Bonaccia d’agosto

Tra due settimane o poco più sarà Ferragosto. 

L’anno scorso, sembra un secolo fa, siamo andati al mare felici pensando che, dopo una primavera trascorsa in casa, il covid fosse scomparso. Invece era solo andato in ferie. 

Infatti in settembre era rientrato in città insieme a noi, dopo aver passato parecchie notti in discoteca.

Mentre, un anno prima, in discoteca c’era andato Salvini che, in preda ad euforia alcolica, si era giocato la poltrona di ministro dell’interno e il governo giallo-verde.

In seguito era nato, faticosamente, il nuovo governo giallo-rosso, Mazinga per gli amici. 

Quest’anno, invece, andremo in ferie con un governo multicolore, ma dai toni piuttosto scuri. Quasi neri.

Il virus è ancora ta noi e la prospettiva immediata ,politica o virale che sia, non sembra affatto rosea. 

A meno che la bonaccia d’agosto non ci faccia una sorpresa. Speriamo gradita.

Complottismi

Lo schema del complotto ha ormai invaso anche i settori e le persone più insospettabili.

Come i cosiddetti politologi che sono sempre alla ricerca di spiegazioni semplici a problemi complessi. In modo che chiunque le possa capire e condividere. Se poi sono diverse dai soliti  e ormai stantii luoghi comuni tanto meglio, avranno un’eco ancora maggiore. 

Il punto di partenza è semplice, basta cambiare punto di vista. 

Se siete convinti che i problemi della società occidentale siano cominciati con la globalizzazione neo liberista siete fuori strada, vittime di teorie obsolete.

In realtà tutto dipende, non dalla guerra dei ricchi contro i poveri, ma da quella dei vecchi contro i giovani.

Un nutrito e potente gruppo di anziani, invidiosi e un pò sadici, non perde occasione per sfruttare selvaggiamente i giovani o rendere loro la vita difficile.

Teoria originale, ma non troppo, che si rifà ai tanti discorsi sulla gerontocrazia italiana e non solo. Ma più che altro sembra un banale tentativo di sviare l’attenzione dai veri problemi.

Molto più originale, invece, è la soluzione di un mistero che finora nessuno era riuscito a svelare.

I più attenti e affezionati lettori di opere di narrativa sanno bene che, da anni, non si pubblicano più raccolte di racconti. Probabilmente hanno pensato che le storie brevi siano un genere ormai in declino senza autori di valore e poco seguito dal pubblico ormai assuefatto a gialli, polizieschi e simili. Quindi anche anche gli editori, probabilmente, la pensano così.

Invece no. A quanto pare la realtà, come sempre più spesso accade, supera la fantasia. 

Secondo questa accidentatissima teoria che, come l’altra, arriva da oltre oceano, i redattori delle case editrici, che ricevono i manoscritti dei racconti, si affrettano ad informare i gli autori di non essere interessati ai loro lavori, ma poi non li buttano nel riciclo della carta. Al contrario, li tengono sulle loro scrivanie e li leggono guardandosi bene dal condividerli con altri.

Come fanno certi collezionisti d’arte che tengono quadri o oggetti preziosi  in cassaforte e, ogni tanto, li rimirano estasiati, ma da soli. Quindi il caso dei racconti fantasma si potrebbe intitolare la solitudine dei lettori primi.

P:S.

I miei racconti  giovanili rifiutati da ben sette case editrici saranno ancora sulla scrivania di qualcuno che si diverte a leggerli ,ogni tanto, senza farlo sapere in giro? E se fossero un capolavoro tenuto ignobilmente nascosto? Non credo che sia così, ma l’idea mi fa sorridere.

Colpevoli!

Una volta i politici si davano la colpa tra di loro. Ad esempio quando qualcuno gli faceva notare che non avevano mantenuto le promesse elettorali, di solito, davano la colpa al governo precedente che aveva lasciato loro in eredità tanti e tali problemi che avrebbero richiesto anni e anni per essere risolti.

Ma da qualche anno, pur continuando a giocare a scaricabarile tra di loro, hanno preso di mira anche noi italiani non politici.

Il Covid ha fatto emergere chiaramente questo atteggiamento. Fin dalle prime settimane si sentiva dire che c’era troppa gente in giro e quindi se i contagi non diminuivano era colpa nostra. Mentre adesso, dopo l’arrivo dei vaccini, nel mirino ci sono gli indecisi, in particolare gli over 60 e gli insegnanti. che non vogliono vaccinarsi mettendo a rischio se stessi e gli altri. Il governo offre a tutti, generosamente, un elisir di lunga vita e loro, ingrati, lo rifiutano. 

