Il tunnel

Nei pressi di casa mia sta sorgendo un quartiere residenziale. Prima ancora di iniziare a costruire hanno scavato un tunnel.

La strada scende fino a quattro o cinque metri sotto il livello del terreno e poi risale lentamente dalla parte opposta.

Pensavo che fosse un cavalcavia ma sopra il tunnel non c’é nessuna strada, ma solo terra su cui hanno piantato piante e cespugli. Quindi quello scavo sembrava del tutto inutile. Con il passere del tempo, invece, è apparso chiaro che non era così, ma aveva una funzione precisa.

Prima del tunnel ,su un lato della strada, sono sorti alcuni piccoli condomini, disegnati da un architetto, con appartamenti medio grandi.

Mentre dall’altro lato stanno costruendo ville di lusso con la piscina che, dicono, dovrebbero costare più di un milione di euro l’una.

Dall’altra parte del tunnel, invece, stanno sorgendo grandi condomini costruiti in edilizia convenzionata ovvero popolare.

Allora è apparso chiaro il senso del tunnel, quello di dividere i ricchi dai poveri.

Anzi, i pochi ricchi dai tanti poveri, visto che i futuri abitanti della parte ricca saranno al massimo un centinaio, mente quelli della parte povera saranno almeno dieci volte di più.

Quindi meglio tenerli a distanza. Non si sa mai.

P.S.

Vi ricordate che, nel secolo scorso, i poveri venivano chiamati, non si sa se per ipocrisia o per riguardo, meno abbienti? Mentre nel terzo millennio sono tornati poveri nudi e crudi. Come a voler sottolineare la loro condizione disagiata che, in fondo, è colpa loro, mica dei ricchi.


Sindrome di Stoccolma?

Sembrava fosse stato costretto dalle circostanze e dalle pressioni di Mattarella ad entrare nel governo Draghi. Ma poi, giorno dopo giorno, è diventato più realista del re.

Allo scoppio della guerra in Ucraina è stato uno dei primi a mettersi un elmetto in testa e ad approvare entusiasticamente l’invio di armi e l’aumento delle spese militari Ha votato le sanzioni anti Putin, che fanno più male alla UE che alla Russia, senza battere ciglio.

In poco tempo ha fatto propria la cosiddetta agenda Draghi, ovvero qualche briciola ai poveri caduta dal tavolo dei ricchi.

Eppure veniva dalla scuola della DC che insegnava a dare qualcosa a tutti, anche a chi lavorava per vivere. Ma qualcosa di tangibile, concreto e non una riduzione del fantomatico cuneo fiscale che induce pensieri poco ottimisti se non inquietanti.

Ad esempio la casa. L’INA casa voluta da Fanfani, un progetto per costruire case popolari ma dignitose per i lavoratori, fu un successo e venne apprezzato in Italia e addirittura preso a modello all’estero.

Oggi un politico che proponesse un progetto del genere verrebbe accusato, come minimo, di essere un vetero comunista e uno scialaquatore di denaro pubblico.

Forse lo stesso Letta gli lancerebbe accuse simili, sostenendo che i tempi sono cambiati e bisogna ammettere che anche il super bonus è stato uno sbaglio. Qualcuno potrebbe approfittarne senza averne diritto, come argomentava Draghi. Stesso discorso per il reddito di cittadinanza percepito da gente che non ha i requisiti richiesti e magari non ha neppure alcuna voglia di lavorare.

Non solo. Una volta caduto il governo, in vista delle elezioni  Letta, segretario di un partito che dovrebbe avere qualche reminiscenza di sinistra, intende scegliere i suoi alleati in base alla loro fedeltà al governo neoliberista uscente e senza dubbio di destra. Persino Brunetta va bene. E pensare che qualche anno fa concludeva i comizi col pugno chiuso.

A questo punto una domanda sorge spontanea: Letta ha mostrato il suo vero volto? Oppure è stato rapito da Draghi e dalla sua banda di migliori e adesso è vittima della sindrome di Stoccolma?

Il campo dei miracoli

Dunque  Draghi se n’è andato sbattendo la porta. Indignato per la pochezza dei politici che non hanno apprezzato la sua grandezza.

Adesso, ci vorrà un po’ di tempo, ma non troppo, per elaborare il lutto causato dalla grave perdita, soprattutto economica. Infatti come ci hanno spiegato con viva preoccupazione, i giornali nelle ultime settimane, un governo in carica solo per occuparsi dell’ordinaria amministrazione non potrà distribuire i soldi del Pnrr. Toccherà al prossimo governo e chissà in che mani finirà quella valanga di soldi. Sicuramente in mani meno esperte e meno amiche di banche ed imprese di quelle di Draghi il super banchiere.

