Pensieri fuori dal comune

Queste elezioni comunali com annesso referendum non hanno suscitato molto interesse. Anche i vari commentatori a gettone hanno dimostrato scarso entusiasmo. Si sono quasi tutti limitati a sottolineare la tenuta del CDX dove si è presentato unito e le difficoltà dove era diviso. Come se il CDX fosse ancora quello degli anni novanta.

Ma hanno dovuto comunque registrare almeno un cambiamento, il sorpasso di FDI sulla Lega. Da qui parole di elogio, ma non troppe, per la Meloni, e imbarazzo quando parlano di Salvini, che dal Papeete in poi, non ne ha azzeccata una nemmeno per sbaglio. Il fallimento clamoroso di un referendum ormai scaduto da tempo è solo l’ultimo infortunio di una lunga serie. Tutti sanno che ormai è sulla rampa di lancio, pronto per essere lanciato fuori dalla segreteria della Lega. Vorrebbero che uscisse presto di scena, ma nessuno ha il coraggio di dirlo.

Temono che la continua perdita di consensi della Lega, alle prossime elezioni politiche, potrebbe non essere compensata dai crescenti consensi per FDI. Infatti parecchi elettori di FI, ormai orfani di Berlusconi. potrebbero non gradire l’estremismo della Meloni e rimanere a casa diminuendo così i voti del CDX anche se si presentasse unito. Ma si tratta di cose che si pensano, ma non si dicono.

Mentre quello che politici e derivati non riescono nemmeno a pensare, è la costante, disperata ricerca di facce nuove degli elettori stanchi di partiti  senza idee e dei soliti inamovibili noti.

Un atteggiamento forse più evidente a  sinistra. Ma, ogni volta che succede, tutti manifestano stupore e incredulità. Come nel caso  del risultato a sorpresa di Damiano Tommasi, un ex calciatore che a Verona ha surclassato i due del CDX e minaccia di vincere il ballottaggio.

A destra temono di perdere, mentre a sinistra,  temono di vincere con un candidato che non è un politico e per di più ha avuto l’accortezza di non farsi vedere insieme ad esponenti del PD. 

Comunque vada per il PD e per gli altri partiti non sarà un successo. Ma loro faranno finta di niente. 

Squilli

Un paio di anni fa stavo per liberarmi del telefono fisso, ma poi la Tim mi ha gentilmente “regalato” internet.

Prima per collegarci alla rete usavamo il cellulare, ma per qualcuno era una procedura noiosa e la linea non sempre stabile. Così abbiamo accettato il “regalo”.

Certo la linea è quella della vecchia ADSL, ma funziona bene pur non essendo superveloce. Mia moglie ha apprezzato.

L’unico effetto collaterale è che, visto che sul telefono fisso non ci chiama più nemmeno il prozio ottantaduenne, ogni volta che suona sappiamo che all’altro capo del filo c’è qualcuno che cerca di venderci qualcosa.

Ma, da una decina di giorni, qualcosa è cambiato. A chiamare non sono più venditori, ma sondaggisti.

Domenica ci sarà il primo turno delle elezioni comunali e, più o meno ogni due giorni, qualcuno vuole sapere per chi voteremo.

Domenica e martedì ha risposto mia moglie e oggi ho riposto io. Ormai stiamo al gioco e ci divertiamo a dare ogni volta risposte diverse.

Ad alcuni amici sta succedendo la stessa cosa.

Adesso capisco perché i sondaggi sono spesso inaffidabili.

Guardie e ladri

Abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità (Legge Severino) e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi.

Limitazione delle misure cautelari nel processo penale.

Separazione delle carriere dei magistrati.

Partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari.

Abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura.

Questi quesiti vi ricordano qualcosa? Sicuramente vi sono famigliari visto che i concetti che esprimono li avete sentiti ripetere migliaia di volte negli ultimi 28 anni.

Nemmeno la pandemia è riuscita a metterli da parte. A farli tornare di attualità ci aveva pensato la ministra Cartabia con la sua riforma della giustizia che aveva suscitato l’ennesima ondata di polemiche. 

Tutto era cominciato all’inizio degli anni novanta con la  breve stagione di Tangentopoli in cui le guardie inseguivano i ladri. 

