Un giornalaio speciale

Alla domenica mattina o nei giorni festivi, di solito verso le undici, suonava il campanello di casa. Non era necessario chiedere chi fosse. Sapevamo che era Regolo e portava il giornale. Non uno qualsiasi, ma il suo giornale, l’Unità. 

Aveva più di ottanta anni, ma voleva ancora dare il suo contributo al partito e continuava a distribuire il giornale in qualsiasi stagione e con qualunque tempo. 

Perché non era un tipo qualunque. Nel 1922  si era unito agli arditi del popolo che combattendo sulle barricate nell’oltretorrente. a Parma, avevano respinto i fascisti di Italo Balbo. Poi era stato partigiano.  

Dopo la guerra aveva partecipato alla costruzione, con ore e ore di lavoro volontario, della sezione del partito che si trovava a pochi metri da casa nostra. Quindi per lui fare il giro di un paio di strade a consegnare giornali era una cosa da niente. 

L’Unità da lui la compravano tutti. anche quelli che non erano comunisti e, magari, neppure di sinistra.

Ma, una domenica nessuno suonò alla porta. Allora mio padre, da anni abituato a leggere il giornale dopo il pranzo domenicale, mi mandò all’edicola poco distante a comprarlo. 

Mentre tornavo a casa sfogliai il giornale e nelle pagine locali trovai la foto di Regolo e il suo necrologio. L’unica ragione che gli aveva impedito di suonare, ancora una volta, i campanelli della via. 

Ma gli aveva permesso di arrivare nelle case insieme al suo giornale per l’ultima volta.

BastaZeneca

Noi italiani siamo abituati e vedere leggi che si contraddicono, regolamenti direttamente ispirati dal famoso comma 22 e labirinti burocratici dove perdersi è inevitabile. Ma questa volta per ottenere un certificato,  il fatidico Green Pass non si rischia solo di perdere tempo e denaro, ma anche la vita.

In questi giorni è successo ai giovani allettati dalla prospettiva di una vaccinazione veloce con relativo certificato  che permette di andare in vacanza oltre confine. A tanti, per fortuna, è andata bene: Alcuni hanno avuto reazioni avverse ma non gravi, mentre una ragazza sta lottando per sopravvivere.

Un’altra, invece, non c’è l’ha fatta. E’ morta oggi pomeriggio a Genova. Si chiamava Camilla e aveva solo 18 anni.

Prima di lei altre due giovani donne hanno perso la vira in Liguria nelle scorse settimane fa è morto anche un uomo di 54 anni, anche lui, probabilmente, in seguito alla vaccinazione con AZ.

Ma il governo e alcune regioni si sono lanciati da tempo in una corsa sfrenata alla vaccinazione di massa, come se si trattasse di un gioco a premi. Erano talmente ansiosi di raggiungere i loro obiettivi che hanno barato proponendo ai giovani una vaccinazione immediata, purché  fatta con il famigerato vaccino AstraZeneca.

Non è bastato il fresco ricordo del lotto killer scoperto in Marzo a fermarli e neppure la circolare del ministero della salute del 7 Aprile e quella dell’Ema del 23 Aprile dove si raccomandava di vaccinare con AZ gli over 60 . Che, tra parentesi, non hanno gradito molto questa decisione.

Ma noi italiani abbiamo la memoria corta, si sa. Quindi dopo, qualche settimana, sono tornati sui loro passi. Sebbene secondo l’Ema una bassa circolazione del virus rende la vaccinazione dei più giovani più rischiosa che utile, il generale Buttiglione in cerca di un’altra onorificenza e un presidente del consiglio scarso di parole e di pensiero hanno vaccinato i giovani di nuovo con AZ.

In un paese normale questo dovrebbe suscitare indignazione e far scattare la richiesta di dimissioni dei responsabili che hanno compiuto atti non solo censurabili ma anche potenzialmente illegali in quanto si tratta di farmaci sperimentali per di più usati in modo contrario alle raccomandazioni degli enti scientifici. Ma i giornali minimizzano sostenendo che si tratta di casi isolati, isolatissimi. 