Tra i tanti in lutto per dipartita di Draghi c’é n’é uno che sembra più inconsolabile degli altri: Enrico Letta. Ha dichiarato che passerà la campagna elettorale a denunciare i  congiurati che lo hanno tradito. Quindi niente più alleanza con Conte.

Meglio Di Maio che ha dimostrato di essere fedele a Draghi oltre che alla sua poltrona di ministro degli esteri. 

Mentre gli è venuto qualche dubbio su una possibile alleanza con Renzi. Quel cognome gli ricorda qualcosa di spiacevole. E poi anche lui, il senatore di Rignano, ha dichiarato che non entrerebbe mai in un’alleanza che comprendesse i 5stelle.

Ma non è detto che vada così. Infatti nel caso che si presentasse alle urne da solo avrebbe buone probabilità di non essere eletto. Quindi gli converrebbe entrare in qualche campo, largo o stretto che sia.

Mentre dall’altra parte Salvini pensa di essersi vendicato di Conte che lo cacciò dopo il Papeete.  Ma non ha pensato che dopo le elezioni ,probabilmente, la Meloni prenderà la guida del cdx e lui sarà un suo subalterno.

Mentre il vecchio Caimano sfuggito ai medici e alle badanti lancia promesse vecchie di quasi trent’anni che non fanno nemmeno più ridere.

Insomma i politici hanno già cominciato ad invitarci nel loro campo dei miracoli dove basta seminare un voto per vedere crescere, come per magia, un albero della cuccagna. Ma alle favole, ormai, non credono più nemmeno i bambini.

Operazione bis

Dicono che mercoledì scatterà l’operazione bis. Che non è quella del supermercato dove prendi due e paghi uno. Ma  vuol dire che prenderemo il Draghi bis e continueremo a pagare care bollette, benzina, alimentari e tasse. Anche Draghi stesso non sembra entusiasta di concedere il bis. Infatti chi lo conosce dice che preferirebbe lasciare la compagnia perché lui è un uomo di valore, non come quelle mezze seghe dei politici che non ubbidiscono ai suoi ordini e continuano a litigare tra di loro e a fare giochetti infantili come degli scolari indisciplinati. Ma lui è prima di tutto un servitore dello stato e visto che Mattarella lo ha invitato e restare, rifarà un governo con o senza Conte e soci.

Anche l’ex avvocato del popolo ha qualche problema. In teoria passare all’opposizione, potrebbe far aumentare i suoi scarsi consensi, visto che l’opposizione praticamente non esiste. Certo ritrovarsi in compagnia di Dibba e della Meloni sarebbe imbarazzante, ma non di più che stare insieme a Brunetta e alla Gelmini. 

Ma nel Pd, che in teoria dovrebbe essere suo alleato alle prossime elezioni, c’è chi è contrario al suo addio a Draghi. In particolare Franceschini che lo ha avvertito in modo perentorio. Se lascerà il governo dovrà dire addio anche all’alleanza con il PD. Ma Franceschini  ex DC sembra mosso anzitutto dal timore di perdere la sua adorata poltrona di ministro dei beni culturali che aveva ottenuto con il governo Renzi e mantenuta con Gentiloni. Quindi persa momentaneamente con il Conte 1, ma poi prontamente riconquistata con il Conte 2 e mantenuta con Draghi. Quindi magari  basterà assicurargli che la manterrà a vita e cambierà idea.

Ma quello che preoccupa di più il Conte di Volturara è un altro che si oppone alla sua partenza, quello che, a suo tempo, era il suo secondo santo in paradiso dopo padre Pio: Sergio Mattarella. Infatti finora non ha sfiduciato il governo né ritirato i suoi ministri. Ha solo alzato la voce per dare un segno di vita in vista delle prossime elezioni. Sta ancora pensando se fare le valigie o no.

Mentre per noi elettori spettatori se Draghi concederà il bis non cambierà molto. Anzi niente. Se invece, rinunciasse allora ci ritroveremmo subito in campagna elettorale. con la consueta noiosa sfilata dei soliti noti che non hanno niente da dire, ma vogliono dirlo lo stesso. Ma al CDX , dicono i sondaggi, tanto basterebbe per  vincere.