Ma poi, a poco a poco, la situazione si era invertita e i ladri avevano cominciato ad inseguire le guardie. 

Questi quesiti referendari, che dovremmo votare il 12 Giugno prossimo, promossi da Lega e Radicali con l’appoggio di Forza Italia, nel loro linguaggio legal-burocratico vorrebbero trasformare in legge questo semplice concetto, mettendo sotto il controllo del governo il potere giudiziario. 

Nonostante sia ormai fuori tempo massimo questo referendum e le sue finalità interessano ancora parecchio ad alcuni politici, anche se fino ad ora non ne hanno parlato molto. Forse contano sull’effetto sorpresa.

Infatti molti elettori entreranno nei seggi convinti di votare solo per l’elezione del sindaco e, invece, si ritroveranno in mano altre cinque schede con su scritte cinque domande formulate poco chiaramente. 

Potrebbero anche decidere di votare e magari di votare si?

Piuttosto improbabile. Così come improbabili sono i politici promotori e sostenitori del referendum.

Ritorni

Nella vostra città nessuno ha il coraggio  di candidarsi alla carica di sindaco? Niente paura, possiamo prestarvene qualcuno. In Emilia di aspiranti sindaci ce ne sono a decine. Solo a Parma erano ben 12 i candidati alla poltrona di primo cittadino e un tredicesimo aveva deciso, all’ultimo momento, di non buttarsi nella mischia.

Ma il Tar confermando la decisione della commissione elettorale del comune ha escluso le liste delle due uniche candidate donne. Problemi burocratici. Forse.

Tra i tanti aspiranti alla poltrona di primo cittadini spiccano i due, che secondo i sondaggi, dovrebbero contendersi la vittoria. Uno è Michele Guerra, professore universitario quarantenne, già assessore alla cultura nell’amministrazione uscente. E’ appoggiato dal PD, da Effetto Parma, il gruppo del sindaco uscente PIzzarotti ed altre associazioni.

Mentre l’altro è Pietro Vignali ex sindaco, che era stato costretto alle dimissioni nel 2011 perché indagato, nell’ambito dell’inchiesta Public Money, per abuso d’ufficio, corruzione e peculato. In seguito in comune arrivò un commissario che trovò le casse comunali vuote e un debito di oltre 800 milioni di euro. Recentemente Vignali è stato riabilitato, ma per quanto riguarda il solo reato di abuso d’ufficio.

Mentre per gli altri due capi di imputazione aveva patteggiato due anni di reclusione, con pena sospesa, e risarcito il comune con 500 mila euro. La lega e FI hanno deciso di appoggiarlo dopo aver superato qualche perplessità. Mentre FDI  ha preferito presentare un suo candidato.

Secondo i sondaggi, un discreto seguito dovrebbe comunque averlo, visto che lo danno al ballottaggio con Guerra che, alla fine, dovrebbe vincere riportando alla guida del comune quel che rimane della sinistra dopo più di vent’anni di sconfitte. 

Qualcuno ha fatto notare che, a volte, le vicende politiche della città emiliana hanno anticipato quello che sarebbe successo nel resto del paese. Ad esempio le dimissioni di Vignali avevano anticipato di qualche settimana quelle di Berlusconi e le successive elezioni avevano visto la vittoria di un incredulo Pizzarotti, che diventò il primo sindaco grillino d’Italia.

Quindi queste elezioni diranno se gli elettori sceglieranno un ritorno al passato scegliendo un usato poco sicuro oppure un ritorno al futuro, seppure incerto, quello dell’alleanza tra PD e quello che rimane dei grillini.

Il cugino svizzero

Ieri ho incontrato un mio lontano cugino, non ricordo più di quale grado, tornato in Italia dopo qualche anno di assenza, per un periodo di vacanza. Vive in Svizzera, dove era emigrato una ventina di anni fa e lavora, come tecnico informatico, al Cern. Ci siamo visti in una via del centro e ci siamo fermati in un bar a prendere un caffè. 

Era da quelle parti per fare acquisti e cercava un certo negozio di abbigliamento dove andava abitualmente anni fa, ma non l’aveva trovato. Gli ho spiegato che quel negozio ha chiuso i battenti da tempo, come tanti altri. La crisi economica infinita e poi il Covid hanno colpito duro anche qui.

