Sic transit gloria mundi

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Il primo cavaliere ce lo siamo giocato nel 2011, quando fu disarcionato da Merkel e Sarkosy.

Seguì Supemario Monti il prof che tutti ascoltavano in silenzio prendendo appunti.

Si presentò anche alle lezioni dove fu votato da parecchi suoi allievi. Ma solo qualche mese dopo, alla Bocconi già fingevano di non conoscerlo.

Poi venne Bersani che non vinse e non perse le elezioni del 2013. Non riuscì nemmeno a salire sul palco. Si fermò alle metafore.

Poco dopo arrivò sulla scena Enrico che di cognome faceva Stai Sereno. Ma da allora sereno non è più. E’ diventato rancoroso e poco incline a dimenticare il passato. Gli è rimasto sullo stomaco quel tizio di Firenze che gli ha soffiato la poltrona.

In seguito è emigrato in Francia, meta forse non scelta a caso, visto che da quelle parti son piuttosto permalosi. Infatti non hanno ancora mandato giù la conquista della Gallia da parte di Giulio Cesare.

Poi irruppe sulla scena Matteo uno il rottamatore fiorentino. Grandi applausi, tifo da stadio, consensi alle stelle. Trionfo alle europee. Ma due anni dopo arrivò implacabile il tonfo elettorale E’ bastato un no per mandarlo a casa.

Al suo posto sul palcoscenico è arrivato Gigetto nostro. Un terzo degli italiani aveva votato per lui, ma, in meno di due anni, hanno cambiato idea. Gli hanno preferito Matteo due, l’aspirante imperatore.

Il quale però già comincia a perdere colpi.

Il primo segnale è venuto dalla sbronza estiva che gli fatto perdere la poltrona e rivelato la sua intenzione di assumere non meglio identificati pieni poteri.

In vino veritas.

Poi si è messo in testa di conquistare Emilia Romagna.

Forse non si è ricordato quello che è successo a Matteo uno, che era convinto di poter strappare il Veneto alla Lega. Ma non andò proprio benissimo. Infatti vinse Zaia con largo margine.

Così anche per Matteo due è arrivata una sconfitta che ha interrotto la sua resistibile ascesa.

A quanto pare, nonostante tutto, la politica non è fatta solo di insulti e bieche sceneggiate da campagna elettorale.

Ma lui se ne frega. Infatti si sta già preparando per l’ennesimo tour elettorale in vista delle elezioni amministrative di primavera.

Se continua così quanto durerà? Ci giocheremo presto anche lui?

Possibile, anzi probabile.

Sic transit gloria mundi.

Vietato fumare

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Il fumo fa male, è risaputo. Infatti da quindici anni è vietato fumare nei locali aperti al pubblico. Anche l’inquinamento fa male. Se ne è parlato molto in questi giorni di alta pressione e alti valori di sostanze inquinanti nell’aria.

Tra di esse, a quanto pare, ci sarebbero anche le sostanze venefiche contenute nel fumo di sigarette, sigari e pipe.

Sembra ne sia convinto Giuseppe Sala il sindaco di Milano che ha intenzione di proibire il fumo per strada. A cominciare dalle fermate dei mezzi pubblici e dallo stadio di San Siro.

Un eventuale provvedimento di questo genere è sembrato eccessivo anche a molti non fumatori.

Il sospetto è che il sindaco abbia preso alla lettera un esempio portato in una intervista al Corriere dal direttore del CNR. Dove diceva che vietare la circolazione ai vecchi e più inquinanti mezzi di trasporto era come far smettere di fumare due fumatori in una stanza dove ce sono dieci.

Sala ha pensato che far smettere di fumare tutti i fumatori eliminerebbe del tutto il fumo dalla stanza.

Una soluzione semplice e a costo zero, bastava pensarci.

Realtà e finzione

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C’é qualcosa di surreale in questa asfissiante campagna elettorale emiliano-romagnola. Anzi, quasi tutto.
La realtà, quella vera, è assente. Quella raccontata negli studi televisivi è immaginaria, ricostruita secondo il punto di vista del politico di turno. La buona o cattiva amministrazione della giunta uscente sembra non interessare a nessuno. Tutta l’attenzione è dedicata ai sentimenti, alle sensazioni e alle contrapposizioni ideologiche ormai vuote di idee. Le telecamere non mostrano lo stato delle cose, ma la sua percezione. Come succede con la temperatura. Quella effettiva, reale, misurabile con un termometro, non interessa quasi più.
Tutto questo assomiglia, in brutto, ad un film di Fellini. Lui che aveva immaginato l’Italia come un grande circo e la ricostruiva in studio, avrebbe avuto tanti spunti da sviluppare e mettere in scena. Un tizio con la felpa e il cappellino della Ferrari che arringa la folla con fare truce e minaccioso sarebbe stato per lui un personaggio perfetto. Così come la sua prestanome, la candidata fantasma. Mentre il suo avversario, barbuto, sicuro di se, sembra un domatore di bestie feroci. Quello che infila la testa nella bocca di un leone pur sapendo di correre un grosso rischio perché il leone è vero, seppure addomesticato. Ma fa parte dello spettacolo. Quello di un circo pieno di politici, giornalisti e pseudo esperti travestiti da clown, nani ed acrobati. In riva ad un mare fatto di teli gonfiati dall’aria emessa da grossi ventilatori, dove nuotano tante schede elettorali a forma di sardina. Tutto talmente finto da sembrare vero.
Fellini, a volte, alla fine di un film, faceva una carrellata indietro con la MDP per mostrare al pubblico che si trattava di una finzione, magari di un sogno ad occhi aperti. Mentre le telecamere del circo mediatico una carrellata del genere non la fanno mai.

