Gente che corre

Qualcuno li chiama semplicemente corridori. Ma non sono maratoneti e neppure fanatici del jogging. Corrono e basta. Dovunque. Lungo strade principali, secondarie e di campagna. Hanno un’età apparente tra i trenta e i quaranta anni. Uno di loro passa tutte le mattine davanti a casa mia. Va a comprare il giornale all’edicola dietro l’angolo e poi se ne torna a casa che è distante circa sette chilometri.

Un altro munito di occhiali da sole, zainetto, pantaloncini corti e scarpe da trekking corre quasi ogni giorno sul ciglio di una trafficatissima strada provinciale.

Un altro ancora va avanti e indietro da un quartiere di periferia al centro della città spingendo una bicicletta sulla quale non sale mai.

Una volta ho chiesto a uno di loro dove stesse andando cosi di corsa e  lui mi ha dato una riposta un po’ confusa ma, allo stesso tempo, chiarissima:“ Non lo so, ma devo andare.”

Uno psicologo direbbe che sono affetti da una sindrome ossessivo-compulsiva e un medico che soffrono di ipertiroidismo.

A me, invece, piace pensare che stiano cercando una via du fuga da questa piccola Italia da troppo tempo in bianco e nero, e adesso anche pandemica, per andare verso nuovi orizzonti più ampi, colorati, liberi dal Covid e dal governo Draghi.

Panacensis

Una volta alcuni di loro giravano per i villaggi del selvaggio west e non solo, vendendo rimedi miracolosi, panacee in grado di guarire tutti mali e perfino di far ricrescere i capelli.  Quando qualcuno capiva che erano ciarlatani rischiavano di fare una brutta fine, ma erano gli incerti del mestiere. I loro eredi nel terzo millennio, invece, non hanno bisogno di andare in giro per paesi e città. Oggi basta un blog, un account facebook o twitter.

Lo scopo è sempre quello di guadagnare soldi a spese dei più creduloni o disperati e la valuta è quella virtuale, ma quotatissima dei click e dei like che, in un secondo tempo, viene trasformata in moneta corrente. Se tutto rimanesse in rete i vari negazionisti- complottisti avrebbero certo un seguito, ma comunque limitato. Invece debordano negli altri media che ne ospitano ogni giorno qualcuno e così le loro idee arrivano nelle case di tutti gli italiani.

Certo oggi non rischiano più il linciaggio, ma una brutta fine, a volte, la fanno lo stesso perché, a differenza dei loro progenitori, alcuni di loro credono in quello che dicono. Come quel no vax austriaco che combatteva il virus con clisteri alla candeggina ed è morto. Stessa sorte è toccata ad un suo collega texano che si curava con un antiparassitario per cavalli.

Visti gli esiti funesti delle loro idee non dovrebbero essere ritenuti credibili, ma alle tv, in particolare a quelle di destra, non importa. Infatti li ospitano quotidianamente per alimentare un dibattito, spesso surreale, che sembra uno di quelli sul campionato di calcio.

Ma qualche politico è interessato ai voti dei vari no vax, no covid ecc…E la giostra continua a girare. Così va a finire che parecchi italiani credono alle teorie strampalate e pericolose di quegli improbabili personaggi. 

Il rapporto annuale del Censis lo conferma. Infatti “per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il Covid non esiste, per il 10,9% il vaccino è inutile. E poi: il 5,8% è convinto che la Terra è piatta, per il 10% l’uomo non è mai sbarcato sulla Luna, per il 19,9% il 5G è uno strumento sofisticato per controllare le persone. Perché sta succedendo? È la spia di qualcosa di più profondo: le aspettative soggettive tradite provocano la fuga dalla realtà. È un sonno fatuo della ragione, che crede nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico, che pretende di decifrare il senso occulto della realtà»

Una realtà che non è per niente rassicurante, specie per i giovani. Infatti, dice ancora il Censis.“per l’81% degli italiani oggi è molto difficile per un giovane ottenere il riconoscimento delle risorse profuse nello studio.” Quindi migliorare la propria condizione sociale ed economica sembra una missione impossibile. tanto più se il Covid continuerà a circolare.

Ma non più tardi di un paio di settimane fa, o poco più. qualcuno molto autorevole, non aveva detto che la pandemia era quasi finità?

Appunti romani

Trinità dei Monti 2021

Sono andato a Roma dopo quasi due anni di assenza. Ho trovato una città diversa da come la ricordavo. Non c’era il solito traffico caotico e le strade non erano piene di turisti.

