La guerra dei giallo roses

Vi ricordate la Guerra dei Roses? La storia di una coppIa che finisce per odiarsi  al punto da cercare di uccidersi uno con l’altra? Mi è venuto in mente qualche giorno fa quando Zinga e Maio sembravano sul punto di mettersi le dita negli occhi.

Pur consapevole del fatto che la loro unione è un’altra cosa perché è  basata solo sull’interesse e non certo sui sentimenti. Quindi per andare d”accordo ai due basterebbe rispettare Il contratto matrimoniale stilato con la supervisione nientemeno che dell’avvocato degli italiani, e firmato davanti al notaio Mattarella, sia pure contro voglia.

Zinga, infatti, avrebbe preferito dedicarsi alla ricostruzione del partito, mentre  Maio  pensa ancora al suo ex alleato. Certo lo trattava male, a volte diventava violento, ma era un vero capitano.

Comunque l’indole dei due protagonisti, uno mite e l’altro remissivo, sembra in grado di assicurare un lungo periodo di tranquillità.

I principali esponenti dei due partiti, che fino a qualche ora prima si guardavano in cagnesco, invece, non danno altrettante garanzie di stabilità.

A lungo andare potrebbero riemergere differenze e contrasti fino alla voglia di lanciare vaffa a tutto spiano. Certo nessuno arriverà al punto di desiderare la morte di qualcun altro ma la sua uscita di scena, quella si.

Difficile dimenticare che per lungo tempo i due schieramenti si sono reciprocamente accusati di essere il nemico pubblico numero uno.

Certo il potere unisce, appiana le differenze e attenua le tensioni, però il fuoco rimane sotto la cenere pronto a divampare.

Magari il matrimonio tra PD e M5S non finirà come la Guerra dei Roses con gli sposi appollaiati su un lampadario a sette o otto metri da terra, che litigano per l’ultima volta e poi  fanno pace un attimo prima di schiantarsi al suolo. Al massimo cadrà il governo dei giallo roses e a farsi male saranno gli italiani.

Mazinga nella bonaccia d’Agosto

Sono passati solo tre giorni dalle dimissioni di Conte e sembra un secolo.

Finito il lungo e straziante addio tra Salvini ed i suoi alleati è scoppiata la quiete. È  tornata persino la voglia di sorridere. I titoli dei giornali, anche di quelli solitamente truci, sono più leggeri.

Si sono dedicati alla ricerca del nome più  adatto per l’eventuale nuovo governo rosso-giallo. Finora il più originale è Mazinga.

Il diluvio quotidiano di tweet, dirette facebook e sceneggiate da spiaggia è improvvisamente cessato. La Bestia, il rottwailer digitale dell’ormai ex capitano, è andata a cuccia.

Le strade virtuali dei social sono semi-deserte.

Il vento che portava ogni genere di nefandezze verbali e non, è improvvisamente cessato.

Eolo, o chi per lui, ha rimesso i venti nel sacco. Le prove tecniche di un nuovo governo  non fanno muovere una foglia. I protagonisti, per ora, non si insultano e non alzano la voce ne i toni.

E’ arrivata la bonaccia d’Agosto.

Mentre Mazinga, ancora in alto mare, sta aspettando che si alzi il vento giusto per arrivare in porto.

I nuovi cavalieri della tavola rotonda

Impauriti dall’avanzata sovranista? Preoccupati per l’inconsistenza dell’opposizione? Niente paura, arrivano i cavalieri della tavola rotonda. armati non di lance e spade, ma di algoritmi, prodotti finanziari e strategie economiche di lungo termine.

Sono duecento imprese, tra le principali di Wall Street che fanno parte di “The Business Round Table” un tavolo di lavoro intorno al quale si riuniscono periodicamente per studiare le strategie di mercato e di produzione. Tra di loro ci sono colossi finanziari come General Motors, JP Morgan, Amazon e Black Rock, il fondo finanziario più grande del mondo. Roba grossa, insomma.

Tutti insieme hanno deciso che non è più il caso di perseguire il profitto a tutti i costi come recitava l’articolo uno del neoliberismo:”Primo obiettivo di una azienda è creare valore per gli azionisti.”

Tutto questo secondo un documento, reso noto da Financial Times e firmato dai membri della tavola rotonda, non solo non aiuta il progresso economico, ma, a lungo andare lo può anche ostacolare.

E’arrivato, insomma il momento “di prestare più attenzione all’ambiente e di trattare i dipendenti con dignità e rispetto L’attenzione al profitto deve rimanere, ma dovrà essere solo una delle linee guida: d’ora in avanti i manager devono considerare anche l’impatto sull’ambiente e sulle comunità locali, i rapporti corretti con i fornitori, il rispetto dei consumatori e le condizioni offerte ai propri dipendenti.”