Suspense

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Dicono che la merce più venduta in questi anni di crisi sia la paura. Ma c’è un altro ingrediente che nei menù quotidiani della tv non manca mai ed è la suspense. A volte finta a volte verosimile.

Mutuata dalla valanga di gialli, polizieschi e thriller che ci arrivano in casa 24 ore su 24, si trova dovunque.

Nelle telecronache calcistiche, dove il risultato è in bilico finché l’arbitro non fischia la fine. Anche se una delle squadre sta vincendo tre a zero. Oppure nelle gare di formula uno dove l’inseguitore ha sempre la possibilità di raggiungere e superare il battistrada anche se questo ha un giro di vantaggio. Mentre nelle gare di atletica, vista la loro brevità, ci si limita a pronosticare insistentemente un testa a testa.

Lo stesso accade quando si tratta di politica e di elezioni in particolare. Se ne comincia a parlare mesi e mesi prima e con sondaggi pagati a caro prezzo, alla mano, si pronostica un risultato sul filo del rasoio, al fotofinish, all’ultimo voto e via prevedendo. Molti sono convinti che la suspense aumenti l’audience e la usano fino al parossismo e allo sfinimento di lettori e telespettatori.

Delle elezioni in Emilia Romagna, ad esempio, hanno cominciato a parlare e a sputare sondaggi in ottobre.

Ormai da queste parti più dell’audience sta aumentando la voglia di andare a votare per porre fine allo strazio e soprattutto dimostrare che non sarà un testa a testa.
Alla faccia delle teste vuote dei pseudo esperti che dicono sempre le stesse cose con le stesse parole.

La scoperta dell’aria calda

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C’è un buco nella nebbia alla periferia di Milano. La foto del satellite scattata l’8 Gennaio è chiara.

Mostra un cerchio libero dalla nebbia fin dalle prime ore del giorno, quelle in cui la nebbia è più fitta per poi svanire nelle ore più calde della giornata.

Mossi dalla curiosità i ricercatori del Centro Meteo Lombardo hanno fatto confronti con periodi precedenti e hanno scoperto che il buco c’era già da tempo. Ma quale poteva essere la causa?

Un vortice di aria anomalo, un rutto di Salvini oppure una finestra aperta nella nebbia dagli alieni per sorvegliarci?

Niente di tutto questo. A provocare il fenomeno sembra sia la cantrale A2A di Milano “Canavese” un impianto di cogenerazione per teleriscaldamento. Le sue ciminiere, infatti, emettono fumi caldi che riscaldano l’aria e fanno svanire la nebbia già nelle prime ore della giornata.

Come dire: la scoperta dell’aria calda.

Dispar condicio

1576663115507AGCOM DICEMBRE 2019

C’era una volta la par condicio, un insieme di regole che i media e i politici avrebbero dovuto rispettare in campagna elettorale. Ne sentivamo parlare spesso perché da tempo in Italia siamo sempre, costantemente, in campagna elettorale.

C’è sempre un’elezione in vista: nazionale, regionale provinciale, comunale o condominiale. Anni fa se un politico, quasi sempre di sinistra, si presentava in una trasmissione RAI senza qualcuno di destra a contraddirlo si levavano urla, strepiti  e interrogazioni parlamentari. Si denunciava la violazione della par condicio. Se , invece, il politico in questione era di destra, non arrivavano quasi mai voci contrarie da sinistra, se non molto flebili.

Se poi lo stesso politico, sempre di destra, si presentava in una trasmissione Mediaset da solo nessuno diceva niente. Forse quelli di sinistra pensavano che non si poteva rimproverare uno di essere a casa sua. E poi la loro parola d’ordine dai tempi dell’ex cavaliere era: abbassare i toni.

Poi, dopo la caduta di Renzi e l’arrivo di M5S e della Lega salviniana, nessuno ha più parlato di par condicio. Dopo tanti anni questo vero e proprio tormentone è sparito dalla circolazione mediatica.

Siamo entrati in un’altra epoca.  Messi da parte leggi e regolamenti ormai obsoleti i vari media soprattutto quelli televisivi, sono passati ad una pratica molto più pragmatica e proficua, quella di salire sul carro del vincitore annunciato.

Non si tiene più conto del peso elettorale che una forza politica aveva alle elezioni precedenti, ma di quella che i sondaggi le attribuiscono alle elezioni successive. 

Clamoroso il caso della Lega che, secondo l’AGCOM, nella campagna per le Europee del 2019   ha goduto di uno spazio televisivo che, in un caso (su la7), è arrivato fino al 33%, molto vicino al risultato ottenuto alle elezioni. 

Mentre Forza Italia ha fatto la parte del leone in casa, su Mediaset con il 25%. Sulle stesse reti i cinque stelle ottengono il minor spazio con un misero 19%. Ma il più penalizzato è stato il PD che solo sulle reti Rai riesce salire oltre i 15%.

Con tanti saluti alla par condicio.