Pierino e il vaccino

“Quindi secondo il governo dei cosiddetti migliori, noi che abbiamo passato i sessanta siamo cittadini di serie B, figli di nessuno, una discarica umana dove gettare i farmaci scaduti, inefficaci o, peggio, nocivi. Tu lavori per una vita, paghi le tasse, dai il tuo contributo alla comunità e come vieni ripagato? Con dei vaccini scadenti che non vuole nessuno! “

Un collega ha preso male la notizia che anche il vaccino Johnson & Johnson, come è già successo con l’AstraZeneca, sarà riservato agli ultra sessantenni.

Poi si è lanciato in una serie di pesanti critiche contro alcuni membri del governo, quasi tutte irriferibili, tranne una.

Ha detto che, secondo lui, il Gen. Figliuolo con la giacca piena di mostrine e i suoi continui e roboanti annunci sull’imminente arrivo di milioni di dosi di vaccino, sembra uscito da un film di Pierino.

Quasi tutti gli hanno dato ragione.

In fondo quella dei vaccini sembra l’ennesima commedia all’italiana. Certo non delle migliori, infatti non fa ridere.

Caro idraulico

“Non solo Dio non esiste, ma provate a cercare un idraulico nel week end”, scriveva Woody Allen anni fa. Altri tempi. Oggi su internet lo si trova in pochi secondi l’idraulico, magari uno di quelli disponibili 24 ore su 24. Ma può costare caro.

Come è successo ad una signora che aveva lo scarico del wc che perdeva. Ha cercato in internet un idraulico della sua zona che è prontamente arrivato, ed in pochi minuti, ha cambiato il galleggiante della vaschetta responsabile della perdita.

La signora soddisfatta per la veloce riparazione si apprestava a pagare in contanti, ma i soldi che aveva non bastavano a pagare il conto di ben 400 euro. A questo punto l’idraulico ha sfoderato un POS e la signora, non prima di aver protestato, ha pagato col bancomat.

Ma poi ha denunciato l’esoso artigiano capace all’occorrenza di trasformarsi in muratore e fabbro. Si è scoperto, infatti, che faceva piccoli lavori di qualsiasi genere. Sempre a caro prezzo.

Ad esempio, per un lavoro di muratura di un’ora aveva preteso ben 800 euro. Mentre si era limitato a chiedere 350 euro per estrarre una chiave rotta dalla serratura. Il giudice lo ha costretto a risarcire la signora e al pagamento delle spese processuali per un totale di circa mille euro.

Questa, probabilmente, non sarà l’unica condanna a carico dell’intraprendente tuttofare perché altre vittime della sua esosità lo hanno denunciato seguendo l’esempio della signora.

E’ proprio vero che ai tempi del covid bisogna stare attenti a chi si fa entrare in casa.

Necrologio

E’ mancato all’affetto dei suoi cari Vaxzevria, meglio conosciuto come vaccino anticovid dell’AstraZeneca.

Ne danno il triste annuncio l’EMA, la ditta produttrice e i vaccinandi tutti, o quasi.

Partecipazioni al lutto.

Boris Johnson lo ricorda quando, quando con grande senso del dovere e sprezzo del pericolo si lanciò da solo contro il virus.

Speranza,  invece, non riesce a credere che sia morto. “Vaxzevria, è vivo e lotta insieme a noi,” ha dichiarato alle agenzie di stampa.

Anche Mario Draghi non riesce a farsene una ragione. “ Era giovane, pieno di vita e di qualità. Una soprattutto, costava così poco. 

Bersani ha dichiarato che la storia di quel farmaco è piuttosto strana. Molto simile alla sua famosa metafora del tacchino sul tetto che nessuno ha mai capito. Forse nemmeno lui.

I radical chic, invece, sono addolorati per la scomparsa del vaccino proletario, ennesima vittima dell’imperialismo americano

La Meloni si è detta dispiaciuta per la prematura dipartita ma non troppo. In fondo quel vaccino era figlio della perfida Albione. 

Salvini la pensa allo stesso modo, ma, per differenziarsi, ha detto che, in fondo, niente e nessuno è insostituibile. Il posto del defunto vaccino potrebbe essere preso da quello del suo amico Putin.

Il necrologio più addolorato è quello dei cosiddetti esperti e degli opinionisti. Il loro cruccio è che sia scomparso un medicinale efficace, efficacissimo, e sicuro, sicurissimo. Almeno fino a quando lo dirà Draghi.

