Il Conte tacchia

Stando a quello che raccontano giornali e tv, Conte è spacciato: Dovrà presto tornare al paese dove, invece che i famigerati DPCM, leggerà  ancora una volta, libri sulla vita e i miracoli di padre Pio.

Oppure il suo governo sarà salvato da una pattuglia di responsabili, non ispirati dal santo di Pietralcina, ma dal miraggio di poltrone, strapuntini e seggiole di governo. Ma questo, sempre secondo giornali e tv, sarebbe un rimedio  spregevole oltre che provvisorio e inaffidabile come le tacchie di legno che si mettono sotto i  piedi dei mobili traballanti. Non a caso il termine responsabili è dispregiativo. Infatti richiama subito alla mente Razzi e Scilipoti, i due peones diventati icone del trasformismo italico.

La possibilità che forzisti in fuga da Arcore  e centristi assortiti, entrino a far parte del governo, infatti, è vista come fumo negli occhi da quasi tutti gli opinionisti. Alcuni di loro vagheggiano un governo tecnico con a capo Draghi o un governo con dentro tutti, da Leu a FDI. Solo pochissimi auspicano un altro governo Conte. I più convinti sono quelli del Fatto Quotidiano, ma sono  grillini da sempre, quindi non fanno testo.

Mentre quelli più di sinistra sono decisamente contrari. Per l’occasione hanno lanciato un nuovo tipo di commentatore politico, il televenditore. Venerdì sera sula 7 ci ha spiegato il suo punto di vista niente meno che Giorgio Mastrota, noto venditore di pentole e casalinghi vari. Per l’occasione ha lanciato il suo anatema contro i voltagabbana.

Lo stesso concetto lo ha ribadito Cerno, ex direttore dell’Espresso, che è arrivato a dire che sarebbe meglio un governo di destra di un Conte tre. In linea con la tradizione novecentesca che Nanni Moretti riassunse con la famosa battuta:”Continuiamo così, facciamoci del male”.

Come va?

Ieri al supermercato ho incontrato una vicina di casa, che  è un medico e lavora all’ospedale. Non la vedevo da qualche settimana e l’ho salutata come sempre, ma lei ha risposto freddamente al mio saluto.

Ho pensato ad un momento di malumore, perché di solito è cordiale e gentile e parla volentieri con tutti. Ma, visto il periodo non molto felice, poteva essersi svegliata male, come può succedere a tutti.

Poi l’ho incontrata qualche minuto dopo alla cassa. Era in fila davanti a me. Allora le ho lanciato un semplice:” Come va?” Lei mi ha guardato dritto negli occhi e ha sbottato:”Vuoi sapere anche tu come sto? Sto bene, sto bene. Nessun problema. Una settimana fa ho ricevuto la prima dose dl vaccino, quello della Pfizer, e non ho avuto nessun disturbo.

Posso lamentare un solo effetto collaterale. Dopo che si è sparsa la voce della  mia vaccinazione, tutti mi chiedono come sto. Anche quelli che prima non mi salutavano nemmeno. “

La sua reazione inaspettata mi ha lasciato senza parole. Perché anch’io, volevo chiederle notizie del vaccino. Mi ha salvato la cassiera che ha invitato la signora a mettere la sua spesa sul nastro. Poi ci siamo salutati come sempre. 

In o out

Se non avesse uno sfondo tragico sarebbe una commedia, forse non delle più riuscite o esilaranti, ma una commedia. Ricca di equivoci e nonsensi e senza un lieto fine, anzi senza fine. A lungo andare anche un po’ monotona come certe soap opera.

I protagonisti sono un gruppo di politici senza scrupoli e una moltitudine di persone che hanno un rapporto particolare con la realtà. Sostengono che sia una gigantesca messa in scena dove tutti noi siamo solo comparse in una sorta di Truman Show. Rimasta per anni sotto traccia questa visione del mondo è venuta improvvisamente alla luce con l’assalto al parlamento americano a Washington, trasmesso in mondovisione. 