Sostengono che anzi il Pfizer ha causato più morti. Non dicono che è stato somministrato soprattutto ai cosiddetti soggetti fragili cioè affetti da patologie di varia gravità, che spesso erano anche anziani ed il cui decesso potrebbe essere stato provocato dalle patologie di cui soffrivano e non dal vaccino.

Non dicono nemmeno che governo e regioni hanno puntato su AstraZeneca perché è, anzi era, il vaccino più economico del mercato ( euro 1,78 contro i 12 euro di Pfizer) e per questo anche se la Ue non ha rinnovato il contratto con la casa farmaceutica anglo.svedese, loro ne avevamo messo da parte milioni e milioni di dosi.

Quindi anche se dal primo luglio non riceveremo più dosi di Vaxzevria, bisogna comunque smaltire le imponenti scorte che si stanno avvicinando alla data di scadenza. 

Per questo stanno cercando di appiopparle a chiunque pur essendo al corrente della potenziale pericolosità del vaccino in questione.

Un comportamento decisamente scorretto e pericoloso, ma in linea con il pensiero unico che mette il denaro prima di tutto. Anche di una giovane vita.

Inoltre, con grande senso di umanità, nessun politico, tranne il sindaco di Sestri Levante, ha sentito il bisogno di presentare le proprie condoglianze alla famiglia di Camilla.

Vintage

La moda da parecchi decenni non propone più niente di veramente nuovo, ma si limita a riproporre scampoli di mode del novecento. Tentativi di revival che lasciano il tempo che trovano. Quella più ricca di spunti e proposte è ovviamente quella femminile.

Mentre noi uomini possiamo solo scegliere il colore e il tessuto di giacche e pantaloni, che da anni  vanno di moda più stretti di almeno una taglia. 

La cronica crisi economica ci aveva spinto verso i marchi a basso costo o verso gli outlet. Ma non solo.  Da frequentatore abituale di mercatini dell’usato avevo  notato da tempo che i reparti di vestiti vintage erano piuttosto frequentati.

Con la pandemia la tendenza si è trasferita on line. Infatti i  siti di compravendita di abbigliamento usato stanno facendo affari d’oro. Pare siano soprattutto i più giovani i clienti più affezionati. Preferiscono i capi vintage perché costano meno ed è facile trovare tra di essi dei  modelli originali che difficilmente si possono vedere indossati da qualcun altro, a differenza di quelli prodotti in grande serie.

In più la qualità è spesso migliore perché qualche decennio fa non imperava ancora il made in china o in altri paesi con mano d’opera a basso costo. Anche la disponibilità è buona visto che molti hanno approfittato dei vari lockdown per svuotare gli armadi.

Qualcuno sì è anche liberato di qualche capo di alta moda, magari acquistato per un’occasione importante, ma ormai inevitabilmente datato. A qualcun altro però può interessare un prodotto dell’epoca d’oro degli stilisti italiani.

Tutto bene quindi? Dal punto di vista economico e del riciclo delle risorse ,certamente si, ma non altrettanto si può dire da quello delle idee.

Nel campo della moda, come altrove, continuiamo a guardare al passato alla ricerca di modelli validi anche per questo martoriato presente. Utopie retrograde, nostalgie di un passato che non passa e che adesso a qualcuno sembra migliore di quello che era.

Oppure si ripropongono punti di vita novecenteschi e ricette economiche e politiche ormai scadute, che non possono certo curare i mali del nostro tempo.

All’inizio degli anni novanta aspettavamo con ansia che il nuovo avanzasse, ma lo stiamo ancora aspettando.

Distrazioni

I complottisti da qualche giorno hanno di che rallegrasi. Prima Anthony Fauci ha detto che non si può l’escludere l’origine artificiale del corona virus e poi il presidente Joe Biden ha ordinato un’indagine federale sull’argomento.

Da qui un fiorire di noi l’avevamo detto. Alla faccia degli scettici. Poi sono subito usciti lunghi articoli di giornale, servizi televisivi, video e podcast su internet nel tentativo di fare luce su quello che è successo e, magari, anche di attirare folle di complottisti.