Infine i più preoccupati sono gli esodati del vaccino. Quelli che hanno ricevuto la prima dose di Vaxzevria. Temono sia di ricevere la seconda dose che l’asl ha messo da perte per loro, sia di vedersi iniettare uno dei due vaccini di lusso. Idea che per molti è sedicente, ma il cocktail sarà indigesto?

Cattivi pensieri

“Ormai abbiamo imparato che i vaccini più moderni ed efficaci sono quelli basati sul cosiddetto RNA messaggero come quelli di Pfizer e Moderna. Ai quali presto si aggiungerà il Curevac, vaccino tedesco in attesa di approvazione dall’EMA. Ma i nostri politici che pensano di essere più furbi degli altri, puntano soprattutto su AstraZeneca, vaccino scadente e con un controllo qualità quanto meno distratto. Solo qualche giorno fa era un vaccino killer ma dopo la dichiarazione dell’EMA, in perfetto stile Toninelli, sul rapporto rischi-benefici, pensano di farlo anche alle galline.

Certo avevano cominciato ad usare Pfizer con gli anziani, ma solo perché era l’unico disponibile. Adesso, invece, AstraZeneca per tutti. Nella speranza che lo stellone italico ci protegga da reazioni avverse e lotti assassini.

Il motivo della scelta è semplice, costa poco. Infatti secondo il listino prezzi sfuggito prima di Natale. alla sottosegretaria al bilancio belga Eva De Bleeker, l’AstraZeneca, con 1.78 euro a dose è il vaccino più a buon prezzo del mercato. Infatti una dose di Pfizer costerebbe 12 euro, 10 una di Curevac e 18 una di Moderna. Mentre per avere la dose unica di Johnson & Johnson ci vorrebbero 8,50 euro. Al ragionier Draghi  e ai burocrati europei questo aspetto non sarà certo sfuggito. 

Il caso del lotto killer li aveva messi in difficoltà, ma dopo il parere dell’EMA, del tutto scontato, il vaccino firmato AstraZeneca è stato prontamente riabilitato da tutti i giornali che adesso ne esaltano l’efficacia citando ogni giorno gli straordinari risultati della campagna vaccinale inglese a base del vaccino low cost.

Tuttavia molti di noi vaccinandi italiani sono un  po’ perplessi perché il calo dei contagi in UK potrebbe essere dovuto, oltre che alle tante vaccinazioni, anche al prolungato lock down che non è ancora finito.

Mentre non si da molto risalto al fatto che i tedeschi, notoriamente molto scrupolosi, questo vaccino non lo vogliono proprio.

Abbiamo anche notato che ultimamente si parla meno di Israele, dove si sta tornando alla normalità dopo aver vaccinato più di metà della popolazione e i nuovi casi di contagio si registrano solo tra i non vaccinati. Da quelle parti, però, hanno usato solo il vaccino Pfiizer pagandolo ben 16 dollari a dose e sfatando così il luogo comune che li vuole taccagni come i genovesi se non di più.

Forse hanno pensato che la salute non ha prezzo. Mentre i neo liberisti europei pensano a quella del portafoglio. Oltretutto non sanno nemmeno fare bene i conti perché il costo di un vaccino, anche alto, sarà sempre inferiore a quello di settimane o mesi di locdown. 

Così, alla fine, a noi italiani senza santi in paradiso e conti in banca milionari, toccherà il vaccino della mutua, mentre i vip stanno già andando negli Emirati Arabi a farsi il vaccino buono della Pfizer. Nemmeno il Covid è riuscito a ridurre le diseguaglianze.”

Queste considerazioni le ha fatte un amico che lavora in una grande ditta farmaceutica e riassume le perplessità che, da queste parti, ha suscitato la controversa e tormentata vicenda del vaccino di Oxford, un disastro informativo, che rischia di minare la fiducia nei vaccini anti-Covid.

Intanto concediamoci una pausa, mettiamo da parte i cattivi pensieri e facciamoci qualche risata con i pesci d’Aprile che stanno per arrivare.  Buon Aprile e Buona Pasqua a tutti|

Diritto e castigo

Quando Enrico Letta ha rilanciato i tema dello ius soli l’eco è arrivata anche qui in periferia suscitando sorpresa, apprezzamento, ma anche qualche perplessità sostenuta da motivazioni a volte incredibili.