Mentre dall’altra parte, l’idea del campo largo con dentro Renzi e Calenda suscita sentimenti contrastanti. Risate, incredulità, disapprovazione e anche curiosità. Che Letta, alla fine, si sia davvero dimenticato ’“Enrico stai sereno?” Eppure, a suo tempo, sembrava che intendesse lavare l’onta con il sangue di Renzi…

Pensieri fuori dal comune

Queste elezioni comunali com annesso referendum non hanno suscitato molto interesse. Anche i vari commentatori a gettone hanno dimostrato scarso entusiasmo. Si sono quasi tutti limitati a sottolineare la tenuta del CDX dove si è presentato unito e le difficoltà dove era diviso. Come se il CDX fosse ancora quello degli anni novanta.

Ma hanno dovuto comunque registrare almeno un cambiamento, il sorpasso di FDI sulla Lega. Da qui parole di elogio, ma non troppe, per la Meloni, e imbarazzo quando parlano di Salvini, che dal Papeete in poi, non ne ha azzeccata una nemmeno per sbaglio. Il fallimento clamoroso di un referendum ormai scaduto da tempo è solo l’ultimo infortunio di una lunga serie. Tutti sanno che ormai è sulla rampa di lancio, pronto per essere lanciato fuori dalla segreteria della Lega. Vorrebbero che uscisse presto di scena, ma nessuno ha il coraggio di dirlo.

Temono che la continua perdita di consensi della Lega, alle prossime elezioni politiche, potrebbe non essere compensata dai crescenti consensi per FDI. Infatti parecchi elettori di FI, ormai orfani di Berlusconi. potrebbero non gradire l’estremismo della Meloni e rimanere a casa diminuendo così i voti del CDX anche se si presentasse unito. Ma si tratta di cose che si pensano, ma non si dicono.

Mentre quello che politici e derivati non riescono nemmeno a pensare, è la costante, disperata ricerca di facce nuove degli elettori stanchi di partiti  senza idee e dei soliti inamovibili noti.

Un atteggiamento forse più evidente a  sinistra. Ma, ogni volta che succede, tutti manifestano stupore e incredulità. Come nel caso  del risultato a sorpresa di Damiano Tommasi, un ex calciatore che a Verona ha surclassato i due del CDX e minaccia di vincere il ballottaggio.

A destra temono di perdere, mentre a sinistra,  temono di vincere con un candidato che non è un politico e per di più ha avuto l’accortezza di non farsi vedere insieme ad esponenti del PD. 

Comunque vada per il PD e per gli altri partiti non sarà un successo. Ma loro faranno finta di niente. 

Squilli

Un paio di anni fa stavo per liberarmi del telefono fisso, ma poi la Tim mi ha gentilmente “regalato” internet.

Prima per collegarci alla rete usavamo il cellulare, ma per qualcuno era una procedura noiosa e la linea non sempre stabile. Così abbiamo accettato il “regalo”.

Certo la linea è quella della vecchia ADSL, ma funziona bene pur non essendo superveloce. Mia moglie ha apprezzato.

L’unico effetto collaterale è che, visto che sul telefono fisso non ci chiama più nemmeno il prozio ottantaduenne, ogni volta che suona sappiamo che all’altro capo del filo c’è qualcuno che cerca di venderci qualcosa.

Ma, da una decina di giorni, qualcosa è cambiato. A chiamare non sono più venditori, ma sondaggisti.

Domenica ci sarà il primo turno delle elezioni comunali e, più o meno ogni due giorni, qualcuno vuole sapere per chi voteremo.

Domenica e martedì ha risposto mia moglie e oggi ho riposto io. Ormai stiamo al gioco e ci divertiamo a dare ogni volta risposte diverse.

Ad alcuni amici sta succedendo la stessa cosa.

Adesso capisco perché i sondaggi sono spesso inaffidabili.

Guardie e ladri

Abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità (Legge Severino) e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi.

Limitazione delle misure cautelari nel processo penale.

Separazione delle carriere dei magistrati.

Partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari.

Abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura.

Questi quesiti vi ricordano qualcosa? Sicuramente vi sono famigliari visto che i concetti che esprimono li avete sentiti ripetere migliaia di volte negli ultimi 28 anni.

Nemmeno la pandemia è riuscita a metterli da parte. A farli tornare di attualità ci aveva pensato la ministra Cartabia con la sua riforma della giustizia che aveva suscitato l’ennesima ondata di polemiche. 

