La guerra del PIL

Dunque la guerra tanto annunciata è scoppiata. Con il solito corollario di avvenimenti tragici: bombardamenti, morti, feriti e profughi. Poi ci sono le notizie. A volte false, spesso incerte,  quasi sempre imprecise. 

Lo scenario che descrivono sembra provenire dal passato, da circa quarant’anni fa. Quando Reagan definì l’Urss l’impero del male. Forse Biden pensa la stessa cosa della Russia di oggi. Mentre Putin pensa lo stesso della Nato. L’uno ha nostalgia della guerra fredda e l‘altro dell’Urss. 

Ma siamo nel 2022 e il mondo è molto cambiato, seppure non in meglio come molti speravano.

Ma i due contendenti sembrano ignorarlo. L’unica cosa certa è che questo conflitto, come tutte le guerre moderne, colpisce per lo più i civili.

Anche il dopo guerra, che speriamo arrivi al più presto, non sarà indolore per i cittadini ucraini, russi e anche per gli europei. Le tanto annunciate sanzioni per quanto leggere, colpiranno l’economia russa e di conseguenza il popolo russo.

Anche la nostra economia potrebbe risentirne, visti i  numerosi rapporti commerciali che abbiamo con la Russia. Di conseguenza potremmo perdere posti di lavoro e la tanto decantata crescita post pandemica potrebbe subire una brusca frenata. 

Gi stati, le banche e le imprese europee rischiano di perdere una montagna di soldi. Saranno disposti a perderli pur di fermare Putin e le sue mire espansionistiche? Non è affatto certo che lo siano.

Mentre chi si ritrova nel bel mezzo di una guerra può perdere tutto: la casa i famigliari, gli amici e anche la vita. Ma questo nel terzo millennio non sembra avere molto valore. 

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