Si, è una cosa seria

Probabilmente è vero che l’imbecillita è una cosa seria come sostiene il filosofo Maurizio Ferraris, che ha scritto un libro intiotolato proprio così:”L’imbecillità è una cosa seria”. Ma il problema è che non riusciamo a superarla. Forse perché per farlo ed andare finalmente oltre, bisognerebbe ammettere di essere imbecilli o di essersi comportati come tali.

Missione che oggi appare piuttosto difficile se non impossibile. Il motivo principale è che ci prendiamo molto, troppo, sul serio. Soprattutto se viviamo in un piccolo castello virtuale costruito con i mattoni dell’egoismo da dove gettiamo olio e pece bollente su chiunque cerchi di scalarne le mura. con intenzioni ostili. Allo stesso tempo, però, siamo pronti a calare il ponte levatoio e ad accogliere a braccia aperte chi la pensa come noi, ovvero è anch’egli mediamente imbecille.

Questo lo facciamo tutti i giorni con tweet e post insultando chi non la pensa come noi ed elogiando chi è d’accordo con le nostre sparate quotidiane. Non solo. Una volta scoperto che le nostre perle di imbecillità ci procurano tanti like le coltiviamo con cura e pensiamo di essere dei perspicaci e raffinati intellettuali che sanno cogliere lo spirito del tempo. Mentre non facciamo altro che stimolare la nostra e l’altrui imbecillità.

Un perfetto circolo vizioso che fa aumentare virtualmente e falsamente l’autostima e allontana ogni sospetto di imbecillità, rendendo così quasi impossibile qualsiasi progresso.

Perché, come sosteneva Alexander Lowen padre della bioenergetica ed allievo di Vilhelm Reich, si può progredire solo dopo aver ammesso il proprio fallimento e la retrostante imbecillità..

Infatti il principale effetto collaterale della nostra imbecillità è il fallimento sia nei rapporti affettivi e sociali, sia in quelli di lavoro. Almeno lo era. Adesso, invece, essendo l’imbecillità ormai considerata una condizione assolutamente normale, che, a volte, viene anche premiata, non è più cosi.

Quindi la presa di coscienza dei nostri fallimenti è solo un lontano ricordo del secolo passato. Quando era il primo passo su una strada lunga e faticosa che portava fuori dall’imbecillità. Un percorso che richiedeva tempo, pazienza e una buona dose di senso critico. Doti che nel terzo millennio sembrano assai poco diffuse.

Se questo fenomeno fosse circoscritto ai frequentatori dei social lo si potrebbe considerare folcloristico, ma non è così. Anche i media tradizionali hanno un comportamento simile e danno la precedenza ai commenti e alle notizie, a volte anche false, che possono incontrare il favore e stimolare l’imbecillità dei lettori. Lo stesso, e anche in modo più spudorato, fanno i politici che strizzano continuamente l’occhio ai loro elettori lanciando in rete la prima stupidaggine che viene loro in mente dimostrando che le loro dita sono più veloci del loro cervello, che, spesso, non si trova nella loro testa, ma nella pancia, come le scoregge.

3 pensieri su “Si, è una cosa seria”

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