Anche nei negozi non c’era molta gente. Alcuni sono chiusi e forse non riapriranno più. Nella splendida galleria intitolata ad Alberto Sordi, in piazza Colonna, tutti i negozi erano chiusi. E’ rimasta solo la libreria Feltrinelli. Dicono che è tutta colpa degli affitti troppo alti e della pandemia. 

Tuttavia il minore affollamento ha anche un pregio, ti permette di vivere meglio la città ed apprezzarne i monumenti e gli angoli più suggestivi. Ad esempio, davanti alla fontana di Trevi non c’era tanta gente e la si poteva ammirare senza nessuno davanti ad ostacolare la visuale. 

Per la prima volta ho visto tutta intera anche la scalinata di Trinità dei Monti, dove di solito si soffermano tanti romani e tanti turisti. Però vederla quasi deserta faceva un po’ impressione.

Non era molto affollato nemmeno il Pantheon un luogo dove vado ogni volta che mi capita di andare a Roma. Perché sotto quella cupola si provano suggestioni uniche che sono possibili solo in un luogo come quello rimasto pressoché intatto dopo duemila anni.

Come ha scritto Stendhal, è straordinario poter veder con i propri occhi quello che vedevano i romani di duemila anni fa. Ammirare quello spazio rotondo che è assolutamente inclusivo, aperto a tuti gli dei e a tutti i visitatori senza distinzioni di razza, sesso e religione. Uno spirito così diverso da quello che oggi alimenta tanti integralismi religiosi in giro per il mondo.

Quest’anno , per la prima volta ho potuto apprezzare appieno tutta la sua maestosa semplicità data la scarsa affluenza di pubblico. 

Pantheon 2021

A proposito di pubblico non c’erano gli onnipresenti turisti giapponesi e nemmeno i tanti artisti di strada e le frotte di finti legionari che, di solito, si aggiravano nei pressi del Colosseo. Ho visto solo un mimo un po’ sovrappeso ed un paio di ragazzi che suonavano la chitarra.

Mentre al Pantheon ho ritrovato un personaggio che ormai ne è parte integrante come una colonna dorica. E’ una vecchietta piccola, esile, vestita di nero e curva sotto il peso degli anni. Aveva una ciotola in mano, con dentro una foto del papa, ed invitava i passanti a lasciare un obolo. Indossava il solito vestito nero con in testa un foulard, nero anch’esso, e, data la situazione, anche una mascherina ovviamente dello stesso colore. Aveva solo una scarpa, quella sinistra. Mentre il piede destro era fasciato, in parte, con una benda bianca.

Che sia una mendicante professionista, oppure no, poco importa perché comunque interpreta perfettamente un personaggio da commedia dell’arte. Un ruolo che, probabilmente, nel corso degli anni, e forse dei secoli, è stato interpretato da tanti attori diversi. Forse già ai tempi di Adriano quando il Pantheon fu ricostruito. Eterno, come la città eterna.

P.S.

Non ho incontrato né gabbiani aggressivi né cinghiali. Forse, dopo la  lunga e faticosa campagna elettorale, si sono presi una vacanza.

Numeri a caso

C’erano una volta i numeri, numeri certi, indiscutibili messi nero su bianco. Si riferivamo a dati riguardanti l’economia, la popolazione, la sanità, la scuola, le abitazioni, i nostri consumi e via enumerando. Erano pochi e non venivano mai contestati.

In questo terzo millennio, invece, i numeri sono diventati una valanga che ci travolge tutti i giorni. Una tendenza che era già emersa negli anni novanta. Così. anno dopo anno, diventa sempre più difficile capire come stanno le cose. Ognuno interpreta i numeri come vuole.

A cominciare dai politici che spesso si presentano in tv con dei fogli in mano per dimostrare le loro tesi, o meglio, le loro opinioni. Ma non sono i soli.

Tanti esperti di vario genere ed addetti ai lavori  per anni hanno sparato e commentato numeri a caso sull’andamento dell’economia. Chi sottolineava la gravità della crisi infinita, chi la minimizzava e chi la negava del tutto.

Per anni qualcuno ha sostenuto che gli italiani stavano benone perché affollavano i ristoranti e possedevano tutti un cellulare.

Adesso, la stessa cosa succede con la pandemia. Ognuno interpreta i dati con maggiore disinvoltura di un astrologo che interpreta le stelle. Non ci sono più certezze.