Lui si è dispiaciuto, ma poi ha aggiunto che adesso sicuramente andrà meglio. “Al governo c’é Draghi, ha detto, l’uomo che ha salvato l’euro, quindi siete in buone mani, anzi ottime. Infatti il PIL sta risalendo rapidamente dopo la pandemia.” Ho ribattuto che adesso c’è la guerra e il PIL è  già sceso sotto zero. Ma lui, senza esitare, ha risposto che la guerra prima o poi finirà con la sconfitta di Putin e l’economia si riprenderà presto. Sorpreso, gli ho chiesto da dove venisse tanto ottimismo.

Allora mi ha spiegato che, pur vivendo all’estero, segue le nostre vicende politiche ed economiche leggendo regolarmente i giornali italiani, soprattutto Repubblica e il Corriere della Sera. A questo punto ho cercato di spiegargli che quelli sono giornali filo governativi che hanno un punto di vista spesso lontano dalla realtà. Che in Italia ci sono in media tre morti sul lavoro al giorno, che gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa, che il lavoro precario è diventato la regola e che i diritti dei lavoratori sono stati molto ridotti. Di fronte a questo elenco di problemi si è detto stupito, ma ha ribadito la sua fiducia in Draghi.  

Ma, poco dopo, mentre parlava della sua vita a Ginevra mi ha confidato l’intenzione di comprare un appartamento, piccolo perché da quelle parti costano tanto. Ha detto che intendeva farlo soprattutto per investimento. “Perché in Svizzera tenere i risparmi in banca non conviene più come una volta. Investire i titoli, azioni od obbligazioni è diventato rischioso e per lasciare i soldi sul conto corrente bisogna pagare il deposito.” Allora gli ho fatto notare che ad introdurre i tassi negativi sui depositi bancari era stato Draghi quando era a capo della BCE.  Provvedimento che, in seguito, era stato adottato anche da alcune banche svizzere.

A questo punto, si è un pò rabbuiato , sia pure per un attimo. Forse sono riuscito a fargli venire il dubbio che i Italia non viviamo nel migliore dei mondi possibili. Chissà!

Ritorno ad un grigio passato

Un paio di settimane fa leggendo certi titoli dei giornali sembrava che le BR fossero tornate. Con una differenza non trascurabile. Questa volta, infatti, i presunti brigatisti non usano il mitra o la pistola, ma uno strumento assai meno pericoloso: la chitarra.

E’ successo in un circolo Arci di Reggio Emilia dove, il primo maggio. a salire sul palco è stata la band rap-trap dal nome inequivocabile :P38, che richiama direttamente l’arma simbolo degli anni di piombo. Pare che sul palco sventolasse anche la bandiera con la stella a cinque punte e che i testi delle canzoni abbiano numerosi riferimenti alle BR. Quindi c’erano tutti gli elementi far esplodere la polemica. Sebbene tardiva perché la band nei mesi scorsi \si era esibita a Roma, Firenze, Bergamo, Padova e Bologna senza troppo clamore. Mentre a Reggio Emilia, la città dove le Br vennero fondate nel 1970, adesso potrebbero volare le querele.

Un movimento di destra della città emiliana ha chiesto “la chiusura del locale che ha permesso un tale scempio”. Pare che anche Maria Fida Moro, la figlia dello statista ucciso dalle BR, abbia intenzione di querelare i componenti della P38. Mentre Il presidente del circolo Arci, difende la band. “È solo un’esibizione artistica. Il trap per vocazione tratta tematiche estreme e provocatorie. Il mondo della musica è pieno di esempi di natura dissacrante, come la canzone ‘Jurii spara’ dei Cccp.”

In seguito la notizia è sparita dalle pagine dell’Ansa che l’aveva lanciata. Poi, un paio di giorni fa, alcuni giornali hanno annunciato l’avvenuta identificazione dei componenti del gruppo che, di solito, suonano con il viso coperto da un passamontagna.