Fino ad allora Ironizzare sui protagonisti era facile, scontato e nemmeno molto originale. Ma dopo i fatti del 6 Gennaio, un esercito di esperti, ne abbiamo per tutte le occasioni, ha cambiato tono e si è lanciato in analisi improbabili e anche in insulti. Fascisti, qualunquisti, ignoranti, idioti, pazzi ecc. Sono solo alcune delle espressioni usate per condannarli.

Qualcuno ha cercato di capire le loro ragioni individuando in una vita ai margini della società il terreno su cui sono cresciuti il trumpismo e il complottismo. Come mi ripete spesso Neil, il mio amico americano. Sosstiene che in USA non ci sono vie di mezzo. o se in o sei out. Dipende soprattutto dalla tua fascia di reddito. Ad esempio, una famiglia di quattro persone per vivere decorosamente in una grande città, ha bisogno di almeno centomila dollari l’anno. Al di sotto di questa soglia cominciano i problemi e le rinunce.

Ma, anche se in America si paga tutto e caro, la carenza di denaro non spiega completamente la situazione. Infatti un folto gruppo di americani, si stima siano circa venti milioni, appartenenti alle cosiddette underclass, non solo hanno pochi soldi ma anche molta difficoltà a farsi ascoltare. Infatti da anni nessuno si occupa di loro.

In un paese di quasi 330 milioni di abitanti sono una minoranza  che i politici fino a qualche anno fa non consideravano elettoralmente decisiva e non se ne sono mai interessati. Quindi  chi tra di loro si è trovato in difficoltà, data l’assenza di una qualunque forma di welfare, ha potuto contare solo sull’aiuto di qualche organizzazione caricatevole. 

I media tradizionali raramente parlano di loro. Così hanno trovato uno sfogo sui social dove hanno conosciuto i complottisti che hanno offerto loro Interpretazioni fantasiose della realtà e soluzioni semplicistiche e illusorie ai loro problemi. Messaggi che, ripetuti migliaia di volte, alla fine hanno fatto presa. Qualche anno fa, dopo l’elezione di Trump, un tizio armato di fucile era entrato in una pizzeria di Washington e, minacciando clienti e personale, aveva fatto il giro dei locali scendendo anche in cantina. I gestori, dapprima pensavano volesse rapinarli, invece, il tizio cercava i bambini che, secondo quello che aveva letto sui social, erano tenuti prigionieri in quella pizzeria da una setta di pedofili con a capo Hilary Clinton. Poi la polizia era riuscita a disarmarlo e nessuno si era fatto male. Come lui tanti altri credevano e credono a queste leggende metropolitane.

Ma i colpevoli della crisi sociale ed economica non si nascondono certo in una pizzeria. Sono nei palazzi della politica e in quelli della finanza. In questi giorni Wall Street e tutte le altre borse occidentali, stanno macinando miliardi scommettendo sui vaccini, sulla valanga di soldi che le banche centrali immetteranno sul mercato per favorire la ripresa post pandemia e sull’aumento dei risparmi dei privati che spendono poco vedendosi davanti un futuro quanto mai incerto. Così gli investitori diventeranno ancora più ricchi mentre i poveri rimarranno poveri e soprattutto inoffensivi. Finché crederanno che la loro condizione disagiata sia tutta colpa di qualche setta satanica. il potere e le fortune degli investitori saranno al sicuro.

L’anno che verrà

Quest’anno orribile ci ha cambiato la vita. Abbiamo vissuto giorni di paura di ansia e di lutto.

Abbiamo combattuto la depressione con lunghe passeggiate intorno a casa, a volte scoprendo angoli che prima vedevamo scorrere veloci attraverso il parabrezza della macchina. 

Siamo anche diventati più animalisti. Non ho mai visto tanta gente portare a spasso il cane come quest’anno. Alla sera, nel prato avanti a casa, vedevo scie luminose disegnare traiettorie casuali. Ma non erano ufo, bensì i collari luminosi di joggers a quattro zampe.

Mi era venuto il sospetto che qualcuno li affittasse.