La matematica è diventata un’opinione.

Eco scossa

Da qualche settimana sto pensando di cambiare una delle auto di famiglia, ma non riesco a decidere che tipo di motore avrà la futura inquilina del mio garage.  Gli esperti sconsigliano il diesel. Ormai è considerato morto e sepolto. Mentre un motore a benzina va bene solo se si intende usare l’auto fino a che si disintegra.  Dicono che in futuro venderla sarà un problema serio perché  nessuno la vorrà più. 

Allora ho pensato ad un’ibrida. Ne ho provate un paio ma le ho trovate lente, tutte votate al risparmio, fatte per andare piano, senza fretta. Perché in caso contrario, oltre a prestazioni deludenti si ottengono solo alti consumi.

Infine l’auto elettrica che è di grande attualità e anche di gran moda. Da queste parti i più modaioli e danarosi sfilano silenziosamente per le vie del centro sulla Tesla. A quanto pare piace anche alle signore più benestanti. Ne ho vista una, non più giovanissima, che indossava un tailleur dello stesso colore della macchina.

Però mia moglie non intende fare lo stesso ed io non ho nessuna intenzione di finanziare le gite spaziali di Elon Musk.

Ma il problema rimane. Così ne ho parlato con un conoscente, un ingegnere elettronico che va in giro tutti i giorni sulla macchina elettrica che l’azienda per cui lavora gli ha messo a disposizione. 

Mi ha subito elencato i pregi delle auto a trazione elettrica: silenziosità, facilità di guida, robustezza e grande accelerazione. Ma, subito dopo, è passato ad elencare i difetti.

Anzitutto l’autonomia che è sempre inferiore a quella dichiarata e scende ancora di più se si schiaccia troppo l’acceleratore, Soprattutto con le auto più piccole che hanno poco spazio per le batterie. Mentre quelle più grandi, come i suv, possono ospitare molti moduli elettrici nei loro ampi pianali, garantendo così maggiore autonomia, ma hanno dei prezzi che vanno dai 40.000 euro in su.

Comunque, qualunque modello si scelga, vista la carenza di colonne di ricarica è bene munirsi di un wall box da installare nel garage. A volte è compreso nel prezzo dell’auto. Ma, naturalmente, bisogna avere un  garage e non è da tutti.

Poi, secondo lui,  quella elettrica, non è una scelta ecologica come vorrebbero farci credere: Di petrolio c’è n’è ancora tanto, ha detto, e se non finirà più nei serbatoi delle automobili servirà a produrre l’energia necessaria a ricaricarle. A questo punto gli ho chiesto come mai tante case automobilistiche stiano sfornando continuamente modelli elettrici. Mi ha risposto che non è per soldi, ma per denaro.

Infatti hanno scoperto che un’auto elettrica ha un motore più semplice con molte meno componenti di uno tradizionale. Quindi mettere insieme un mezzo elettrico è più semplice e richiede meno lavoro. Infatti, non  più tardi di qualche settimana fa, il Ceo del gruppo VW, Herbert Diess, ha annunciato che, nei prossimi anni, in seguito alla maggiore produzione di veicoli elettrici pensa di licenziare circa trentamila dipendenti del gruppo. 

Poi il mio esperto ha aggiunto che bisogna considerare anche il risvolto umanitario.

Infatti le batterie hanno due componenti fondamentali: il cobalto ed il litio. Il cobalto viene in gran parte dalle miniere del Congo dove uomini e bambini rischiano la vita per qualche spicciolo al giorno. Strano destino quello della nazione africana, da sempre legato a quello della motorizzazione. Tutto è cominciato nel 1890, due anni dopo l’invenzione dei pneumatici da parte di John Boyd Dunlop, quando il Congo con le sue foreste di alberi della gomma diventò il maggior produttore mondiale della materia prima necessaria alla  fabbricazione dei pneumatici. Mentre oggi con l’aumento della produzione di auto elettriche è fortemente aumentata la richiesta di cobalto.

Il litio, invece, viene estratto in gran parte dalle miniere della Bolivia dove, ancora una volta, uomini e bambini sono costretti a lavorare sotto terra in condizioni disumane per un pezzo di pane  e con gravi conseguenze per la loro salute.

A questo punto se anche avessi avuto intenzione di comprare un’auto elettrica queste informazioni mi avrebbero sicuramente fatto passare la voglia. 

Magari diventerò un no-plug o comunque si chiamino i contrari alla mobilità elettrica. 