A convincere i riluttanti non gioverà certo l’ultima richiesta avanzata dal generale Buttiglione. A quanto pare infatti, forse spinto dalla voglia di vincere un’altra mostrina colorata per aver vaccinato tutti gli italiani, ha ordinato che gli insegnanti renitenti siano individuati, schedati e i loro nomi trascritti in un apposito elenco che vuole sulla sua scrivania entro il 20 Agosto. 

Ennesima puntata di una campagna vaccinale scriteriata e di un’informazione disastrosa che ha fatto passare per no vax gli italiani indecisi. Mentre la maggior parte di loro vorrebbe semplicemente avere un vaccino migliore del famigerato AZ o del gemello mono dose J&J. Nient’altro.

Anche i giovani non sono senza peccato. Infatti si ostinano a rifiutare lavori precari, pesanti e mal pagati perché sono fannulloni e schizzinosi. 

A proposito di choosy, la Fornero è entrata a far parte del governo Draghi come consulente economico.  Salvini che avrebbe voluto esiliarla su un’isola deserta e adesso se la ritrova nel suo stesso governo, si è limitato a qualche mugugno di circostanza. Chissà perché.

Ma, tornando alle accuse lanciate dai politici, la più infamante e neoliberista è quella che viene rivolta a tutti quelli che vivono di un modesto stipendio o di una magra pensione. Insomma quelli che, una volta venivano chiamati meno abbienti e che adesso vengono etichettati come poveri. 

Ebbene, se si trovano in quelle tristi condizioni, non è colpa della società o del capitalismo selvaggio che ha progressivamente tagliato stipendi e diritti. Ma dipende dalla loro scarsa iniziativa e della mancanza di spirito imprenditoriale.

Quindi, se sono poveri è colpa loro.

Mentre i veri poveri di spirito. di cultura e di pudore sono quelli che lanciano una simile odiosa accusa.

Mario Rossi

Una volta aveva un nome ed un cognome. Si chiamava Mario Rossi. Faceva l’impiegato, aveva una moglie e un paio di figli. Viveva in  un condominio in periferia, ma non troppo lontano dal centro storico di una città grande o piccola. Guidava una Fiat e votava DC.

Era l’italiano medio della cosiddetta prima repubblica. Poi, dopo tangentopoli le sue generalità sono state dimenticate da statistici e sociologi ed è diventato un anonimo uomo della strada.

A rubargli la scena era stata sua moglie, una casalinga di Voghera consumatrice seriale di programmi tv come soap opera, quiz e programmi di gossip.. Armata di telecomando aveva il potere di decretare il successo o il fallimento di una trasmissione e dei suoi conduttori .  

Ma poi con il moltiplicarsi di canali tv e trasmissioni sempre più di nicchia anche lei, come il marito ed i resto della famiglia, si è ritirata a vita privata. Probabilmente è andata in pensione con i contributi volontari pagati all’INPS e adesso riceve un assegno minimo che, insieme alla pensione del marito, a volte non basta ad arrivare a fine mese.

Ogni tanto qualcuno cerca ancora il sig, Rossi e la sua famiglia, ma senza successo. Potrebbero essere ovunque e da nessuna parte.

Secondo i sociologi questo è dovuto al fatto che molti li cercano in quello che era il loro habitat, naturale, il ceto medio, che però sta scomparendo e quello che ne è rimasto è molto diverso da quello di una volta.

Infatti ci abitano professionisti, artigiani, commercianti o fantomatici titolari di partite iva. Da più di vent’anni i partiti, quelli di destra e non solo, si contendono il loro consenso.

Mentre del povero sig, Rossi dei suoi figli e dei suoi nipoti non si interessa più nessuno anche se rappresentano ancora la maggior parte degli italiani.

Raccontano…

Per anni ci hanno raccontato che saremmo diventati tutti più poveri. Eravamo diventati troppo ricchi e vivevamo al di sopra delle nostre possibilità. Quindi avremmo dovuto smetterla di fare la bella vita. Soprattutto i più giovani che avrebbero dovuto adeguarsi ad un tenore di vita più morigerato di quello dei loro genitori. 

Ci hanno raccontato che, comunque, bisognava fare buon viso a cattiva sorte e lasciarsi andare ad una decrescita che avrebbe potuto essere felice anche se non del tutto indolore. 

Perché comunque anche per decrescere bisogna darsi da fare, magari accettando lavori sottopagati e precari senza discutere.

Invece, negli ultimi tempi, pare che alcuni preferiscano passare le giornate sul divano, magari comprato con il reddito di cittadinanza.

Ci hanno raccontato che le leggi dell’economia neoliberista, che governa l’occidente e non solo, sono intoccabili e sacre come quelle scolpite da Dio in persona sulle tavole della legge.

Se qualcosa va storto è perché le abbiamo interpretate male.

Ci hanno raccontato che un licenziamento non è un problema, ma un’opportunità che ci può permettere di fare nuove ed interessanti esperienze di lavoro. 