Dunque una rivoluzione copernicana che non mette più al centro del mondo economico i profitti e i dividendi degli insaziabili azionisti. Infatti, nel tentativo di contenerne la voracità, quelli della Business Round Table hanno chiesto alla SEC ( la Consob americana) di mettere dei limiti ai fondi attivisti che puntano unicamente al profitto senza preoccuparsi delle conseguenze.
La strada che dovrebbe portare al cosiddetto capitalismo inclusivo è stata imboccata. La parola adesso, se le intenzioni degli aderenti alla tavola rotonda saranno confermate dai fatti, spetterebbe alla politica: Anzitutto a quella di sinistra che, in pochi anni, si era baldanzosamente adeguata al neoliberismo e che adesso, se non coglie ed incoraggia questi segnali che vengono dal cuore del capitalismo, rischia di apparire più conservatrice di quelle che una volta erano le sue naturali controparti. Sarebbe il colmo. Ma potrebbe succedere.

Rosso-giallo di sera

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Metti una una cena in una delle ultime feste dell’Unità nella bassa padana. Metti anche di imbatterti in uno spazio dibattiti insolitamente affollato. All’ordine del giorno c’era un problema di viabilità, che però è stato ben presto travolto dal vento dell’attualità.
Le notizie si susseguono veloci. La crisi di governo, sebbene ancora virtuale, sembra che si tradurrà in un divorzio tra Salvini e Di Maio. Ci sono già voci di incontri tra esponenti del PD e quelli del M5S. Forse faranno un governo insieme.

La base del PD è in agitazione.

C’è chi vede subito il lato positivo di un governo del genere, come un ragazzo tatuato che dice con sicurezza:” Forse ci liberiamo del ministro della paura prima del previsto.”

“Sempre che, alla fine non torni più forte di prima. Magari sarebbe meglio votare, visto che adesso è in difficoltà e senza l’aiuto di FI potrebbe non avere la maggioranza in parlamento.”- ribatte un signore di mezza età.

“Ma cosa abbiamo noi in comune con i grillini?”- è la domanda che lanciano alcuni militanti senza trovare una risposta.

“ Quello non conta molto. Se c’è la volontà politica di fare un pezzo di strada insieme, con qualche concessione da entrambe le parti l’accordo si può trovare”- risponde un esponente del PD locale, che era venuto per parlare di viabilità.

“ E se fosse tutto una sceneggiata, come al solito? Finora sembra la storia di una coppia unita da grandi interessi economici che vorrebbe divorziare, ma non può perché entrambi ci rimetterebbero”-commenta una voce tra la folla, suscitando un brusio di voci discordanti.

Il lato economico della vicenda prova a spiegarlo un signore di una certa età con occhiali sul naso, biro e taccuino per appunti in mano. Spiega come sarebbe difficile per per il PD al governo con il M5S, far digerire agli italiani una finanziaria che si annuncia parecchio indigesta. Mentre Salvini avrebbe buon gioco a denunciare il ritorno dell’austerità e la subalternità all’Europa.

Un discorso semplice e logico come se ne sono letti tanti sui giornali. Ma qui non ha suscitato molto interesse.
Agli astanti interessa solo se il governo rosso-giallo vedrà la luce o no. Manca poco che si accettino scommesse.

Alla fine la maggioranza degli intervenuti, è sembrata favorevole all’accorso PD-M5S, sia pure con qualche dubbio.

Non ultimo quello che esprime al alta voce una signora passando vicino allo stand dei dibattiti:”Speriamo che non torni quello di prima. Perché potrebbe abolire subito quel poco di buono che ha fatto questo governo.!“

Prima di lei nessuno lo aveva nominato. Eppure cinque anni fa, a qualche chilometro di distanza da qui, sotto un tendone solo un po’ più grande di questo, si erano radunate circa seimila persone ad ascoltare un giovane che sembrava in grado di cambiare il PD e trasformarlo in un partito vincente. Era un certo Matteo Renzi.

La ricarica dei 19mila

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Più di19mila domande per soli dieci posti. Eppure, non è il solito concorsone per un posto in una pubblica amministrazione.

I dieci candidati prescelti avranno la possibilità di passare una vacanza gratuita di cinque giorni in alta quota.. L’iniziativa si chiama:”Recharge in nature” ed è nata dal progetto di sviluppo territoriale Dolomites Maadness sostenuto da sette comuni del bellunese.

Le domande sono arrivate da tutto il mondo anche da paesi remoti come Australia, Nuova Zelanda e Costa Rica. Oltre che da Stati Uniti Cina, Brasile e Portogallo.
Si potrebbe pensare a chissà quale vacanza esclusiva con tutti i confort possibili . Invece ai partecipanti mancherà una cosa che, per molti, è diventata una protesi indispensabile e la cui assenza potrebbe rivelarsi traumatica.