Anche il nostro sentimento del tempo è cambiato. Mentre prima i giorni e le settimane passavano veloci piene di impegni di ogni tipo, durate il lockdown passavano lenti, a volte noiosi. Prima avevamo l’impressione di viaggiare su un treno ad alta velocità, mentre dopo ci sembrava di essere su un accelerato di quelli che si fermano in ogni più piccola stazione.

Costretti a passare gran parte delle  nostre giornate tra quattro mura ci siamo attaccati alla televisione e alla rete e ne abbiamo abusato fino a consumare in nostri dispositivi elettronici.

Infatti durante il black friday davanti ai negozi di elettronica c’era la fila, come nei supermercati durante il lockdown primaverile. Dopo tutto avevamo bisogno di farci qualche piccolo regalo e quale scusa migliore del fatto che sta per cambiare il segnale digitale della tv e che il nostro smartphone o tablet spremuto fino all’ultimo giga è frusto e ormai obsoleto perché prima o poi arriverà il superveloce 5G?

Non potendo andare al ristorante abbiano fatto la fila al mac-drive o ci siamo fatti consegnare il pasto a  casa. Oppure, convinti dall’esercito di chef che impazza in tv e in rete, abbiamo cominciato a cucinare. Magari il gusto non ci ha guadagnato, ma, almeno, abbiamo passato qualche ora senza pensare al virus e ai suoi effetti collaterali. 

Primo fra tutti l’arrivo dei tanti esperti  che non avevano niente da dire e non sapevano come dirlo. Ma volevano dirlo lo stesso. 

Con il passare dei mesi le nostre vite sono diventate scolorite e strappate come le bandiere messe sui balconi a Marzo.

Ma poi è arrivato Babbo Natale che ci ha portato in dono tante dosi di vaccino surgelato. Speriamo che funzioni!

A proposito, adesso si è levato un coro di critiche alla Pfizer per i suoi precedenti penali. Tutto vero. Però, come fa notare una battuta che gira in rete, quando la stessa Pfizer ha prodotto il Viagra, nessuno ha sollevato obiezioni.

Comunque se questo vaccino non vi convince ne stanno arrivando altri e magari potremo scegliere quello che ci piace di più.

In attesa che arrivi la Befana che potrebbe infilare nelle nostre calze qualcosa che prima vista potrebbe sembrare una caramella e invece è una pillola. Dicono che sia in grado di stroncare la malattia sul nascere. Un’arma letale per uccidere il maledetto virus. Chissà!

Intanto speriamo che nel 2021 il fiume delle nostre vite torni a scorrere tranquillo senza incontrare rapide o cascate.

Buon Anno a tutti!

Supermario 2

C’è una storia, anzi una favola, che gira da tempo sui giornali e, ogni tanto, riconquista le prime pagine. Parla di uno strano paese  a forma di stivale, dove da tanti anni non si riesce più a trovare un re e il potere è nelle mani di un gruppo di cortigiani litigiosi e inconcludenti, a capo dei quali c’è un azzeccagarbugli di provincia. I loro oppositori guidati da un certo Silvio di Arcore, vecchio produttore di spettacoli di varietà e da un tale Matteo di Firenze, principe decaduto, pensano di aver trovato un uomo in grado di prendere in mano lo scettro del comando e di indicare a tutto il paese la via da seguire in futuro.

Ma il prescelto non sembra entusiasta della proposta. Teme di fare la fine di un suo omonimo che anni prima era stato  frettolosamente chiamato a far quadrare i conti del regno. Ammirato da pochi e tenuto da molti, aveva tagliato le pensioni, i fondi alla scuola e alla sanità. Tutte cose che altri avevano fatto altri prima di lui, ma non in modo così pesante e brutale. Così dopo qualche mese era diventato talmente impopolare che anche i suoi famigliari fingevano di non conoscerlo. 

Il prescelto, ex gran ragioniere d’Europa, se lo ricorda bene. Sa che potrebbe far quadrare i conti del regno, magari operando in modo meno drastico, ma le sue decisioni, strettamente tecniche, potrebbero non piacere ai più. Ha anche il sospetto che i suoi due ammiratori lo vogliano mettere al comando al posto dell’odiato avvocato del popolo ,per poi magari, in seguito, metterlo da parte e questo lo infastidirebbe parecchio. Sarebbe una macchia sul suo prestigioso curriculum e quindi preferisce rimanere in disparte. 