La sinistra è d’accordo, ma fa sapere che licenziare le persone con un sms o una email non sta bene. E’ contro le regole del bon ton.

Ci hanno raccontato che destra e sinistra sono categorie novecentesche ormai superate. Però possiamo scegliere il tipo di destra che vogliamo.

Ci hanno raccontato che una laurea è un certificato di disoccupazione. Meglio fare altro. Ad esempio l’idraulico. Un artigiano che ha sempre parecchio lavoro e parecchi soldi.

Quindi chi è nato povero non deve affannarsi a studiare inutilmente. E’ meglio che vada a lavorare. 

Ci hanno raccontato che  non ci sono più operai. 

Forse perché sono meno numerosi di una volta e sono impegnati in turni diurni e notturni, quindi si vedono poco in giro.

Mentre non ci hanno raccontato che non ci sono più i padroni. 

Almeno non quelli di una volta, che avevano l’ufficio al primo piano della palazzina dell’amministrazione. Adesso sono nascosti nelle scatole cinesi di fondi di investimento internazionali con sede in qualche remoto paradiso fiscale. Quindi per i loro dipendenti è diventato difficile anche protestare.

Ci hanno raccontato che era arrivato l’Unto del Signore, un uomo del fare capace di risolvere i nostri problemi in un attimo.. Ci abbiamo creduto, na poi abbiamo scoperto che non era vero. I problemi che voleva risolvere erano i suoi, non i nostri. 

Ci hanno raccontato che adesso ne è arrivato un altro che non ha problemi personali e sicuramente si occuperà dei nostri.

Qualcuno però comincia ad avere dei dubbi. Perché il signore in questione non ha né l’aspetto né i modi del comandante in capo o del generale. 

Sembra piuttosto un soldato, al massimo un luogotenente, dell’esercito neo liberista. Uno abituato ad eseguire gli ordini di qualcuno, ma sicuramente non i nostri.

Intanto il racconto continua e qualcuno ci crede.

Aspettando…

Quando finirà la pandemia, oltre a festeggiare per qualche giorno,  anzi per parecchi giorni ,scriverò ovviamente un articolo.

Il contenuto ancora non lo so, ma il titolo c’è l’ho già chiaro in mente:”L’incubo è finito! Gli esperti se ne sono andati da giornali e tv!”

Lo dedicherò a quelli che:”E’ poco più di un’influenza”. A quelli che:”Il virus è clinicamente morto”.

A tutti quelli che:”L’influenza di stagione di unirà al covid! Sarà una strage!”

Anche a tutti quelli che:”L’AZ è un vaccino sicuro ed efficace per tutti. Anzi no. solo per gli under 55. Ma, forse, va meglio per gli over 55. Magari va ancora meglio per gli over 60. Però, se anche i più giovani lo volessero, perché negarglielo?”

Senza dimenticare quelli che:”La variante Delta è 60 volte più contagiosa di quella inglese che a sua volta era 50 volte più contagiosa di quella precedente.

Poi una dedica la meritano anche quelli che: “Dopo la variante delta arriverà quella epsilon e sarà ancora più contagiosa.”

E via blaterando…Il resto spero di scriverlo al più presto.

Rassegna stampa

Solo pochi anni fa c’era qualcuno, un tizio di Arcore, che si lamentava dell’ egemonia culturale della sinistra. Sosteneva che la cultura e l’informazione erano monopolio della sinistra. Non perdeva occasione per dare la colpa dei mali dell’Italia e del mondo ai comunisti anche se di comunisti in giro non ce n’erano più. Ma lui continuava a combatterli con le sue reti televisive ed i suoi giornali.

Non so se abbia cambiato idea, ma di sicuro oggi il panorama dell’informazione italiana è tutt’altro che di sinistra. L’Unità ha chiuso i battenti da tempo, mentre l’unico giornale che si dichiara ancora comunista, il Manifesto, non ha certo una diffusione paragonabile a quella del Corriere, della Stampa o di Repubblica.

Quest’ultimo era nato come giornale di sinistra che doveva fare concorrenza addirittura all’Unità che allora, alla fine degli anni settanta, poteva ancora vantare un certo numero di lettori ed abbonati. Negli anni successivi era diventato un giornale di sinistra sui generis che guardava al centro e a quello che rimaneva del pensiero liberale. Ma dava comunque fastidio al tizio di Arcore che cercò di comprarlo senza riuscirci.

Da sempre critici nei confronti dei partiti della sinistra con l’intenzione, dicevano, di stimolarne il rinnovamento gli editorialisti di Repubblica offrivano spesso preziosi consigli al segretario di turno. Consigli non richiesti che, quando sono stati ascoltati, non hanno prodotto grandi risultati. come nel caso di Renzi, l’ultimo che li ha fatti propri.

