Ricorsi

Da tangentopoli in poi sono diventati sempre più frequenti i ricorsi. Anzitutto quelli contro le sentenze dei tribunali. Anche oggi, ai tempi della prescrizione, che Draghi e soci hanno ribattezzato improcedibilità, il ricorso è la procedura più seguita da qualsiasi avvocato.

Anche molti di noi, pur non avendo pendenze penali, hanno imparato a fare ricorso contro una multa ritenuta ingiusta o una cartella esattoriale salata. In questi giorni si parla molto di quello contro il Green Pass.

Poi ci sono i ricorsi storici, che di solito, vengono promossi da  politici o personaggi in cerca del loro quarto d’ora di celebrità.

Un classico è la proposta di riaprire i bordelli del tempo che fu. Ogni volta se ne riparla e se ne discute come se fosse la prima volta.

Per non parlare delle proposte di abolire l’aborto, la pillola del giorno dopo o degli infiniti emendamenti al ddl Zan. Il sesso tira sempre.

Poi c’è un altro classico ricorso storico che, ogni tanto, ritorna, quello del nucleare. L’energia pulita e inesauribile che avrebbe dovuto liberarci dalla schiavitù del petrolio. Qualcuno ne vorrebbe costruire una in Lombardia.

Eppure non siamo ancora riusciti a completare lo smantellamento di quella di Caorso, a pochi chilometri dalle terre lombarde, e nemmeno quello delle altre tre centrali costruite sul suolo patrio.

Infatti continuiamo a pagarlo nella bolletta elettrica sotto la voce oneri di sistema.

Ma per qualcuno Chernobyl è solo una serie televisiva e Fukushima un film. Mentre i due referendum che hanno messo al bando le centrali forse erano giochi a premi.

I neo-nuclearisti sanno o dovrebbero sapere che non è così, ma contano sul fatto che molti  italiani hanno la memoria corta e quindi perché non tentare un ricorso?

Cielo di fine estate

Da un anno e mezzo, o forse più, mi sembra di essere diventato un semplice spettatore delle stagioni che passano veloci. Non riesco più a viverle appieno come sempre. Come tutti non vedo l’ora che arrivi una stagione nuova. Che sia tiepida, calda o fredda non ha importanza, purché segni l’inizio di una nuova stagione senza il maledetto virus.

Buona Domenica

Attenti al pass

Un’amica insegnante qualche giorno fa stava per ricevere la seconda dose di vaccino anti-covid. Casualmente ne aveva parlato con il preside e lui le aveva fatto sapere che, il giorno dopo la vaccinazione, per entrare a scuola lei avrebbe dovuto esibire il risultato, ovviamente negativo, di un tampone.

Lei, stupita, ha chiesto il motivo di questa richiesta. Allora lui le ha spiegato che, secondo le regole dettate dal governo, il Green Pass che aveva ricevuto dopo la prima dose era valido solo fino al giorno della seconda.

Dopo di che avrebbe dovuto aspettarne un altro aggiornato. Ma nel  frattempo ne sarebbe stata priva e quindi avrebbe potuto entrare a scuola solo dopo aver fatto un tampone.

Il nuovo GP  è arrivato dopo circa 48 ore e dopo un tampone fatto in farmacia alle sette e mezzo del mattino.

Brunetta ha dichiarato che con il GP l’Italia è all’avanguardia. Ma, a quanto pare, con la burocrazia siamo ancora piuttosto arretrati.
Ma non doveva semplificarla?

Giocattoli

La vendita di giocattoli pare sia aumentata del 18% nell’anno orribile  2020.

Il gioco oltre al valore pedagogico ha avuto un ruolo importante nel distrarre i bambini dal pesante clima della pandemia che li aveva costretti in casa per parecchie settimane.

I produttori di giocattoli hanno quindi visto crescere il loro giro di affari e si sono impegnati a migliorare i loro prodotti rendendoli più ecologici e accessibili. Ad esempio mettendo sul mercato giocattoli di materiale riciclabile oppure dando la possibilità di affittare quelli più costosi.

I bambini non hanno dovuto aspettare Babbo Natale per avere nuovi giochi e ringraziano.

E noi adulti? Anche noi siano andati a comprare i nostri giocattoli preferiti, anche se decisamente più costosi di quelli dei nostri bimbi.

In particolare ci siamo lanciati su quelli elettronici, computer smartphone, tablet e smart tv.

Dopo averne abusato durante il lockdown abbiamo sentito il bisogno di cambiarli con la scusa che erano ormai frusti e obsoleti.

