Le legge del ma

E’ vero che nella vita anche nei momenti più felici può spuntare come una nube all’orizzonte un ma a rovinare la festa. Anche se, per fortuna, non succede spesso. Invece sui giornali succede tutti i giorni. Fateci caso.

Molti giornali hanno smesso di scrivere che il governo cadrà domani o, al massimo, dopo domani. Allora sono passati al ma. Ad esempio, non perdono occasione per dire che il governo va avanti, ma non decide. E se decide qualcosa come nel caso della gestione delle autostrade e prende la strada della partecipazione statale, arriva puntuale un ma, anzi due. Uno per dire che è un passo indietro. Un altro per spiegare che non è giusto togliere il pane di bocca ai privati.

Il ma diventa un giudizio politico e un boccone indigesto per molti lettori.

Poi c’è un altro argomento dove il ma imperversa da mesi ed è nei resoconti quotidiani sull’andamento dell’epidemia pieni di numeri, che ormai sono meno significativi dei sondaggi di Pagnoncelli. Quasi sempre c’è un ma nel titolo. Ad esempio: calano le vittime, ma aumentano i contagiati, o viceversa. Oppure diminuiscono i contagi, ma a causa del minore numero di tamponi. O ancora. Sempre più spesso succede che ci siano regioni a zero nuovi casi e zero vittime, ma ce ne sono altre dove i casi aumentano. Magari solo di una o due unità. Non importa.

L’importante è piazzare un bel ma.

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