Spesso mi sono chiesto se quei suggerimenti avessero lo scopo di mandare in malora chi li avesse ascoltati. Chissà! Comunque sia ormai è tutta acqua passata.

Il direttore Molinari, sostiene, infatti, da tempo, che destra e sinistra sono categorie ormai superate. Il che tradotto significa che anche Repubblica si sta ormai aggiungendo al lungo elenco di giornali vicini alla destra.

Come ben sa Carlo De Benedetti storico editore di Repubblica che, infatti, lo scorso autunno ha fondato Domani un nuovo giornale, che avrebbe dovuto essere finalmente di sinistra per contrapporsi a “Repubblica”.

Invece l’unica cosa che è collocata a sinistra in quel giornale è il nome della testata, nella prima pagina.

Quindi il panorama dei media italiani rimane desolante. A quanto pare ogni editore pensa che, visto che la maggioranza degli italiani è di destra, per avere successo bisogna andare in quella direzione.

C’è una sola eccezione a tutto questo: l’Avvenire: Il quotidiano della Cei, anche prima di essere ispirato da Papa Francesco era l’unico giornale con dei punti di vita di sinistra e, negli ultimi tempi, ha pure aumentato la tiratura. Certo non è un giornale rivoluzionario, ma bisogna accontentarsi. E tutto quello che passa il convento.

Conte o Conti?

Dopo il vaffa, chissà se definitivo, di Grillo a Conte la nascita del nuovo partito dell’ex avvocato degli italiani sembra ancora più probabile.

Il “Con Te” suggerito dall’ Economist e ripreso da il Giornale.it, invece, non sembra molto attendibile. Qualcuno potrebbe aver confuso Giuseppe Conte con Carlo Conti che fa la pubblicità ad una assicurazione che si chiama anch’essa “Con Te”.

Mai fidarsi degli inglesi e dei giornali di destra.

Magari aveva ragione un mio amico che, per Il nuovo partito, aveva suggerito un nome evocativo come Democrazia Italiana.

Molto in linea con lo stile neodemocristiano di Giuseppe Conte.

Con Te partirò…

Ieri pomeriggio, dopo aver dato la solita occhiata al bollettino quotidiano della pandemia, speravamo di sapere se l’ex elevato e l’ex comico avevano trovato un accordo oppure no.

Nel fine settimana in tanti si erano lanciati in previsioni e paragoni azzardati. C’è chi ha paragonato addirittura Grillo a Berlusconi. Sostenendo che sono entrambi fondatori dei rispettivi partiti e non intendono cedere il comando delle loro creature a nessun altro.

Magari ogni tanto ci pensano, scelgono un successore, ma poi cambiano idea. Il paragone, però, non è del tutto calzante perché Berlusconi ha la piena proprietà di FI. Grillo, invece, possiede solo il marchio. Mentre I soldi, cioè i voti, li ha Conte. Qualcuno dice che Grillo non cederà, mentre qualcun altro è convinto che stia facendo una sceneggiata per rassicurare e non far scappare i diri e puri dell’ex movimento.

Eravamo in attesa di scoprire quale fosse stata la previsione  esatta, ma la conferenza stampa di Conte non lo ha rivelato. Infatti non ha fatto altro che confermare la sua posizione. Ovvero che. dopo aver fatto per un anno il servitore di due padroni, dei quali era riuscito non senza difficoltà, a liberarsi, non ha nessuna voglia di ritrovarsene un altro in casa. Quindi punto e a capo? Chissà! 

Conte ha anche affermato di non avere un piano B, ovvero l’intenzione di fondare un suo partito. Ma, a parte il fatto che, quando un politico fa un’affermazione del genere vuol dire che il piano B lo ha già pronto da tempo, la proposta di far votare il suo statuto potrebbe essere comunque l’atto iniziale della fondazione di un nuovo partito. Se Grillo vorrà, si chiamerà Movimento a Cinque Stelle 2.0, altrimenti avrà un altro nome che, quest’ora, potrebbe essere già stato depositato  presso un notaio.

Secondo l’Economist, il nome sarebbe “Con Te”. Confidenziale e semplice per un altro partito decisamente personale che piacerebbe ai cronisti politici costretti da anni a chiamare i membri del movimento, grillini, penta-stellati o Cinque Stelle.

Ammesso che sia vero.

Ma, forse, non succederà niente di tutto questo. Infatti pare che Grillo, che non ha ancora risposto a Conte, sia preoccupato.Forse qualcuno gli ha spiegato che se rompe con Conte rischia di rimanere solo con Dibba e pochi altri.

Molti parlamentari grillini, infatti, sarebbero intenzionati ad andare dove ci sono i soldi, ovvero i voti e la possibilità di essere rieletti. Ma questo, forse, lo sapremo alla prossima puntata.