Chissà se la cosa avrà dei risvolti giudiziari oppure se, per dirla con Bennato, i brani della band saranno considerati solo canzonette, e i loro autori ragazzi disposti a tutto pur di farsi notare.

Comunque vada a finire, di sicuro il panorama politico dagli anni settanta ad oggi è molto cambiato. Non si può più parlare di opposti estremismi. Infatti a destra c’é parecchio movimento,  mentre a sinistra c’è poca vita anche al sabato sera. 

Per di più se le BR tornassero davvero non sarebbe necessario un nuovo compromesso storico visto che al governo c’è il partito unico ma, soprattutto, non ci sono più politici come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer.

Il Primo Maggio più bello

Luigi non aveva molta voglia di andare in paese a festeggiare il primo maggio. Ma tutti quelli che passavano dalla strada che scendeva dalla collina lo invitavano ad andarci. Dicevano che c’era la banda, da mangiare, da bere e anche da ballare. Così tirò fuori dall’armadio il vestito buono, salì sulla vecchia bici e si diresse verso la piazza del paese. C’era tanta gente e un’atmosfera di festa contagiosa.

La banda era formata da quattro elementi. Uno suonava la fisarmonica, un altro la tromba, un altro ancora i piatti e infine un ragazzo provava a suonare il violino. Dopo vari tentativi di suonare in armonia, la fisarmonica prese il sopravvento e cominciò a suonare walzer. Si formarono subito parecchie coppie e iniziarono le danze.

Luigi non sapeva ballare e allora si diresse verso il bar della piazza alla ricerca di un vero caffè dopo tanta cicoria. Non appena entrò nel locale il barista gli andò incontro e gli disse che, forse, aveva una buona notizia per lui.

Nel suo locale c’era l’unico telefono del paese e qualcuno aveva appena chiamato dalla città per dire che cinque ragazzi del paese, che erano stati deportati in Germania, erano arrivati da poco in stazione. Luigi pensò subito che uno di quei ragazzi avrebbe potuto essere suo figlio. Quindi doveva andare in città al più presto. In bicicletta avrebbe impiegato troppo tempo per percorrere più di venti chilometri e poi ci voleva un mezzo per riportare a casa i ragazzi.

Allora sparse la voce tra la folla ed il falegname del paese disse che aveva un camioncino abbandonato dai tedeschi e si poteva andare in città con quello. Dopo pochi minuti erano già partiti. Mezz’ora più tardi arrivarono in città e, poco dopo, in stazione. Luigi entrò  nella sala d’aspetto e si guardò subito intorno alla ricerca di una faccia famigliare.

In un angolo vide cinque ragazzi con dei vestiti troppo larghi che li facevano sembrare ancora più magri. Avevano tutti la barba e i capelli  lunghi ed erano irriconoscibili.  Finché, dopo qualche istante, che a Luigi sembrò interminabile, uno di loro gli si avvicinò e lo abbracciò senza dire una parola. Era suo figlio Mario che non vedeva da più di due anni. Magro, debole, stanco, ma ancora vivo. 

Questa storia mi è stata raccontata più volte dal nonno Luigi che la concludeva sempre dicendo che quello del 1945 fu il più bel primo maggio della sua vita.

A tutto gas

“Il gruppo Eni si sta preparando ad aprire conti in rubli presso Gazprombank Jsc, consentendole di aderire alle richieste di Mosca che prevedono un meccanismo di conversione in rubli dei soldi pagati per acquistare il gas. Lo scrive l’agenzia Bloomberg citando persone che hanno familiarità con la questione. Il gruppo non ha voluto commentare.

Ieri la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha invitato le aziende a non piegarsi alle richieste della Russia, affermando che il meccanismo predisposto dal Cremlino comporterebbe una violazione delle sanzioni.

Bruxelles ha però dato l’ok all’apertura dei conti preso Gazprombank. Le prossime scadenze di pagamento del gas russo sono previste per metà maggio.

Quattro acquirenti di gas europei avrebbero però già pagato in rubli e altri dieci hanno aperto i conti presso Gazprombank pur non avendoli ancora utilizzati. Eni vuole solo più chiarezza sulle linee guida e rispetterà le sanzioni, hanno affermato le fonti citate da Bloomberg. L’importante operatore tedesco Uniper , un massiccio acquirente tedesco di gas russo, ha anche affermato di ritenere di poter continuare a fare acquisti senza violare le sanzioni.”