Infatti i partecipanti per superare eventuali shock e crisi di astinenza saranno assistiti da uno psicologo, il quale cercherà di convincerli che vivere senza smartphone e tablet per qualche giorno non è poi una tragedia.

In compenso avranno così la possibilità, per una volta, grazie anche ai suggestivi paesaggi nei quali si muoveranno, di ricaricare le batterie della mente e non quelle del cellulare. Questo, almeno, è lo spirito dell’iniziativa.

Ma rimane una domanda:”Perché 19mila persone di varie nazionalità, si sono messe in fila pur sapendo che la probabilità di essere scelti è più o meno uguale a quella di sbancare il superenalotto?”

A spingerli sarà stata la voglia di fare un giro gratis sulle dolomiti o il bisogno di aiuto per uscire dalla dipendenza da smartphone e affini?

Quattro voti al bar

La politica, che quest’anno non vuole andare in vacanza, tiene banco anche al bar.

Il tormentone di Ferragosto forse non sarà la solita litania in musica dei rapper di turno, che si sente in sottofondo, ma le possibili  elezioni a breve termine.

Il barista mi  ha spiegato che, in questi giorni, ha elaborato un modo tutto suo per classificare le opinioni degli avventori in base a quello che bevono.

Anzitutto tiene d’occhio i clienti che ordinano bibite e vino allo stesso tempo.  Quelli che non sono ne’ per l”alcolico ne’ per l’analcolico. Non amano sbilanciarsi. Mentre non hanno alcun dubbio se si tratta di elezioni anticipate.  In questo caso sono decisamente sbilanciati contro il voto in autunno, in primavera e in in qualunque altra stagione.

Invece chi beve vino bianco, di solito fermo, è favorevole ad andare alle urne al più presto perché questa è la volontà del popolo.

Mentre gli affezionati al rosso o, magari ,rosé frizzante,  non sono tutti d’accordo sul non voto.

“Se andiamo a votare adesso vince lui e rimane al potere per vent’anni. Così  ci ritroviamo tutti nella piazze a sfilare in camicia verde”- è la tesi più ricorrente.

“Ma se per evitare le elezioni il Renzi e altri del PD fanno un governo con i grillini e varano con loro la finanziaria va a finire che perdiamo anche quei quattro voti che ci sono rimasti. Se uno paga il conto di qualcun altro o è molto generoso o è un pistola!.”-sbotta un milanese di passaggio.

“Meglio tentare di andare al voto sperando che la lega non abbia tutto quel seguito?  Magari contando sul fatto che, a volte, chi vuole le elezioni a tutti i costi finisce male? la vedo dura anche così”-gli fa eco un altro amante del rosso.

Infine .sempre secondo il barista, i clienti più eleganti, quelli che, di solito, sorseggiano prosecco o spumante, negli ultimi tempi, a volte, chiedono vodka ghiacciata, giusto un dito, e si fanno delle gran risate fra loro. Poi parlano di governo istituzionale, del presidente, di garanzia e chissà quale altra formula astrusa di governo.

Al bar, come al senato, vince il partito del non voto.

E’ arrivato l’uomo nero

Vigazzano è un paesino sull’appenino tosco-emiliano a settecento metri di quota, dove i miei, di solito, passano il Ferragosto. Ci abitano circa duecento anime per la maggior parte di una certa età.

Non ci sono negozi né servizi,  ma solo un piccolo bar.
In compenso ci sono tanti pini e abeti secolari, l’aria è pulita e l’acqua è sempre fresca e pura al punto che qualcuno, anni fa, la vendeva come acqua minerale.
Di notte il silenzio è rotto solo da qualche cane che abbaia in lontananza.

Insomma questo paesino è un’oasi di pace e tranquillità. Ma alcuni temono che tutto questo sia in pericolo.

Ne parlano spesso al bar. “In città ce ne sono tanti e prima o poi arriveranno anche qui. I più pericolosi sono gli islamici che mettono le bombe oppure si fanno esplodere”, è ancora l’argomento più ricorrente.

Eppure fino a qualche anno fa, i  paesani, erano in maggioranza di sinistra. Alle europee del 2014 il PD ottenne più di ottanta vori, mentre alla Lega ne andarono solo quattro. Cinque anni dopo il PD ne ha ricevuti 35 mentre la Lega è arrivata a ben 64 consensi. E non sembra che in questi mesi la situazione sia cambiata.

I vigazzanesi sembrano vedere ancora in Salvini un difensore dei confini della patria dagli invasori nordafricani. L’uomo nero da queste parti fa ancora paura. Le nonne, probabilmente, lo evocano ancora con i nipotini disobbedienti.