Alcuni sono anche andati oltre e si sono regalati il giocattolo preferito da molti italiani:l’automobile. O, almeno, hanno preso in considerazione questa possibilità.

Perché la scelta non è semplice. Nonostante la sovrabbondante offerta di modelli il dilemma riguarda la motorizzazione.

Benzina, diesel, ibrida o elettrica, questo è il problema.

Così, per molti, questa scelta si è rivelata più impegnativa del previsto e, a poco a poco, è diventata un passatempo, un gioco a sua volta. Conosco gente che da mesi e mesi gira per concessionari provando e riprovando le varie possibilità e i relativi modelli.

Ma, forse, la scelta giusta è quella suggerita dal figlio di un amico che, dopo aver visto tante auto insieme al papà, ha deciso che lui preferirebbe un’astronave.

Il mezzo più adatto per fuggire da questo pianeta impazzito.

Non solo grinpa

Il dibattito sul green pass è sfibrante, noioso ed inutile. Assomiglia a certe discussioni della sinistra che non arrivavano mai ad una conclusione. Semina confusione e raccoglie incertezza.

A cominciare dalla sua collocazione politica. A prima vista sembrerebbe una cosa di sinistra. Infatti quelli più a sinistra lo sostengono senza esitazione. La destra è contraria, ma non tutta. Salvini si è vaccinato e ha il grinpa in tasca, ma non vuole farlo sapere troppo in giro. Inoltre è una misura varata da un governo di destra.

Infatti. quello di Draghi, che è un uomo di destra, è appoggiato da due terzi del centro destra, dai 5stelle che hanno un piede a destra e uno a sinistra. e dal PD che è ormai diventato un partito di destra, seppure moderata.

Mentre i no vax sono di estrema destra. Minoranza rumorosa come da tradizione ormai centenaria. Poche idee ma chiare. Il Covid non esiste, ma se ne incontriamo uno lo facciamo secco con un colpo di pistola.

Comunque sia il dibattito sul grinpa sta diventando ogni giorno più inutile. Oltre l’80% degli italiani si è vaccinato e altri ne seguiranno. Inoltre il Covid, che in questa ultima ondata è rimasto su livelli decisamente più bassi che in quelle precedenti, pare stia lasciando, seppure lentamente, il campo. 

Dopo di che potremo tornare a parlare non di dittatura sanitaria, ma del neofascismo latente che domina questa epoca disgraziata.

Quello che mette il profitto al primo posto. Quello che trascura la sicurezza sul lavoro e ogni giorno provoca morti bianche.

Quello che vorrebbe ammanettare i dipendenti al posto di lavoro. Quello che costringe gli operai a lavorare per dieci giorni di seguito, prima a di poter avere un giorno di riposo.

Quello che concede otto o dieci minuti di pausa a chi lavora per otto o dieci ore di seguito.

Quello che vorrebbe abolire il RDC, diventato per molti vitale con l’arrivo del Covid, e dare i soldi risparmiati agli industriali.

Di questo bisognerebbe discutere, perché il Covid passerà, ma le ingiustizie rimarranno.

Otto Settembre

Il generale Castellano e Eisenhower a Cassibile

Oggi è l’8 Settembre. l?anniversario dell’armistizio tra italiani e americani. Venne firmato a Cassibile in provincia di Siracusa il 3 Settembre del 1943, dal generale Castellano, inviato da Badoglio, e da Eisenhower, ma fu reso noto solo cinque giorni dopo.

Quella firma gettò l’Italia nel caos e lasciò molti italiani in balia dei tedeschi desiderosi di vendicarsi per il tradimento italiano.

Da al 1945 ad oggi ogni anno, sui giornali, si rievocava quel giorno fatidico che diede inizio alla fase finale della resistenza.

Oggi, invece, nel 2021, se cercate otto settembre sui giornali vengono fuori i dati dei contagi odierni.

Sarà colpa dei Covid anche questo silenzio?

Genitori e censori

La storia della censura in tv è lunga. Nella Rai degli anni cinquanta e sessanta era proibito pronunciare parole come delitto, divorzio, amante, figlio illegittimo.

Ma soprattutto la Dc di allora era molto attenta, quasi ossessionata, da tutto quello che riguardava il sesso. Ad esempio era vietatissima la parola membro .Perfino un innocuo aggettivo come magnifica era stato messo al bando con una singolare motivazione. Un telespettatore avrebbe potuto accendere la tv mentre qualcuno pronunciava  le ultime quattro lettere della parola.