Intanto, però, non so ancora che macchina porterò a casa.

Forse mi attaccherò alla canna del gas, nel senso che potrei scegliere un’auto a metano. Chissà!

Sergio vacante

L’ha detto per la quarta volta. Non ha intenzione di rimanere al Quirinale nemmeno un giorno in più. Quindi se i politici saliranno al colle in processione, per convincerlo a rimanere, troveranno il portone chiuso. Nelle sue stanze a quel punto Sergio Matttarella avrà già preparato gli scatoloni per trasferirsi nella nuova casa romana che ha, da poco, preso in affitto. Dunque il caso Napolitano non si ripeterà.

Anche i politici più ottusi a questo punto dovrebbero averlo capito. Ma la soluzione del problema sembra ancora lontana. Draghi, in teoria il più quotato, non ne parla. A quanto pare il ruolo di primo ministro non gli dispiace, ma anche finire la sua carriera salendo al colle più alto deve essere una prospettiva allettante. Nel dubbio, preferisce non esprimersi. Forse per non bruciare la sua candidatura oppure perché spera di unificare le due cariche. Chissà! Anche i suoi esegeti non sanno che dire.

Intanto spuntano tutti i giorni nomi di nuovi candidati. Ad esempio Giuliano Amato. Ma è colui che in una notte di luglio del “92” mise le mani nei nostri conti correnti prendendosi il 6×1000 da ciascuno. Questo gli italiani, nonostante le loro memoria corta, se lo ricordano ancora benissimo.

Poi gira anche il nome di Casini, l’eterno Pierferdi, un uomo per tutte le stagioni. Un democristiano doc, che senza una comoda poltrona su cui sedersi morirebbe. A suo favore ci sono le tante conoscenze che ha in parlamento, visto che ha fatto il giro di quello che, una volta, si chiamava arco costituzionale. Dal centro, dove è nato, si è spostato prima a destra e, dopo quasi vent’anni, è approdato a sinistra, o meglio, nel PD. Alle ultime elezioni si è candidato nientemeno che a Bologna, storica roccaforte della sinistra, come se fosse la cosa più naturale del mondo, ed è stato pure eletto. Da non sottovalutare.

Altre voci incontrollate annunciano la possibile candidatura di Marta Cartabia, attuale guardasigilli e passacarte del governo. Il suo unico punto a favore è che sarebbe la prima donna presidente, ma con i tempi  e le destre che corrono la sua elezione non sembra molto probabile.

Altro improbabile candidato, secondo alcuni giornali, è Massimo Cacciari. Anche se, rissoso e polemico com’è, non sembra molto adatto ad assumere una carica super partes come quella di presidente della repubblica. E poi è troppo intellettuale, troppo di sinistra. Troppo di tutto.

Infine c’è l’outsider, quello che non  ti saresti mai aspettato. Nientemeno che l’ex cavaliere. Certo è un po’ svampito, oltre che pregiudicato, ma i suoi media adesso ne parlano come se fosse un padre della patria e Ruby la nipote di Mubarak. Piero Sansonetti direttore del Riformista, uno dei giornali di famiglia, è arrivato a dire che eleggerlo presidente sarebbe il giusto risarcimento per le tante persecuzioni giudiziarie di cui è stato vittima. Infatti, se fosse eletto, diventerebbe anche capo del CSM, ma, come dicono i maligni, sarebbe come se Dracula diventasse presidente dell’Avis.

C’è chi dice no

Dapprima c’erano solo i no tav, no triv, no euro. Poi, anche prima del covid sono arrivati i no vax, a cui si sono velocemente aggiunti i no covid, no mask e no pass.

Da tempo la parola che si sente pronunciare più spesso è no.

Quello che diceva che basta un si, sembra sia emigrato in Arabia Saudita.

Ormai siamo capaci solo di dire no, ma non aggiungiamo nessun però, nessun se e nessun ma.

Sembra non ci sia più nessuno in grado di proporre alternative a quello che non ci piace o riteniamo ingiusto.

Il pensiero unico incombe e ci segue come la nuvola dell’impiegato seguiva Fantozzi.

Abbiamo paura che ci piova addosso qualche disgrazia e, ogni tanto apriamo l’ombrello con su scritto no per proteggerci. 

Eppure sopra le nuvole c’è ancora il sole e le nuvole non possono annientarlo. Ma  lo abbiamo dimenticato e quando guardiamo in alto vediamo solo un cielo grigio.