Intanto i suoi due sostenitori insistono, soprattutto il principe decaduto, ma i cittadini dello stivale, probabilmente, non vedranno, e nemmeno vorrebbero, il remake di Supermario il salvatore dell’Erario. Sanno che cambierebbe il protagonista, ma la trama sarebbe sempre la stessa.

La speranza e l’incertezza

Anche sotto la mascherina il sorriso è sempre enigmatico. Incerto, dubbioso, ma non

rassegnato. Forse aperto alla speranza. Come tutti noi in questo disgraziato periodo.

Buon Natale a tutti!

P.S.

Pubblico questa immagine su richiesta dell’artista di famiglia che ha dodici anni.

Dopo aver visto la mia maldestra elaborazione della Gioconda con mascherina di

qualche mese fa, ha dichiarato che si poteva fare meglio e l’ha fatto.

CIA

Se amate i film che raccontano intrighi internazionali e vi piacerebbe vivere una vita avventurosa stile James Bond o Fox Mulder, adesso avete la possibilità di realizzare il vostro sogno. La CIA sta cercando agenti segreti. 

Un paio di giorni fa ha pubblicato su twitter la foto di una città coperta di neve e ha invitato i visitatori ad indovinare l’ora in cui è stata scattata.

Coloro che hanno dato la riposta esatta potranno accedere al concorso per diventare agente segreto. Le alternative proposte erano tre: le 7 o le 11 del mattino o le tre del pomeriggio.

La domanda non era di una difficoltà estrema visto che il 53% dei visitatori ha indovinato l’ora esatta. 

Molto più difficile sarebbe prevedere cosa farà Trump quando Biden arriverà alla Casa Bianca. Questo neppure la CIA riuscirebbe ad indovinarlo.

Spaghetti col sugo

L’altra sera ho assistito ad un dibattito su una tv locale. Alcuni approvavano i provvedimenti del governo e altri li criticavano. C’era chi sosteneva che erano tardivi e poco efficaci e chi ribatteva che non si poteva fermare tutto ancora una volta con il rischio di aggravare ulteriormente la già precaria situazione economica. Discorsi già sentiti. Niente di nuovo sotto il Covid.

Stavo per cambiare canale quando la discussione ha preso una piega imprevista. Un tizio, forse un giornalista, ha cominciato a parlare degli errori di comunicazione del governo. Sosteneva che se fossimo ancora nella campagna elettorale  permanente che c’era prima del covid anche il più incompetente dei cosiddetti spin doctors avrebbe consigliato caldamente a Conte e soci di evitare certi atteggiamenti incoerenti perché fanno perdere voti.

Ricordava che, non più tardi di quindici giorni fa, alcuni esponenti del governo esultavano per un calo dello zero virgola del famigerato RT, l’indice di contagio. Mentre adesso che è sceso sotto uno, segno che abbiamo seguito le regole, minacciano di conciarci per le feste. Come se la situazione fosse peggiorata. “Sembra, diceva, che siano vittima delle emozioni e della loro innata esterofilia. Pensano: Se alcuni paesi europei si preparano a passare un Natale in lockdown, perché non dovremmo farlo anche noi? “

Poi ha spiegato che le iniziative natalizie che il governo stava per prendere potevano sembrare maldestri tentativi di nascondere incertezze e ritardi che hanno caratterizzato i mesi scorsi, quando sarebbe stato opportuno intervenire mentre la situazione era ancora sotto controllo. Mentre adesso sembra diano la colpa agli italiani. Non solo.  La parola rigore usata spesso da un paio di ministri e prontamente ripresa dai media, richiama alla mente la politica economica europea tutta lacrime, sangue e aumento di tasse di non molto tempo fa. Inoltre sosteneva che i politici al governo non dovrebbero renderci ansiosi annunciando continuamente nuovi provvedimenti restrittivi. che però arrivano parecchi giorni dopo. Come hanno fatto adesso in vista del Natale. L’attesa ci rende nervosi perché si tratta della nostra salute e della nostra libertà e non del menù del pranzo di Natale. 