Adesso sulle parole, di solito, c’è molta meno attenzione salvo parolacce e bestemmie occasionali. Ma, evidentemente c’è qualcuno che vive nel passato e considera ancora censurabili parole ed espressioni ormai entrate nel lessico quotidiano e che, magari, a suo tempo erano diventate veri e propri tormentoni che identificavano immediatamente un personaggio.

Come il porca puttena che Lino Banfi, nel ruolo di Oronzo Canà, mediocre e sempre agitato allenatore di calcio, usava spesso come intercalare nel film “L’allenatore nel pallone” uscito nel 1984 e diventato, per alcuni, un cult movie.

Allora nessuno pensò di censurare quell’imprecazione.

Adesso, invece, nel 2021, il Moige (movimento italiano genitori) ha presentato un esposto contro lo spot della Tim dove lo stesso Banfi citando Canà rilancia quell’espressione che, secondo loro è volgare e potrebbe turbare le tenere menti dei bambini.

Un episodio del genere dovrebbe suscitare solo qualche risata e nulla più. Invece nel neo medioevo che stiamo vivendo dove imperversano la pestilenza e l’ignoranza, è stato preso molto sul serio.

Al punto che la Tim ha deciso di mandare in onda lo spot con l’espressione incriminata in orari al di fuori della fascia protetta. Ma sostiene che non si tratta di censura, per carità. Quella appartiene al novecento.

Per un pezzo di pane

Avrei voluto andare al mare, come sempre. Di solito ci andiamo tra le fine di Giugno e l’inizio di Luglio, ma quest’anno mia moglie è riuscita ad avere le ferie solo a cavallo di Ferragosto e al mare era tutto pieno. Così siamo andati nel nostro eremo appenninico, la casa costruita dal nonno di mia moglie.

Una grande casa che doveva ospitare lui sua moglie e i loro sette figli. Si trova in un piccolo paese di duecento anime dove l’unica attrattiva è una trattoria aperta da poco. Da qualche anno è arrivata addirittura la fibra, ma noi abbiamo disdetto il telefono fisso da tempo e dobbiamo accontentarci di un debole segnale che entra dalla finestra della cucina. Di solito i miei soggiorni lassù sono noiosi, ma quest’anno in paese c’era una certa agitazione. Infatti quelli dell’unico caseificio hanno deciso di aprire uno spaccio dove vendere direttamente i loro prodotti.

C’è stata l’inaugurazione e la benedizione del parroco con la presenza del sindaco del paese limitrofo che è grande abbastanza da fare comune. I soci del caseificio desideravano comparire sulle pagine che il giornale locale dedica alla cronaca della provincia e hanno chiesto aiuto a me. Ho accettato con piacere visto che non avevo niente altro da fare. Ho contattato la redazione non senza difficoltà e ho spedito l’articolo con relativa foto di gruppo dei soci. Questo succedeva di martedì. La domenica dopo non era stato ancora pubblicato.

Erano tutti delusi e amareggiati e qualcuno, sotto sotto, cominciava a dare la colpa della mancata pubblicazione a me. Allora ho cominciato a spedire email di sollecito al giornale e il glomo dopo l’articolo è stato pubblicato con un certo risalto. Ma c’era una nota stonata.

La firma non era la mia ma quella di un corrispondente da un paese vicino. Alle mie proteste il caporedattore mi ha detto che si è  trattato di un errore dell’impaginatore che vedendo un articolo proveniente da quella zona aveva pensato che fosse del corrispondente abituale. Ho chiesto un’errata corrige, ma mi hanno spiegato che non era possibile perché non sono un loro collaboratore.

In tanti anni passati a scrivere per giornali e riviste una cosa del genere non mi era mai successa.

In compenso. però, ho ricevuto da uno dei soci del caseificio un sostanzioso omaggio: una micca di pane fatto in casa.

Furto certificato

A volte un pezzo di carta può toglierti dai guai. A dispetto di quelli che dicono che non serve a niente. Qualche giorno fa una signora è entrata in alcuni negozi di un outlet e ha fatto incetta di capi firmatI per un valore di circa mille euro.   Fin qui niente di strano.  Se non che la signora è uscita con la sua spesa senza pagare. Pensando ad  un banale tentativo di taccheggio gli addetti alla sicurezza hanno fermato la signora trattenendola fino all’arrivo dei carabinieri. Lei, però non si è scomposta e ha mostrato loro un certificato medico che attestava una malattia da cui è affetta. Cosa c’entra una malattia con un furto? Parecchio, se la malattia in questione è la cleptomania. Tuttavia, nonostante la malattia la signora, probabilmente, aveva scelto con cura i capi di abbigliamento perché alla fine li ha comprati sborsando mille Euro senza battere ciglio.