni che controllano e influenzano la nostra vita.

Una sorta di Spectre globale che ascolta ogni nostra parola, carpisce i nostri pensieri più reconditi ed è in grado di controllare e orientare i nostri comportamenti.

Rivelazioni sconvolgenti e clamorose come queste dovrebbero suscitare reazioni sdegnate e decise, invece non danno origine a nessuna protesta. Perché ai complottisti, in fondo, non interessa protestare o cercare di cambiare le cose.

A loro basta sapere quella che credono sia la verità. Sanno che il resto del mondo è scettico e quindi si limitano a condividere le loro idee con amici e followers che, come loro, credono che la realtà sia un romanzo poliziesco da sfogliare in fretta per scoprire al più presto il nome del colpevole. Anzi dei colpevoli, che però sono quasi sempre degli intoccabili e quindi difficilmente possono essere assicurati alla giustizia.

Così i complottisti non possono fare altro che diffondere il disprezzo per i servi della Spectre: i politici incapaci e corrotti. Tutti i politici, di destra, di sinistra o di centro. Non importa. Sono tutti uguali.

Un atteggiamento questo che ricorda da vicino quello dei populisti-qualunquisti degli ultimi anni.

Al punto da far sorgere un dubbio.”E se il complottismo fosse una malattia infantile del qualunquismo?”

 

Forse ritornano

A quanto pare parecchi italiani sono stati conquistati dallo stile pacato e amichevole di Giuseppe Conte. Un politico che vorrebbe dare qualcosa a tutti. Alle imprese grandi e piccole, ai commercianti, ai dipendenti, a chi ha una partita iva, ai precari, agli insegnanti, ai disoccupati. Oltre naturalmente a tutto il personale sanitario e al SSN. Senza dimenticare la chiesa.

Il modo e il tono con cui Conte va ripetendo tutti i giorni queste promesse ricordano molto quello degli esponenti di un partito della prima repubblica: la DC. Un partito rassicurante la cui politica era quella di mantenere lo status quo, apportando, ogni tanto, qualche leggera modifica..

Ma Conte non è solo. Insieme a lui ci sono altri politici che si ispirano o provengono dalla scuola dello scudo crociato e svolgono ruoli di primo piano.

Ad esempio in casa PD. Dopo che il segretario, il povero Zingaretti, è andato a prendere un aperitivo con il virus in omaggio a Milano, la sua immagine si è un po’ appannata.

Ma dietro di lui c’è sempre Dario Franceschini, un ex democristiano che lavora ogni giorno per tenere insieme uno dei governi più inaspettati della storia. Oltre che per salvaguardare la propria e le altrui poltrone.

Non solo. Anche nei partiti di opposizione molti sono pronti a vestirsi di bianco. Infatti da quella che fu la regione più bianca d’Italia, il Veneto, sta arrivando Luca Zaia che viene da una famiglia democristiana doc e agli occhi di molti leghisti appare più capace e moderato dell’attuale segretario.

Insomma, gli italiani, in questa bufera virale vogliono essere rassicurati come ai tempi di mamma DC.

Torneremo democristiani?