Strisce carrabili

Mia moglie, ogni volta che va a Reggio Emilia, si lamenta per la  segnaletica che, secondo lei, ha una logica tutta particolare.

Di solito la prendo in giro e le ricordo che non sa usare il navigatore, anzi non vuole usarlo perché va sempre a finire che litiga, inutilmente, con la voce guida.

Ma, dopo aver visto questo cartello, che si trova sulla via Emilia, nei pressi del centro di Reggio Emilia, ho pensato che, forse, qualcosa che non va nella segnaletica di quelle parti c’è davvero.

Come in aereo

Ormai quando sento parlare di vaccini o di complotti entro automaticamente in modalità aereo, come uno smartphone. Non ascolto e penso agli affari  miei. 

Per quanto riguarda i vaccini ho già dato in parole ed opere. Nel senso che ne ho scritto più volte e mi sono vaccinato un paio di mesi fa. Anche sui complottisti ho già scritto, ma l’argomento mi attira di più e, entro certo limiti, lo trovavo divertente. Almeno  fino a  ieri sera, quando sono andato a cena con un gruppo di amici che non vedevo da tempo.

Subito dopo cena uno è stato richiamato all’ordine dalla moglie ed ha abbandonato prematuramente la compagnia, lasciandoci il suo passeggero che, invece, intendeva rimanere ancora. Quando siamo usciti ho scoperto che il tizio abita poco distante da casa mia e gli offerto un passaggio. 

Di lui sapevo solo che lavora nell’ufficio marketing di un’azienda alimentare, non è sposato ed è piuttosto petulante. Delle sue opinioni politiche e virali non sapevo niente e non intendevo affatto colmare questa mia lacuna.

Mentre lui non vedeva l’ora di farmi sapere le sue idee, ovvero il riassunto completo delle più diffuse tesi complottiste. Anche se ero in  modalità aereo le ho sentite ugualmente. Oltretutto la voce era stridula e il tono insistente. Ho pensato che se fossimo stati in autostrada avrei potuto abbandonarlo in un autogrill o in una piazzola di sosta.

Ma eravamo in città e non era possibile. Il tragitto, per fortuna, era breve, più o meno un quarto d’ora, e la  modalità aereo ha resistito. Infatti non ho aperto bocca, tanto parlava sempre lui.

Quando finalmente è sceso aveva un’aria insoddisfatta, forse perché non avevo replicato, oppure gli era venuto il sospetto che le sue opinioni mi interessassero meno di quelle di Pippo Franco. Chissà!

Par e dispari

C’era una volta la par condicio. Doveva servire a garantire le stesse opportunità di parola a tutti i candidati alle elezioni.

Ma  le elezioni, come gli esami non finiscono mai. Tanto più che, da anni ormai, anche certe elezioni condominiali, sono seguite con spasmodico interesse dai media.

Quindi la par condicio era applicata sempre e comunque anche nelle trasmissioni di puro intrattenimento.

Poi negli anni scorsi abbiamo scoperto che la condicio tanto par non era. Infatti, specie su certe reti tv, il contraddittorio era rigorosamente applicato se il candidato ospite era di sinistra o qualcosa del genere. In questo caso era sempre costantemente presente un esponente di destra. Mentre se questi era l’ospite molto spesso era da solo. I dati dell’osservatorio di Pavia lo certificano da anni.

Poi è arrivato il covid. e la par condicio, di colpo, la si applica ogni giorno con grande rigore. Tutto bene, quindi? Non proprio. Adesso più che i politici gli ospiti fissi dei vari salotti televisivi sono le covid-star, ovvero gli esperti: infettivologi, epidemiologi, virologi e tutti quelli che finiscono in ologi.

All’inizio ballavano da soli e, ogni tanto, litigavano tra di loro. Ma lo spettacolo era piuttosto ripetitivo. Quindi , per vivacizzare le discussioni, adesso si ritrovano,  quasi sempre, in compagnia di un rappresentante dei no vax, no pass, no covid ecc.

Ovviamente questi accoppiamenti sono fonte di liti furibonde che fanno audience, ma mettono mille dubbi ai figli e ai nipoti della mitica casalinga di Voghera che faceva le faccende di casa con la tv sempre accesa.

Forse anche lei sarebbe stupita da tutti questi discorsi inutili e spesso fuorvianti. E’come se insieme ad un fisico o un astronauta si invitasse un terrapiattista.

Magari prima o poi succederà.