Eppure in paese un residente dalla pelle scura c’è già. Anzi tre.

Si chiama Mohamed, è venuto in Italia dal Marocco sei anni fa con moglie e figlio.Da un paio di anni lavora in un caseificio della zona e da sei mesi abita in paese. Qualche giorno fa ho dato un passaggio a lui e a suo figlio di 12 anni. Lui è molto gentile e il ragazzino, piuttosto vivace, parla benissimo italiano. Dicono che si trovano bene in paese che intendono rimanerci. Almeno per qualche anno.
Insomma, sembrano innocui come un cappuccino alla panna.

Ma alcuni abitanti del paese sono sempre all’erta e durante le passeggiate serali scrutano attenti la valle sottostante, da dove potrebbero arrivare altri uomini neri.

Sono determinati a difendere la loro fortezza Bastiani.

Un giallo per l’estate

A quanto pare questa estate i gialli su cui discutere sotto l’ombrellone non mancano. Ma qui in periferia non sembrano avere molto successo di pubblico.

L’omicidio di Roma avrebbe potuto essere quello più dibattuto. Ma la stupida ferocia dell’assassino e il fatto che abbia confessato ha tarpato le ali a chi era ansioso di schierarsi tra gli innocentisti o tra i colpevolisti.

Non solo. Ha tagliato le gambe anche ai soliti squadristi da tastiera che, dopo le prime false notizie, si erano subito lanciati a testa bassa alla caccia delle loro prede preferite: i nordafricani.
Ma poi si sono trovati davanti a due ragazzi bianchi, biondi, ricchi e californiani. Quindi sono riusciti solo a fare una figuraccia e non a far passare in secondo piano, come avrebbero voluto, il giallo che viene dalla Russia, intitolato Moscopoli.

Il caso sembrava promettente, ma nonostante la trama da intrigo internazionale, stenta a prendere quota come l’aereo stracarico di una compagnia low cost.
C’è chi sostiene, con qualche ragione, che è comunque più avvincente del mistero del governo che balla sull’orlo del baratro, ma senza mai cadere nel vuoto.
In questo caso qualcuno fa notare che potrebbe esserci un giallo nel giallo. Vale a dire, come mai quello che è diventato il maggior azionista non fa saltare tutto ponendo così fine all’agonia del governo e di una parte consistente dli italiani? In teoria avrebbe tutto fa guadagnare, invece si limita alle minacce alle invettive.

I più informati sostengono che vuole rimanere al Viminale perché da quella postazione è più facile difendersi da inchieste giornalistiche e azioni giudiziarie.
Gli stessi esperti di cose politiche insinuano che effettivamente potrebbe avere qualcosa da nascondere, roba esplosiva, che, se venisse alla luce, potrebbe far scoppiare e velocemente precipitare la mongolfiera dei suoi consensi.

In questo momento, però, uno scenario del genere non sembra molto probabile .Anche perché qualunque cosa succeda gli elettori di destra rimangono fedeli al nuovo capo. Almeno finché non cade definitivamente in disgrazia.

Mentre dall’altra parte hanno un capo in perenne rodaggio che non ha ancora trovato le cause del declino della sinistra. Qualcuno gli ha suggerito di farsi aiutare da suo fratello, il commissario Montalbano, che i misteri li svela sempre, almeno nella finzione letteraria.

Nella realtà però, forse nemmeno lui saprebbe rispondere all’interrogativo lanciato da Michael Moore nel suo ultimo film:”Come cazzo abbiamo fatto a ridurci così?”

Corridori

Qualcuno li chiama corridori. Ma non sono maratoneti e neppure fanatici del jogging. Corrono e basta. Dovunque. Lungo strade principali, secondarie e di campagna. Hanno un’età apparente tra i trenta e i quaranta anni.

Uno di loro passa tutte le mattine davanti a casa mia. Va a comprare il giornale all’edicola dietro l’angolo e poi se ne torna subito a casa che è distante circa sette chilometri.

Un altro munito di occhiali da sole, zainetto, pantaloncini corti e scarpe da trekking corre quasi ogni giorno sul ciglio di una trafficatissima strada provinciale.

Un altro ancora va avanti e indietro da un quartiere di periferia al centro della città spingendo una bicicletta sulla quale non sale mai.

Una volta ho chiesto a uno di loro dove stesse andando e lui mi ha dato una riposta un po’ confusa ma, allo stesso tempo, chiarissima:“ Non lo so, ma devo andare.”

Uno psicologo direbbe che sono affetti da una sindrome ossessivo-compulsiva, un medico che soffrono di ipertiroidismo. A me, invece, piace pensare che stiano cercando una via du fuga da questa piccola Italia in bianco e nero per andare verso nuovi orizzonti più vasti e colorati.

Come molti elettori di sinistra.