On the rocks

Se non fossimo ancora alle prese con il virus parleremmo di altri argomenti meno impegnativi.

Ad esempio, della situazione politica in Calabria dove il presidente facente funzione Spirlì ha dichiarato che::”Il governo deve portare rispetto alla Calabria perché è la terza regione in ordine alfabetico.”

La situazione da quelle parti è ormai tragicomica. Conte nonostante i suoi santi protettori non è ancora riuscito a sbrogliare la matassa.  

Parleremmo volentieri anche dei Cinque Stelle che forse diventeranno un partito lasciando soli Dibba e Casaleggio a giocare con il video gioco Rousseau. 

Spenderemmo forse qualche parola anche per quello che rimane di Forza Italia dove il padrone pur di salvare le sue televisioni sembra disposto non solo ad appoggiare il governo, ma anche ad iscriversi al PD. 

Un partito talmente attento a non fare il passo più lungo della gamba che preferisce rimanere immobile. Non si sa mai. Meglio non rischiare  di perdere anche quel 20% che i sondaggi da mesi e mesi gli attribuiscono. 

Mentre l’ex capitano continua ad agitarsi, ma non fa più notizia. Non pervenuto. 

Un altro parecchio agitato è Trump che sta facendo incetta di viveri, armi e munizioni per respingere l’assalto del nuovo inquilino della Casa Bianca. 

Potrebbero essere ottimi spunti per una conversazione tra amici e conoscenti al ristorante o al bar, invece di futili discussioni sulla quantità di ghiaccio da mettere in un certo cocktail.

Bar e ristoranti sono chiusi quasi dappertutto, tuttavia da qualche giorno si sente ugualmente parlare del ghiaccio, ma non di quello a cubetti che si mette, di solito, in un bicchiere di wiskey, bensì di quello necessario a conservare a meno ottanta gradi il fantomatico vaccino della Pfizer.

Un vaccino on the rocks.

Sistemati per le feste

Solo qualche giorno fa se qualcuno voleva godere di qualche minuto di celebrità non doveva fare altro che scrivere sul suo profilo social che riteneva indispensabile un nuovo lockdown totale, convinto che fosse l’unico modo per fermare il contagio e l’inquinamento. Oltre che un sistema sicuro per risparmiare  e mettere alla prova amori ed amicizie.

Quindi lanciava un accorato appello ai politici perché esaudissero al più presto la sua richiesta. Come minimo poteva essere citato in un articolo su un giornale locale.  Ma se, in qualche modo, aveva a che fare con la sanità o con la pubblica amministrazione poteva arrivare anche alla prima pagina di qualche giornale. nazionale.

Dove poteva essere presentato come esempio di volontà e buon senso popolare contrapposto alla politica incerta e lassista del governo. Visto che i giornali critici con il governo sono circa il 95% come gli asintomatici, aveva tante possibilità di salire agli onori della cronaca.

Ma le cose cambiano in fretta e adesso la parola d’ordine è ottimismo.

Infatti  anche I catastrofisti di professione e i pessimisti cosmici di qualche mese fa, hanno cambiato atteggiamento. Quelli che questa estate, quando i contagi erano stati quasi azzerati, cercavano il pelo nel virus, adesso, anche se i dati non sono del tutto confortanti, non perdono occasione per ribadire che la curva si sta piegando che la crescita dei contagi rallenta e che la situazione sta migliorando.

Tutti noi, naturalmente, speriamo che abbiano ragione, tuttavia, almeno da queste parti, questo cambio di atteggiamento non convince del tutto.

Pensiamo che questo ottimismo, oltre che dai dati del contagio, dipenda anche da quelli dei consumi che in Ottobre sono scesi sotto il livello di guardia.  Quindi produttori e commercianti non vedono l’ora di venderci il necessario e il superfluo per santificare  le feste.

Poi, dopo il 6 Gennaio, in attesa dei saldi di fine stagione, un lockdown, magari breve, ci potrebbe scappare. Quindi  dobbiamo comportarci bene.

Altrimenti la Befana riempirà di carbone le nostre calze.