Quelli duri e puri sostengono che il virus sia stato messo a punto nel laboratorio di Wuhan e deliberatamente messo in circolazione. Mentre quelli più moderati pensano che sia uscito dal laboratorio accidentalmente. Magari a causa di insufficienti misure di sicurezza. Il dibattito è più che mai aperto.

Tuttavia, la possibilità che si arrivi ad una conclusione definitiva sembra più improbabile di una vincita milionaria al superenalotto. Infatti le ipotesi sull’origine del virus sono destinate ad infrangersi contro l’invalicabile muraglia cinese. Perché loro, i cinesi, la verità dovrebbero saperla, ma non la diranno mai, neppure sotto tortura. Se venisse convalidata anche solo la tesi dell’incidente, per loro sarebbe una catastrofe economica e politica . Quindi un evento assolutamente da evitare.

Un argomento come questo, insieme al ritorno degli ufo, si presterebbe molto bene a discussioni tra amici e conoscenti e ne parleremmo volentieri per giorni e giorni se non ci fossero più la pandemia, la crisi economica, le proposte di lavoro indecenti, le morti sul lavoro, i sostegni che non sostengono chi ne ha davvero bisogno e tanti altri problemi irrisolti. Quindi a qualcuno potrebbe venire il dubbio che questi argomenti siano solo l’ennesimo esempio di arma di distrazione di massa.

Ma vorranno distrarci da tutti i nostri problemi  economico-sanitari oppure da qualcos’altro? Secondo alcuni vogliono nascondere le malefatte del governo Draghi, secondo altri, invece, vorrebbero stendere un velo sule oscure trame di BiIll Gates e soci.

Se così fosse saremmo arrivati alla distrazione dalla distrazione e, in un colpo solo, al metalinguaggio che, però, in questo caso, non ha niente a che fare con la metafisica, ma appartiene solo all’immaginario complottista.

UAP

Gli ufologi di tutto il mondo hanno esultato quando nientemeno che l’ex presidente Barack Obama ha dichiarato che gli UAP (Unidentified Aerial Phenomena),adesso li chiamano così, esistono, anche se non sappiamo esattamente cosa siano. Da quel momento si è aperto un vero e proprio vaso di Pandora.

Gli ufologi, da sempre considerati gente con la testa fra le nuvole, vedevano finalmente riconosciuto un fenomeno che loro osservavano da anni.

Poi, come se non bastasse, è arrivato il certificato di autenticità di un filmato, ripreso nel 2019 da un aereo militare usa, in cui si dovrebbe vedere un ufo in libera uscita che viene catturato dal sistema di puntamento dell’aereo. Il video ha avuto subito milioni di visualizzazioni anche se non si vede molto, anzi praticamente niente.

Ma il risalto dato dai media ad un argomento così popolare é bastato per rievocare i classici del genere come Area 51, le astronavi aliene cadute a Roswell, gli extraterrestri che assomigliavano a ET ecc…Sembravamo vicini ad incontri ravvicinati del terzo tipo.

Invece, la tanto attesa relazione dell’intelligence americana sull’argomento, anticipata dal New York Times, ha gettato molta acqua sul fuoco dell’entusiasmo ufologico.

Infatti non parla di alieni venuti a curiosare sulla terra a bordo dei loro dischi volanti, ma di uomini e scienziati, soprattutto russi e cinesi, che starebbero mettendo a punto oggetti volanti in grado di raggiungere velocità ipersoniche.

Insomma uno scenario da guerra fredda. che sembrerebbe ribadire la necessità di finanziare le cosiddette guerre stellari di cui già parlava Reagan quarant’anni fa e che sono state rilanciate da Trump. Insomma, vecchia politica. Niente di nuovo sotto il sole e nei cieli.

Quindi ai tanti appassionati ufologi non resta che la fede, quella che aveva anche Fox Molder, che nel suo ufficio aveva un poster con la foto di un disco volante e la scritta:” I want to bieleve!”

Tracce di vita

Ognuno di noi cerca, faticosamente, di dare un senso alla propria vita.

A volte si tratta di un senso del tutto comune, come quello di mettere su famiglia o, anche, semplicemente, di avere dei figli seguendo l’istinto primordiale della riproduzione della specie.