Tutto era cominciato all’inizio degli anni novanta con la  breve stagione di Tangentopoli in cui le guardie inseguivano i ladri. 

Ma poi, a poco a poco, la situazione si era invertita e i ladri avevano cominciato ad inseguire le guardie. 

Questi quesiti referendari, che dovremmo votare il 12 Giugno prossimo, promossi da Lega e Radicali con l’appoggio di Forza Italia, nel loro linguaggio legal-burocratico vorrebbero trasformare in legge questo semplice concetto, mettendo sotto il controllo del governo il potere giudiziario. 

Nonostante sia ormai fuori tempo massimo questo referendum e le sue finalità interessano ancora parecchio ad alcuni politici, anche se fino ad ora non ne hanno parlato molto. Forse contano sull’effetto sorpresa.

Infatti molti elettori entreranno nei seggi convinti di votare solo per l’elezione del sindaco e, invece, si ritroveranno in mano altre cinque schede con su scritte cinque domande formulate poco chiaramente. 

Potrebbero anche decidere di votare e magari di votare si?

Piuttosto improbabile. Così come improbabili sono i politici promotori e sostenitori del referendum.

Ritorni

Nella vostra città nessuno ha il coraggio  di candidarsi alla carica di sindaco? Niente paura, possiamo prestarvene qualcuno. In Emilia di aspiranti sindaci ce ne sono a decine. Solo a Parma erano ben 12 i candidati alla poltrona di primo cittadino e un tredicesimo aveva deciso, all’ultimo momento, di non buttarsi nella mischia.

Ma il Tar confermando la decisione della commissione elettorale del comune ha escluso le liste delle due uniche candidate donne. Problemi burocratici. Forse.

Tra i tanti aspiranti alla poltrona di primo cittadini spiccano i due, che secondo i sondaggi, dovrebbero contendersi la vittoria. Uno è Michele Guerra, professore universitario quarantenne, già assessore alla cultura nell’amministrazione uscente. E’ appoggiato dal PD, da Effetto Parma, il gruppo del sindaco uscente PIzzarotti ed altre associazioni.

Mentre l’altro è Pietro Vignali ex sindaco, che era stato costretto alle dimissioni nel 2011 perché indagato, nell’ambito dell’inchiesta Public Money, per abuso d’ufficio, corruzione e peculato. In seguito in comune arrivò un commissario che trovò le casse comunali vuote e un debito di oltre 800 milioni di euro. Recentemente Vignali è stato riabilitato, ma per quanto riguarda il solo reato di abuso d’ufficio.

Mentre per gli altri due capi di imputazione aveva patteggiato due anni di reclusione, con pena sospesa, e risarcito il comune con 500 mila euro. La lega e FI hanno deciso di appoggiarlo dopo aver superato qualche perplessità. Mentre FDI  ha preferito presentare un suo candidato.

Secondo i sondaggi, un discreto seguito dovrebbe comunque averlo, visto che lo danno al ballottaggio con Guerra che, alla fine, dovrebbe vincere riportando alla guida del comune quel che rimane della sinistra dopo più di vent’anni di sconfitte. 

Qualcuno ha fatto notare che, a volte, le vicende politiche della città emiliana hanno anticipato quello che sarebbe successo nel resto del paese. Ad esempio le dimissioni di Vignali avevano anticipato di qualche settimana quelle di Berlusconi e le successive elezioni avevano visto la vittoria di un incredulo Pizzarotti, che diventò il primo sindaco grillino d’Italia.

Quindi queste elezioni diranno se gli elettori sceglieranno un ritorno al passato scegliendo un usato poco sicuro oppure un ritorno al futuro, seppure incerto, quello dell’alleanza tra PD e quello che rimane dei grillini.

Il cugino svizzero

Ieri ho incontrato un mio lontano cugino, non ricordo più di quale grado, tornato in Italia dopo qualche anno di assenza, per un periodo di vacanza. Vive in Svizzera, dove era emigrato una ventina di anni fa e lavora, come tecnico informatico, al Cern. Ci siamo visti in una via del centro e ci siamo fermati in un bar a prendere un caffè. 

Era da quelle parti per fare acquisti e cercava un certo negozio di abbigliamento dove andava abitualmente anni fa, ma non l’aveva trovato. Gli ho spiegato che quel negozio ha chiuso i battenti da tempo, come tanti altri. La crisi economica infinita e poi il Covid hanno colpito duro anche qui.