Maledetta acqua

Da alcuni mesi le notizie sui migranti erano scivolate nella parte bassa delle homepage e nella pagine interne dei giornali di carta.

Solo la morte di un bambino di sei mesi le ha riportate, per un paio di giorni, sulle prime pagine. Con i commenti beceri e razzisti della stampa di destra e le condoglianze di circostanza della sinistra.

Sembra che la pandemia non ci abbia insegnato niente. Avrebbe dovuto farci capire che la vita è troppo breve e preziosa per sprecarla disprezzando o addirittura odiando popoli più sfortunati di noi che adesso, oltre che con la fame e la guerra, devono convivere anche con il virus.

Ma, evidentemente, l’uomo nero fa ancora paura. E’ sempre un comodo capro espiatorio su cui sfogare la rabbia e la frustrazione accumulate in anni di crisi economica e nove mesi di epidemia. Un bersaglio facile perché tanto non può reagire e, una volta sparito il virus, probabilmente, ricominceremo a colpirlo con violenza. 

Il fuoco del razzismo è ancora vivo, anche se nascosto sotto la cenere dell’emergenza sanitaria. Conosco qualcuno che scherzando, ma non troppo, mi ha confidato che darebbe volentieri il suo 5×1000 al KKK! 

Certo, è un caso limite, ma sono in tanti a non capire che prendersela con i migranti che approdano sulle nostre coste è come prendersela con l’acqua quando c’è un’alluvione.

Forse perché cercare di capire le cause che l’hanno provocata è complicato.

E’ molto più semplice maledire l’acqua.

Ai confini del giallo

Le zone di confine sono luoghi dove passano viaggiatori, uomini di affari e vacanzieri . Oppure chi fugge, inseguito dalla polizia o dai suoi problemi. Insomma sono il crocevia di tante storie che, per un attimo, si incontrano.

La letteratura del novecento è piena di romanzi e racconti ambientati in luoghi di confine. Magari in un albergo o in un ristorante come “Da Pacetto” che in zona chiamano “Osteria del Duca”, e si trova sul crinale appenninico tosco-emiliano.

Tra San Pellegrino in Alpe, provincia di Modena e Castiglione di Garfagnana, in provincia di Lucca.  Per secoli è stato un punto di transito e sosta per pellegrini, viandanti, soldati, religiosi e chissà chi altro, visto che un posto di ristoro da quelle parti è stato aperto nel 1221.

Magari non esattamente dove sorge oggi il locale che si è venuto a trovare in una posizione assai scomoda.  Infatti, pur essendo nello stesso edificio il ristorante è in provincia di Modena, mentre il bar in quella di Lucca. Da oggi le due provincie hanno due colori diversi. Giallo Modena e arancione Lucca. 

Quindi il ristorante potrà rimanere aperto mentre il bar dovrebbe essere chiuso. Dunque a fine pasto i clienti del ristorante non potranno bere il caffè perché la macchina del caffè è in provincia di Lucca. Mentre chi prenderà il caffè, dal lato lucchese avrà difficoltà a pagarlo perché la cassa è sul lato modenese. 

Mentre il gestore del locale e i suoi collaboratori si ritrovano separati in casa.

Stessa sorte tocca ai fedeli che frequentano la chiesa poiché è anch’essa divisa in due dal confine tra le due regioni.

Effetti collaterali del nuovo tricolore che divide invece di unire.

In attesa che oltre al giallo e all’arancione compaiano da qualche parte tutti gli altri colori dell’arcobaleno, quello che appare dopo la tempesta. 

Il postino di Trump

Il presentimento che i postini fossero degli agenti in missione per conto dei democratici Trump l’aveva avuto da tempo.

Infatti non perdeva occasione per lanciare frecciate alla U.S: Postal Service, una delle pochissime aziende ancora statali e sotto la direzione del governo. Ad esempio non sopportava che ai pacchi spediti da Amazon venissero praticate tariffe scontate perché Jeff Bezos, fondatore di Amazon, è anche l’editore del Washington Post, quotidiano progressista.  

Così lo scorso agosto aveva fatto la sua contromossa nominando Postmaster, ovvero direttore generale delle poste, Louis Deloy, un suo fedelissimo.

Il suo compito, secondo i democratici, era quello di sabotare le poste per rallentare la consegna delle schede elettorali che dovevano essere consegnate a partire da settembre.

Ma le schede sono arrivate comunque a destinazione e sono tornate indietro piene di voti per Biden.

Milioni di schede, come non si erano mai viste, che hanno rallentato parecchio lo scrutinio che, ad oggi, non è ancora finito. Ma la vittoria di Biden è ormai chiara e definitiva.

Certo Trump non accetta la sconfitta perché si considera un vincente che non può mai perdere. Ma il postino, diventato il suo nemico numero uno, tra qualche settimana suonerà alla ,sua porta per consegnarli l’ordine di sfratto dalla Casa Bianca.

Chi di posta colpisce…

Apri e chiudi

Chiusura o non chiusura, questo è il problema. La regioni, soprattutto quelle più a rischio, vorrebbero che il governo chiudesse, ma non troppo, tutta Italia, così loro non dovrebbero chiudere del tutto. Conte, come un portiere di condominio ,deve mettere d’accordo tutti sugli orari di apertura e chiusura.

Forse deciderà chiusure a ore e giorni alterni. Chissà!

Speranza, invece, sembra aver messo da parte la virtù teologale evocata dal suo nome e si affida alla fede, nella scienza, e alla carità verso i più poveri.

Mentre i consulenti del governo non sono tutti d’accordo sulle misure da adottare, ma solo sulle previsioni fosche, perché è sempre meglio cautelarsi.  Se le cose miglioreranno, tanto meglio, altrimenti potranno sempre dire che lo avevano detto. Come in primavera quando dicevano peste e corna delle riaperture.

Intanto tanti italiani non hanno ancora visto i ristori, ovvero i soldi promessi dal governo che adesso, con ulteriori chiusure, minaccia di peggiorare la loro già precaria condizione.

Ma non c’è tempo di discutere perché il virus incombe. Infatti ha colpito anche molti vip.

Magari qualcuno, per intrattenere il pubblico costretto a casa, sta pensando di organizzare una edizione speciale del grande fratello riservata ai vip che sono stati contagiati.

Potrebbe avere un picco di ascolti. In attesa del fantomatico picco dei contagi. 

Echi di sinistra

Anni fa era molto di moda stilare elenchi di cose e comportamenti di destra o di sinistra. Ad esempio la trasgressione era di sinistra e il conformismo di destra. Le riforme erano di sinistra, lo status quo di destra. La pornografia era di destra, mentre l’erotismo era considerato di sinistra. E via di questo passo.

Adesso, invece il mondo sembra diviso tra negazionisti e non. Se qualcuno ne avesse parlato nel secolo scorso sarebbe stato preso per matto. Le conquiste della scienza, i fatti storici, i diritti conquistati in secoli di lotte, la democrazia stessa erano considerati come definitivamente acquisiti e patrimonio comune di tutti.

Invece oggi, dopo decenni di antifascismo c’è chi rivaluta il ventennio e chi sostiene che i campi di concentramento era in realtà delle spa. Oppure c’è chi teorizza nuovi assetti socio politici indicando la cosiddetta democrazia illiberale, che poi altro non è se non una dittatura, come rimedio ai problemi del terzo millennio. 

Molti liquidano questi fenomeni come frutto di ignoranza, superficialità, strapotere dei social, effetti collaterali della globalizzazione ecc. Tutti elementi che hanno avuto un ruolo importante nella involuzione a cui assistiamo da anni, ma ci deve essere qualcosa di più. Certo non basta un articolo come questo a esaminare tutti gli aspetti del problema. Non basterebbe nemmeno un corposo volume. 

Posso solo sottolineare che una delle cause principali sembra sia la mancanza di modelli di comportamento da seguire, oltre a quelli proposti dai vari influencer, naturalmente. Mancano del tutto idee e passioni in grado di proporre validi rimedi alle tante ingiustizie della società neoliberista. 