Come questa che ho letto in un giornale locale, qualche giorno fa. Si trattava del problema dell’immigrazione per arrivare allo ius soli. Il ragionamento dell’autore si sviluppava attorno a tre punti cardine. Anzitutto sosteneva che la religione islamica  ha ispirato migliaia di terroristi e quindi è una pericolosa dottrina che minaccia l’occidente. Considerazioni banali e già sentite in tutta la loro stupidità.

Ma poi si lanciava in una serie di considerazioni inedite, almeno per me, sullo ius soli. Una legge sbagliata perché imporrebbe la cittadinanza italiana anche a chi non la vorrebbe. In questo caso un neonato, che dovrebbe esprimere subito e chiaramente la sua opinione in materia.

Comunque,  quello posto dai sostenitori della legge è un falso problema, proseguiva imperterrito l’articolista, perché i bambini stranieri  nati in Italia hanno già la possibilità di avere la cittadinanza: devono solo aspettare  di compiere diciotto anni. 

Ma anche in questo caso,  e ancora di più con una eventuale legge sullo ius soli, possono sorgere serie complicazioni. Una soprattutto preoccupa il nostro. 

L’eventualità che un bambino straniero nato in Italia e, dunque automaticamente nostro connazionale, da grande  possa radicalizzarsi e diventare un jhidaista pronto a portare distruzione e morte nel paese che lo ha benevolmente accolto.

Certo questo, in teoria, potrebbe succedere, anche se speriamo che tra vent’anni il terrorismo islamico sia solo un brutto e lontano ricordo.

Tuttavia il nostro si preoccupa di un  altro aspetto che potrebbe sfuggire ai più, ma non a lui, che è una mente acuta. Si chiede infatti, come dovremo comportarci con quel bimbo se, da grande, dovesse diventare pericoloso, visto che non potremo espellerlo e rimandarlo al suo paese poiché sarebbe italiano a tutti gli effetti?

Un bel dilemma non c’è che dire.

Dal barbiere

Dal barbiere di solito, si parla del più e del meno. Per esempio di donne, di calcio o di politica. Anni fa andavo da un barbiere psicologo che sosteneva di poter capire la personalità dei suoi clienti dal taglio di capelli che gli chiedevano.

IL suo piccolo negozio era un luogo dove potevi rilassarti e fare una pausa dal ritmo di vita quotidiano. Ma ai tempi del Covid anche un taglio di capelli può riservare spiacevoli sorprese.

L’hanno scoperto a loro spese tre clienti di una barbieria del centro storico. Erano tranquillamente seduti sulle loro poltrone, mentre altrettanti barbieri si occupavano delle loro capigliature. Quando sono entrati nel negozio i carabinieri, ma non per farsi i capelli.

Hanno constatato che la metratura del locale permetteva l’ingresso solo a cinque persone e non a sei. Sulla porta non era indicato il numero massimo di persone ammesse nel negozio e i clienti non potevano saperlo. Tuttavia sono stati  invitati dai militari a seguirli in caserma, Due avevano i capelli tagliati a metà e il terzo li aveva bagnati. Ma i militari non hanno dato il tempo ai barbieri di finire il loro lavoro. Uno dei clienti ha anche chiamato il suo avvocato, ma non è riuscito ad evitare la multa di 280 euro.

Un piccolo episodio che dimostra come il Covid, con la conseguente sovrabbondate produzione di regolamenti che assomigliano pericolosamente alle gride manzoniane, ha peggiorato anche gli aspetti più semplici e consueti della vita di tutti i giorni. Non si può stare tranquilli neanche dal barbiere.

Presunto innocente

Noi italiani siamo soliti dividerci su tanti temi. Più o meno come la sinistra o quello che ne è rimasto. Ultimamente ci siamo divisi tra catastrofisti e ottimisti, aperturisti e rigoristi e, classico dei classici, tra colpevolisti e innocentisti.

Ma sul banco degli imputati  questa volta non ‘c’è una persona, ma il vaccino dell’Astra Zeneca. I colpevolisti, di solito, sono di destra: Spinti dal loro atlantismo novecentesco fanno il tifo per i vaccini made in USA.

Mentre a sinistra sono quasi tutti innocentisti. Quelli che appoggiano il governo Draghi sostengono che gli italiani devono approvare il controverso vaccino,  altrimenti potrebbe saltare il perfetto piano vaccinale del governo. Mentre la corrente radical chic della sinistra è convinta che ci sia un complotto per screditare il vaccino europeo a favore di quelli d’oltre oceano. 