Lui si è dispiaciuto, ma poi ha aggiunto che adesso sicuramente andrà meglio. “Al governo c’é Draghi, ha detto, l’uomo che ha salvato l’euro, quindi siete in buone mani, anzi ottime. Infatti il PIL sta risalendo rapidamente dopo la pandemia.” Ho ribattuto che adesso c’è la guerra e il PIL è  già sceso sotto zero. Ma lui, senza esitare, ha risposto che la guerra prima o poi finirà con la sconfitta di Putin e l’economia si riprenderà presto. Sorpreso, gli ho chiesto da dove venisse tanto ottimismo.

Allora mi ha spiegato che, pur vivendo all’estero, segue le nostre vicende politiche ed economiche leggendo regolarmente i giornali italiani, soprattutto Repubblica e il Corriere della Sera. A questo punto ho cercato di spiegargli che quelli sono giornali filo governativi che hanno un punto di vista spesso lontano dalla realtà. Che in Italia ci sono in media tre morti sul lavoro al giorno, che gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa, che il lavoro precario è diventato la regola e che i diritti dei lavoratori sono stati molto ridotti. Di fronte a questo elenco di problemi si è detto stupito, ma ha ribadito la sua fiducia in Draghi.  

Ma, poco dopo, mentre parlava della sua vita a Ginevra mi ha confidato l’intenzione di comprare un appartamento, piccolo perché da quelle parti costano tanto. Ha detto che intendeva farlo soprattutto per investimento. “Perché in Svizzera tenere i risparmi in banca non conviene più come una volta. Investire i titoli, azioni od obbligazioni è diventato rischioso e per lasciare i soldi sul conto corrente bisogna pagare il deposito.” Allora gli ho fatto notare che ad introdurre i tassi negativi sui depositi bancari era stato Draghi quando era a capo della BCE.  Provvedimento che, in seguito, era stato adottato anche da alcune banche svizzere.

A questo punto, si è un pò rabbuiato , sia pure per un attimo. Forse sono riuscito a fargli venire il dubbio che i Italia non viviamo nel migliore dei mondi possibili. Chissà!

Ritorno ad un grigio passato

Un paio di settimane fa leggendo certi titoli dei giornali sembrava che le BR fossero tornate. Con una differenza non trascurabile. Questa volta, infatti, i presunti brigatisti non usano il mitra o la pistola, ma uno strumento assai meno pericoloso: la chitarra.

E’ successo in un circolo Arci di Reggio Emilia dove, il primo maggio. a salire sul palco è stata la band rap-trap dal nome inequivocabile :P38, che richiama direttamente l’arma simbolo degli anni di piombo. Pare che sul palco sventolasse anche la bandiera con la stella a cinque punte e che i testi delle canzoni abbiano numerosi riferimenti alle BR. Quindi c’erano tutti gli elementi far esplodere la polemica. Sebbene tardiva perché la band nei mesi scorsi \si era esibita a Roma, Firenze, Bergamo, Padova e Bologna senza troppo clamore. Mentre a Reggio Emilia, la città dove le Br vennero fondate nel 1970, adesso potrebbero volare le querele.

Un movimento di destra della città emiliana ha chiesto “la chiusura del locale che ha permesso un tale scempio”. Pare che anche Maria Fida Moro, la figlia dello statista ucciso dalle BR, abbia intenzione di querelare i componenti della P38. Mentre Il presidente del circolo Arci, difende la band. “È solo un’esibizione artistica. Il trap per vocazione tratta tematiche estreme e provocatorie. Il mondo della musica è pieno di esempi di natura dissacrante, come la canzone ‘Jurii spara’ dei Cccp.”

In seguito la notizia è sparita dalle pagine dell’Ansa che l’aveva lanciata. Poi, un paio di giorni fa, alcuni giornali hanno annunciato l’avvenuta identificazione dei componenti del gruppo che, di solito, suonano con il viso coperto da un passamontagna.

Chissà se la cosa avrà dei risvolti giudiziari oppure se, per dirla con Bennato, i brani della band saranno considerati solo canzonette, e i loro autori ragazzi disposti a tutto pur di farsi notare.

Comunque vada a finire, di sicuro il panorama politico dagli anni settanta ad oggi è molto cambiato. Non si può più parlare di opposti estremismi. Infatti a destra c’é parecchio movimento,  mentre a sinistra c’è poca vita anche al sabato sera. 

Per di più se le BR tornassero davvero non sarebbe necessario un nuovo compromesso storico visto che al governo c’è il partito unico ma, soprattutto, non ci sono più politici come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer.