Libera stampa

“Ghana, Sud Africa, Burkina Faso, Botswana, sono solo alcuni dei paesi dove vi è una maggiore libertà di stampa rispetto all’Italia. Nella classifica annuale di Reporters San Frontiers, la più grande associazione internazionale in difesa dei giornalisti di tutti il mondo, l’Italia è al 41esimo posto con un punteggio che si abbassa ancora del -1.29 per cento, nonostante abbia scalato due posizioni rispetto al 2019.”
Questa sconfortante notizia l’ha recentemente pubblicata il World Press Freedom Index e la situazione non sembra affatto destinata a migliorare.
Purtroppo, anche nel mondo dell’informazione la meritocrazia non esiste più da tempo. Un gionalista bravo e competente potrebbe fare di testa sua e creare problemi. Mentre uno mediocre eseguirà senza discutere gli ordini dell’editore.
I giornali e le tv di destra seguono queste linee guida da sempre.
Ma anche altri si stanno adeguando.

Basta dare un’occhiata, ad esempio, al nuovo organigramma del gruppo Gedi, quello di Repubblica, Stampa e Huffington Post.

Minimo Giannini , giornalista senza qualità, direttore della Stampa! Mattia Feltri, al quale manca del tutto  la forza dialettica, seppure a tratti oscena, del padre Vittorio, è diventato direttore dell’Huffington Post!

Mentre il mite ed equilibrato, ma forse troppo di sinistra, Carlo Verdelli è stato licenziato su due piedi dai nuovi padroni torinesi come se fosse un operaio indisciplinato della Fiat.

E pensare che il gruppo editoriale Repubblica-Espresso fondato da Eugenio Scalfari una volta era di sinistra e, a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, aveva ingaggiato una lunga battaglia legale per non finire nella mani di Silvio Berlusconi.

Sulle sue pagine si potevano leggere articoli firmati da Giorgio Bocca, Enzo Biagi, Umberto Eco, Gianni Brera, Alberto Arbasino e tanti altri intellettuali degni di nota.

A me dispiace particolarmente che il suo spirito innovativo sia stato messo definitivamente da parte , perché Repubblica è stato il primo giornale a cui ho collaborato.

Spectre!

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Vorrei diventare un complottista, ma non sarà facile, perché complottisti si nasce, non si diventa. Quindi potrei solo diventarlo. In teoria non sembra difficile. In fondo si tratta solo di cercare spiegazioni semplici e lineari per qualsiasi evento. Basta fare un giro in rete e si trovano subito già fatte. Basta copiarle, incollarle e rilanciarle. Ad esempio sul Covid 19 c’è stato un certo movimento. E apparso subito chiaro ai complottisti che il virus è stato creato dagli americani in un laboratorio segreto a Wuhan e poi rilasciato nell’ambiente per mettere in crisi l’economia cinese che ha in mano gran parte del debito americano.

Il discorso sembrava filare ed in rete ha avuto vastissima eco. Le cose si sono complicate quando il Covid è sbarcato negli USA mietendo molte vittime. Possibile che gli americani siano stati così incauti? I complottisti non hanno dubbi e hanno trovato un colpevole nella persona dell’arcimiliardario Bill Gates. Il quale avrebbe dapprima finanziato la creazione del virus poi, dato che è un accorto uomo d’affari, anche la ricerca del vaccino. Come, del resto, fanno da tempo i produttori di antivirus informatici. Non solo, una azienda controllata da Gates sta mettendo a punto un microchip sottocutaneo che ci metterà tutti sotto controllo. 

Quindi questa pandemia, che ha fortemente limitato le nostre libertà, ha fornito l’occasione perfetta per mettere a punto nuovi sistemi di controllo sociale.
Che saranno adottati non solo da Bill Gates o altri potenti, ma anche da varie organizzazioni internazionali.

A cominciare dalla UE con i suoi euro-burocrati al servizio della Germania. Per poi proseguire con la Troika, la finanza globalizzata, le multinazionali, attualmente sono in auge quelle farmaceutiche, l’informazione che sforna continuamente notizie false come fossero sfilatini e, naturalmente, la politica nazionale e internazionale. Insomma, siamo circondati da potenti organizzazioni che controllano e influenzano la nostra vita.

Una sorta di Spectre globale che ascolta ogni nostra parola, carpisce i nostri pensieri più reconditi ed è in grado di controllare e orientare i nostri comportamenti.

Rivelazioni sconvolgenti e clamorose come queste dovrebbero suscitare reazioni sdegnate e decise, invece non danno origine a nessuna protesta. Perché ai complottisti, in fondo, non interessa protestare o cercare di cambiare le cose.

A loro basta sapere quella che credono sia la verità. Sanno che il resto del mondo è scettico e quindi si limitano a condividere le loro idee con amici e followers che, come loro, credono che la realtà sia un romanzo poliziesco da sfogliare in fretta per scoprire al più presto il nome del colpevole. Anzi dei colpevoli, che però sono quasi sempre degli intoccabili e quindi difficilmente possono essere assicurati alla giustizia.