Notizia letta ieri sera tardi sul Fatto Quotidiano e oggi sparita o nascosta in mezzo alle notizie sulla guerra di alcuni giornali. Se a questa notizia aggiungiamo il fatto che il nostro tanto decantato aumento del PIL è già svanito e sceso sotto zero, possiamo concludere che noi, insieme al resto d’Europa, non siamo messi molto bene.

Dopo quasi tre mesi di guerra, proclami bellicosi, fantasiose ipotesi di ritorno al carbone e forniture alternative di gas, mentre quello che rimane dell’Ucraina ancora resiste, noi ci siamo già arresi. Anzi  siamo alla canna del gas. 

C’era una volta

C’era una volta il 25 Aprile. Era la festa di tutti tranne che dei fascisti che se ne stavano in fondo a destra a ricordare i bei tempi del Duce. Poi un tizio di Arcore ha pensato bene di farli uscire dal loro angoletto perché gli sarebbero serviti per vincere le elezioni e tutelare i suoi interessi.

Nelle sue televisioni cominciò così una campagna di revisionismo storico senza precedenti. La Resistenza fu ben presto ridotta a guerra civile, a derby tra fascisti e comunisti, come dichiarò il futuro DJ del Papeete nel 2018.

I partigiani da combattenti per la libertà diventarono feroci assassini assetati di sangue che uccidevano chiunque non la pensasse come loro. Dispiace ricordare che uno dei più accaniti sostenitori di questa tesi è stato Giampaolo Pansa, che raccontò decine e decine di crimini commessi dai partigiani rossi, però senza fare né nomi né cognomi, ma solo soprannomi.

Ancora oggi, ogni tanto, si sente ripetere che il Duce fece anche cose buone. Con il risultato che il 25 Aprile da festa di tutti è diventata una ricorrenza divisiva. Orribile espressione che rivela come l’antifascismo sia stato ridotto a semplice opinione da esprimere solo in presenza di un contraddittore con idee opposte. Per rispettare la par condicio, naturalmente.

Dopo due anni di pandemia e manifestazioni virtuali, sembrava difficile riuscire nel solito gioco di sminuire il significato della ricorrenza. Ma poi è arrivata la guerra e la censura.

Quindi non si possono avere dubbi sull’accostamento tra la resistenza e ucraina a quella italiana e non si possono esprimere idee pacifiste. Altrimenti si viene subito accusati di intelligenza col nemico.

A proposito di pacifisti ,ieri sui giornali più diffusi non c’era una riga sulla marcia di Assisi. La guerra deve continuare.

Un’oasi di quiete

Qualche giorno fa sono andato in collina a trovare un amico che sta restaurando un antico casale. Ogni volta che ci vado apprezzo la quiete, il silenzio di quella collina rotto solo dallo stormire delle fronde, dal cinguettio degli uccelli e dai versi dei coloratissimi pavoni che girano liberi tra gli alberi del bosco.

Il posto ideale per lasciarsi alle spalle, seppur momentaneamente, le preoccupazioni quotidiane, la pandemia e la guerra. Dicono che qualche secolo fa, da quelle parti, abitasse un eremita.

Al ritorno lungo la strada sterrata e polverosa che porta ad una strada provinciale ho visto da lontano un ragazzo appena sceso dalla sua auto che aveva in mano uno strano arnese.

Quando gli sono passato vicino ho visto che impugnava un mitra, un mitra vero, forse il tristemente famoso Kalasnikof.

Non appena arrivato alla strada provinciale ho pensato di avvisare i carabinieri, ma poco dopo li ho incontrati mentre si dirigevano sul posto. Non so come sia andata a finire la faccenda.

Il mio amico mi ha detto che girava voce che il ragazzo armato fosse un ucraino che stava prendendo confidenza con il mitra con l’intenzione di tornare in patria a combattere. Ma è stato fermato e accusato di possesso illegale di arma da guerra. Chissà se è vero. Mi è sembrato tutto così surreale.

Comunque sia, mi sembra che non si possa più stare tranquilli da nessuna parte.