Il postino di Trump

Il presentimento che i postini fossero degli agenti in missione per conto dei democratici Trump l’aveva avuto da tempo.

Infatti non perdeva occasione per lanciare frecciate alla U.S: Postal Service, una delle pochissime aziende ancora statali e sotto la direzione del governo. Ad esempio non sopportava che ai pacchi spediti da Amazon venissero praticate tariffe scontate perché Jeff Bezos, fondatore di Amazon, è anche l’editore del Washington Post, quotidiano progressista.  

Così lo scorso agosto aveva fatto la sua contromossa nominando Postmaster, ovvero direttore generale delle poste, Louis Deloy, un suo fedelissimo.

Il suo compito, secondo i democratici, era quello di sabotare le poste per rallentare la consegna delle schede elettorali che dovevano essere consegnate a partire da settembre.

Ma le schede sono arrivate comunque a destinazione e sono tornate indietro piene di voti per Biden.

Milioni di schede, come non si erano mai viste, che hanno rallentato parecchio lo scrutinio che, ad oggi, non è ancora finito. Ma la vittoria di Biden è ormai chiara e definitiva.

Certo Trump non accetta la sconfitta perché si considera un vincente che non può mai perdere. Ma il postino, diventato il suo nemico numero uno, tra qualche settimana suonerà alla ,sua porta per consegnarli l’ordine di sfratto dalla Casa Bianca.

Chi di posta colpisce…

4 pensieri su “Il postino di Trump”

  1. In questa storia quello che fa più pensare non è tanto la reazione di Trump, che era abbastanza scontata, quanto piuttosto l’enorme enfasi sulla vittoria (non ancora certificata,) di Biden a reti mondiali unificate. Hanno fin troppa fretta di auto celebrarsi e questo secondo me nasconde una fragilità che potrebbe dare sorprese. La lezione delle elezioni del 2000 dove il riconteggio favorì Busch sul già nominato presidente dai media Gore dovrebbe essere un monito a facili proclami, ma tant’è

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  2. Nel 2000 Bush ottenne 271 voti elettorali contro i 266 di Al Gore che chiese il riconteggio manuale dei voti della Florida. Ma il 9 dicembre la Corte Suprema degli Stati Uniti decise con cinque voti contro quattro di accogliere un ricorso di Bush, sospendendo così il conteggio manuale. Il 12, citando la differenza degli standard di voto fra le diverse contee, la Corte decise, con la stessa  maggioranza, di rimandare il caso ai giudici supremi della Florida. Ciò mise fine di fatto al riconteggio, a causa dei limiti di tempo imposti dalla Corte Suprema della Florida. Gore dissentì dalla decisione della Corte Suprema, ma il 13 concesse la vittoria per evitare una crisi costituzionale.
    Oggi, invece, Biden ha raggiunto i 290 voti elettorali e nessun riconteggio può cambiare le cose. Allora Bush fu dichiarato vincitore con appena 537 voti di vantaggio. Biden ne ha decine di migliaia in più in diversi stati e non in uno solo.
    Grazie del commento, Roberto. A presto.

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