Così i complottisti non possono fare altro che diffondere il disprezzo per i servi della Spectre: i politici incapaci e corrotti. Tutti i politici, di destra, di sinistra o di centro. Non importa. Sono tutti uguali.

Un atteggiamento questo che ricorda da vicino quello dei populisti-qualunquisti degli ultimi anni.

Al punto da far sorgere un dubbio.”E se il complottismo fosse una malattia infantile del qualunquismo?”

 

Forse ritornano

A quanto pare parecchi italiani sono stati conquistati dallo stile pacato e amichevole di Giuseppe Conte. Un politico che vorrebbe dare qualcosa a tutti. Alle imprese grandi e piccole, ai commercianti, ai dipendenti, a chi ha una partita iva, ai precari, agli insegnanti, ai disoccupati. Oltre naturalmente a tutto il personale sanitario e al SSN. Senza dimenticare la chiesa.

Il modo e il tono con cui Conte va ripetendo tutti i giorni queste promesse ricordano molto quello degli esponenti di un partito della prima repubblica: la DC. Un partito rassicurante la cui politica era quella di mantenere lo status quo, apportando, ogni tanto, qualche leggera modifica..

Ma Conte non è solo. Insieme a lui ci sono altri politici che si ispirano o provengono dalla scuola dello scudo crociato e svolgono ruoli di primo piano.

Ad esempio in casa PD. Dopo che il segretario, il povero Zingaretti, è andato a prendere un aperitivo con il virus in omaggio a Milano, la sua immagine si è un po’ appannata.

Ma dietro di lui c’è sempre Dario Franceschini, un ex democristiano che lavora ogni giorno per tenere insieme uno dei governi più inaspettati della storia. Oltre che per salvaguardare la propria e le altrui poltrone.

Non solo. Anche nei partiti di opposizione molti sono pronti a vestirsi di bianco. Infatti da quella che fu la regione più bianca d’Italia, il Veneto, sta arrivando Luca Zaia che viene da una famiglia democristiana doc e agli occhi di molti leghisti appare più capace e moderato dell’attuale segretario.

Insomma, gli italiani, in questa bufera virale vogliono essere rassicurati come ai tempi di mamma DC.

Torneremo democristiani?

Lavaggi

Ai tempi del famigerato virus per rimanere in contatto con amici, parenti e conoscenti si telefona spesso. Nelle lunghe conversazioni che ha avuto ho notato un sentimento abbastanza diffuso: l’incertezza del futuro, la mancanza di prospettive, la paura di essere finiti in un vicolo cieco. In una parola, la depressione. Non sembra ancora una vera e propria patologia, un male oscuro, ma è uno stato d’animo che non è facile lasciarsi alle spalle.

Quindi non basta spiegare a chi ne soffre che le cose vanno meglio e che la realtà è migliore dei numeri nefasti che ogni giorno ci piovono addosso. Non si suscita un briciolo di ottimismo nemmeno dicendo che, forse, il virus sta diventando meno aggressivo come dimostra il calo costante dei ricoveri in ospedale e che in tutto il mondo tanti laboratori stanno già sperimentando dei vaccini che potrebbero essere disponibili tra pochi mesi.

Inutile anche azzardare l’ipotesi, che il virus con l’arrivo del caldo potrebbe andarsene come un normale virus influenzale. Alcuni virologi spiegano così la scarsa diffusione del virus al centro sud. Niente da fare. Chi è depresso continua a vedere nero.

Settimane di esposizione continua a televisione e internet dove si danno continuamente numeri più meno a caso sottolineando, ogni volta, i morti e i feriti della guerra al covid hanno lasciato il segno.

Evidentemente i vari media non si sono limitati a raccomandarci di lavare spesso le mani. Ci hanno lavato anche il cervello.

Festa in famiglia

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Se non fosse arrivato quel maledetto virus oggi ci sarebbero le piazze piene con tanta gente a cantare, ancora una volta, Bella ciao. Sarebbe stata un’occasione per dire un altro no al sovranismo arrembante. A chi lo scorso anno definì il 25 Aprile un derby tra fascisti e comunisti e a tutti quelli come lui.

Invece ci ha pensato il Covid a mettere all’angolo Salvini e i sovranisti e a risvegliare sentimenti che sembravano ormai sopiti.

Infatti oggi anche se le piazze sono vuote, tanti di noi apprezzano più che mai la libertà e la democrazia nate dalla resistenza quel giorno di 75 anni fa.

L’impossibilità di muoversi, di riunirsi, di discutere ci hanno fatto capire quanto siano importanti quei valori. Ormai sembravano solo parole fuori moda ma poi, di colpo, hanno riacquistato il loro pieno significato.

Chiusi in casa sogniamo la libertà che ci sembrava così scontata e banale ma non lo era affatto.

Cerchiamo di non dimenticarlo.

Buon 25 Aprile a tutti.