Qualcuno segue altre strade e punta sul lavoro, sulla passione, sulla creatività. Ma solo pochissimi riescono a conciliare la passione, il talento ed il denaro. In modo da avere il tempo di pensare ai sentimenti, al senso della vita e delle proprie azioni.

La maggior parte di noi è troppo impegnata a sopravvivere per potersi permettere di pensare. Oltre al lavoro ci sono i figli da seguire, i mutui da pagare, i genitori da rassicurare, certi parenti e le scocciature da evitare e i sensi di colpa da superare.

Non abbiamo tempo per chiederci perché non ci innamoriamo più, o perché, al contrario, ci innamoriamo troppo spesso. Oppure come mai, dopo anni e anni di convivenza, guardiamo la moglie, il marito,  il compagno o la compagna, come se fosse la prima volta che li vediamo. Oppure, ali contrario, ci sembra che assomiglino a dei soprammobili.

Intanto il tempo passa, ma non ci facciamo caso più di tanto, perché, impegnati come siamo, ci sembra di vivere in un eterno presente che contiene il nostro passato e il nostro futuro. Un presente rassicurante, ma sempre uguale.

Intanto mentre continuiamo il nostro transito su questa terra ci lasciamo alle spalle una scia , trasparente e vischiosa come quella delle lumache e, come loro, non possiamo vedere il nostro percorso dall’alto.

Altrimenti ci accorgeremmo di aver disegnato, con una sola linea ininterrotta, una sorta di labirinto che altro non è, se non la linea della nostra vita. Sotto la quale si nasconde quella che Roland Barthes chiamava la traccia profonda del senso che si chiama destino.

Che non dipende da forze oscure o malvagie, na da noi, dalla nostra storia. dalle nostre capacità e dal nostro carattere.

A questo punto qualcuno, magari, si sarà chiesto perché invece che su Letta e soci oggi ho scritto un post su argomenti vagamente psico-socio-filosofici.

Forse perché venerdì scorso era il mio compleanno. Il tempo passa, l’unica vera certezza della vita. 

Normalità

Normale sarà lei! Nel secolo scorso lo si sentiva dire spesso. La normalità era considerata un sinonimo di conformismo. Soprattutto dalla cultura di sinistra. In particolare dagli artisti ai quali era concesso un margine di tolleranza più ampio. Si sospettava, ad esempio, che qualcuno di loro facesse uso di sostanze non del tutto legali, ma se la cosa non aveva risvolti penali tutto rimaneva nella sfera creativa e nel carattere trasgressivo del personaggio. 

Ricordo un’intervista ai Chemical Brothers in cui alla domanda se facessero uso di droga i due, dopo qualche istante di esitazione, riposero:”No! Oggi no!

Questo succedeva negli anni novanta. Oggi, invece, i Maneskin di fronte alla stessa domanda hanno smentito con forza invocando addirittura l’antidoping come fossero atleti olimpionici. Altrimenti potevano esser squalificati e privati dell’ambito trofeo appena vinto. 

Ma non si trasgredisce alle regole solo con la droga Lo si può fare anche con altri comportamenti magari disdicevoli, ma talmente diffusi da non suscitare  più alcuna reazione. 

Se però si scopre che il trasgressore è un personaggio publico e per di più di sinistra allora scatta inesorabile la censura. La settimana scorsa il cantautore Roberto Angelini è stato costretto a lasciare Propaganda Live perché colpevole di aver pagato in nero un’amica che lavorava nel suo ristorante. Anche se la cosa che non ha niente a che fare con la sua professione. 

Vicende come questa, in passato avevano come protagonisti i politici. Era successo a Iosefa Idem, neo ministro del governo Letta, che si dimise in seguito al mancato pagamento dell’IMU della sua palestra. Qualche mese dopo Marino, sindaco di Roma fu inizialmente accusato di non aver rinnovato il permesso per parcheggiare la Panda sulle righe blu. 

Accuse a volte fondate, a volte pretestuose, avanzate da chi, mirava ad allontanarli dalla scena. ma rientravano nella seppur criticabile pratica politica. 

Un mondo a parte dove accuse e contro accuse sono da tempo la norma. 

Ma adesso questa pratica pseudo moralizzatrice sta uscendo dal perimetro della politica per colpire chi è meno preparato a difendersi. 