Qualcuno ha visto nell’ecologia, che da anni mette l’accento sui problemi ambientali ormai sempre più evidenti, una via maestra percorribile da tutti, con un orizzonte a cui tendere. La salvezza del nostro pianeta dovrebbe stare a cuore a tutti.

Ma la crisi economica ormai cronica ha messo in secondo piano i problemi ambientali. Ogni tanto tornano alla ribalta, ma senza riuscire a prendere il posto che una volta era dei massimi sistemi e delle utopie novecentesche che pur essendo meno concrete, avevano un certo fascino culturale.

Ricordo che un paio di anni fa un noto documentarista era tornato in città dopo parecchi anni per presentare la sua ultima fatica. Durante la presentazione disse.” Una volta in città si parlava di politica, di cinema, addirittura di filosofia, mentre adesso non sento parlare che della raccolta dei rifiuti. Ma come siete messi!” 

Era il periodo in cui qualcuno in comune aveva pensato di risolvere il problema dei rifiuti facendo sparire i cassonetti e promuovendo la raccolta porta a porta.  Un’iniziativa che aveva provocato parecchie polemiche. 

Da allora non è cambiato molto. Siamo ancora messi male e non solo da queste parti.

Fuoco lento

L’anno scorso in questi giorni stava ancora andando in onda il seguito di: “Una vacanza al Papeete”.

Tutto era cominciato ai primi del mese a Milano Marittima. Dove l’uomo che non doveva chiedere mai, aveva fatto l’errore di chiedere le elezioni molto anticipate, I suoi avversari avevano colto al volo l’occasione per liberarsi di lui.

Primo fra tutti Conte che dopo avergli appoggiato una mano sulla spalla gli aveva detto tutto quello che, di negativo, pensava di lui.

Poi era cominciata la telenovela della nascita del nuovo governo con incertezze, indecisioni e colpi scena. Insomma era stato un ferragosto caldo, caldissimo, quasi di fuoco.

Mentre adesso la notizia politicamente più eccitante è quella che i grillini hanno deciso, un’altra volta, di allearsi con il PD alle elezioni amministrative.

Noi, intanto, stiamo pigramente preparando qualche grigliata sotto il solleone, ma senza fretta. A fuoco lento.

Buon ferragosto a tutti!

 

Uno sguardo da sotto il ponte

Unknown

 

Durante il lockdown era cambiata la nostra percezione del tempo. Anche qui in provincia dove la vita non è frenetica come in una metropoli. Per molti ritrovarsi improvvisamente l’agenda giornaliera quasi vuota con l’unico impegno di andare a far spesa o portare i giro il cane, è stato traumatico.

Le giornate di solito corte. con le ore che passavano veloci sono diventate lunghe, a volte interminabili. Era come se tutto il mondo, o meglio, il nostro piccolo mondo, si muovesse al rallentatore. Durante il fine settimana, molto spesso soleggiato, era anche peggio. Niente gita fuori porta né passeggiata al parco o in centro. Negozi chiusi e strade deserte.

Solo la tv aveva mantenuto il solito ritmo frenetico da spot pubblicitario interrotto ogni tanto da qualche programma. Per lo più film o talk show. Anche i tg hanno cercato di mantenere un certo ritmo, ma solo i tanti esperti da bar lo hanno retto con entusiasmo. Mentre i loro protagonisti principali, i politici erano un pò rallentati, a tratti confusi, a volte contagiati. Si passava dalle scenette tragicomiche del duo Fontana-Gallera, alla malattia di Zingaretti, alle sparate di De Luca. Tutti in diretta via internet. Rallentati e improbabili.

L’unico che ha continuato a muoversi a velocità normale era lui, l’ex Giuseppi. Non solo. Ha pure aumentato il ritmo. Mentre l’opposizione giocava ad apri e chiudi lui, dapprima ci ha chiuso in casa e poi ha cominciato a rimbalzare da un canale tv all’altro a spiegarci perché l’aveva fatto.

