Suspense

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Dicono che la merce più venduta in questi anni di crisi sia la paura. Ma c’è un altro ingrediente che nei menù quotidiani della tv non manca mai ed è la suspense. A volte finta a volte verosimile.

Mutuata dalla valanga di gialli, polizieschi e thriller che ci arrivano in casa 24 ore su 24, si trova dovunque.

Nelle telecronache calcistiche, dove il risultato è in bilico finché l’arbitro non fischia la fine. Anche se una delle squadre sta vincendo tre a zero. Oppure nelle gare di formula uno dove l’inseguitore ha sempre la possibilità di raggiungere e superare il battistrada anche se questo ha un giro di vantaggio. Mentre nelle gare di atletica, vista la loro brevità, ci si limita a pronosticare insistentemente un testa a testa.

Lo stesso accade quando si tratta di politica e di elezioni in particolare. Se ne comincia a parlare mesi e mesi prima e con sondaggi pagati a caro prezzo, alla mano, si pronostica un risultato sul filo del rasoio, al fotofinish, all’ultimo voto e via prevedendo. Molti sono convinti che la suspense aumenti l’audience e la usano fino al parossismo e allo sfinimento di lettori e telespettatori.

Delle elezioni in Emilia Romagna, ad esempio, hanno cominciato a parlare e a sputare sondaggi in ottobre.

Ormai da queste parti più dell’audience sta aumentando la voglia di andare a votare per porre fine allo strazio e soprattutto dimostrare che non sarà un testa a testa.
Alla faccia delle teste vuote dei pseudo esperti che dicono sempre le stesse cose con le stesse parole.

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