Come nel caso dei Maneskin e soprattutto di Roberto Angelini, reo confesso,  che dimostra la volontà di imporre una sorta di normalità obbligatoria, sostenuta da una destra ipocrita che ha tra le sue file indagati e condannati per vari reati e da una certa sinistra moralista rimasta ai tempi della sua ormai svanita diversità. Il pensiero unico non ammette deroghe.

Piccole secessioni

Onda lunga del secessionismo leghista? Oppure inizio della macro regione del nord? Qualcuno potrebbe interpretare così il passaggio dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche all’ Emilia-Romagna. Contano circa 2400 abitanti e si trovano sull’Appennino riminese.

Mercoledì scorso con 166 sì, 41 no e 12 astenuti il Senato ha dato il via libera definitivo al ddl che sancisce il cambio di regione dei due comuni.

Tutto ha avuto inizio nel 2007, quando un referendum sulla questione vide la schiacciante vittoria dei si. Cinque anni dopo, nelll’aprile 2012, la Regione Emilia Romagna aveva dato parere favorevole all’aggregazione. Mentre la Regione Marche aveva espresso parere negativo il 16 aprile 2016, sostenendo che il referendum di ormai 12 anni  prima non fosse più attuale.

Poteva diventare un caso politico nazionale, ma le polemiche sono rimaste a livello locale e senza toni accesi. Forse perché il decreto legge appena approvato prende semplicemente atto di una situazione di fatto ormai consolidata da anni.

I due comuni, infatti, erano già di fatto in Emilia Romagna visto che la maggior parte dei loro abitanti da anni lavorano e studiano nella regione confinante. Dove anche si curano visto che gli ospedali marchigiani sono molto più distanti.

Qualcosa di simile era già successo nel 2009 quando altri comuni appartenenti all’Alta Valmarecchia (Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli,il paese di Tonino Guerra, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello) lasciarono le Marche per l’Emilia Romagna.

Quindi niente di nuovo sul fronte adriatico.

L’anomalia in questo come in tanti altri casi, è che ci sono voluti 14 anni per dar seguito al risultato di un referendum che aveva visto il si raggiungere l’84& dei consensi.

Il Pd, come sempre sul pezzo, si era schierato per il no.

Sintomi

Da più di un anno sentiamo continuamente parlare di asintomatici  e sintomatici. 

Quelli che, al contatto con il virus, non accusano nessun sintomo e quelli che, invece, li manifestano, gravi o lievi che siano. 

Il covid ha contagiato, ovviamente, anche la politica provocando sintomi  evidenti e certo non lievi che, negli ultimi tempi, si sono aggravati.

Anzitutto con l’assunzione al ruolo di primo ministro di un ex vice direttore della Goldman Sachs che ha riesumato personaggi autorevoli come Brunetta, Gelmini, Carfagna e Salvini. 

Poi è arrivato l’ingaggio di un generale per sconfiggere il covid, che tratta gli italiani come coscritti. 

In seguito si sono riaccese le polemiche e le difficoltà ad approvare finalmente il ddl Zan con un corollario di opinioni databili approssimativamente al 1100 A C.. Il silenzio della sinistra ha spinto un cantante ad improvvisarsi oppositore. 

Mentre Letta, a braccetto con Salvini, si schierava dalla parte di Israele. 

Intanto si manifestava un altro inquietante sintomo: il ripristino del vitalizio ai condannati in via definitiva. Quindi Formigoni e soci riavranno i loro settemila euro al mese che pagheremo noi.

Infine la nomina ad ambasciatore italiano a Singapore di un neo fascista.

Notizia che fa il paio con la richiesta di estradizione, inoltrata alla Francia  qualche settimana fa, di alcuni ex terroristi rossi. 

Con tutti i problemi che avevamo, e ancora abbiamo, qualcuno ha pensato bene di rispolverare storie tragiche, di quaranta anni fa, per ricordarci che l’armadio della sinistra è pieno di scheletri.

Alla luce di tutti questi sintomi la diagnosi è facile. Abbiamo un governo di destra senza se e senza ma. Ma tutto questo Letta non lo sa.