Ma non si è limitato a questo. Ha allontanato dalla scena il suo ex padroncino di Maio e si è assicurato l’appoggio del Quirinale, diventando In breve tempo il protagonista principale della scena politica .Non appena se ne è reso conto, come già altri arrivati prima di lui all’apice del successo, ha rilanciato l’idea del ponte sullo stretto.

Ma poi, forse ricordandosi che i suoi predecessori dopo aver rispolverato quel vecchio progetto erano caduti in disgrazia, ha cambiato idea: meglio un tunnel sottomarino.

Un’idea probabilmente inattuabile, ma almeno inedita.

Nella speranza che non porti sfortuna.

American food valley

Dall’America in principio era arrivata la coca-cola: ma quello sciroppo per la tosse inventato da un farmacista di Atlanta, non ci aveva convinto del tutto. Preferivamo il vino o la birra.

Poi sono arrivati i fast food che attirano soprattutto ragazzi che, per moda o per golosità, si fanno uno spuntino ogni tanto. Gli adulti non sono accorsi in massa. Ma, qualche volta, un giro tra i panini lo fanno anche loro.

Soprattutto i più poveri che si consolano con un hot dog o un hamburger non potendosi permettere una cena al ristorante.

Succede qui, nella Food Valley.

Dove, negli ultimi decenni, anche la produzione di generi alimentari è cambiata. Le coltivazioni intensive aumentano e anche la produzione dei prodotti più tipici. sta diventando sempre più industriale.

Ad esempio, tanti anni fa il fidanzato di mia zia faceva il custode in un prosciuttificio. Il suo compito principale era quello di aprire e chiudere un centinaio di finestre per fare entrare la quantità d’aria necessaria a far maturare i prosciutti.

Adesso sarebbe disoccupato. Infatti le finestre dei prosciuttifici rimangono sempre chiuse. A garantire la giusta temperatura e un adeguato grado di umidità ci pensano degli impianti di condizionamento che potrebbero climatizzare un intero quartiere e sono senz’altro più efficienti del mio mancato zio. Ci ha guadagnato la quantità, mentre la qualità si è livellata ed offre un prodotto medio senza più punte di eccellenza, ma in grado di generare maggiori profitti.

Evidentemente la mentalità, molto americana, del guadagno prima di tutto ha fatto proseliti anche qui. Portandosi dietro anche qualche pezzo di cultura popolare e religiosa proveniente da oltre oceano.

Infatti da anni ormai abbiamo aggiunto Halloween all’elenco delle feste comandate, anche se non sappiamo ancora bene cosa sia.

Inoltre stanno sorgendo chiese battiste, apostoliche ed evangeliche. Certo sono frequentate da stranieri, ma potrebbero essere un indizio, anche se piccolo, del fatto che, anche da queste parti, sta mettendo radici l’etica protestante. Quella che, come sosteneva Max Weber, è alla base dello spirito del capitalismo. Ovvero la convinzione che il successo negli affari sia un segno della grazia di Dio.

L’ultima evoluzione di questa idea si chiama neoliberismo.

La dottrina che seguono certi dirigenti delle multinazionali, ormai entrate da tempo nel settore agroalimentare. Sembra siano convinti che le ricchezze accumulate dai più ricchi prima o poi arriveranno, con una sorta di effetto cascata, anche ai più poveri. Che, però stanno aspettando invano da decenni questa manna dal cielo, mentre le loro condizioni di lavoro, nel frattempo, dagli anni ottanta ad oggi, sono peggiorate e il potere di acquisto dei loro stipendi è diminuito. Come in America.

Comunque sia, però, su una cosa abbiano tenuto duro nonostante tutto: il menù.

Come è successo ad un mio amico che, qualche mese fa, stava organizzando una cena aziendale per clienti di riguardo e si è visto proporre da un albergo-ristorante a cinque stelle un menù a base di bistecche texane e vino della Napa Valley.

Per un abitante della Food Valley era decisamente troppo e ha subito cambiato ristorante.

Commentando quell’episodio ha detto:”Ci stiamo americanizzando e non facciamo niente per nasconderlo.”