Quello che è certo è che, al di là della sua reale efficacia e sicurezza il vaccino Astra Zeneca è sicuramente nato male, come il PD.

La casa farmaceutica, infatti, dopo avere previsto la somministrazione in due dosi, aveva annunciato che, forse, una dose era meglio di due. Con percentuali di efficacia che andavano dal 60 all’80% .Già questo aveva suscitato ironie e perplessità. Tanto più che i due vaccini americani dichiaravano percentuali prossime al 100%.

Con il risultato che anche parecchi addetti ai lavori, avevano sentenziato che i vaccini della Pfizer e di Moderna erano sicuramente migliori perché tecnicamente più moderni ed affidabili.

Poi è arrivato l’annuncio che il vaccino di Oxford era più adatto a persone tra i 18 e i 55 anni. Qualche giorno dopo il limite è stato alzato a 65 anni. Anche questo balletto certo non ne ha aumentato il gradimento. Ma, in seguito, sembrava potesse riprendere quota grazie alle notizie che arrivano da oltre manica dove, grazie alla vaccinazione di massa con il fatidico vaccino, i casi di contagio stavano scendendo velocemente.

Poi, però, a raffreddare gli entusiasmi ci ha pensato la notizia che, forse, non era efficace contro le varianti, in particolare contro quella sudafricana. Questo ha fatto scendere di un altro gradino la fiducia degli italiani e non solo.

Quindi è arrivata la mazzata finale: il lotto assassino. I media ci si sono avventati sopra come cani affamati su un osso. Qualcuno ha persino riesumato la tv del dolore, con collegamenti in diretta dalla casa delle presunte vittime del vaccino.

 A questo punto la fiducia nel farmaco di Astra Zeneca è precipitata sotto il livello di guardia. Nonostante  l’impegno dei soliti esperti nostrani e dii quelli  dell’EMA che snocciolano rosari infiniti di numeri e percentuali di reazioni avverse che cominciano tutte con uno zero virgola, far tornare la fiducia sembra difficile come far rientrare il dentifricio nel tubetto.

Tanto più che una grande fiducia verso questo farmaco non c’è mai stata.

Enrico 2, la vendetta

La proposta è sicuramente indecente e anche piuttosto insidiosa.

Gli hanno offerto una poltrona piuttosto scomoda, quella di segretario del PD. Qualunque politico con un un minimo di amor proprio di fronte ad una proposta del genere sarebbe fuggito a gambe levate. Il rischio di perdersi nel labirinto delle correnti del partito o di finire ostaggio di una o dell’altra è molto alto.

Avrebbe potuto fingere di non essere in casa, oppure di avere il telefono scarico, invece, lui, Enrico Letta, ha risposto. Ha riflettuto per un paio di giorni e ha accettato. Quindi ha deciso di porre fine all’esilio parigino per tornare sotto i riflettori con un ruolo di primo piano. Un ruolo scomodo e pericoloso che potrebbe finire male, oppure dargli l’opportunità di assaporare il gusto della vendetta che tante volte gli sarà passata per la mente.

Quello stai sereno non l’ha mai digerito e Renzi gli è rimasto sullo stomaco da quel giorno di sette anni fa, il 22 Febbraio del 2014, quando dovette consegnargli la campanella del primo ministro.

Questa potrebbe essere un’occasione insperata per regolare i conti con lui. Quelli che nel PD, Zingaretti in testa, vorrebbero sbarazzarsi di Renzi e della sua corrente saudita, devono aver pensato che lui potrebbe essere l’uomo giusto per questa missione quasi impossibile.

Certo la sua motivazione è forte, ma non si è mai dimostrato aggressivo né particolarmente deciso. In fondo viene dalla scuola delle DC dove si insegnava l’arte del compromesso e non quella dello scontro. Adesso, invece, bisognerebbe combattere in campo aperto e senza uno scudo crociato dietro cui ripararsi. Senza contare il rischio di essere impallinato dal fuoco amico.

Però potrebbe trovare un alleato in Conte, richiamato alle armi da Grillo, che un Matteo lo ha già liquidato e, probabilmente, non vede l’ora di fare altrettanto con il secondo. Formeranno una strana coppia, ma nessuno ci farà caso.

Da un anno ormai viviamo strani giorni.