“Tutto questo – ha sottolineato – certo non aumenterà la fiducia degli italiani nel governo Conte. Anzi, il progressivo calo di popolarità che i sondaggi segnalano da parecchie settimane, dopo le feste, probabilmente, continuerà la sua corsa verso il basso, magari con maggiore velocità. “Ma il governo, sempre secondo l’esperto, continuerà imperterrito per la sua strada abboccando, come sempre, all’amo che la stampa getta tutti i giorni nel laghetto della nostra politica drammatizzando anche l’arrivo di una nuvola all’orizzonte. Partendo dalla danza macabra del numero quotidiano di decessi che i giornali sventolano tutti i giorni come se fosse la bandiera nera con il teschio che i pirati issavano per impaurire agli avversari. In questo caso il governo che, dopo gli scongiuri di rito, cerca di reagire, in qualche modo. Ma è tutto inutile, perché i giornali che sono quasi tutti, per motivi diversi, antigovernativi, continuano a sparare contro Conte e associati sperando di farli traballare e magari cadere. Finora i loro tentativi sono andati a vuoto, ma se ci fossero le elezioni tra pochi mesi, il loro impegno potrebbe andare a buon fine. Complice la stanchezza degli italiani e la rimontante sfiducia nella politica potremmo ritrovarci con Berlusconi presidente della repubblica e Salvini presidente del consiglio.” Dopo l’incubo del Covid, un incubo politico.

Ieri questo post l’avrei concluso qui, lasciando i commenti ai lettori, ma, dopo aver sentito Conte recitare il suo ennesimo dpcm ho pensato che, alla fine, ne è uscito uno spaghetti lockdown, dove il condimento è rosso, ma la pasta è solo arancione. Insomma, a quanto pare, non dovremo stare sempre tappati in casa. Anche se capire come e quando potremo uscire non sarà per niente facile. Vivremo la solita commedia all’italiana, ma non il dramma che certi giornali annunciavano.

Il Conte miracolato non ha tendenze suicide come il PD. Preferisce vivere e rimanere al suo posto

Tele-panettone

Anche quest’anno è andato in  in onda il tele-panettone. La pandemia ha impedito che diventasse ogni giorno la notizia di apertura di giornali e tg. Ma, pur collocato più in basso, il tele-panettone ha riproposto uno schema narrativo collaudato che doveva sciogliere un angoscioso dilemma: “Sarebbe riuscito il governo Conte a mangiare il panettone. ovvero ad arrivare a Natale?”

I cronisti parlamentari erano a caccia di indiscrezioni e retroscena che potessero in qualche modo anticipare il finale, ma, senza risultati apprezzabili. Mentre i commentatori si sono lanciati in analisi spesso contraddittorie. Ne ho letta una che elencava i motivi che avrebbero potuto far cadere il governo e quelli che avrebbero potuto salvarlo. Ma gli argomenti a favore e quelli contro erano gli stessi. Segno di scarsa fantasia o scarse possibilità che succedesse un terremoto politico prima delle feste.

Tutti i riflettori erano puntati sui cosiddetti grillini ribelli che non  volevano votare il Mes. per mantenere fede allo spirito originario del movimento che vedeva come fumo negli occhi le banche, la finanza e anche l’Europa. La coerenza è una qualità rara in politica e i ribelli avrebbero voluto esercitarla, a differenza dei loro colleghi, che, secondo loro, sarebbero pronti a votare qualsiasi cosa pur di mantenere seggiole e poltrone.

Ma se il loro bel gesto avesse davvero posto fine al governo Conte, di conseguenza, sarebbe finita anche la loro carriera politica. Perché in caso di crisi di governo, le elezioni sarebbero state dietro l’angolo e loro, visto il calo di consensi e di posti disponibili, probabilmente, non sarebbero stati neppure candidati. Così, alla fine, tredici sono usciti dall’aula al momento del voto e quattro sono usciti dal partito. Comunque se, nonostante tutto, avessero votato tutti no, qualcuno, secondo i bene informati, sarebbe stato pronto a prendere il loro posto.

Infatti, alla Camera alcuni esponenti di Forza Italia, tanto per tastare il terreno, sono usciti dall’aula. I due fuorusciti più in vista sono stati Brunetta e Polverini. Personaggi imbarazzanti certo, ma in politica i voti, come i soldi, non puzzano e Conte non sembra un tipo con la puzza sotto il naso. 

Mentre Renzi, per guadagnare qualche titolo di giornale ha lanciato il solito anatema contro il governo di cui fa parte, affermando con fermezza il suo voto contrario, ma alla prossima occasione.

Così il tele-panettone ha avuto il suo lieto fine, come il suo corrispondente cinematografico, il cine-panettone. Dopo tutto in entrambi i casi di commedie si tratta e non di drammi come vorrebbero farci credere certi media.

Speranza e verità

La nostra vita da tempo è diventata più frenetica. Tutto deve esser fatto in fretta, nel minor tempo possibile. Con il risultato di rendere le nostre giornate una continua corsa contro il tempo. 

Anche i più piccoli hanno giornate piene di impegni che vanno dalla scuola, agli allenamenti di calcio, di nuoto, di ballo, di judo e chissà cos’altro. Ma la qualità della loro vita ne risente perché non hanno più tempo per giocare.

Mentre a casa le loro mamme, che lavorano tutto il giorno, preparano cene veloci con il microonde. Cibi già pronti, che dopo qualche minuto escono dal forno fumanti come se fossero stati appena cucinati. L’offerta è ricca e spesso irresistibile, ma la qualità, a volte, è un po’ scarsa.

Anche la comunicazione è diventata più veloce. Nel secolo scorso si spediva una lettera e, se tutto andava bene, la risposta arrivava dopo quindici giorni. 

Mentre adesso si spedisce una email che arriva a destinazione in una frazione di secondo e la risposta qualche minuto dopo. Un progresso notevole anche se la velocità, spesso, non ci da il tempo di pensare bene a quello che stiamo scrivendo. I social ne sono un esempio eclatante.

Persino scrivere libri è diventata una faccenda ad alta velocità. Infatti da alcuni anni, a seguito di avvenimenti di rilievo o ritenuti tali, si scrivono instant book.  Se ne occupa una squadra di tre o quattro persone che in pochi giorni scrivono decine e decine di pagine. Poi a firmare il libro sarà un personaggio, di solito televisivo, più o meno famoso

Ma la velocità, anche in questo caso, non va a braccetto con la qualità. Infatti un istant book, una volta archiviato l’evento che lo ha ispirato, viene subito dimenticato. 

Tutto questo accadeva prima che il maledetto virus ci mettesse il bastone tra le ruote rallentando il nostro ritmo di vita.

Adesso non ci lamentiamo più delle rincorse quotidiane ai nostri tanti impegni.  Anzi, a volte, ne abbiamo nostalgia. Intanto speriamo  che una cosa soprattutto sia il più veloce possibile: l’arrivo dell’agognato vaccino ammazza-virus.

Ma c’è sempre qualcuno che ci rovina l’attesa.

Ad esempio Crisanti il Tamponatore , che ha rilanciato la vecchia equazione velocità uguale scarsa qualità. Sostiene, infatti, che un vaccino sicuro ed efficace ha bisogno di anni di studi e sperimentazioni. Mentre adesso, dopo soli nove mesi di ricerche, i vaccini stanno spuntando come funghi nel sottobosco. Ne sono già comparsi tre e altri seguiranno. 

Noi spettatori passivi della tragicommedia mediatica, speriamo, naturalmente, che siano efficaci e ci liberino al più presto da questa orrenda pestilenza. 

Speriamo anche che i ricercatori spinti da enormi interessi economici non saltino qualche passaggio. Gli annunci sull’efficacia teorica dei primi vaccini non sono del tutto rassicuranti.

Ma ci sforziamo comunque di essere ottimisti sperando di non confondere la speranza con la verità, come fanno i preti.